di Riccardo Rosati
Proprio nei giorni in cui si commemora lo scrittore svizzero Erich von Däniken (1935 - 2026) - uno dei massimi studiosi di "archeologia misteriosa", "antichi astronauti", etc., fonte inesauribile per i soggetti del "Martin Mystère" di Alfredo Castelli, posizionato politicamente a destra - il nostro Riccardo Rosati ritorna su "Dime Web" con un denso, pungente, sorprendente e sicuramente stimolante intervento su Peter Kolosimo, esperto italiano negli stessi ambiti di indagine che furono del von Däniken e anche lui "padre putativo" del BVZM. Ne vien fuori un ritratto del Kolosimo che potremmo definire "controcorrente" oppure "politicamente scorretto". Rimarrete a bocca aperta! (s.c. & f.m.)
Capita alle volte che alcuni mentori possano rivelarci notizie che vanno a ridimensionare, talora persino a screditare, delle figure che fino a quel momento ritenevamo degne di stima. In un bel pomeriggio estivo capitolino, il nostro barbuto e occhialuto saggio (del resto un mentore altro aspetto non può certo avere) ci consegna degli sconcertanti articoli di Peter Kolosimo, apparsi nel 1942.
Lo diciamo chiaramente, questo nostro scritto un po' di dispiacere ce lo ha causato; da anni infatti ci rimproveriamo di non aver dedicato abbastanza tempo allo studio di questo particolarissimo intellettuale, malgrado il suo essere stato un comunista al limite dell'eccesso. In nome del contributo dato da Kolosimo alla cultura, glielo avevamo “perdonato”. Invece, non avremmo dovuto! Egli è stato e rimane per noi una mente stimolante, ma dal passato politico davvero contraddittorio. In poche parole, altro che paladino del socialismo reale come molti credono e scrivono da anni, Peter Kolosimo è stato un fascista, con non poche simpatie addirittura per il nazismo. Le chiacchiere non serviranno per smentire questa nostra affermazione: carta canta, anzi potremmo dire urla.
Modenese multietnico, il padre era generale dei carabinieri originario della Calabria, mentre la madre era statunitense; Peter Kolosimo (al secolo Pier Domenico Colosimo, 1922 – 1984) è stato un uomo dal poliedrico e bizzarro ingegno. Vive a lungo a Bolzano, il che gli permette di padroneggiare indifferentemente l'italiano e il tedesco, per poi laurearsi in filologia germanica moderna presso l'Università di Lipsia. Durante la seconda guerra mondiale, come altoatesino, opta – facciamo bene attenzione a questo dato, egli scelse di combattere per la Germania – per l'arruolamento come carrista nella Wehrmacht, ma alla fine diserta, diventando partigiano in Boemia fra Plzeň e Pisek. Termina qui la prima parte “ufficiale” su Kolosimo.
Fondatore dell'“Archeologia Misteriosa”, che noi preferiamo chiamare fanta-archeologia, Kolosimo studiò per gran parte della vita le origini delle antiche civiltà, pubblicando libri che non di rado furono dei bestseller: “Non è terrestre” (1968) e “Astronavi sulla preistoria” (1972). Dotato di ottima scrittura, egli seppe raccontare la storia meglio di tanti parrucconi cattedratici, e magari un giorno i suoi libri potessero entrare nelle nostre scuole; siamo certi che leggendoli numerosi giovani sarebbero presi dall'impeto di diventare archeologi, filologi, storici e, soprattutto, scrittori. Fine della seconda e ultima parte del “Kolosimo conosciuto”, ovvero ciò che di lui si sa, si scrive e si dice.
A marzo del 2014, Wu Ming ha pubblicato un pezzo su di lui, con tanto di sua foto col pugno chiuso (quello destro!), dal titolo: “Peter Kolosimo, 30 anni 'across the universe' (1984 – 2014)”. Il “collettivo” bolognese ha proposto un elegiaco ricordo del “compagno Kolosimo”. Beh, come abbiamo scoperto noi il passato “nero” di questo scrittore, magari loro avrebbero potuto fare la stessa cosa. Ma si sa il modo in cui agiscono i benpensanti del progresso, in piena vecchia scuola PC: cancellare il passato scomodo di coloro, come nel caso di Kolosimo, che si sono redenti e hanno sposato la causa comunista/sinistra; Bocca, Fo e, in modo minore, pesino Guttuso e Pasolini... tutti sono stati mondati dai trascorsi legati al fascismo. Ci dispiace per il nostro caro Kolosimo, ma questo favore non glielo vogliamo proprio fare e intendiamo raccontare quel suo passato che si vuole dimenticare.
