domenica 21 dicembre 2014

FUMETTI IN CORSO (8a parte): LA SATIRA - by KANT

Andrea "Kant" Cantucci firma la VIII parte del suo singolare corso a fumetti... a fumetti! Quando si dice "la realtà supera la fantasia"! (s.c. & f.m.)



N.B. trovate i link alle altre puntate di Fumetti in Corso su Cronologie & Index!

FUMETTI IN CORSO (7a parte): LA RICETTA GIUSTA - by KANT

Andrea "Kant" Cantucci firma la VII parte del suo singolare corso a fumetti... a fumetti! A volte le idee sono buone, altre volte no: Non preoccupiamoci di scartare quelle sbagliate anche se ci sono costate molta fatica! (s.c. & f.m.)



N.B. trovate i link alle altre puntate di Fumetti in Corso su Cronologie & Index!

FUMETTI IN CORSO (6a parte): LA FORMA DEL BALOON - by KANT

Andrea "Kant" Cantucci firma la VI parte del suo singolare corso a fumetti... a fumetti! Stavolta scherza sulle differenti significati delle forme delle nuvolette. (s.c. & f.m.)



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FUMETTI IN CORSO (5a parte): L'IDEA... PRENDE VITA! - by KANT

Facciamo full con le puntate di Fumetti in Corso del nostro artista Andrea "Kant" Cantucci! Ora... l'idea disegnata prende vita... (s.c. & f.m.)


N.B. trovate i link alle altre punte di Fumetti in Corso su Cronologie & Index!

FUMETTI IN CORSO (4a parte): LA NASCITA... DI UNA STORIA - by KANT

Andrea "Kant" Cantucci firma la IV parte del suo singolare corso a fumetti... a fumetti! E stavolta si concentra sul parto... di una storia! (s.c. & f.m.)



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giovedì 18 dicembre 2014

ORFANI... DEI FUMETTI E DELLA TV

Bonelli Breaking News


di Andrea Cantucci

Da sabato 6 dicembre, Rai4 sta trasmettendo ogni settimana intorno alle 13:50 la serie semi-animata Orfani, tratta dall’omonimo fumetto di Roberto Recchioni e Emiliano Mammucari e sceneggiata da Recchioni stesso in coppia col regista Armando Traverso, già autore di trasposizioni radiofoniche di fumetti italiani. 


 

È una serie di dieci episodi di circa venti minuti l’uno, che rielabora e rimonta le immagini dei dodici albi della prima stagione dell’omonimo fumetto. La trama, ambientata nel futuro, vede un gruppo di ragazzi orfani essere addestrati a diventare soldati, in una guerra contro degli alieni accusati d’aver attaccato la Terra.
Ogni episodio, dopo la prima TV del sabato pomeriggio, è replicato anche il venerdì successivo in seconda serata, intorno alle 01:00. La serie è stata introdotta, nelle due domeniche precedenti, da un documentario in due parti sul fumetto Orfani, che concludeva la seconda serie del programma Fumettology - I Miti del Fumetto Italiano, anche se, chissà perché, nel corso di quelle due trasmissioni non era stata fatta nessuna menzione della serie animata. Comunque lo stesso tipo di parziale animazione digitale usata su molte immagini di vari autori, proprio nel corso di quell’interessante serie di documentari, sembra essere anche alla base del lavoro grafico applicato in modo molto più elaborato, mirato e sistematico nella serie Orfani.

 
C’erano una volta i Fumetti in TV…

In Italia l’idea di un fumetto televisivo realizzato in semi-animazione per risparmiare risale all’ormai storica trasmissione Gulp! I Fumetti in TV, prodotta per la RAI da Giancarlo Governi e Guido De Maria dal 1972 con le avventure di Nick Carter, personaggio creato appositamente da Bonvi e De Maria parodiando l’omonimo detective letterario. Qualche anno dopo, anche classici episodi di Mandrake il Mago di Falk e Davis furono trasmessi in forma analoga, nel corso dell’appuntamento televisivo giornaliero Buonasera con… Silvan.



La sigla di SuperGulp!
 

Governi e De Maria dal 1977 ampliarono poi il loro programma trasformandolo in SuperGulp!, un contenitore con tre episodi per volta di vari personaggi, trasmesso in prima serata alle 20:40, ogni giovedì sulla Rete 2.
Rispetto al vecchio Gulp!, la produzione di SuperGulp! doveva disporre di qualche soldo in più visto che, benché la maggior parte dei contenuti restassero fumetti in semi-animazione con tanto di nuvolette, le brevi introduzioni, con Nick Carter e i suoi due aiutanti Patsy e Ten che presentavano, erano ora interamente animate. Vi apparve qualche altra avventura a puntate di strip degli anni ’30 (L’Uomo Mascherato, Cino e Franco), parecchi cartoni animati di supereroi Marvel (L’Uomo Ragno, I Fantastici Quattro, Thor), i cartoni animati di Asterix e vari “fumetti in TV” di personaggi italiani - dal capostipite Nick Carter alla storia di Tex El Muerto, dal racconto di Corto Maltese Sogno di un Mattino di Mezzo Inverno a tre episodi di Alan Ford realizzati su misura, col Gruppo T.N.T. contro il bandito trasformista Gommaflex, fino a Cocco Bill e alle allora recenti strisce di Lupo Alberto. SuperGulp! ebbe un certo successo e nel 1978 diede origine a un’omonima rivista settimanale, su cui le storie dell’Uomo Ragno e dei Fantastici Quattro erano disegnate da un giovane Fabio Civitelli, e al volume antologico Il Super SuperGulp!, entrambi pubblicati da Mondadori.

