mercoledì 21 maggio 2014

ZAGOR MONSTERS - "E": "ELFI" ED "ESSERE CHE NON MUORE"

di Massimo Capalbo

Pietanza leggera, stavolta, seppur gustosa (viene in mente una spaghettata agli astici alla mensa del Piccolo Popolo), per gli Zagor Monsters di Massimo "Max" Capalbo, arrivati alla quinta lettera dell'alfabeto: due sole voci! Dunque non vi faremo perdere altro tempo - invitandovi a un'immediata e piacevolissima lettura. vi ricordiamo soltanto che le immagini iniziali - slegate dal contesto - sono state scelte dalla redazione mentre quelle di corredo alle voci sono state selezionate da Max stesso! (s.c & f.m.)



Disegno del bravissimo Igor Jovchevski, dal suo blog.


LEGENDA
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi dei protagonisti della serie, ZAGOR e CICO, che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Speciale Zagor; Speciale Cico; Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood ecc.).
  • Gli uomini-bestia di cui conosciamo anche nome e cognome o il nome soltanto, vengono indicati con la loro identità mostruosa e non con quella umana (ad esempio: ULTOR invece che NEZDA; UOMO TIGRE invece che KELLOG, WILFRED).
  • Gli altri mostri di cui conosciamo nome e cognome vengono indicati per cognome (per esempio, RAKOSI, BELA), e, quando vengono citati in una voce diversa dalla loro, solo il cognome è scritto in stampatello e grassetto, in modo da rimandare immediatamente alla lettera sotto la quale sono stati inseriti (ad es.: nel testo della voce RAKOSI, BELA, il personaggio della contessa Varga è citato come Ylenia VARGA). In alcuni casi, però, abbiamo optato per il soprannome (ad es.: SKULL invece che RANDAL, COLIN).
  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 194-196 viene indicata con il titolo del n. 195, Il Signore Nero, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a Il teschio di fuoco (n. 195) e L’orda del male (n. 196).
Sempre riguardo alla serie regolare, nei crediti delle storie si fa riferimento al computo reale degli albi zagoriani e non alla numerazione della collana Zenith, ossia al numero stampato sulla costa di ciascun albo mensile. Com’è noto, la suddetta numerazione è sfasata di 51 numeri rispetto a quella effettiva (ad esempio, il Zenith n. 51 corrisponde al primo numero di Zagor, il Zenith n. 52 al secondo numero e così via). Per una guida ai collegamenti ipertestuali andate su Zagor Monsters lettera "A"


Lo Zagor di Deki (Dejan Bilokapic).



ELFI
ESSERE CHE NON MUORE



ELFI

Nella mitologia scandinava e celtica, gli elfi sono gli spiriti dell’aria, delle acque e dei boschi. Si dividono grosso modo in due grandi famiglie: gli Elfi della Luce o Corte Benedetta e gli Elfi dell’Oscurità o CORTE MALEDETTA. Gli uni e gli altri sono apparsi nelle seguenti storie zagoriane: Il Signore Nero (T. Sclavi [sog.&scen.] – F. Donatelli [dis.], nn. 194-196) , Il principe degli elfi (M. Boselli [sog.&scen.] – M. Torricelli [dis.], Speciale n. 11) e Gli eroi del Ramo Rosso (M. Boselli [sog.&scen.] – M. Torricelli [dis.], nn. 433-434), Zenith 666 (L. Mignacco [sog.&scen] – L. Piccatto e R. Riccio [dis.], n. 615). Per quanto riguarda le ultime due storie citate, appartengono alla razza elfica nota pure come Piccolo Popolo - sia la regina Maeve e i valorosi Auberon e Alienor (i tre, tuttavia, non rientrano certo tra gli Zagor Monsters), sia la coppia REDCAP e RED JACKET, gli altri GOBLIN, i SIDH, la BANSHEE, NUCKELAVEE, gli SLUAGH, la summenzionata CORTE MALEDETTA e i FOMHOIR. In questa voce, però, ci occupiamo solo degli elfi che compaiono nella prima e nell'ultima avventura citata: rispettivamente, gli Elfi dei boschi e il Popolo degli alberi.