Nell'articolo di Wu Ming, vengono citate varie dichiarazioni rese dallo scrittore negli anni. Alla domanda, ad esempio, “Cos’è la tua più grande paura?”, egli rispose: “Il fascismo” (intervistato da Playboy nel novembre 1974). Alla faccia della mancanza di memoria, poiché nel 1942, Kolosimo scrisse alcuni articoli per “Testa di Ponte” (TdP): periodico del Gruppo Universitario Fascista (GUF) di Rimini, uscito tra il 1940 e 1943, nel quale figura tra i contributori anche Sergio Zavoli. Il futuro fanta-archeologo non collaborerà alla testata del Regime come un redattore qualsiasi, bensì egli firmerà pezzi arditissimi, mostrandosi come un giovane intellettuale con idee assolutamente chiare e schierate; persino più di tanti studiosi poi messi all'indice nel Dopoguerra, tra tutti Julius Evola. Difatti, come avremo modo di leggere, le posizioni di Kolosimo, in materia di razza, vanno ben oltre quelle del filosofo romano. Sia come sia, lo scrittore comunista per eccellenza, viene così presentato su TdP: “camerata Colosimo” (ancora non aveva il vezzo di utilizzare la “K” per il suo cognome), dove pubblicherà non solo articoli, ma pure delle poesie guerriere. Come dovremmo rispondere allora alla seguente affermazione di Wu Ming?: “Ecco una cosa che molti hanno dimenticato: Peter Kolosimo era un comunista di quelli duri”. Per non parlare poi di questa: “Attenzione, però, a non confonderlo coi vari Voyager e Kazzenger odierni, [… ] con le vagonate di ricostruzioni paranoidi e complottiste disponibili in rete. […] Poteva ben dirlo, lui che il nazifascismo lo aveva combattuto mitra alla mano”. Vada per il mitra, ma carrista dell'esercito del Reich lo è pur sempre stato. Ecco, qui notiamo la solita faziosità sinistrorsa. Ovvero, nessuno nega la “conversione” dello scrittore, ma questa andrebbe inquadrata, per onestà intellettuale, in tutto il suo percorso politico e non propagandare tali parziali inesattezze, spesso sostenute dallo stesso Kolosimo: “L’educazione politica me la son fatta in gran parte in Jugoslavia, quando la Jugoslavia era ancora comunista, ho fatto scuola di partito per due anni […] Sono simpatizzante di Lotta Continua, perché penso che anche la sinistra debba avere le sue punte avanzate, voto ovviamente PCI (1974, cit.)”.
“Sì è un mito meravigliosamente reale, quello del nostro sangue, della nostra razza, il nostro Mito”. Chi lo ha scritto? Heidegger o forse Evola? No, Peter Kolosimo su TdP, nel gennaio 1942, in un articolo dal titolo “Il Mito della Razza”. In quegli anni, egli arrivò, come del resto fece proprio Evola, a individuare le due principali forze dell'Arianesimo: il Germanismo e la Romanità. La corruzione della razza fu per Kolosimo la causa del crollo del mondo romano. In questo suo scritto sembra in alcuni passaggi persino auspicare una pulizia etnica in Europa; tale punto sarà chiarito più avanti da altri estratti presi dai suoi contributi per la pubblicazione dei GUF di Rimini.
A febbraio esce un altro suo articolo: “Nikudan, il proiettile umano”. In esso, Kolosimo riprende ancora una volta, sebbene non certo con la stessa qualità, idee di matrice evoliana; nella fattispecie, la esaltazione quasi mistica dei kamikaze nipponici: “[...], dell'uomo che si deifica, che trascende dalla terra verso le sfere più eccelse della gloria [...]”. Sia ben chiaro, e lo diciamo anche in qualità di yamatologi, se c'è un Paese che la sinistra mondiale ha sempre guardato con un certo astio questo è proprio il Giappone e, specialmente, per quanto concerne il periodo della II Guerra Mondiale. Purtuttavia, sulla nippofilia giovanile del nostro autore si tace puntualmente.