Nick Carter, Patsy e Ten presentatori di SuperGulp!


Ma benché esistessero da un pezzo le riviste d’autore specializzate, i tempi non dovevano essere ancora maturi per una reale valorizzazione del linguaggio del fumetto di fronte al ben più vasto pubblico televisivo. Il fumetto era allora visto quasi esclusivamente come un futile intrattenimento infantile, sia dalla società che dalla scuola italiana. Il sottoscritto si ricorda che da bambino fu deriso dalla maestra e da tutta la classe, per aver parlato di SuperGulp! in un tema sulla trasmissione TV preferita. Oggi invece viene quasi da ridere della miopia intellettuale di quei tempi, se si pensa che nel 2003, per il trentennale della trasmissione Gulp!, a Torino sono state dedicate a quei Fumetti in TV mostre e tavole rotonde patrocinate da enti pubblici.
Ma alla fine degli anni ’70 i dirigenti RAI dovevano avere altre priorità che non la divulgazione di un’originale forma d’espressione popolare, così quando Governi e De Maria preferirono ritirarsi davanti all’invasione dei cartoni giapponesi, nonostante l’apprezzamento di tanti appassionati e piccoli lettori, Supergulp! fu sospeso insieme all’omonima rivista, che chiuse nel 1979 dopo neanche un anno di pubblicazioni.

Nick Carter: logo introduzione.


A Gulp! e SuperGulp! seguirono alcuni anni dopo degli analoghi adattamenti televisivi di fumetti Bonelli riuniti sotto il titolo Tex & Company e trasmessi da canali privati, che univano alla riproposta di El Muerto altre storie di Tex, Zagor e Mister No, tratte dalle poche edizioni a colori allora pubblicate dalla Cepim in grossi volumi monografici come Tex contro Mefisto, e anche un paio di episodi della serie Un Uomo, Un’Avventura. 
Al di là della nostalgia con cui chi le vide ricorda quelle pionieristiche produzioni, è lecito chiedersi se tali adattamenti abbiano una reale utilità e se siano d’aiuto al settore del fumetto, se ne costituiscano in effetti un miglioramento, aggiungendo il sonoro e un parziale movimento a un media che ne è privo, o se non ne snaturino il peculiare linguaggio visivo basato sugli stacchi tra una vignetta e l’altra, su convenzioni ed ellissi narrative che lasciano al lettore di completare con la sua personale sensibilità i dettagli di ciò che si racconta.
Diciamo che, se ben doppiati e animati senza eccedere troppo, i fumetti in TV potrebbero rendere accessibile a tutti quella magia insita nei comic che è percepita in modo particolare dalla fantasia degli appassionati. 


SuperGulp! Mondadori, 1978
 
 
Ma nelle versioni semi-animate dei fumetti - o del resto anche in quelle interamente animate come le più o meno recenti serie di Lupo Alberto, Rat-Man o Cattivik - il primo “tradimento” spesso percepito da chi già conosce un certo fumetto è proprio quello della voce dei personaggi, che di solito ognuno immagina in modo diverso e che raramente può quindi riuscire a soddisfare tutti. Per i suoi fumetti in TV, la RAI disponeva anche di qualche doppiatore d’eccezione, tanto che per El Muerto fu scelta la stessa voce di Lee Van Cleef, ma forse per qualche fan quel tono grintoso poteva sembrare più adatto a Tex o viceversa.
Quanto alle vere e proprie versioni animate dei fumetti, molte tendono a re-inventarne del tutto la grafica e di rado si attengono alle trame di partenza, nel comprensibile sforzo di adattarle a un altro media. Rischiano così di snaturare in vari modi le opere originali, per lo più rendendole molto più semplificate e infantili, anche perché il target a cui si rivolge gran parte delle serie animate è spesso di età più bassa di quello dei fumetti. Un esempio per tutti è quello dei cartoni animati di Martin Mystery, che - nome a parte - non ha davvero molto a che vedere col suo ben più realistico, colto e accurato modello originale, ovvero Martin Mystère.




La scelta invece di usare direttamente i disegni originali, oltre a essere molto più economica, garantisce una maggiore aderenza al fumetto di partenza, permettendo perfino di mantenerne i dialoghi originali parola per parola. Oltre all’indispensabile contributo di attori capaci e dotati di una certa verve che interpretino i dialoghi, per vivacizzare tali immagini fisse ci si può limitare a movimenti di macchina (carrellate e zoomate), come si faceva in Italia negli anni ’70 e ’80, ma anche animarle parzialmente, come faceva la Marvel nello stesso periodo con le serie televisive di alcuni suoi personaggi (Thor, Hulk, Captain America o Iron-Man).
Questa che sembra la soluzione ideale per trasmettere un fumetto in TV senza modificarlo troppo, può rischiare però anche di rivelarsi una parziale trappola, innanzitutto perché i tempi e i ritmi televisivi, per quanto siano ben studiati e calibrati, non potranno mai ricreare l’assoluta libertà che il lettore si prende, nella lettura delle pagine del suo fumetto preferito, di dilatarne o velocizzarne a suo piacere la durata. Il montaggio di un fumetto in TV in semi-animazione, di ieri o di oggi, è così quasi sempre condannato a scontentare qualcuno, apparendo ora troppo lento, ora troppo rapido, a seconda delle sensibilità individuali.

