venerdì 23 gennaio 2026

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 232

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Su Tex Classic 232 prosegue l’episodio Tra due bandiere, uno dei classici del ranger, illustrato da Aurelio Galleppini su soggetto di Gianluigi Bonelli. Le 64 tavole riproposte in questo volume apparvero per la prima volta su Tex 114, Quando tuona il cannone, pubblicato nell'aprile del 1970.

La copertina scelta per l’albo è un’illustrazione di Claudio Villa, realizzata originariamente per il Miniposter allegato a Tex Nuova Ristampa 422 del giugno 2017. Per l'occasione sono stati eliminati i rilievi montuosi sullo sfondo.


Claudio Villa realizzò questa illustrazione ispirandosi alle pagine finali dell'episodio La rivolta dei Cheyennes, di Nizzi e Del Vecchio, apparso su Tex 589 e 590 del novembre e dicembre 2009. Per la precisione il copertinista di Tex prese spunto dalla vignetta che appare a pagina 110 di Tex 590. Del Vecchio ci mostra Tex, già lanciatosi dal cavallo, che è riuscito ad aggrapparsi al treno in corsa. Villa, preferisce mostrarci l'attimo precedente, quello più pericoloso per l'eroe. Tra l'altro aggiunge a terra un tronco, un ulteriore ostacolo, che costringe il cavallo ad allontanarsi dal treno proprio mentre Tex sta per spiccare il salto.

L'illustrazione di Villa era già diventata una copertina pochi anni dopo, nel gennaio del 2022, in Brasile, grazie alla Editora Mythos che la usò per  il numero 119 della collana Tex Edição Histórica.


Tra le pagine del Classic in edicola, troviamo anche una vignetta che ha ispirato una copertina di Tex. La striscia in questione è la prima di pagina 43.


La copertina che ne ha tratto Maurizio Dotti è quella di Sabotaggio, il numero 10 della collana fuoriserie estiva Tex Willer Extra uscito nel settembre del 2023.


Facciamo ora, come di consuetudine, un salto nel passato per riscoprire l'origine di una copertina  di Galep, che avevamo tralasciato in attesa venisse scelta come cover del Classic, o solo sfiorato, non approfondendone la genesi, come nel caso di quella del numero 55 della prima serie degli albi d'Oro


In prima battuta, Francesco Bosco e Mauro Scremin, i migliori segugi per quanto riguarda la ricerca delle fonti iconografiche texiane, avevano individuato una splash-page di Gunsmoke dell'ottobre 1951 firmata da Doug Wildey, e pubblicata su un comic book dell'americana Atlas, come riferimento di Galep per quella storica copertina.


In realtà la sovrapposizione, pur ribaltando l'immagine, non è perfetta, soprattutto la posizione delle braccia sia di Tex che del suo avversario.


Convinti che la fonte fosse un'altra Bosco e Scremin si sono rituffati nella ricerca, fino a  scoprire una foto di scena del film della Republic Pictures, Ranger of Cherokee Street del 1949, che somiglia moltissimo alla copertina di quel Tex.


Ribaltando l'immagine, la sovrapposizione è decisamente migliore; dall'espressione di Tex, alla camicia a quadretti dell'avversario. A ulteriore conferma che Galep si sia ispirato alla foto di scena del film statunitense, ci sono anche le baracche e i barili, presenti sullo sfondo sia della cover di Tex, che della foto.


Quindi sia Wildey che Galep si sono ispirati alla solita foto, seguiti poi anche dalla coppia Giolitti-Ticci che ha usato lo stesso riferimento, ma in tempi successivi, in un altro paio di occasioni, su albi della Dell Comics: un Gunsmoke nel 1960 e Laredo nel 1966. La fonte anche in questi due casi venne ribaltata. 

La vita editoriale della copertina del 55° albo d'oro proseguì poi, alcuni anni dopo, quando la redazione decise, come si usava in quel periodo, di ritagliarla, ridisegnarla parzialmente e aggiungere uno sfondo neutro, per confezionare la cover del numero 11 della Prima Serie Gigante di Tex. 
  

Anche in Francia questa illustrazione ebbe una doppia vita, editorialmente parlando; inizialmente fu usata, nel novembre del 1955,  per il numero 15 di Fox; poi, nel Febbraio del 1969 per la quarantacinquesima uscita della collana Bronco. Entrambe le pubblicazioni erano marchiate Lug e in entrambe venne utilizzata la versione originale dell'Albo d'Oro. 



Chiudiamo con la versione brasiliana, pubblicata dalla Globo nel febbraio 1990, in copertina del numero 244 della collana dedicata al ranger. E' l'unica versione in cui si vede completamente la gamba sinistra dell'avversario di Tex e in cui il protagonista veste la classica camicia gialla.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index. 

lunedì 19 gennaio 2026

PETER KOLOSIMO: IL COMUNISTA CHE HA INVENTATO LA FANTA-ARCHEOLOGIA, MA CHE SI È DIMENTICATO DI ESSERE STATO FASCISTA

di Riccardo Rosati

Proprio nei giorni in cui si commemora lo scrittore svizzero Erich von Däniken (1935 - 2026) - uno dei massimi studiosi di "archeologia misteriosa", "antichi astronauti", etc., fonte inesauribile per i soggetti del "Martin Mystère" di Alfredo Castelli, posizionato politicamente a destra - il nostro Riccardo Rosati ritorna su "Dime Web" con un denso, pungente, sorprendente e sicuramente stimolante intervento su Peter Kolosimo, esperto italiano negli stessi ambiti di indagine che furono del von Däniken e anche lui "padre putativo" del BVZM. Ne vien fuori un ritratto del Kolosimo che potremmo definire "controcorrente" oppure "politicamente scorretto". Rimarrete a bocca aperta! (s.c. & f.m.)


Peter Kolosimo con la moglie



Capita alle volte che alcuni mentori possano rivelarci notizie che vanno a ridimensionare, talora persino a screditare, delle figure che fino a quel momento ritenevamo degne di stima. In un bel pomeriggio estivo capitolino, il nostro barbuto e occhialuto saggio (del resto un mentore altro aspetto non può certo avere) ci consegna degli sconcertanti articoli di Peter Kolosimo, apparsi nel 1942.
Lo diciamo chiaramente, questo nostro scritto un po' di dispiacere ce lo ha causato; da anni infatti ci rimproveriamo di non aver dedicato abbastanza tempo allo studio di questo particolarissimo intellettuale, malgrado il suo essere stato un comunista al limite dell'eccesso. In nome del contributo dato da Kolosimo alla cultura, glielo avevamo “perdonato”. Invece, non avremmo dovuto! Egli è stato e rimane per noi una mente stimolante, ma dal passato politico davvero contraddittorio. In poche parole, altro che paladino del socialismo reale come molti credono e scrivono da anni, Peter Kolosimo è stato un fascista, con non poche simpatie addirittura per il nazismo. Le chiacchiere non serviranno per smentire questa nostra affermazione: carta canta, anzi potremmo dire urla.
Modenese multietnico, il padre era generale dei carabinieri originario della Calabria, mentre la madre era statunitense; Peter Kolosimo (al secolo Pier Domenico Colosimo, 1922 – 1984) è stato un uomo dal poliedrico e bizzarro ingegno. Vive a lungo a Bolzano, il che gli permette di padroneggiare indifferentemente l'italiano e il tedesco, per poi laurearsi in filologia germanica moderna presso l'Università di Lipsia. Durante la seconda guerra mondiale, come altoatesino, opta – facciamo bene attenzione a questo dato, egli scelse di combattere per la Germania – per l'arruolamento come carrista nella Wehrmacht, ma alla fine diserta, diventando partigiano in Boemia fra Plzeň e Pisek. Termina qui la prima parte “ufficiale” su Kolosimo.





Fondatore dell'“Archeologia Misteriosa”, che noi preferiamo chiamare fanta-archeologia, Kolosimo studiò per gran parte della vita le origini delle antiche civiltà, pubblicando libri che non di rado furono dei bestseller: “Non è terrestre” (1968) e “Astronavi sulla preistoria” (1972). Dotato di ottima scrittura, egli seppe raccontare la storia meglio di tanti parrucconi cattedratici, e magari un giorno i suoi libri potessero entrare nelle nostre scuole; siamo certi che leggendoli numerosi giovani sarebbero presi dall'impeto di diventare archeologi, filologi, storici e, soprattutto, scrittori. Fine della seconda e ultima parte del “Kolosimo conosciuto”, ovvero ciò che di lui si sa, si scrive e si dice.
A marzo del 2014, Wu Ming ha pubblicato un pezzo su di lui, con tanto di sua foto col pugno chiuso (quello destro!), dal titolo: “Peter Kolosimo, 30 anni 'across the universe' (1984 – 2014)”. Il “collettivo” bolognese ha proposto un elegiaco ricordo del “compagno Kolosimo”. Beh, come abbiamo scoperto noi il passato “nero” di questo scrittore, magari loro avrebbero potuto fare la stessa cosa. Ma si sa il modo in cui agiscono i benpensanti del progresso, in piena vecchia scuola PC: cancellare il passato scomodo di coloro, come nel caso di Kolosimo, che si sono redenti e hanno sposato la causa comunista/sinistra; Bocca, Fo e, in modo minore, pesino Guttuso e Pasolini... tutti sono stati mondati dai trascorsi legati al fascismo. Ci dispiace per il nostro caro Kolosimo, ma questo favore non glielo vogliamo proprio fare e intendiamo raccontare quel suo passato che si vuole dimenticare.