Zagor n. 194, settembre 1981. Disegno di Ferri

L’elfo che trovò il Libro del Tempo - ZGR 195, p. 8

 
Come abbiamo già scritto nella voce BESTIA, la suddetta storia è ambientata a Golnor, un regno posto in una dimensione parallela a quella in cui viviamo. ZAGOR e CICO vi giungono casualmente mentre sono sulle tracce di un libro dai poteri magici, il Libro del Tempo, che ha causato la morte di un amico dell’eroe, il trapper Pierre. Nel regno fatato i Nostri incontrano il guerriero Galad, il quale racconta loro che, secoli prima, il malvagio Signore Nero si era impossessato, con l’aiuto dello stregone Mord, del Libro del Tempo, ed era quasi diventato il padrone assoluto di Golnor. Il popolo dei PICCOLI UOMINI, però, era insorto contro di lui e aveva assaltato il suo castello. Colto di sorpresa, - dice Galad - il Signore Nero non ebbe il tempo di organizzare una difesa efficace… …e Mord, vistosi perduto, evocò i demoni della distruzione… ma, alla fine, l’intero castello crollò… …i malvagi fuggirono attraverso tenebrosi passaggi segreti mentre il libro magico restò sepolto dalle pietre… A lungo i piccoli uomini cercarono tra le rovine… niente, nessuna traccia del libro… Poteva essere la di un incubo, ma il destino non voleva così… Fu un elfo, una delle strane creature dei boschi, a trovare il libro, molto tempo dopo… Curioso come tutti quelli della sua razza, l’elfo scoprì che grazie al libro si era aperto un varco per la terra degli uomini e vi si avventurò… […] L’elfo, creduto una creatura satanica, fu probabilmente cacciato e ucciso dagli uomini del vostro mondo… …Il libro venne raccolto da qualcuno… …passò di mano in mano… .

Zagor n. 195, ottobre 1981. Disegno di Ferri

L’elfo non ebbe buona sorte nel mondo degli uomini - ZGR 195, p. 9


A questo punto, ZAGOR prende la parola: Posso proseguire io, Galad. Chissà come, il “Libro del Tempo” finì in possesso del nonno di Pierre, che non gli diede alcuna importanza e lo buttò in soffitta… . Poco dopo, Galad e i Nostri si mettono in marcia e attraversano un bosco. Qui CICO, che cammina in coda al terzetto, viene preso di mira proprio dagli elfi, i quali lo colpiscono prima in testa con una pietra, poi in faccia con un frutto, quindi gli pungono il sedere con un rametto spinoso e infine lo circondano, bersagliandolo di nuovo con la frutta. Il povero messicano è costretto a darsela a gambe, suscitando l’ilarità di Galad.

Il povero Cico subisce gli scherzi degli elfi dei boschi - ZGR 195, p. 15

Un elfo dei boschi (L’Enciclopedia della Paura – I mostri dall’A alla Zeta, p. 23)

In Zenith 666 (L. Mignacco [sog.&scen] – L. Piccatto e R. Riccio [dis.], n. 615), ZAGOR e CICO ritornano a Golnor, su cui incombe una terribile minaccia. Un misterioso incappucciato - che si rivelerà poi essere Xabaras, principale nemico, nonché padre, di Dylan Dog (l'avventura, contenuta appunto nel n. 666 della collana Zenith, è infatti un dichiarato omaggio a Tiziano Sclavi, ai suoi personaggi zagoriani e all'universo dylandoghiano) – raggiunge il regno fatato assieme a una singolare tribù indiana, la Tribù senza nome, che è riuscito a soggiogare grazie alla complicità dello stregone Coltello Lucente. Xabaras vuole distruggere Golnor, per poi ricrearlo e diventarne quindi il signore assoluto: a tale scopo, egli è entrato in possesso di un oggetto dagli immensi poteri, la Pietra del Tempo. Per fermare l'incappucciato, ZAGOR – che è stato avvisato dall'amico Lupo Solitario (cui Coltello Lucente ha rapito moglie e figlio) e ha con sé una pagina del Libro del Tempo - giunge a Golnor e si unisce a Galad, il quale, con l'aiuto del mago Elchin, ha radunato un grande esercito di cui fanno parte, oltre a sua moglie Lara e ai suoi figli Balder e Rolan, i i Parvol o PICCOLI UOMINI e i già citati elfi del Popolo degli alberi. Tra questi ultimi, spicca la graziosa Lylan, acuta osservatrice ed eccellente arciera, la quale conduce a Golnor il resto del gruppo, ovvero CICO e Digging Bill.