Spider-Man. Cartone animato del 1967


Comunque, iniziative simili hanno il merito di diffondere i contenuti grafici e narrativi dell’opera proposta presso un pubblico ben più vasto di quello che legge abitualmente i fumetti. Che la storia venga valorizzata o tradita, e a prescindere anche dal livello dell’opera di partenza, per il fumetto prescelto è una notevole occasione pubblicitaria, che può portare dei lettori in più ad avvicinarsi alla versione disegnata originale. Al di là che l’affare sia vantaggioso per creatori o editori in termini di diritti d’autore, la cosa non può che essere positiva anche per il mercato del fumetto, che oggi rischia sempre di più di restringersi su un nocciolo duro di appassionati di vecchia data e che quindi ha bisogno più che mai di tali iniziative per superare i suoi limiti.
D’altra parte anche molti registi si sono da tempo resi conto come, rispetto a un mondo del cinema piuttosto in crisi creativa, i fumetti costituiscano un notevole serbatoio di idee originali, che a differenza dei romanzi hanno il vantaggio non indifferente di essere già espresse in termini visivi. Oggi certi fumetti americani non fanno quasi in tempo a essere pubblicati, che sono già rapidamente seguiti da una versione cinematografica. In tale panorama e con le tecniche digitali oggi a disposizione, era quasi inevitabile che in Italia prima o poi si riesumasse anche il genere, economicamente molto meno dispendioso, dei veri e propri Fumetti in TV.




… oggi potete chiamarli Orfani

Passiamo ad analizzare il problema a partire dall’esempio che ci viene proposto in questi giorni, cioè Orfani.
Anzitutto l’aver atteso la conclusione della serie degli albi cartacei (il dodicesimo e ultimo numero della prima stagione è uscito giusto a settembre 2014) prima di far uscire la serie televisiva, deve essere stato opportunamente concordato, per evitare che la seconda versione potesse in qualche modo far concorrenza alla prima. Infatti bisogna considerare che oggi il nostro amato fumetto cartaceo rischia davvero d’essere surclassato dalle tante forme di intrattenimento e comunicazione digitali. Anche per questo, si fa sempre più necessario studiare e sperimentare delle forme di adattamento delle storie disegnate alle nuove tecnologie. In tal senso, la versione televisiva di Orfani può costituire un tentativo davvero molto interessante.
Orfani è una serie d’azione recentissima e dallo stile abbastanza moderno nell’ambito della produzione Bonelli ed è anche la prima serie mensile dell’editore a essere nata direttamente a colori - colori realizzati con tecniche digitali particolarmente raffinate per le produzioni italiane, che fino a poco tempo fa di colore non usavano molto. La trama, che attinge ispirazione da varie fonti, non è dopotutto eccessivamente complessa, ma è resa più elaborata dal fatto che si tratta una saga corale senza un unico protagonista e che si svolge lungo un ampio periodo di tempo. Coniuga scontri violenti, dialoghi a effetto un po’ enfatici e qualche ambizione di introspezione psicologica, nel mostrare la difficile crescita dei ragazzi addestrati a diventare soldati. Nel corso delle storie, sono inoltre previsti colpi di scena affini a quelli delle serie TV oggi di moda.




Per tutti questi motivi, anche in versione televisiva questa serie si presta più di altre ad attirare non tanto il pubblico nostalgico o maturo quanto quello più giovane, pur non essendo una serie per bambini, infatti ogni trasmissione su Rai4 è preceduta dall’avvertenza “programma adatto a un pubblico adulto”.
Oggi la computer grafica offre delle possibilità di animazione, a partire da disegni fissi, molto più complesse ed efficaci di quelle di una volta e gli autori della versione televisiva di Orfani ne hanno fatto un largo uso, forse anche con qualche piccolo eccesso. Ma prima di permettersi di fare qualsiasi critica, va riconosciuto lo sforzo produttivo e l’ottima collaborazione instauratasi tra Bonelli e RAI per ottenere un simile risultato, che pur con qualche comprensibile pecca essendo un prodotto abbastanza sperimentale, riunisce in un’opera di senso compiuto l’abitudine a interpretare i dialoghi dei fumetti, sviluppata nelle trasmissioni radiofoniche di Armando Traverso, con le tecniche di movimento grafico già usate dagli autori del programma Fumettology.
L’impresa che gli autori sono riusciti comunque a realizzare con successo era molto ardua e nonostante ciò molte scene, come sintetizzato nella sigla iniziale, sono estremamente efficaci e accattivanti muovendosi sul sottile confine che divide il “fumetto in TV” dal vero cartone animato. Del resto tanti dei cartoni giapponesi a basso costo di una volta usavano qua e là tecniche analoghe, con immagini ferme e dettagli in movimento.
Rispetto ai vecchi fumetti televisivi di SuperGulp!, l’animazione elaborata, la narrazione in progress e il ritmo veloce di Orfani possono insomma ricordare abbastanza anche le versioni animate dei manga giapponesi.