Peter Kolosimo col pugno chiuso





Nell'articolo di Wu Ming, vengono citate varie dichiarazioni rese dallo scrittore negli anni. Alla domanda, ad esempio, “Cos’è la tua più grande paura?”, egli rispose: “Il fascismo” (intervistato da Playboy nel novembre 1974). Alla faccia della mancanza di memoria, poiché nel 1942, Kolosimo scrisse alcuni articoli per “Testa di Ponte” (TdP): periodico del Gruppo Universitario Fascista (GUF) di Rimini, uscito tra il 1940 e 1943, nel quale figura tra i contributori anche Sergio Zavoli. Il futuro fanta-archeologo non collaborerà alla testata del Regime come un redattore qualsiasi, bensì egli firmerà pezzi arditissimi, mostrandosi come un giovane intellettuale con idee assolutamente chiare e schierate; persino più di tanti studiosi poi messi all'indice nel Dopoguerra, tra tutti Julius Evola. Difatti, come avremo modo di leggere, le posizioni di Kolosimo, in materia di razza, vanno ben oltre quelle del filosofo romano. Sia come sia, lo scrittore comunista per eccellenza, viene così presentato su TdP: “camerata Colosimo” (ancora non aveva il vezzo di utilizzare la “K” per il suo cognome), dove pubblicherà non solo articoli, ma pure delle poesie guerriere. Come dovremmo rispondere allora alla seguente affermazione di Wu Ming?: “Ecco una cosa che molti hanno dimenticato: Peter Kolosimo era un comunista di quelli duri”. Per non parlare poi di questa: “Attenzione, però, a non confonderlo coi vari Voyager e Kazzenger odierni, [… ] con le vagonate di ricostruzioni paranoidi e complottiste disponibili in rete. […] Poteva ben dirlo, lui che il nazifascismo lo aveva combattuto mitra alla mano”. Vada per il mitra, ma carrista dell'esercito del Reich lo è pur sempre stato. Ecco, qui notiamo la solita faziosità sinistrorsa. Ovvero, nessuno nega la “conversione” dello scrittore, ma questa andrebbe inquadrata, per onestà intellettuale, in tutto il suo percorso politico e non propagandare tali parziali inesattezze, spesso sostenute dallo stesso Kolosimo: “L’educazione politica me la son fatta in gran parte in Jugoslavia, quando la Jugoslavia era ancora comunista, ho fatto scuola di partito per due anni […] Sono simpatizzante di Lotta Continua, perché penso che anche la sinistra debba avere le sue punte avanzate, voto ovviamente PCI (1974, cit.)”.
“Sì è un mito meravigliosamente reale, quello del nostro sangue, della nostra razza, il nostro Mito”. Chi lo ha scritto? Heidegger o forse Evola? No, Peter Kolosimo su TdP, nel gennaio 1942, in un articolo dal titolo “Il Mito della Razza”. In quegli anni, egli arrivò, come del resto fece proprio Evola, a individuare le due principali forze dell'Arianesimo: il Germanismo e la Romanità. La corruzione della razza fu per Kolosimo la causa del crollo del mondo romano. In questo suo scritto sembra in alcuni passaggi persino auspicare una pulizia etnica in Europa; tale punto sarà chiarito più avanti da altri estratti presi dai suoi contributi per la pubblicazione dei GUF di Rimini.
A febbraio esce un altro suo articolo: “Nikudan, il proiettile umano”. In esso, Kolosimo riprende ancora una volta, sebbene non certo con la stessa qualità, idee di matrice evoliana; nella fattispecie, la esaltazione quasi mistica dei kamikaze nipponici: “[...], dell'uomo che si deifica, che trascende dalla terra verso le sfere più eccelse della gloria [...]”. Sia ben chiaro, e lo diciamo anche in qualità di yamatologi, se c'è un Paese che la sinistra mondiale ha sempre guardato con un certo astio questo è proprio il Giappone e, specialmente, per quanto concerne il periodo della II Guerra Mondiale. Purtuttavia, sulla nippofilia giovanile del nostro autore si tace puntualmente.


Kamikaze



Arriviamo a marzo, con lo scritto sulla fratellanza ario-romana, pomposamente intitolato: “La fratellanza più vera”. Se sinora nutrivamo ancora qualche ragionevole titubanza nell'inquadrare l'ideologia dell'intellettuale italiano, le incertezze qui svaniscono, schiarite dalle sue perentorie parole, le quali esaltano quel: “[...] blocco formidabile di forze costituente il nucleo principale della nuova Europa che va formandosi sulle basi indistruttibili della giustizia e del lavoro”. Per non parlare di: “Francia bastarda”; il sentimento irredentista antifrancese era un cliché del fascismo, così diverso dalla adorazione per la Terra d'Oltralpe, svilendo immancabilmente l'Italia, che è un dogma per la sinistra nostrana. Nell'articolo figura anche un: “polizia venduta agli ebrei”, che lascia ben pochi dubbi sulle sue idee razziali.
Concludiamo con il suo contributo di aprile, il cui titolo è tutto un programma: “Noi e Giuda”. Beh, qui le posizioni di Kolosimo vanno quasi oltre quelle di Louis-Ferdinand Céline – senza però averne mai pagato il costo come capitò al romanziere francese – con frasi del tipo: “peste giudaica” o “È ora che si sappia cosa sono gli ebrei, lebbra del mondo [...] negazione di ogni spiritualità”. Questa ultima riflessione, per quanto possa essere discutibile, conferma la profonda capacità di analisi di Kolosimo in fatto di politica, anticipando di decenni quella che ritroviamo in un ottimo e scomodo film come “The Believer” (2001), diretto da Henry Bean, tratto da una storia realmente accaduta. Ciò ci preme per l'appunto chiarire: come la pellicola appena citata narra la vera vita di un nazista americano (Daniel Burros), benché fosse ebreo; noi qui riportiamo solamente delle frasi del Kolosimo fascista, malgrado poi costui sia diventato comunista. “Giuda è potenza occulta, subdola, vile” e “Combattemmo il comunismo folle”... cari Wu Ming, sono due le cose, vi siete documentati davvero male, oppure non avete voluto dir tutto. A noi non è data conoscere la ragione del Vostro occultamento sul passato reazionario di Kolosimo. In ogni modo, si è riscritta la sua biografia, come è accaduto per tanti altri sia chiaro, è sufficiente ricordare, oltre ai suddetti Bocca e Zavoli, i nomi di Amintore Fanfani ed Eugenio Scalfari; ma la lista sarebbe lunga.





Una cosa però la condividiamo in toto con Wu Ming: “Lo diciamo da anni: Kolosimo è una figura da riscoprire, su cui interrogarsi, che può ancora dire e dare molto. Lo abbiamo scritto, lo abbiamo addirittura cantato.” Certo, ma se ci si ritiene intellettualmente validi, allora è necessaria coerenza. Ragion per cui, tale “riscoperta” dell'autore deve obbligatoriamente anche affrontare quel “folle”, per il Kolosimo degli anni seguenti, 1942; quando è stato tanto fascista, da scrivere cose fascistissime sui giornali del Regime. Vero, ha fatto la Resistenza, si è sicuramente convertito, abiurando gli articoli per TdP, adducendo probabilmente a un “errore di gioventù” e nessuno gli ha detto più nulla. Però gli si deve rinfacciare questa parte della sua vita che ha sempre nascosto; differentemente da un Indro Montanelli. Tutto qui, Peter K(C)olosimo resta per noi un autore da tenere in alta considerazione, da studiare e da consigliare specialmente agli adolescenti. Sullo scrittore ben nulla abbiamo perciò da dire, anzi. Non lo stesso possiamo pensare dell’intellettuale. Per simpatia non andiamo oltre, ma un uomo colto, e lui lo era, che si comporta così è solo fonte di delusione. Magari la sua coscienza si sarà smarrita tra quelle stelle che egli ha tanto amato raccontare. Ci illudiamo di questo, meglio così.


Riccardo Rosati

sabato 17 gennaio 2026

FRANK WOOL A XMAS COMICS & GAMES - TORINO 2025!

di Franco Lana

Dopo qualche tempo accogliamo nuovamente il nostro grande amico e collaboratore Franco "Frank Wool" Lana (colui che inaugurò la nostra serie di interviste) con un gustoso reportage fotografico da XMas Comics & Games che si è tenuto a Torino il 13 e il 14 dicembre 2025. Le prime due foto non sono state messe a caso, e vi invitiamo a scoprire perché... Buona visione! (s.c. & f.m.)





























N.B. Trovate i link alle altre novità su Interviste & News!

giovedì 15 gennaio 2026

HENRY STARR: THE CHEROKEE BAD BOY! – NED CHRISTIE: FUORILEGGE OPPURE EROE CHEROKEE? – CHI HA UCCISO IL MARSHALL DAN MAPLES? – LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA – PARTE CX

di Wilson Vieira


Anche stavolta parliamo di indiani, ma di indiani particolari. Cherokee entrambi ed entrambi fuorilegge. Forse fuorilegge o forse no... Benvenuti alla 110a puntata della nostra Storia del West! Le immagini sono state scelte e posizionate nel testo da Wilson Vieira, fumettista e storico del Far West. Buona lettura! (s.c. & f.m.)