Zagor n. 615, ottobre 2016. Disegno di Piccinelli
 
Zagor e compagni incontrano Lylan presso il Lago dei non-morti – ZGR 615, p. 46

La graziosa elfa sa leggere nel cuore degli uomini – ZGR 615, p. 47


Consapevole che la Tribù senza nome è sotto la nefasta influenza di Coltello Lucente e dell'incappucciato (che, con i loro poteri, hanno trasformato i pellerossa da individui pacifici quali erano in bellicosi invasori), ZAGOR riesce, catturando lo stregone, a scongiurare la guerra fra l'esercito golnoriano e gli indiani, i quali, finalmente rinsaviti, si uniscono ai Nostri nella battaglia contro una particolare razza di TROLL, i Troll della montagna, alleati di Xabaras. Alla fine, quest'ultimo verrà sconfitto, ma, sebbene catturato da ZAGOR (che, al pari di Elchin e Galad, aveva fino a qual momento creduto che egli fosse il redivivo Signore Nero), riuscirà a fuggire, svanendo letteralmente e ritornando nel suo mondo (vedi MORTI VIVENTI) Anche ZAGOR, CICO e Digging Bill ritorneranno nella loro Darkwood, mentre Lupo Solitario e la Tribù senza nome decideranno di restare a Golnor.

Dopo aver informato Elchin, Lylan racconta a Zagor ciò che ha visto fare al sinistro incappucciato – ZGR 615, p. 51

Galad mostra a Zagor il campo base dell'esercito golnoriano, di cui fanno parte anche gli elfi del Popolo degli alberi – ZGR 615, p. 66

Assieme a Cico ed ai guerrieri della Tribù senza nome, Lylan combatte valorosamente contro i Troll della montagna - – ZGR 615, p. 88



ESSERE CHE NON MUORE
 
Compare nella storia Fantasmi (A. Castelli [sog.&scen.] – S. Pini [dis.], nn. 152-153) ed è un gigantesco granchio che vive nell’immaginaria Isola delle Nebbie o Isola delle Trenta Bare, al largo di Tampa Town (Florida). Su questa isola – che ospita una fauna particolare (vedi pure SERPENTI GIGANTI) – vive anche una comunità di misteriosi spagnoli, i quali sono i discendenti dei marinai dell’Hispaniola, il galeone del capitano Arcadio Sarmiento


Zagor n.153, aprile 1978. Disegno di Ferri.

L’Essere che non muore, mostruoso granchio gigante – ZGR 153, p. 53

Per salvare Cico, Zagor attira su di sé l’attenzione del mostro – ZGR 153, p. 5


Il 26 giugno 1520, la suddetta nave, proveniente dalla Spagna e diretta in Messico, era stata spinta da una tempesta nelle acque della Florida e aveva fatto naufragio sugli scogli dell’isola. Nonostante siano trascorsi da allora tre secoli, gli spagnoli vivono ancora alla maniera dei loro avi e abitano sul relitto semisommerso dell’Hispaniola. Essi obbediscono al Custode della Tradizione, un fanatico capo religioso, e al capitano Sarmiento, che credono immortale. In realtà, ciascun Custode fa rapire, ogni trent’anni, un neonato di Tampa, che poi alleva di nascosto per farlo diventare il nuovo capitano Sarmiento. Alla morte del vecchio capitano, il nuovo Sarmiento prende il suo posto, in modo da perpetuare la leggenda della sua immortalità. I rapimenti vengono compiuti dagli Uomini Volanti, soldati fedelissimi al Custode che riescono a librarsi nell’aria grazie a delle sacche piene di gas attaccate alla schiena. Per aiutare l’amico Dick Hammer, il cui figlioletto è stato appunto rapito, ZAGOR e CICO giungono sull’isola, dove vengono però catturati dagli spagnoli e condotti sulla loro nave. Per eliminare gli stranieri, il Custode della Tradizione si serve dell’Essere che non muore, che viene tenuto nel pozzo dell’Hispaniola. Pertanto, ZAGOR (al quale sono state legate le mani) e il pancione messicano vengono scaraventati in questo pozzo, dove il mostruoso granchio attende famelico. Mentre lo Spirito con la Scure si libera sott’acqua delle corde, l’Essere che non muore afferra CICO con una delle sue enormi chele. Quando però ZAGOR emerge, il mostro lascia il messicano e concentra la sua attenzione verso di lui. L’eroe si avvicina al granchio e, servendosi della sua scure, lo acceca, colpendolo violentemente prima all’occhio destro, poi all’occhio sinistro. Privo della vista, l’Essere che non muore si dibatte furiosamente e sfiora con le sue chele sia ZAGOR che CICO. Consapevole di non poter nemmeno scalfire la robusta corazza del granchio, l’eroe s’immerge e colpisce più volte il ventre della creatura, che è invece una parte molto più vulnerabile. Così facendo, ZAGOR riesce a uccidere il mostro, con grande sorpresa degli spagnoli, i quali, come dimostra il nome dato al gigantesco crostaceo, credevano che esso fosse invincibile.
Con i suoi occhioni languidi - assai più simili a quelli di un essere umano che a quelli di un granchio (ma dopotutto si tratta di un granchio fuori dal comune) - e la sua inverosimile bocca dentata, l’Essere che non muore è, al pari dei DIAVOLI NERI (che presentano caratteristiche in parte simili), un mostro piuttosto simpatico, e quasi ci dispiace vederlo dapprima accecato e infine ucciso dall’eroe. 