Rispetto agli albi la sceneggiatura è stata rivista, soprattutto a livello di montaggio. Una precisa caratteristica del fumetto era il regolare alternarsi di scene ambientate in periodi diversi, coi personaggi ora piccoli e ora adulti, ma forse si è ritenuto che avrebbe rischiato di confondere troppo gli spettatori. Fatta eccezione per qualche breve salto in avanti, nella versione TV viene quindi seguito un ordine cronologico degli eventi più lineare. Di conseguenza gli episodi televisivi sono tagliati in modo differente, i primi due contengono le parti ambientate nel passato tratte dai primi quattro albi e i loro titoli corrispondono a quelli del n. 1 e del n. 3 della versione cartacea. Visto che gli albi erano disegnati da autori diversi, in ogni puntata TV si nota quindi facilmente il cambiamento di disegnatore in certi passaggi da una scena all’altra, con una mancanza di uniformità grafica che non sarebbe stata accettata in un normale cartone animato ma qui diventa inevitabile.
Come tutti gli esperimenti innovativi, anche l’Orfani in semi-animazione non è esente da alcuni appunti, a cominciare dal ritmo che in certi momenti si fa forse un po’ troppo frenetico, tra stacchi velocissimi, repentini inserimenti di schede esplicative e sovrapposizioni di più vignette in contemporanea, anche se il pubblico più giovane e assuefatto alla sempre più rapida fruizione di videogiochi, internet, videoclip e film d’azione, potrebbe apprezzarlo di più proprio per questo. È stato comunque evitato del tutto il rischio di cadere nella lentezza esasperante di cartoni animati come quelli che, anni fa, furono tratti dai fumetti di Corto Maltese.



L'animazione di Orfani


Nei venti minuti di ogni episodio si concentrano molte scene che, congelate nelle pagine degli albi potevano apparire più dilatate, anche per le peculiarità del linguaggio del fumetto. Questo in genere sintetizza in brevi dialoghi e azioni ciò che di solito in un film richiederebbe tempi più lunghi, per raccontare in dettaglio tutti quei movimenti e sfumature che grazie alla magia dei comic rimangono affidati alla fantasia del lettore e come sospesi fra una vignetta e l’altra. I classici fumetti Bonelli a puntate, come la già citata storia di El Muerto, hanno dialoghi particolarmente prolissi e sarebbero quindi più adatti di altri a essere trasposti in TV, ma i dialoghi di Orfani sono più sintetici e sul piccolo schermo possono quindi apparire un po’ compressi.
Anche certe azioni puramente visive, che rappresentate meticolosamente nel fumetto potevano apparire dilatate in spazi ampi, una volta animate in rapida successione possono invece ritrovarsi a occupare tempi relativamente brevi. D'altronde in ogni puntata sono state compresse in venti minuti mediamente più di cento pagine di fumetto, il ché equivale per lo spettatore a una lettura di immagini e testi abbastanza veloce.
Gli autori, per animare le immagini statiche del fumetto, hanno poi dato fondo a gran parte delle possibilità oggi offerte dal computer (spostamenti su più piani, messe a fuoco alternate dei vari elementi, corpi che si dilatano o si comprimono, riflessi di luce vaganti, nuvole di vapori o di polvere, ecc., ecc.) dimostrando grande professionalità e padronanza dei mezzi tecnici digitali. Molti di questi effetti risultano davvero estremamente efficaci ed evocativi. In qualche altro caso certi minimi movimenti costanti di elementi grafici, a volte tutto sommato anche un po’ immotivati, rischiano d’evidenziare ulteriormente l’immobilità dei disegni, se non addirittura di distrarre in parte l’attenzione da ciò che accade o da quello che i personaggi dicono. 



Orfani trailer
 

Invece in alcune scene d’azione, in cui è indispensabile muovere personaggi e inquadrature per creare l’effetto del movimento che nei fumetti non c’è, forse si sarebbe potuto osare anche un po’ di più e usare spostamenti più rapidi, a costo di rendere le immagini provvisoriamente meno chiare. Gli animatori degli anni ’70, coi loro mezzi artigianali, ripassavano su diversi dettagli delle immagini o le ripetevano più volte, aggiungendo del sonoro in più, per dilatare i tempi di lettura di ogni disegno e prolungare le scene d’azione, ma forse ciò non rientrava negli intenti programmatici degli autori o nei limiti produttivi loro imposti.
Comunque, benché esistano ancora degli spazi di miglioramento per rendere le semianimazioni come queste sempre più coerenti, plausibili e godibili per gli spettatori, è probabile che questo Orfani televisivo resterà come un primo esperimento fondamentale per la loro messa a punto futura, sempre che abbia un seguito.
A voler essere ottimisti infatti, questa serie potrebbe anche preannunciare altre iniziative analoghe, visto che ormai, oltre alla seconda stagione di Orfani dedicata al personaggio del guerrigliero Ringo, di serie Bonelli disponibili in versioni a colori e perciò suscettibili d’essere adattate abbastanza rapidamente per il piccolo schermo comincerebbero a essercene varie, da Tex a Zagor e da Dylan Dog a Magico Vento, senza contare le analoghe ristampe a colori di personaggi di altri editori come Diabolik o Alan Ford, o i volumi a colori di maestri del fumetto italiano come Pratt o Giardino, di cui si è parlato anche nel programma Fumettology.
Che dopo quarant’anni, si stia finalmente per assistere a una seconda stagione dei Fumetti in TV…? 