Henry Starr


Suo zio era il famigerato Sam Starr (1859 – 1886), sposato con Belle Starr (1848 – 1889), la “Regina Fuorilegge”, nota per la sua affiliazione alla famigerata Younger Gang e per le sue imprese criminali in Oklahoma. La banda James-Younger era una famosa gang di fuorilegge americani del XIX secolo, che ruotava attorno a Jesse James e a suo fratello Frank James; aveva sede nello stato del Missouri, dove risiedeva la maggior parte dei suoi membri. Henry, tuttavia, non amava Belle, trovandola rozza e riprovevole, e informava subito chiunque commentasse la loro parentela che era sua zia solo per via di matrimonio. Sabato mattina 27 marzo 1915, tutto sembrava tranquillo come al solito a Stroud, Oklahoma. I commercianti iniziavano ad allestire le esposizioni fuori dai negozi, i saloon erano pieni di gente che aspettava la colazione e otto uomini legarono i loro cavalli ai pali fuori dal recinto del bestiame sulla Terza Avenue. Tre uomini si diressero a nord verso la “First National Bank” sulla Quarta Strada, mentre quattro uomini si diressero a sud verso la Stroud National Bank sulla Terza; un uomo rimase a sorvegliare i cavalli. Indossavano abiti eleganti e si confondevano con la gente del posto mentre svolgevano le loro commissioni mattutine. Quando Henry Starr entrò nella “Stroud National Bank”, estrasse con calma una pistola dalla fondina e la puntò contro il cassiere; i suoi complici radunarono i clienti spaventati e presero tre ostaggi. Starr sorrise al cassiere e pretese tutto ciò che era nella cassaforte: era una frase che non si stancava mai di ripetere e, in effetti, trovò numerose occasioni per ripeterla nel corso dei suoi 32 anni da fuorilegge.
Il mondo che accolse Henry Starr quando nacque da genitori Cherokee di razza mista, George “Hop” Starr e Mary Scott Starr, il 2 dicembre 1873 a Fort Gibson, in Oklahoma, era pieno di tumulti. Henry trascorse i suoi primi anni in compagnia del nonno Tom Starr, ascoltando i suoi racconti sul commercio di whisky e sulla sanguinosa Campagna di Guerriglia nella Guerra Civile Cherokee.
La Nazione Cherokee fu drasticamente divisa durante la Guerra Civile Americana (1861-1865), con fazioni che combattevano per l’Unione e la Confederazione a causa di tensioni interne preesistenti, schiavitù e pressioni esterne.




Nonostante il tentativo iniziale di neutralità del capo John Ross (1790 – 1866), la Nazione si alleò con la Confederazione nel 1861, sebbene molti combattessero per l’Unione.
La Nazione Cherokee durante la Guerra Civile era divisa tra la Keetoowah Society (pro-Unione, chiamata anche “Pin Indians”) e la fazione “Stand Watie” (pro-Confederazione, composta da proprietari di schiavi). Sotto pressione, il capo John Ross firmò un trattato con la Confederazione nel 1861, ma l’opposizione interna portò a una guerra civile all’interno della tribù stessa. I Cherokee combatterono nei teatri di guerra del Trans-Mississippi e dell’Ovest. Il generale di brigata Stand Watie (1806 – 1871) fu l’unico Nativo Americano a raggiungere quel grado in guerra, guidando le forze Confederate nel Territorio Indiano.




Il territorio Cherokee (l’attuale Oklahoma) subì enormi distruzioni, con campi bruciati, bestiame rubato e rifugiati sfollati. Dopo la sconfitta confederata, la Nazione subì severe punizioni da parte degli Stati Uniti, tra cui la perdita di terre e la revoca delle riserve, nonostante avesse combattuto su entrambi i fronti. La guerra acuì le ferite del “Sentiero delle Lacrime”, avvenuto solo due decenni prima.
Tom Starr era un tipo feroce: “Si diceva che i suoi pugni fossero armi letali e che potesse uccidere un uomo con un solo colpo”, racconta l'acclamato storico e scrittore Michael Wallis (1945). La famiglia Starr era arrivata in Oklahoma prima che Andrew Jackson firmasse l’Indian Removal Act del 1830, un evento in cui, come racconta Wallis, “Alla baionetta, i Cherokee furono costretti a marciare verso ovest e trasferiti in quello che oggi è lo Stato dell’Oklahoma.” Così nacque il Territorio Indiano dell’Oklahoma, da un Sentiero di Lacrime; l'espressione (Trail of Tears) si riferisce alla deportazione forzata di Nativi Americani principalmente Cherokee, Muscogee, Seminole, Chickasaw e Choctaw negli anni ‘30 dell’Ottocento, non nel “Vecchio West” come periodo storico, ma piuttosto nel Sud-Est Americano, spostandoli verso Ovest, nell’attuale Oklahoma sotto il Governo di Andrew Jackson (1767 – 1845).





Fu un evento di pulizia etnica brutale. La motivazione era l'spansione territoriale degli Stati Uniti e la scoperta di oro in Georgia territorio Cherokee. Le conseguenze: circa 4.000-8.000 morti tra i Cherokee su circa 15.000 deportati, a causa di fame, malattie, freddo e maltrattamenti durante il lungo viaggio.
Henry Starr crebbe sulle colline Osage vicino a Tulsa, spesso chiamate “Robbers’ Roost” dalla gente del posto. Le foreste abbarbicate nella roccia offrivano rifugio a banditi e contrabbandieri, tra cui la famigerata Belle Starr; Henry non era il tipico fuorilegge: non beveva né fumava, si asteneva persino dal caffè e dal tè. Era pacato e stringeva facilmente amicizie, ma il suo cognome lo rendeva un facile bersaglio per la Polizia Indiana.




Come racconta Richard Slotkin (1942), storico e autore del romanzo “Il ritorno di Henry Starr”, “Gli Starr erano dalla parte più debole nei conflitti politici intra-tribali, risalenti al periodo precedente al Sentiero delle Lacrime. Si opponevano a John Ross, capo della nazione Cherokee.” A 16 anni, fu accusato due volte di furto di cavalli senza prove e rinchiuso a Fort Smith, in Arkansas: la prigione definita dai detenuti “Inferno sul confine”, era all’altezza del suo nome.





Centinaia di uomini erano stipati in due stanze sotterranee prive di luce naturale, ventilazione e spazio interpersonale per i detenuti. Suo cugino riuscì a racimolare abbastanza soldi per pagare la cauzione e i due lasciarono dalla città. “Per Henry, scegliere uno stile di vita da fuorilegge era una risposta valida, persino onorevole, a un'ingiustizia e a una persecuzione percepite”, spiega Slotkin. Lo stesso Starr avrebbe osservato: “Preferivo un internamento rapido e discreto in un cimitero rispettabile, piuttosto che una vita in una fattoria per detenuti in Arkansas.” Henry radunò una banda e iniziò a rapinare negozi e depositi ferroviari in tutto l’Oklahoma con una serie di sfacciate rapine in pieno giorno. Di notte, la banda si nascondeva sulle colline di Osage, a nord di Tulsa, vantandosi delle proprie avventure con gli altri fuorilegge. Henry Starr sembrava imprendibile, sfuggendo più volte ai Marshals e alla Polizia Indiana. Nel 1892, fu quasi catturato dal vice Marshal Floyd Wilson (1892 – 1921) vicino a Wolf Creek.





Wilson fu ucciso da Henry Starr a colpi d'arma da fuoco nei pressi di Lenapah, nel Territorio Indiano. Dal 1892 al 1921 la banda di Starr rapinà più banche delle bande James e Dalton messe insieme. La maggior parte delle rapine avvenne in Oklahoma e Kansas, ma ne furono commesse anche negli stati confinanti. Wilson e un altro Marshal erano sulle tracce della banda da diverse settimane. Quando ricevettero informazioni sulla posizione di Starr, Wilson lo mise alle strette da solo perché il cavallo dell’altro Marshal non era idoneo al trasporto. Quando gli fu intimato di arrendersi, ne seguì uno scontro a fuoco. Wilson fu colpito tre volte. Mentre giaceva inerme, Starr gli sparò un altro proiettile al cuore. Il 3 luglio 1893, Starr e un membro della sua banda furono arrestati a Colorado Springs. Furono trasportati a Fort Smith, in Arkansas, dove fu processato davanti al “Giudice Impiccatore Isaac Parker.” Fu riconosciuto colpevole di omicidio e condannato alla forca. Fu imbastito un secondo processo, e fu nuovamente condannato all’impiccagione. Al terzo grado gli fu inflitta una pena di 15 anni per omicidio colposo. Il 15 gennaio 1898, fu trasferito al carcere Federale di Columbus, in Ohio. Nel 1895, durante la sua permanenza nel carcere di Fort Smith, contribuì a convincere il famoso fuorilegge “Cherokee Bill” a costituirsi dopo aver sparato e ucciso la guardia Lawrence Keating, anch’egli membro del Servizio Marshal degli Stati Uniti. Per quello che definì un atto di grande coraggio, il presidente Theodore Roosevelt lo graziò il 16 gennaio 1903. Un anno dopo, Starr scoprì che i funzionari di diversi stati stavano preparando i documenti per l’estradizione per farlo arrestare per crimini commessi prima che assassinasse il Marshal Wilson. Tornò alle sue vecchie abitudini, riformò la sua banda e iniziò a rapinare banche. Il 13 maggio 1908 fu arrestato nel New Mexico ed estradato in Colorado per rapina in banca. Fu condannato a 25 anni di carcere e rilasciato sulla parola il 24 settembre 1913. Nei successivi 19 mesi, Starr e la sua banda rapinarono 14 banche in Oklahoma. Il 27 marzo 1915, lui e parte della sua banda furono catturati mentre tentavano di rapinare una banca a Stroud, in Oklahoma. Fu condannato a 25 anni di carcere da scontarsi nel penitenziario dell’Oklahoma.