Con un poderoso colpo di scure, Zagor sfonda un occhio al granchio – ZGR 153, p. 58

L’Essere che non muore…. è morto! – ZGR 153, p. 61

 
Curiosità: L’Essere che non muore richiama alla mente i feroci crostacei giganti che compaiono nel film La nebbia degli orrori (Michael Carreras, 1968), prodotto dalla celebre Hammer. Questa pellicola è stata tratta dal romanzo Uncharted Seas, scritto dall’inglese Dennis Wheatley nel 1938 e ispirato a sua volta a Naufragio nell’ignoto di William Hope Hodgson (vedi DAGON). I punti di contatto tra La nebbia degli orrori e Fantasmi non si limitano tuttavia al colossale granchio: anche nel film di Carreras, infatti, troviamo una misteriosa isola abitata dai discendenti dei conquistadores spagnoli, i quali vivono sul relitto di un galeone e sono comandati da un fanatico leader religioso chiamato El Supremo (l’isola si trova però nel Mar dei Sargassi e il suddetto leader, a differenza del Custode della Tradizione, è soltanto un ragazzo, nonché un membro dell’Inquisizione). Inoltre, gli spagnoli del film riescono a muoversi agevolmente sull’acqua grazie a dei palloni attaccati alle spalle, un sistema che ricorda le sacche degli Uomini Volanti

Il famelico crostaceo gigante del film La nebbia degli orrori (Michael Carreras, 1968)

Il romanzo di Dennis Wheatley Uncharted Seas (1938)

 
Appare evidente, pertanto, che Alfredo Castelli si è ispirato a La nebbia degli orrori, almeno per quanto concerne l’Essere che non muore e gli abitanti dell’Isola delle Trenta Bare. Riguardo invece all’idea base di Fantasmi, ovvero il misterioso rapimento dei bambini ogni tot anni, la fonte ispiratrice è, come leggiamo nello Zagor Index 101-200 (Paolo Ferriani Editore, Inverno 1998-1999), una celebre storia disneyana di Carl Barks: Paperino e il fantasma della grotta (1947). 


Massimo Capalbo

NB: trovate i link alle altre lettere degli Zagor Monsters andando sulla pagina della Mappa!

2 commenti:

  1. Bella storia fantasy quella di Sclavi dalle atmosfere cupe! ^^ "Fantasmi" invece parte bene, ma poi si perde un po! Poi Stiletto e il compare... che ci stanno a fare!?! Boh! Purtroppo su Zagor Castelli ha fatto il Castelli solo a tratti: con "Il ritorno del vampiro", "Il grande inganno" e in parte con "Piccoli assassini". Le sue avventure a volte soffrono di una certa discontinuità narrativa con una seconda parte un po troppo affrettata.

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  2. In effetti, "Fantasmi" all'inizio promette molto, ma alla fine mantiene ben poco. Ad ogni modo, la considero una storia gradevole.
    Quanto a "Il ritorno del vampiro" e "Il grande inganno", per me sono due capolavori.

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