Andrea Cantucci


N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane su Interviste & News! 

martedì 16 dicembre 2014

VIAGGIO DI SOLA ANDATA PER L'INFERNO... E UMANA PIETAS. COLOR TEX 6

di Giampiero Belardinelli

Impreziosito da una potente copertina di Giulio De Vita, artista italiano consacrato in terra francese, questo sesto Color Tex presenta per la seconda volta quattro brevi storie di trentadue tavole, consuetudine destinata ad alternarsi con il volume estivo, caratterizzato invece da avventure lunghe. Le storie brevi bonelliane non sono certo una novità di oggi ma, lo ricordiamo ai più giovani dei nostri lettori, tra il finire degli anni Ottanta e gli anni Novanta, sull’onda dell’esplosione di Dylan Dog, gli eroi di Via Buonarroti beneficiarono di molteplici pubblicazioni extra pubblicate da altri editori. Questi racconti sono apparsi su riviste di vario genere, su alcuni quotidiani o allegati a cataloghi di importanti mostre. Dylan Dog e Tex sono stati i più gettonati ma anche altri personaggi, tra cui il multimediale Martin Mystère di Alfredo Castelli, hanno avuto l’onore della pubblicazione al di fuori delle consuete collane edite da Sergio Bonelli. Il nostro Tex, come ho accennato, conta un discreto numero di titoli, sceneggiati tra gli altri da Guido Nolitta, Claudio Nizzi, l’attuale curatore della serie Mauro Boselli e, tra i disegnatori, da artisti del calibro di Aurelio Galleppini, Giovanni Ticci e Fabio Civitelli.
Dopo questa breve digressione torniamo all’attualità texiana. Nel volume appaiono ben otto firme (sceneggiatori e disegnatori) e tre coloristi di cui, rispettivamente, troverete uno specifico commento. Cominciamo…


Stelle di latta



Stelle di latta

Michele Medda torna a scrivere Tex dopo una ventina d’anni, e quelle due storie, senza tradire l’eroe, avevano il pregio di evidenziare la sua specifica calligrafia narrativa. Questo racconto non è da meno e, nell’occasione, punta i riflettori sulle ombre che possono nascondersi dietro la maschera di imperturbabili leggende del West. Due ex sceriffi, conosciuti da Kit Carson molti anni addietro, oggi sono dei rispettabili uomini d’affari rifugiatisi nella cittadina di Black Rust Town. Medda mette sul palcoscenico i personaggi e poi rimescola le carte, ribalta le certezze e mostra il lato oscuro della Frontiera, quello che il fiero ritratto di una vecchia fotografia non potrà mai rivelare. Tex e Carson, loro sì autentiche leggende del West, svelano l’ipocrisia delle apparenze e svolgono una funzione catartica, ribaltando la memoria di un uomo ingiustamente bollato con il marchio dell’infamia. Michele Benevento, ai pennelli, accompagna la sceneggiatura con un segno robusto e realizza un western credibile, in cui i personaggi recitano in maniera appropriata come in un dramma Shakespeariano. I colori di Oscar Celestini sono eleganti e non intaccano l’equilibrio del racconto.


Il Tularosa Basin



Incontro a Tularosa

Zagor è l'eroe dell'immaginario per eccellenza e, insieme a Tex, è il portabandiera dell’avventura classica bonelliana. In queste due collane l’avventura non è però rimasta ancorata ai pur gloriosi decenni passati ma, grazie ad autori consapevoli e preparati, si è aperta a innumerevoli novità. Uno di questi autori – scrittore di entrambi i personaggi – è Mauro Boselli; l’altro è Moreno Burattini, per la prima volta al lavoro su una storia del Ranger creato da Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini. Tra l’altro, Burattini è oggi lo sceneggiatore più prolifico di Zagor, e vanta un’apprezzata capacità narrativa. Il racconto in questione gira intorno al tema della vendetta e della giustizia. Una differenza che, nell’occasione, può apparire sottile e indefinibile. Tex comprende come l’ira accecante che agita il suo amico Coronel (la cui figlia è stata uccisa anni prima da un’infernale carogna di nome Bullett) sia un handicap insormontabile. Con un colpo di teatro tipico della sua scrittura, Burattini ci conduce verso un tragico finale in cui Tex diventa un implacabile giustiziere e non un uomo di legge con il regolamento in mano: per carogne come Bullett, dice l'eroe, serve soltanto un biglietto di sola andata per un Buon viaggio all’inferno! Burattini, in conclusione, ha fatto sua la lezione del Tex "antico", a cui ha aggiunto un ritratto drammatico e di struggente umanità. Giuseppe Camuncoli disegna le sua tavole con un perfetto equilibrio tra attenzione al dettaglio e dinamismo. I suoi personaggi mostrano quanto sia dura la vita della Frontiera e lasciano trapelare i violenti contrasti emotivi. Il Tex di Camuncoli è massiccio e vigoroso, il suo viso è inflessibile e rassicurante allo stesso tempo. I colori di Beniamino Del Vecchio, infine, sono acetati e sottolineano con padronanza la tragedia che sta per incombere sul piccolo villaggio di Tularosa.


L'oro di Alder Gulch


Nel buio

Atmosfere plumbee, superstizione, cattivi della quotidianità, Mauro Boselli presenta la faccia del western meno legata all’epopea, ma probabilmente più vicina alla realtà. In tutte le epoche della millenaria storia umana, gli uomini e le donne si sono confrontati con il Bene e il Male, con delitti legati all’odio, all’invidia o al rancore covato per un malinteso senso di inferiorità rispetto agli altri. L’omicidio della famiglia dei Tilman rientra in questa categoria: trucidati da bastardi di mezza tacca, a cui però i Nostri riserveranno una paga a base di piombo caldo. Lo sceneggiatore mette in azione i quattro pard e la loro presenza non è accessoria, ma funzionale in quanto gli avvenimenti si svolgono sì in una sola notte, ma in un ampio territorio coperto da una fitta foresta. Alder’s Gulch, nel Colorado, è uno sputo di paese in cui, come molti piccoli centri di provincia, si annidano presuntuosi, vigliacchi, "mostri" da additare - ma anche tanta brava gente con il buio nel cuore… Boselli, ancora una volta, evidenzia come Tex e i pard sappiano scovare il Male andando controcorrente. I Nostri sono risolutivi, come spesso accade, ma non possono impedire l’imprevedibile tragedia di un padre messo di fronte alla bieca "mostruosità" del proprio figlio. Una mostruosità che, oggi come allora, può annidarsi negli angoli di un’apparente normalità. Luca Rossi, apprezzata matita di Dampyr e non solo, sa raccontare le ombre nascoste nell’animo umano. I quattro pard appaiono smilzi nell’aspetto e i loro volti, seppur personali, centrano le rispettive personalità. I colori sono di Romina Denti, abile ad evidenziare l’atmosfera rarefatta del racconto. L’inizio dominato dalla luce diurna è in apparenza rassicurante, ma la perfetta combinazione tra disegno e colore lascia trapelare – con angoscia crescente – l’oscurità celata in quell’angolo di mondo.