Fu rilasciato sulla parola il 15 marzo 1919. Il 18 febbraio 1921, lui e altri tre tentarono di rapinare una banca a Harrison, in Arkansas. Qui finì la sua vita da criminale. Fu ucciso a colpi d’arma da fuoco. Starr fu il primo rapinatore a passare dal cavallo all’automobile nella sua professione di fuorilegge.






Si ritiene che il Marshal Wilson e Starr facessero parte della squadra del Marshals sotto il Marshal Bob Dalton (1869 – 1892) prima che questi diventasse fuorilegge. Un parente del sospettato uccise anche l’Agente di Polizia Frank West del “Bureau of Indian Affairs” degli Stati Uniti nel 1893.




L’agente Frank West fu ucciso a colpi d’arma da fuoco da un uomo ubriaco durante un ballo nei pressi del Canadian River. L’uomo si era avvicinato a West e lo aveva accusato di aver ucciso il suo cavallo. Poi estrasse una pistola e sparò al collo di West, che riuscì a rispondere al fuoco, ferendo mortalmente il sospettato. La moglie del sospettato era Belle Starr, complice della Younger Gang. La Younger Gang fu coinvolta nella morte degli Agenti Charles Nichols e James McMahan dello Sceriffo della Contea di Dallas, in Texas, nel 1871, e dell’Agente Edwin Daniels dello Sceriffo della Contea di St. Clair, in Missouri, nel 1874. Un parente del sospettato uccise il vicesceriffo degli Stati Uniti Floyd Wilson nel 1892. L’Agente West lasciò la moglie e due figli. È sepolto nel cimitero di McClure a Briartown, in Oklahoma. Il vice Marshal Wilson aveva prestato servizio presso lo United States Marshals Service per sette anni e in precedenza aveva prestato servizio presso il Dipartimento di Polizia di Little Rock. Nella sparatoria che seguì, Wilson fu ucciso, aggiungendo l’omicidio alle accuse che si accumulavano contro Starr. Le sue audaci rapine in pieno giorno e la sua frustrante elusività lo resero famoso, e presto i suoi sorprendenti lineamenti scuri furono sbandierati in tutto lo stato, con una ricompensa di 5.000 dollari, equivalenti a circa 130.000 dollari odierni. Nonostante la Legge fosse alle loro calcagna, Starr e il suo amico Frank Cheney decisero di alzare la posta, rapinando la loro prima banca a Caney, Kansas, il 28 marzo 1893. Irruppero nella banca a mezzogiorno, ognuno con un paio di revolver Colt. Mentre i rapinatori radunavano i clienti dietro una ringhiera, un cassiere si staccò dal gruppo e corse nell’ufficio del direttore. Starr si lanciò all'inseguimento. Raccontò lo scontro nella sua autobiografia: “Thrilling Events The Life of Henry Starr.” “Aveva la mano su un grosso Winchester, ma gli puntai entrambe le pistole in faccia, lasciò cadere la sua prima che potessi ordinarglielo.” I ladri fuggirono senza problemi dal retro della banca e, quando fu dato l'allarme, stavano già correndo a perdifiato verso le colline. L’adrenalina prodotta dalla rapina ebbe un effetto tremendo sul giovane; rapinare banche gli procurava un’emozione mai provata prima, e divenne rapidamente un’ossessione. Tuttavia, la fortuna di Henry si esaurì presto. Fu catturato a Colorado Springs, presso la Spaulding House, il 3 luglio 1893, e riportato nel buco nero di Fort Smith. Fu condannato due volte all’impiccagione, ma il suo avvocato riuscì a presentare ricorso contro le sentenze. Alla fine, si dichiarò colpevole di omicidio colposo e fu condannato a 15 anni. Finì per scontare solo otto anni della pena, poiché si comportò bene nel carcere di Tulsa e aiutò persino le guardie a contenere un’evasione convincendo un prigioniero armato ad arrendersi. Nel 1901 fu graziato dal Presidente Roosevelt (1882 – 1945) e rilasciato. Dopo essere uscito dal carcere, si guadagnò onestamente da vivere lavorando nel ristorante di sua madre. Si sposò nel 1903 ed ebbe un figlio, che chiamò Theodore Roosevelt Starr. Henry cercò di vivere una vita semplice, ma le autorità dell’Arkansas continuavano a chiedere a gran voce la sua estradizione, insoddisfatte della sua condanna lieve. Fuggì sulle Osage Hills e si riunì ai suoi vecchi compatrioti. Nel 1908, attraversò il confine con il Kansas e iniziò una nuova serie di rapine. Questa serie di rapine, tuttavia, non durò a lungo, poiché fu presto catturato e condannato a sette anni a Canon City, in Colorado. Scontò cinque anni prima di essere rilasciato sulla parola nel 1913, a condizione che non lasciasse il Colorado. Naturalmente, Starr rispettava la Legge solo quando era in prigione. Una volta rilasciato, riattraversò immediatamente l’Oklahoma e diede inizio alla sua più audace serie di rapine: 14 rapine in banca in pieno giorno tra il 1914 e il 1915 in tutto lo stato. Tra l’8 settembre 1914 e il 13 gennaio 1915, quattordici rapine in banca furono attribuite a Henry Starr. Tutte rapine avvenute in pieno giorno, eseguite rapidamente ed efficientemente a intervalli di due settimane. Fu la peggiore serie di rapine a cui la popolazione dell’Oklahoma avesse mai assistito. In risposta alle proteste dei cittadini, l’assemblea legislativa statale approvò il Bank Robber Bill, che stanziava $15.000 dollari per catturare i rapinatori di banche e poneva una taglia di $5.000 dollari sulla testa di Starr. La ricompensa era pagabile con consegna “Dead or Alive.”




Elenco delle banche rapinate in questo periodo da Starr:

08/09/1914 Keystone State Bank, Keystone, Oklahoma, 3000 dollari.
30/09/1914 Keifer Central Bank, Kiefer, Oklahoma, 6400 dollari.
06/10/1914 Farmers’ National Bank, Tupelo, Oklahoma, 800 dollari.
14/10/1914 Pontotoc Bank, Pontotoc, Oklahoma, 1100 dollari.
20/10/1914 Byars State Bank, Byars, Oklahoma, 700 dollari.
13/11/1914 Farmers State Bank, Glencoe, Oklahoma, 2400 dollari.
20/11/1914 Citizens State Bank, Wardville, Oklahoma, 800 dollari.
16/12/1914 Prue State Bank, Prue, Oklahoma, 1400 dollari.
29/12/1914 Carney State Bank, Carney, Oklahoma, 2853 dollari.
04/01/1915 Oklahoma State Bank, Preston, Oklahoma, 1200 dollari.
05/01/1915 First National Bank, Owasso, Oklahoma, 1500 dollari.
12/01/1915 First National Bank, Terlton, Oklahoma, 1800 dollari.
12/01/1915 Garber State Bank, Garber, Oklahoma, 2500 dollari.
13/01/1915 Vera State Bank, Vera, Oklahoma, 1300 dollari.

Gli Ufficiali di Polizia batterono ogni roccia e cespuglio delle Osage Hills nel tentativo di trovare il nascondiglio di Starr. Perseguitarono i suoi complici per ottenere informazioni e offrirono una ricompensa di 1000 dollari per lui, “Vivo o Morto.” Henry, in realtà, si nascondeva in bella vista, in un edificio nel centro di Tulsa, a soli due isolati dallo sceriffo della Contea, come spiega Slotkin: “Un cowboy impolverato, in parte indiano, che entrava in città a cavallo era uno spettacolo troppo ordinario per attirare l’attenzione.” La serie di rapine culminò a Stroud e in una coraggiosa doppia rapina in pieno giorno, un’impresa già tentata dalla banda Dalton a Coffeyville, Kansas, nel 1892, dove la banda era stata annientata. Mentre il cassiere della “Stroud National Bank” svuotava la cassa nel sacco di iuta di Henry, un’ondata di fiducia invase il corpo del fuorilegge: sarebbe davvero riuscita a farla franca!? La notizia della rapina si era diffusa rapidamente nella cittadina. Mentre la banda usciva di corsa dalla banca e si riuniva ai compatrioti, i proiettili iniziarono a fischiare. I cittadini di Stroud impugnarono le armi contro i banditi e trasformarono le strade silenziose in una cacofonia di colpi d’arma da fuoco. Spararono dalle vetrine dei negozi, dalle bancarelle dei supermercati e dai saloon, costringendo la banda a disperdersi. Il ventenne Paul Curry brandì un fucile a canna corta che suo zio usava per macellare i maiali e immobilizzò Starr e il suo complice Lewis Estes. Il resto della banda fuggì con 5815 dollari. Starr si riprese dalle ferite, ma fu condannato a 25 anni di carcere nel penitenziario statale dell’Oklahoma. Come al solito, tuttavia, la sua buona condotta dietro le sbarre e la sua fervente rinuncia alla vita criminale impressionarono le autorità carcerarie, e fu rilasciato nel 1919, dopo aver scontato solo quattro anni della sua condanna. Questa volta, tuttavia, Starr era determinato a rimanere in riga. Sfruttò la sua infamia per intraprendere una brillante carriera di attore.