Arriviamo a marzo, con lo scritto sulla fratellanza ario-romana, pomposamente intitolato: “La fratellanza più vera”. Se sinora nutrivamo ancora qualche ragionevole titubanza nell'inquadrare l'ideologia dell'intellettuale italiano, le incertezze qui svaniscono, schiarite dalle sue perentorie parole, le quali esaltano quel: “[...] blocco formidabile di forze costituente il nucleo principale della nuova Europa che va formandosi sulle basi indistruttibili della giustizia e del lavoro”. Per non parlare di: “Francia bastarda”; il sentimento irredentista antifrancese era un cliché del fascismo, così diverso dalla adorazione per la Terra d'Oltralpe, svilendo immancabilmente l'Italia, che è un dogma per la sinistra nostrana. Nell'articolo figura anche un: “polizia venduta agli ebrei”, che lascia ben pochi dubbi sulle sue idee razziali.
Concludiamo con il suo contributo di aprile, il cui titolo è tutto un programma: “Noi e Giuda”. Beh, qui le posizioni di Kolosimo vanno quasi oltre quelle di Louis-Ferdinand Céline – senza però averne mai pagato il costo come capitò al romanziere francese – con frasi del tipo: “peste giudaica” o “È ora che si sappia cosa sono gli ebrei, lebbra del mondo [...] negazione di ogni spiritualità”. Questa ultima riflessione, per quanto possa essere discutibile, conferma la profonda capacità di analisi di Kolosimo in fatto di politica, anticipando di decenni quella che ritroviamo in un ottimo e scomodo film come “The Believer” (2001), diretto da Henry Bean, tratto da una storia realmente accaduta. Ciò ci preme per l'appunto chiarire: come la pellicola appena citata narra la vera vita di un nazista americano (Daniel Burros), benché fosse ebreo; noi qui riportiamo solamente delle frasi del Kolosimo fascista, malgrado poi costui sia diventato comunista. “Giuda è potenza occulta, subdola, vile” e “Combattemmo il comunismo folle”... cari Wu Ming, sono due le cose, vi siete documentati davvero male, oppure non avete voluto dir tutto. A noi non è data conoscere la ragione del Vostro occultamento sul passato reazionario di Kolosimo. In ogni modo, si è riscritta la sua biografia, come è accaduto per tanti altri sia chiaro, è sufficiente ricordare, oltre ai suddetti Bocca e Zavoli, i nomi di Amintore Fanfani ed Eugenio Scalfari; ma la lista sarebbe lunga.
Una cosa però la condividiamo in toto con Wu Ming: “Lo diciamo da anni: Kolosimo è una figura da riscoprire, su cui interrogarsi, che può ancora dire e dare molto. Lo abbiamo scritto, lo abbiamo addirittura cantato.” Certo, ma se ci si ritiene intellettualmente validi, allora è necessaria coerenza. Ragion per cui, tale “riscoperta” dell'autore deve obbligatoriamente anche affrontare quel “folle”, per il Kolosimo degli anni seguenti, 1942; quando è stato tanto fascista, da scrivere cose fascistissime sui giornali del Regime. Vero, ha fatto la Resistenza, si è sicuramente convertito, abiurando gli articoli per TdP, adducendo probabilmente a un “errore di gioventù” e nessuno gli ha detto più nulla. Però gli si deve rinfacciare questa parte della sua vita che ha sempre nascosto; differentemente da un Indro Montanelli. Tutto qui, Peter K(C)olosimo resta per noi un autore da tenere in alta considerazione, da studiare e da consigliare specialmente agli adolescenti. Sullo scrittore ben nulla abbiamo perciò da dire, anzi. Non lo stesso possiamo pensare dell’intellettuale. Per simpatia non andiamo oltre, ma un uomo colto, e lui lo era, che si comporta così è solo fonte di delusione. Magari la sua coscienza si sarà smarrita tra quelle stelle che egli ha tanto amato raccontare. Ci illudiamo di questo, meglio così.
Riccardo Rosati





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