Un recente Recchioni (fotografato da Manetti a Lucca Comics 2014)


Randy il fortunato

Può un personaggio come Tex essere comunque il protagonista, nonostante la sua sia una presenza "laterale"? Questa è stata la sfida di Roberto Recchioni (tra l’altro abituato alle sfide: Dylan Dog, Orfani ecc.), sceneggiatore capace di mettersi al servizio di personaggi seriali senza rinunciare al suo punto di vista. Un punto di vista maturato da una visione a centottanta gradi sull’immaginario - da quello classico ai video giochi… Nella vicenda, quindi, Tex appare in poche sequenze, ma la sua forte personalità turba la vita criminale di Randy Rogers, destinato a veder fuggire a gambe levate la propria proverbiale fortuna dopo un precedente scontro con il Ranger. Sta qui l’interessante nocciolo del racconto ideato da Recchioni, capace di indagare nelle ossessioni di un uomo quando è messo dinanzi alle proprie paure. Queste paure si materializzano in una camicia gialla, uno sguardo duro e tagliente, una presenza avvolgente come un serpente nell’imminenza di stritolare la propria vittima. Lo sceneggiatore, in conclusione, ha raccontato da una particolare angolatura la leggenda di Tex, la cui fama travalica ogni confine fisico o metafisico. Andrea Accardi è l’interprete ideale di questa insolita sceneggiatura. Il suo segno si sofferma su ogni aspetto, dai volti – beffardi o beffati, intransigenti o ironici – agli scenari degni di un film di John Ford. I vari rimandi sono stati esaltati dai colori di Oscar Celestini (il doppio di questo Color), con un linguaggio cromatico evidente ma mai sopra le righe. 


Color Tex n. 6, novembre 2014. Disegno di De Vita
 

Color Tex 6
STELLE DI LATTA
INCONTRO A TULAROSA
NEL BUIO
RANDY IL FORTUNATO
Novembre 2014
pag. 132, € 5,50
Testi: Michele Medda, Moreno Burattini, Mauro Boselli, Roberto Recchioni
Disegni: Michele Benevento, Giuseppe Camuncoli, Luca Rossi, Andrea Accardi
Colori: Oscar Celestini, Beniamino Del Vecchio, Romina Denti
Copertina: Giulio De Vita
Introduzione: Mauro Boselli 


Giampiero Belardinelli


N.B. trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio! 

FUMETTI IN CORSO (3a parte): LA GABBIA - by KANT

La terza parte di Fumetti in Corso di Andrea "Kant" Cantucci (semiserio corso di fumetti a fumetti) è dedicato alla figura intera e - soprattutto - alla gabbia della tavola! (s.c. & f.m.)


N.B. trovate i link alle altre parti di Fumetti in Corso su Cronologie & Index!

ALESSIA BOGDANICH STAR! by LANA & FRANCIOSO

I nostri amici e collaboratori Franco Lana e Pietro Francioso hanno realizzato un video sull'arte di Alessia Bogdanich - fumettista che ben conoscete su queste nostre pagine liquide! Per vederlo basta cliccare sul link qua sotto! (s.c. & f.m.)



N.B. I link alle altre incursioni extrabonelliane sono su Cronologie & Index!

FUMETTI IN CORSO (2a parte): LO STILE - by KANT

Eccoci dunque alla seconda parte di Fumetti in Corso, il corso di fumetti a fumetti di Andrea "Kant" Cantucci! E questa volta affrontiamo il discorso dello stile: realistico, pupazzettistico, umoristico, etc. (s.c. & f.m.)



N.B. trovate i link alle altre puntate di Fumetti in Corso su Cronologie & Index!

domenica 14 dicembre 2014

BUONE FESTE A TUTTI CON GLI EROI BONELLIANI!

Nota del 25/12/14: A QUESTO POST SI SONO UN PO' TUTTI ISPIRATI... E A NOI NON PUÒ CHE FAR PIACERE (s.c. & f.m.)

Per augurare a tutti i nostri amici, collaboratori e lettori Buone Feste e Buon Anno abbiamo pensato di offrirvi una carrellata in ordine cronologico di uscita nelle edicole di copertine bonelliane a tema natalizio (per alcune ci va ragionato un po' sopra!): SUGGERITECENE ALTRE E LE AGGIUNGEREMO A QUESTO BIGLIETTONE D'AUGURI! (s.c. & f.m.)