Nel 1919, produsse e interpretò “A Debtor to the Law”, una ricostruzione cinematografica della rapina di Stroud. Starr descrisse il film come un modo per mettere in pratica il suo passato criminale e “confessare” i suoi crimini. Tornò a Stroud per girare il film e arruolò gli abitanti del Paese che avevano sventato la sua rapina per ricrearla su pellicola, tra cui il cassiere di banca che aveva rapinato e Paul Curry, il ragazzo che gli aveva sparato. Il film ebbe un grande successo locale; a Starr fu persino offerto un ruolo in un film di Hollywood, ma rifiutò per paura che le autorità californiane lo estradassero in Arkansas. Nel 1921, la vita di Henry Starr era più agiata che mai; si risposò e comprò una casa a Claremore, in Oklahoma, contando un reddito costante grazie ai suoi film. Ma dopo due anni di calma, tornò ad essere irrequieto. Desiderava ardentemente l’adrenalina della rapina, la sfida della pianificazione e il brivido dell’esecuzione. Il 18 febbraio 1921, si diresse verso Harrison, in Arkansas, con tre complici, per colpire la “People’s State Bank.” “Si dice che fosse la prima volta che un fuorilegge si presentava a una rapina in banca in automobile”, racconta Michael Wallis - “Mentre recuperavano il bottino di 6.000 dollari, l’ex presidente della banca si infilò nel caveau, afferrò il suo Winchester e aprì il fuoco. Un proiettile colpì Starr e gli recise la spina dorsale, gli altri fuggirono a mani vuote.” Henry fu portato d’urgenza al carcere della contea per le cure. Il medico riuscì a estrarre il proiettile, ma la ferita di Starr era mortale. Mentre la sua vita si spegneva, disse al medico: “Ho rapinato più banche di chiunque altro in America.” Morì la mattina successiva, il 22 febbraio 1921. In effetti, durante la sua carriera da fuorilegge aveva rapinato 21 banche, più della banda di Jesse James e della banda di Dalton messe insieme. Henry Starr si impossessò di quasi 60.000 dollari durante i suoi 32 anni di regno, l’equivalente di circa 1.500.000 dollari odierni. Gran parte di questo bottino non fu mai recuperato dalle autorità e si dice che sia nascosto da qualche parte lungo il fiume Cimarron, nella Contea di Stevens, in Kansas. Starr descrisse il luogo come: “...vicino al confine, in un posto che nessuno avrebbe potuto trovare nemmeno in un milione di anni.” I visitatori del sud-ovest del Kansas potrebbero trarre beneficio da un'occhiata più da vicino lungo le rive del fiume. Tuttavia, non fu il denaro a spingere Starr a una vita criminale, come descrive Richard Slotkin: “Starr si considerava quello che gli storici sociali chiamano un “bandito sociale”: un fuorilegge che agisce per conto di un gruppo sociale o di una comunità oppressa contro il gruppo dominante.” Vittima della Legge fin da giovane, Starr vedeva nel banditismo la sua unica salvezza contro l’ingiustizia.




Fu l’ultimo dei fuorilegge a cavallo. Le strade si diffusero nella remota natura selvaggia che un tempo chiamava casa. Nel 1926, cinque anni dopo la morte di Starr, fu tracciata la Route 66 e Stroud si trasformò da una piccola località sperduta in una vivace stazione di posta. Tulsa si trasformò da ruvida cittadina di bovini nella “Capitale mondiale del petrolio.” L’eredità del rapinatore di banche sarebbe continuata, ma su pneumatici anziché su zoccoli, mentre il Vecchio West moriva e sorgeva l’America ai bordi delle strade.





Ned Christie

Ned Christie, “fuorilegge” Indiano d’America del Territorio Indiano e figlio di Watt Christie, nacque il 14 dicembre 1852 nella Nazione Cherokee. Membro del Consiglio Nazionale Cherokee per un mandato, Ned Christie lavorò come fabbro e armaiolo. Fu accusato dell’omicidio del vice Marshall degli Stati Uniti Dan Maples, avvenuto il 5 maggio 1887 a Tahlequah. Mentre Maples si trovava a Tahlequah per arrestare il fuorilegge Cherokee Bill Pigeon e per inseguire i venditori ambulanti di whisky, fu ucciso a colpi d’arma da fuoco.





Cherokee Bill (Crawford Goldsby) (1876 – 1896) era un famigerato fuorilegge Americano di origine Cherokee della fine del XIX secolo, noto per rapine e omicidi nel Territorio dell’Oklahoma prima della sua esecuzione nel 1896. Il nome “Cherokee Bill” derivava dal suo retaggio e si dice che significasse “mano selvaggia” nella cultura Cherokee. Christie si trovava a Tahlequah quando avvenne l’omicidio di Maples, ma dichiarò fermamente di non aver commesso il crimine. La Corte Distrettuale Federale dell’Arkansas Occidentale di Fort Smith emise un mandato d’arresto per Christie. Credendo che non avrebbe ricevuto Giustizia in un Tribunale degli Stati Uniti, Christie si rifiutò di consegnarsi alle autorità. Nel Distretto di Going Snake della Nazione Cherokee, costruì una capanna di tronchi su una rupe conosciuta come Ned’s Fort Mountain. Per cinque anni respinse numerosi tentativi da parte dei vicesceriffi Statunitensi, tra cui Heck Thomas e Bass Reeves, di catturarlo o ucciderlo. La famiglia e gli amici di Christie lo avvisarono quando gli uomini della Legge si trovavano nelle vicinanze della sua casa e gli fornirono provviste. La sua capacità di eludere l'arresto divenne leggendaria, e nacque un racconto popolare Cherokee che affermava che Christie fosse riuscito a eludere la Legge perché era un mutaforma che si trasformava in un gufo o in un cinghiale.





La resistenza di Ned Christie terminò il 1° novembre 1892, quando il vicesceriffo Paden Tolbert guidò una squadra di sedici uomini nel distretto di Going Snake. Utilizzando un cannone dell’Esercito Americano acquistato da Fort Scott, in Kansas, la squadra costrinse Christie allo scoperto e lo uccise il 3 novembre. Il fuorilegge fu scagionato nel 1918 quando un liberto Cherokee di nome Dick Humphrey si fece avanti e dichiarò a un giornalista di aver assistito all’omicidio di Maples e che Christie non era l’aggressore. Humphrey dichiarò di aver avuto paura di parlare prima per timore di perdere la vita. Alcuni ricercatori (e mi ci metto anch’io) ritengono che Christie sia stato vittima di una cospirazione progettata per punirlo perché, durante il suo servizio nel Consiglio Nazionale Cherokee, si era opposto allo sviluppo ferroviario nel Territorio Indiano. Nella luce morente della frontiera Americana, un uomo divenne leggenda e bersaglio allo stesso tempo: Ned Christie, un Cherokee il cui nome suscita ancora dibattiti a più di un secolo dalla sua ultima resistenza. Non era il tipo di fuorilegge reso famoso da rapine in banca o furti ai treni. I guai di Christie iniziarono con il whisky, una bottiglia contrabbandata attraverso la Nazione Cherokee e il sospetto per la morte di uno sceriffo Federale – accuse che ha sempre negato. Ma ciò che seguì lo trasformò da ricercato a simbolo di qualcosa di molto più profondo: resistenza, orgoglio e una strenua difesa della libertà personale. Invece di fuggire o nascondersi, Christie costruì una roccaforte sulle colline vicino a Tahlequah, fortificandola come un guerriero di un altro secolo. Lì, sotto gli occhi della Nazione, tenne a bada gli sceriffo Federali per cinque lunghi anni. La sua casa divenne una fortezza, i suoi giorni un assedio e il suo nome una Storia sussurrata tra paura e ammirazione. Non si trattava di un uomo in fuga, ma di un uomo che opponeva resistenza. Ci vollero dinamite, una mitragliatrice Gatling e una forza soverchiante per abbatterlo definitivamente nel 1892.




Ma nemmeno allora Christie scomparve dalla storia. Fu scattata una fotografia del suo corpo senza vita, inscenata ed esposta come prova della vittoria, ma non fece altro che sollevare ulteriori interrogativi. Cosa accadde veramente tra quelle colline!?





Christie era un criminale o un uomo ingiustamente braccato per aver difeso i suoi diritti e la sua terra!? La sua storia permane perché rifiuta risposte facili. Suscita curiosità, accende il dibattito e ci ricorda che il Vecchio West non era solo sparatorie e oro, ma identità, sopravvivenza e potere. Oggi, guardando quell’immagine inquietante di oltre un secolo fa, ci chiediamo se la Legge abbia catturato un criminale o se abbia messo a tacere una voce che si rifiutava di cedere. Una cosa è certa: Ned Christie potrebbe non esserci più, ma la sua Leggenda è ancora viva.