Zagor n. 54, dicembre 1969. Disegno di Ferri

Martin Mystère n. 81, dicembre 1988. Disegno di Alessandrini

Martin Mystère n. 93, dicembre 1989. Disegno di Alessandrini

Martin Mystère n. 105, dicembre 1990

One Shot n. 1, novembre 1993. Disegno di Alberti


Dylan Dog n. 87, dicembre 1993. Disegno di Stano

Martin Mystère Albo Gigante n. 1, settembre 1995. Disegno di Alessandrini

Legs n. 61, dicembre 2000. Disegno di Atzori

Julia n. 51, dicembre 2002. Disegno di Soldi

Dylan Dog n.196, gennaio 2003. Disegno di Angelo Stano

Brendon n. 35, febbraio 2004. Disegno di Roi

Dampyr n. 81, dicembre 2006. Disegno di Riboldi

Martin Mystère n. 306, dicembre 2009. Disegno di Alessandrini

MEGLIO L'ERGASTOLO, 3° EPISODIO! by PIERI & PICCININI

Ed eccoci al terzo episodio della nuova serie umoristica a fumetti di Pieri & Piccinini: Meglio l'ergastolo! (s.c. & f.m.)



N.B. Trovate i link agli altri episodi su Cronologie & Index!

TEXENIGMA 2009

Bonelli news oldies

Il nostro amico e collaboratore Filippo Pieri ci invia una segnalazione storica dalla Settimana Enigmistica n. 4037 dell'8 agosto 2009: a pag. 22, nello schema L'incolonnamento, la definizione n. 17 recita Il Willer dei fumetti. (s.c. & f.m.)



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giovedì 11 dicembre 2014

LE GUERRE INDIANE (5ª parte). 1- LA GUERRA DI KING PHILIP: SCHIAVI INDIANI! 2- LE GUERRE INDIANE DEL NORD OVEST: IL PROFETA AMERINDO! 3- LE GUERRE DI BLACK HAWK: IL CAPITANO ABRAMO LINCOLN! LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (XIX PARTE)

Arriviamo dunque alla diciannovesima parte dell'entusiasmante Storia del West che Wilson "Piccolo Ranger" Vieira sta scrivendo in Brasile appositamente per Dime Web - e continua la "cronica" delle sanguinarie Guerre Indiane! Stavolta ci spostiamo più indietro nel tempo, indagando il periodo che va dalla fine del XVII agli inizi del XIX secolo. Vi ricordiamo che le immagini non bonelliane sono state, come di consueto, selezionate e posizionate nel testo da Wilson in persona! (s.c. & f.m.)


1 - LA GUERRA DI KING PHILIP







Fu la prima, importante Guerra Indiana. Scoppiò nel 1675, quando Massasoit, capo degli Indiani Wampanoags, piú conosciuto con il nome di King Philip (1639 – 1676), si ribellò agli Inglesi, sostenuto dai suoi alleati Narraganset e Massachussett.









Il capo Mohegan, Uncas (1588 – 1683), nemico giurato di King Philip, si alleò immediatamente con gli Inglesi portando 500 guerrieri. Per la Nuova Inghilterra questa fu una guerra devastatrice e omicida, durante la quale gli Indiani subirono, da entrambe le parte, notevoli perdite. Gli uomini di King Philip erano armati di moschetti - di cui si servivono con grande abilità - mentre, nel folto della foresta, nascondevano fucine e armaioli. Il primo obiettivo degli Inglesi fu quello di distruggere proprio questi ultimi. King Philip si rivelò abile stratega e le sue truppe si dimostrarono coraggiose. I Mohegan e le altre tribú Indiane rimaste fedeli ai Puritani furono da questi chiamati Praying Indians (cioè gli Indiani che Pregano), ma, nonostante le loro capacità, non furono gli artefici della vittoria inglese.
A quel tempo nella Nuova Inghilterra c’erano 50.000 coloni contro meno di 20.000 Indiani ribelli. Canonchet, sachem dei Narraganset, il più valoroso capo agli ordini di King Philip, dopo sei mesi di guerra fu circondato, arrestato e giustiziato. Nell’estate del 1676, la moglie e il figlio di King Philip, quest’ultimo di 9 anni, caddero nelle mani degli Inglesi.








King Philip ebbe un singhiozzo e sospirò: Ora tocca a me morire! Qualche settimana dopo, in agosto, nel corso dell’ultimo scontro, il capo dei Wampanoag fu ucciso, la Confederazione smantellata e gli scampati venduti come schiavi. 500 di essi furono imbarcati a Plymouth. In questo porto, in cui in cima a un pennone era esposta la testa di King Philip, la sua vedova e il figlioletto, sempre prigionieri, attendevano la decisione delle autorità puritane a loro riguardo: fu stabilito che i due malcapitati fossero venduti anch’essi come schiavi nelle Indie Occidentali.






2 - LE GUERRE INDIANE NEL NORD OVEST








Le Guerre Indiane nel Nord Ovest degli Stati Uniti incominciarono subito dopo la fine della Rivoluzione Americana, con il tacito incoraggiamento dei cacciatori di pellicce inglesi. Dapprima Little Turtle (1752 – 1812), il capo dei Miami che aveva il comando supremo delle forza indiane, ottenne, fra il 1790 e il 1792, numerose vittorie contro due armate vmericane, ma la sua disfatta apparve imminente quando una terza truppa, comandata da Mad Anthony Wayne, entrò a sua volta in azione.