Tahlequah, Oklahoma - Il “Cherokee Patriot Day” celebrerà la vita di Ned Christie e raccoglierà fondi per il cimitero in cui è sepolto. L’organizzatore e membro della famiglia Christie, Roy Hamilton, ha dichiarato che l’evento inizierà alle 18:00 nella Cherokee Nation Community Room, situata dietro il Restaurant of the Cherokees. Il ricavato dell’evento sarà utilizzato per acquistare un cancello, un cartello e una panchina nel cimitero in cui Christie è sepolto, nella Contea rurale di Adair, nella comunità di Wauhillau. “Le Nazioni celebrano i loro leggendari patrioti, onorano la loro memoria e l’amore incondizionato che nutrivano per la loro Nazione. La Nazione Cherokee ha un patriota di questo tipo in Ned Christie", ha affermato Hamilton.
Christie nacque il 14 dicembre 1852 a Wauhillau, nel distretto di Goingsnake. Era figlio di Watt e Lydia (Thrower) Christie, sopravvissuti al Trail of Tears. Era un fabbro e un armaiolo. Era anche un suonatore di strumenti cherokee come il violino. Eletto al Consiglio Nazionale Cherokee nel 1885, era noto per essere un convinto sostenitore della sovranità tribale. Hamilton ha affermato che: “I migliori tacos Indiani in circolazione.” preparati da Denise Rabbit, saranno disponibili durante il “Cherokee Patriot Day”, insieme a prodotti artigianali e una torta gratuita. È prevista anche un’asta silenziosa.





La “Early Morning High Band” di Locust Grove si esibirà in un’esibizione speciale durante la serata. Hamilton ha affermato che la band spazia in diversi generi musicali e comprende Raychelle Wilson, cantante solista; Chris Taylor, basso e voce; Curly Rogers, armonica; Mark Kuykendall, chitarrista (discendente diretto di Ned Christie); e Kyler Kelch alla batteria. Secondo i documenti storici del Consiglio Nazionale Cherokee, Christie è considerato un Patriota non solo per il suo servizio al Consiglio Nazionale come senatore Cherokee, ma anche per la sua posizione contro il Governo degli Stati Uniti.
Mentre Christie si trovava a Tahlequah per questioni consiliari nel maggio del 1887, il vice Marshal degli Stati Uniti Dan Maples fu assassinato nei pressi dell’attuale sede della “Northeastern State University.” Christie, che si trovava nelle vicinanze del luogo dell’omicidio la notte del 4 maggio 1887, fu accusato dell’omicidio. Negò categoricamente di aver ucciso Maples e chiese alla Corte Federale degli Stati Uniti nella vicina Fort Smith, Arkansas, di concedergli il tempo di dimostrare la sua innocenza.




Il Giudice Federale Isaac Parker (1838 – 1896) respinse la richiesta. Temendo un processo davanti a una giuria composta da bianchi in un Tribunale Statunitense, Christie iniziò la sua lotta con le autorità Federali. Per cinque anni sfuggì alla cattura da parte degli uomini di Legge. Il 3 novembre 1892, gli U.S. Marshals circondarono un forte che Christie aveva costruito vicino a Wauhillau, ma lui si rifiutò di arrendersi. Quando la fortezza fu finalmente penetrata, Christie corse fuori sparando e fu ucciso a colpi d’arma da fuoco. Anni dopo la morte di Christie, un testimone oculare, Dick Humphrey, identificò Bub Trainor, residente di Tahlequah, come l’assassino di Maples. Oggi la Storia di Ned Christie rimane una Leggenda amata dai Cherokee, in quanto simbolo dell’ingiustizia commessa dall’uomo bianco contro il loro popolo.




I Cherokee erano una delle tribù veramente civilizzate che si adattarono ai costumi dell’uomo bianco, vivendo sotto un governo molto simile a quello dei bianchi, coltivavano la terra e comprendevano il concetto di proprietà. Si schierarono nella Guerra Civile in base alle proprie convinzioni sul conflitto. I Cherokee sono un Popolo Indigeno delle Woodlands sudorientali degli Stati Uniti, noto per la sua società ricca di storia e politicamente integrata. Dopo essere stati allontanati con la forza dalle loro terre ancestrali negli anni ‘30 e ‘40 del XIX secolo lungo il “Sentiero delle Lacrime”, molti furono trasferiti in Oklahoma. Oggi, la più grande tribù riconosciuta a livello Federale, la Nazione Cherokee, ha sede in Oklahoma, mentre il Gruppo Orientale degli Indiani Cherokee risiede nella Carolina del Nord, e il Gruppo Unito degli Indiani Cherokee Keetoowah si trova anch’esso in Oklahoma. Prima del XVIII secolo, la Patria dei Cherokee era concentrata lungo le valli fluviali in quelle che oggi sono la Carolina del Nord sud-occidentale, il Tennessee sud-orientale, la Virginia sud-occidentale e parti della Georgia e dell’Alabama.
Negli anni ‘30 del XIX secolo, il Governo degli Stati Uniti approvò l’Indian Removal Act, che portò al trasferimento forzato della maggior parte della Nazione Cherokee nel “Territorio Indiano”, oggi Oklahoma. Questa migrazione forzata è nota come Sentiero delle Lacrime, un tragico evento durante il quale migliaia di Cherokee morirono di malattie, fame e sfinimento. Alcune comunità Cherokee rimasero nel sud-est, mentre altre si nascosero sui Monti Appalachi per evitare il trasferimento. Il popolo Cherokee conosce Ned Christie come un Patriota che si batté per la sovranità tribale negli ultimi decenni, prima dell’assegnazione delle terre Cherokee. Dalla fine del 1800, altri spesso non Cherokee hanno raccontato storie di uno spericolato fuorilegge Indiano che uccise un vicesceriffo degli Stati Uniti e diffuse la paura ovunque. Utilizzando recenti studi, una nuova mostra esamina la vita di Christie e offre un ritratto più sfumato di un uomo che servì la sua Nazione e che alla fine incontrò una fine violenta per mano dei suoi accusatori. Lo statista Cherokee Nede Wade Christie, noto anche come Ned Christie, morì nell’attuale Oklahoma nel 1892 per mano di una squadra che cercava di vendicare l’uccisione del maresciallo statunitense Dan Maples, avvenuta nel 1887. Per oltre un secolo, storici di entrambe le fazioni hanno speculato su questo controverso episodio della vita nel Vecchio West, chiedendosi se Christie abbia effettivamente ucciso Maples.




Secondo un nuovo libro di una ricercatrice dell’Università del Kansas, che riassume la sua approfondita ricerca sul caso, è improbabile che Christie lo abbia commesso. Il caso in sé racconta un’importante storia di Giustizia, del West Americano, di come venivano trattati i Nativi Americani e di creazione di miti. “Gli Americani hanno bisogno di eroi, e l’immagine della frontiera selvaggia è lo sfondo cruciale per gli scenari positivi degli sceriffi Statunitensi che uccidono i cattivi", ha affermato Devon Mihesuah (1957), professore di Comprensione Culturale Internazionale presso il programma di studi umanistici della KU. “Il caso di Christie è un affascinante esempio di creazione di un mito. Gli scrittori descrivono Christie come un selvaggio, impenitente e profondamente malvagio, e come qualcuno che doveva essere eliminato non solo per proteggere il pubblico innocente, ma anche per far apparire gli uomini di legge che lo hanno sterminato più coraggiosi e nobili.”
Nel suo nuovo libro, “Ned Christie: The Creation of an Outlaw and Cherokee Hero”, pubblicato dalla University of Oklahoma Press, Mihesuah cerca di collocare la sua ricerca sulla storia di Christie nel contesto del Governo Cherokee e delle condizioni politiche e sociali Americane del XIX secolo. Nell’ambito della sua approfondita ricerca sul caso Christie, ha esaminato centinaia di articoli di giornale, documenti giudiziari, testimonianze, storie di famiglia, rapporti del Commissario Indiano e fotografie, e ha confrontato le cronologie e gli eventi dimostrabili con la letteratura del Far West. Storicamente, si sono avute tre diverse visioni di Christie. “Una è che fosse un ladro, un assassino e indiscutibilmente colpevole di aver sparato a Maples”, ha detto. “Un’altra ipotesi è che il vero assassino di Maples, Bub Trainer, abbia incastrato Christie e che una squadra di uomini si sia vendicata di lui senza prove sufficienti che Christie avesse ucciso Maples.” Chi sostiene la teoria del tranello in genere crede che un testimone di cognome Humphrey abbia visto Trainer uccidere Maples a Tahlequah, la capitale della nazione Cherokee nell’attuale Oklahoma. Diversi criminali si trovavano nelle vicinanze di Maples quella notte, ha detto Mihesuah. Un altro uomo, John Parris che in alcuni resoconti ha accusato Christie di essere l’assassino probabilmente ha ucciso Maples, e la storia di Humphrey è stata inventata, ha aggiunto. “La mia opinione è che Christie non abbia ucciso Maples, ma che avesse il potenziale per essere violento”, ha detto Mihesuah, membro della Nazione Choctaw dell’Oklahoma e discendente dei Chickasaw. Tuttavia, le autorità del Tribunale Federale di Fort Smith, in Arkansas, si sono concentrate esclusivamente su Christie anziché su altri sospettati. “La complessa giurisdizione penale nel Territorio Indiano è legata alla politica, e le questioni politiche scottanti hanno probabilmente messo Christie in questa situazione difficile”, ha detto Mihesuah, aggiungendo che Christie ha lottato contro l’imminente istituzione di uno stato, l’assegnazione di terreni e le ferrovie, tutti fattori che lo hanno reso una figura controversa. Dopo non aver potuto raccogliere prove per difendersi, Christie è sfuggito alla cattura per cinque anni prima che la Polizia facesse saltare in aria la sua casa con la dinamite e gli sparasse.






In seguito hanno portato il suo corpo a Fort Smith e l’hanno esposto per tre giorni a fotografi e curiosi. Mihesuah ammette che la piena verità su quanto accaduto probabilmente continuerà a sfuggire. “Christie e i suoi familiari più stretti non hanno lasciato lettere, documenti o interviste. I giornali non hanno pubblicato alcun discorso da lui pronunciato, e nessuno di questi è registrato nei documenti tribali Cherokee”, ha detto. “Finché non verranno alla luce ulteriori informazioni, il meglio che abbiamo è una ricerca approfondita combinata con le poche storie di famiglia tramandate, oltre a un generale buon senso.” Ma spera che una ricerca approfondita come la sua su questi casi e altri nella Storia dei Nativi Americani possa fare più luce ed evitare simili esempi di creazione di miti, soprattutto storie che includono componenti per una buona narrazione, con ogni aspetto esagerato e costruito per formare racconti più grandi della vita di una natura selvaggia infestata da fuorilegge. “Questo offre un racconto più equo della sua vita e di quella della sua famiglia, oltre a ciò che abbiamo visto”, ha detto Mihesuah: “I Christie se lo meritano, almeno.”
Ma la Storia ha iniziato a cambiare. Tra i Cherokee, Christie è ricordato non come un fuorilegge, ma come un Patriota che si opponeva a un sistema determinato a metterlo a tacere.





Daniel Parry “Dan” Maples

L’omicidio del vice Marshal Dan Maples nel 1887 è ancora irrisolto. L’alone di mistero che circondava l’omicidio di un vice Marshal Statunitense nel 1887 tornò alla ribalta quando i discendenti di Dan Maples decisero di donare la sua foto al Fort Smith National Historic Site. Maples era uno dei 200 vice sceriffi descritti come “uomini senza paura, duri e dal tiro direto.” Furono loro a processare i criminali processati nel Tribunale del Giudice Isaac Parker a Fort Smith, di cui il Giudice disse “senza questi uomini non potrei tenere un solo giorno di tribunale.” Quattro uomini furono sospettati di aver preso parte all’imboscata. Tre di loro, John Parris (scritto anche Parish), Charles Bob Tail e Bud Trainor, furono catturati e incarcerati. Il quarto, Ned Christie, rimase latitante e divenne il principale sospettato dopo che Parris lo accusò. Resoconti di prima mano, resoconti dell’incidente tramandati in famiglia e altro materiale di riferimento non riescono a risolvere il crimine. Il quadro è ulteriormente offuscato da un racconto, pubblicato 45 anni dopo, di un testimone oculare che scagiona Christie. Dan Maples e sua moglie, Maletha Campbell Maples, giunsero nella Contea di Benton poco dopo la fine della Guerra Civile dalla loro nativa Contea di Carroll. Dopo aver prestato servizio come vice sceriffo della Contea, Dan fu nominato vice Marshal degli Stati Uniti e lavorò sotto il capo Marshal Thomas Boles e John Carroll, che successe a Boles, nel 1886. Per comprendere la situazione nel Territorio Indiano a quel tempo, bisogna ricordare che questo era praticamente un paradiso per i criminali. Il Governo Indiano non aveva alcun controllo sugli uomini bianchi e il Governo Cherokee e i tribunali dell’Arkansas e del Kansas erano lontani e i loro diritti di giurisdizione venivano spesso messi in discussione nei casi che si verificavano nel territorio. Gli uomini che vivevano qui, per lo più cowboy che sorvegliavano le mandrie nella Cherokee Strip, garantivano la propria sicurezza personale con la precisione delle armi. Da questo gruppo provenivano sia i criminali che gli uomini della Legge che li consegnarono alla giustizia durante questo turbolento periodo della storia dell’Oklahoma. Fu in questa zona che Dan Maples fu inviato il 4 maggio 1887. Lui, come tutti gli ufficiali, era considerato un intruso. I cittadini si unirono per impedire a questi ufficiali di svolgere il loro dovere. Se l’ufficiale aveva successo, guadagnava due dollari per aver catturato il suo uomo, più l’inimicizia degli amici dell’uomo. Maples fu inviato a Tahlequah su richiesta dei residenti che chiedevano un uomo che non avesse paura perché la situazione fuori controllo era sfuggita di mano. Questo secondo la tradizione di famiglia, come raccontato dai nipoti di Maples, la signora Beatrice Maples Jones, Bryan A. Maples e la signora Lillian Maples Anderson, tutti di Bentonville, che ricordavano il racconto della nonna. Altri resoconti affermano che avesse con sé un mandato di cattura per un indiano di nome John Parris e che fosse stato inviato ad arrestare il noto bandito Bill Pigeon (Pigeon era ricercato per l’omicidio del vicesceriffo Jim Richardson, ma scomparve nelle Flint Hills e non fu mai trovato, secondo “Law West of Fort Smith” di Glenn Shirley).




Quando Dan ricevette la richiesta, si preparò a partire. Aveva lavorato principalmente nel territorio Cherokee, poiché conosceva la tribù e la sua lingua, ed era considerato “parte del meglio” dello staff del Marshal Carroll. Sua moglie lo implorò di non partire. La sua premonizione di un disastro imminente si intensificò mentre lui la salutava e si preparava a salire sul carro, quando un uccello gli svolazzò intorno alla testa e gli si posò sulla spalla. La notizia successiva che sentì fu quella della sua morte, trasmessa via cavo. Il seguente resoconto fu pubblicato poco dopo su un giornale locale (ritaglio aggiornato conservato dalla famiglia): “Il vice Marshal Dan Maples di Bentonville è partito lunedì per la nazione Cherokee per arrestare il noto bandito Bill Pigeon. Era accompagnato da J. M. Peel e George Jefferson. Giovedì è arrivata la notizia via cavo che Dan era stato colpito e gravemente ferito. Un dispaccio successivo ha portato la notizia della sua morte. Non si conoscono ulteriori dettagli. Dan Maples era ben noto nella contea di Benton e nessun uomo aveva amici più cari. In seguito: Il corpo del signor Maples è arrivato ed è stato sepolto ieri a Bentonville.” La settimana successiva è stato pubblicato un resoconto più completo, senza data né nome sul giornale: “Questa comunità è stata gettata in un grande stato di costernazione dall’arrivo del figlio, (Sam Maples, nominato Marshal il 9 settembre 1893 dal vice Marshal degli Stati Uniti Dan Maples, accompagnato da uno dei membri della squadra, giovedì sera annunciò l’uccisione di Maples a Tahlequah, Territorio Indiano, avvenuta la notte precedente (mercoledì).” I particolari, per quanto ne sappiamo, sono i seguenti: “Il Marshal Maples, accompagnato da suo figlio, Mac Peel, George Jefferson e un giovane assunto come cuoco, attraversò tutta Bentonville (probabilmente a Fayetteville) lo scorso lunedì della settimana scorsa, in viaggio verso la Nazione, arrivando a Tahlequah il giorno successivo. Maples e uno dei membri della squadra, George Jefferson, iniziarono a recarsi in città per commerciare e, dopo aver concluso i loro affari, tornarono all’accampamento e, mentre attraversavano il torrente, a un centinaio di metri dall’accampamento, furono colpiti da un gruppo sconosciuto. Era quasi buio quando avvenne la sparatoria. Sembra che Jefferson fosse di vedetta e abbia notato il bagliore di una pistola nelle mani dell’assassino, nascosto dietro un albero, e lui (Jefferson) abbia gridato al Marshal Maples di “Attenzione!”, ma l’avvertimento arrivò troppo tardi e il primo messaggio di piombo sparato dall’arma dell’assassino causò la morte di Maples, essendo l’unica palla che ebbe effetto. L’assassino, tuttavia, non soddisfatto del suo operato già sanguinoso e codardo, svuotò le camere rimanenti, ricaricò e sparò il secondo colpo contro Jefferson.” Jefferson, strano a dirsi, essendo un bersaglio scoperto, si alzò e scaricò la pistola contro l'assassino, scappando senza un solo graffio. Anche Maples sparò quattro colpi dopo essere stato colpito da un proiettile che gli trapassò il corpo. I restanti membri dell’accampamento, Mac Peel, il cuoco e il figlio di Maples, sentendo gli spari, corsero in soccorso il più velocemente possibile, ma la rissa fu di breve durata e, quando si procurarono le armi e arrivarono sul posto, l’assassino si era già dato alla macchia. Maples fu immediatamente trasportato in una residenza a Tahlequah, dove ricevette le migliori cure e attenzioni dai degni cittadini del luogo. Morì il giorno dopo. Non è stato ancora annunciato alcun indizio, se non che era stato ricevuto un dispaccio a Bentonville dal Capo Bushyhead, il quale affermava che era stato effettuato un arresto e che si pensava avessero catturato l’uomo che aveva assassinato Maples. Questo resoconto è essenzialmente come i discendenti ricordano che la nonna avesse raccontato la storia e come Jefferson la raccontò loro. La signora Maples visse fino al 1934 e non perdonò mai gli indiani per aver ucciso suo marito. Gli Indiani apparentemente non si perdonarono, perché offrirono una ricompensa e promisero di fare tutto il possibile per catturare e processare l’assassino. Si rivelò un compito arduo. L’Indian Journal del 16 maggio 1887 riportava che Heck Thomas era uno degli sceriffi inviati a catturare l’assassino. “Se avesse trovato l'uomo giusto, avrebbe fatto un bottino molto redditizio: c’è una ricompensa di 500 dollari per l’assassino.” Thomas fu inviato a catturare un giovane Indiano di nome Charley Bobtail, che era stato un compagno abituale di Parris. Era uno dei sospettati dell’omicidio. Arrestò Bobtail la notte del 20 maggio e lo portò a Fort Smith. Bobtail negò di essere a conoscenza del crimine e Parris confessò che Bobtail non era presente e disse: “L’uomo che ha ucciso Maples è ...Ned Christie.” La sua accusa è riportata da Shirley nel suo libro “Heck Thomas, Frontier Marshal.” Quando la notizia di questa confessione giunse a Tahlequah, Christie andò in ricognizione. Il vice Joe Bowers si recò a Rabbit Trap per eseguire il mandato di cattura. Christie sparò dal sottobosco, la palla colpì Bowers e Christie fu accusato di aggressione a un Agente Federale. Quello stesso anno, in un resoconto del numero di Agenti uccisi, un articolo sul Fort Smith Weekly Elevator del 9 dicembre 1887 affermava: “Dan Maples assassinato a Tahlequah, presumibilmente da Ned Christie, Charles Bobtail, John Parris e Bud Trainor.” Questi ultimi tre sono in prigione qui, mentre Christie è a piede libero. E Christie è rimasto a piede libero: infatti, Harry Sinclair Drago, in “Fuorilegge a cavalo”, afferma di aver ingaggiato gli sceriffi la battaglia più lunga e risoluta mai combattuta.