Little Turtle fu un straordinario capo dei Miami. Egli nacque in un piccolo villaggio sulle rive del fiume Eel, nell’Indiana. Suo padre era il capo dei Miami, sua madre una Mohegan.  Divenuto capo a sua volta, inflisse, all’età di soli 26 anni, una severa sconfitta al generale Harnar, nell’autunno del 1778, sul fiume Miami. Cinque anni dopo, battuto a sua volta dal generale Wayne, firmò il Trattato di Pace dichiarando: Sono l’ultimo a firmarlo, saró l’ultimo a non rispettarlo.
Egli mantenne la parola e, quando scoppiò la Guerra del 1812, si rifiutò di seguire Tecumseh (1768 – 1813). Nel 1797 Little Turtle fece un viaggio memorabile a Washington. Gilbert Stuart (1755 – 1828), un famoso artista, dipinse il suo ritratto, ma ciò che lo commosse particolarmente fu il regalo offertogli dal generale polacco Koscsiousco, che aveva combattuto al fianco degli Americani durante la Guerra di Indipendenza, presente che consisteva in due splendide pistole.
Little Turtle morí nel 1812, il 14 luglio, nel suo villaggio natale - divenuto Fort Wayne. Molti trattati furono in seguito firmati con uma dozzina di tribú che si videro costrette ad abbandonare le proprie terre.







Fu allora che il capo Shawnee Tecumseh tentò di creare un’unione dei diversi gruppi pellerossa. Per quattro anni egli dedicò a questo scopo tutti i suoi sforzi; ma un giorno, mentre era assente, il suo quartier generale - di stanza nel villaggio di Tippicanoe sul fiume Wasbah - fu attaccato dalle truppe di William Henry Harrisson.
Tecumseh, figlio di un capo Shawnee, era nato nel villaggio di Piqua, sul fiume Mad, a qualche miglio dall’attuale città di Springfield nell’Ohio. Il suo nome indiano era Tikanti o Tecumtha, che voleva dire Stella Dormiente; apparteneva al clan della Grande Medicina Pantera. Fu un capo straordinario ed ebbe molta influenza sui suoi compagni, obbligandoli a non torturare più i prigionieri come avevano sempre fatto in passato. Per opporsi al sequestro di territori indiani operato dai Bianchi, cercò di formare una Confederazione che unisse tutte le tribú, dall’Ohio alla Florida e, con questo scopo, si recò presso tutte le tribù che abitavano lungo il corso del Missouri.







Mentre egli si sforzava di convincere gli Indiani, suo fratello Tenskwatawa (1816 – 1835), detto Il Profeta, attaccò i Bianchi e fu sconfitto a Tippecanoe, nell’Indiana. Tecumseh si recò allora in Canada, proprio quando scoppiò la Guerra del 1812. Fu nominato brigadiere generale e prese il comando di 2.000 uomini riuniti dalle tibú amiche degli Inglesi. Partecipò a numerose battaglie e trovò la morte nel combattimento sul fiume Thames in Canada, il 5 ottobre 1813. Si disse che egli avesse presentito la morte e indossato il suo costume di daino prima di andare a combattere. Per queso motivo l’identificazione del suo corpo si rese difficile. 





3 - LA GUERRA DI BLACK HAWK








In occasione delle guerre del 1812 i Sawk e i Fox si trovarono divisi: gli uni, seguendo Black Hawk, si unirono agli Inglesi, mentre gli altri, al seguito di Keokuk, si allearono con gli Americani. A dispetto di un accordo firmato nel 1808, Black Hawk (1767 – 1838) non volle mai recarsi sulla riva Ovest del Mississippi, sostenendo che il suo popolo e lui stesso fossero stati raggirati. Ebbe allora luogo una serie di scontri che formarono quella che viene comunemente chiamata La Guerra di Black Hawk, a cui partecipò, in qualità di capitano, Abramo Lincoln. Agendo come Capo Supremo dei Sawk e dei Fox - titolo usurpato conferitogli dal Governo di Washington - Keokuk (1770 – 1848) firmò un accordo con gli Stati Uniti e accettò che i suoi andassero ad abitare sulle rive del fiume Rock.








Keokuk fu un capo dela tribú dei Sawk; nacque sulle rive del fiume Rock, nell’Illinois; sua madre era di origine francese; il suo nome voleva dire Volpe Vigilante. Non era capo per nascita, ma lo divenne grazie alle sue qualità di guerriero e soprattutto alla sua oratoria. Fu uno dei capi indiani piú stimati dagli Americani che apprezzarono la sua saggezza e ammirarono la sua precisione nel tiro. Quando, al momento dela Guerra del 1812, Black Hawk si schierò dalla parte degli Inglesi, egli rimase fedele ai suoi nemici e rifiutò di partecipare alla battaglia. Tenne soprattutto a essere un apostolo della Pace e stabilì il dominio dei Sawk e dei Fox nelle terre che oggi formano lo Stato dello Iowa. Morì nel 1848.
Piú tardi, nel 1883, le sue ceneri furono trasportate a Keokuk, nello Iowa, dove un monumento fu eretto alla sua memoria. Un busto di bronzo che raffigura questo capo indiano si trova nella sala di marmo del Senato degli USA e il suo ritratto figura su un biglietto di banca Americano. Black Hawk, dopo aver severamente rimproverato il tradimento a Keokuki, organizzò la resistenza. I suoi guerrieri, dopo aver combattuto nell’Illinois e nel Wisconsin, furono sconfitti nell’estate del 1832.









Black Hawk cercò riparo nel Nord e, catturato poco dopo, fu gettato in una prigione della Virginia. In seguito a questa guerra, nel 1832, fu creato un Battaglione di sei Compagnie di Ranger a cavallo, che l’anno dopo fu sostituito da dieci Compagnie dei celebri Dragoni, comandati, a partire dal 1835, dal colonnello Stephen W. Kearny...


Wilson Vieira


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