Indica anche che non è mai stato stabilito chi abbia sparato, ma che Christie è stato presunto colpevole perché è fuggito. I veterani del posto ritengono che Christie non fosse colpevole e la prova della sua reputazione nella comunità è stata la sua elezione al “Consiglio Tribale Cherokee” quando era ancora un giovane. Era figlio di Watt Christie, un Cherokee purosangue, un armaiolo e un’ottima conoscenza della lingua dell’uomo bianco. Dopo che il mandato di cattura fu emesso, si rifiutò di pronunciare una sola parola di Inglese. Christie fu infine ucciso in un’epica battaglia di due giorni (2-3 novembre 1892) con gli sceriffi statunitensi, in cui la dinamite fu usata per distruggere il suo forte di tronchi. Enoch Mills, nonno della signora Lewis Jeter, originaria della zona di Greenland, era tra gli agenti presenti.




Quarantacinque anni dopo, Fred E. Sutton, ex Agente e scrittore freelance, scrisse un articolo di approfondimento in cui raccontava che un fabbro nero, Dick Humphrey, di Tahlequah, vide Bud Trainor uccidere Dan Maples. La paura di Trainor tenne Humphrey in silenzio finché non apprese della sua morte per mano di ribelli nel distretto di Cooweescoowee. Sutton afferma: “Questo è un resoconto veritiero di questa tragedia della Nazione Cherokee.” Nonostante la prematura scomparsa di Maples, suo figlio George seguì le orme del padre e fu sceriffo di Bento. Un rapporto del 1918 di un testimone oculare dell’omicidio del vice Marshal Dan Maples affermava che Christie era stato accusato ingiustamente. Il testimone oculare temeva ritorsioni da parte del vero assassino di Maples, Bud Trainer. Nel 1896, nove anni dopo che Trainer aveva ucciso Maples, quest’ultimo fu ucciso da quattro uomini armati. Si credette che si trattasse di una disputa per il whisky. Gli anni in cui Christie sfuggì agli uomini della Legge furono in seguito chiamati la Guerra di Ned Christie. Era visto dai Cherokee come un simbolo di forza e indipendenza. Oggi Christie è onorato da una targa presso il Tribunale Cherokee di Tahlequah, in Oklahoma. Il monumento commemorativo recita che fu “Assassinato dagli U. S. Marshals nel 1892.” Anche il “Fort Smith National Historic Site” in Arkansas ha riconosciuto la morte di Christie come un assassinio. Il 4 maggio 1887, il vice Marshal degli Stati Uniti Dan Maples guidò altri vice e uomini della Polizia nel Territorio Indiano per arrestare chiunque vendesse whisky. Bud Trainer era uno dei venditori ambulanti di whisky che i vice erano sulle loro tracce. Seguendo una pista su Trainer, Maples e un uomo della Polizia si trovavano da qualche parte tra Tahlequah e l’accampamento della polizia vicino a Spring Branch Creek, quando caddero in un'imboscata. Maples fu colpito e l’uomo armato riuscì a fuggire. Maples morì il giorno dopo. Gli uomini della polizia sospettarono che Trainer avesse sparato a Maples e iniziarono ad arrestare i suoi complici. John Parris, un compagno di Trainer, era stato arrestato e aveva accusato Christie dell’omicidio. Si diceva però che Christie stesse bevendo con altri quattro Cherokee al momento della sparatoria. Christie negò di aver ucciso Maples e tornò a casa dalla moglie e dal figlio. Fu incriminato da un gran Giurì della Corte degli Stati Uniti del Distretto Occidentale dell’Arkansas a Fort Smith per l’omicidio di Maples. Un mandato di arresto fu emesso dal giudice Isaac Parker. Christie riteneva che non avrebbe ricevuto un giusto processo presso il tribunale del Giudice Parker. Secondo quanto riferito, scrisse al Giudice Parker una lettera in cui dichiarava che si sarebbe arreso se lo avesse rilasciato su cauzione, così da poter indagare sull’omicidio del vicesceriffo e dimostrare la sua innocenza. Il Giudice Parker non rispose.




Nel 1889, il vicesceriffo Heck Thomas (1850 – 1912) fu incaricato di catturare Christie. Nonostante le accuse penali, il vicesceriffo Thomas nominò Trainer un vicesceriffo per condurli a casa di Christie. Il vicesceriffo Thomas, altri quattro Agenti e Trainer trovarono Christie a casa sua. Dopo una lunga sparatoria, Christie riuscì comunque a evitare la cattura. Il vicesceriffo Thomas decise di bruciarlo e di dare fuoco alla sua fucina, che si estese alla sua baita. Mentre la baita bruciava, la moglie di Christie, Nancy, e il nipote ferito riuscirono a fuggire. Christie riportò una ferita alla testa e perse conoscenza. Il vicesceriffo Thomas pensò che Christie fosse morto e si allontanò per cercare cure mediche per un vicesceriffo ferito che Christie aveva sparato. Quando Nancy tornò alla baita, trovò Christie vivo e, con l’aiuto di alcuni amici, lo portò in salvo. Christie continuò a nascondersi e costruì una baita con doppie pareti e sabbia tra le pareti. Il suo fortino personale aveva feritoie ed era rifornito di munizioni, cibo e acqua. Christie sfuggì alla giustizia per cinque anni. Fu dichiarato fuorilegge, con una taglia sulla sua testa, e il caso fu sensazionalizzato dai giornali. Christie fu accusato di diversi crimini irrisolti nel territorio. Imbarazzati dalla libertà di Christie, i commissari aumentarono la taglia da 500 a 1000 dollari. Il 3 ottobre 1892, una squadra di quattordici uomini, tra cui Marshals ed ex militari, circondò il suo forte. All’interno si trovavano diversi familiari e amici. Alle donne fu permesso di andarsene dopo la prima raffica di colpi d’arma da fuoco. La squadra aveva preso in prestito un cannone da una base militare in Kansas. Le doppie mura del forte erano troppo resistenti per il cannone, quindi lo riempirono di polvere da sparo. La carica in eccesso fece saltare il cannone in pezzi. La squadra usò quindi un carro pieno di dinamite e lo piazzò contro il forte. L’esplosione distrusse parte del forte e il fuoco avvolse il resto. Mentre rispondeva al fuoco, Christie cercò di fuggire dal forte in fiamme e fu ucciso. Altri due amici di famiglia rimasero feriti. Prima che il corpo di Christie fosse restituito alla famiglia, fu portato a Fort Smith per essere esposto e fotografato con i membri della squadra. Un rapporto del 1918 di un testimone oculare dell’omicidio del vice Marshal Dan Maples affermava che Christie era stato accusato ingiustamente. Il testimone oculare temeva ritorsioni da parte del vero assassino di Maples, Bud Trainer. Nel 1896, nove anni dopo che Trainer aveva ucciso Maples, quest’ultimo fu ucciso da quattro uomini armati. Si credette che si trattasse di una disputa per il whisky. Gli anni in cui Christie sfuggì agli uomini della Legge furono in seguito chiamati la Guerra di Ned Christie. Era visto dai Cherokee come un simbolo di forza e indipendenza. Oggi Christie è onorato da una targa presso il Tribunale Cherokee di Tahlequah, in Oklahoma. La storia del Vecchio West progredisce sempre con nuove tecnologie e studi approfonditi da parte degli storici...


Wilson Vieira

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West in Cronologie & Index e nella pagina dedicata!