giovedì 25 gennaio 2018

BLOOPERS BONELLIANI 5. JULIA: IL GIORNO SBAGLIATO PER MORIRE

di Saverio Ceri

C'era una volta una casa editrice che praticamente non faceva refusi... gli errori sfuggiti ai controlli incrociati dei vari responsabili di redazione negli ultimi quarant'anni si contavano sulle dita di una mano! Quella casa editrice c'è ancora, e da appassionato di fumetti, bonelliani in particolare, spero che ci sia ancora a lungo, ma rispetto al passato, purtroppo è innegabile, qualcosa è cambiato: oggi per contare le sviste riscontrabili sugli albi e sui volumi della casa editrice milanese, di mani ce ne vorrebbero molte. A volte sono errori quasi impercettibili, altre volte arrivano a intaccare anche la copertina e la "sacra costolina" tanto cara ai collezionisti. Chissà esattamente cos'è cambiato? Forse la velocità con cui si confezionano gli albi? Chissà...




Cover di Cristiano Spadoni

In ogni caso si tratta di un'altra occasione per parlare dei nostri personaggi preferiti, prendendoli, perché no, anche un po' in giro.

Attenzione se non avete letto ancora l'albo non proseguite, le prossime righe contengono spoiler.

Un primo esempio di questo nuovo corso lo troviamo su Julia n. 232 in edicola a gennaio 2018. La vicenda prende le mosse da un raduno di cosplayers, ma il refuso non risiede nell'uscita dell'albo due mesi fuori tempo massimo (l'inizio di novembre, in piena Lucca Comics, sarebbe stato il momento ideale); la vera svista redazionale è diluita per buona parte del fascicolo e la si incontra per la prima volta a pagina 43, in questa tavola di Luigi Pittaluga, illustratore dell'episodio.


La "cattiva" di turno, la signora Friess, lo diventa nel momento in cui rapisce un neonato alla convention dei cosplayers; costei vive in casa da sola e non disdegna di conversare con le ceneri dei suoi genitori. Quello che stupisce è la targhetta dell'urna del padre, posta ben in evidenza nell'ultima vignetta della pagina.


Le date sono messe in bella vista per esigenze di sceneggiatura, visto che in seguito la distanza ravvicinata fra le date di morte dei genitori sarà uno degli elementi utili a Julia per tracciare il profilo psicologico della Friess. La vignetta con il vaso paterno viene mostrata anche in un altro paio di occasioni - a pagina 68 e a pagina 112. Julia nota le date nel momento in cui a sua volta viene segregata dalla Friess, ma non si accorge che il padre della sua carceriera è deceduto in un giorno... inesistente, il 31 giugno di un mese che di giorni ne ha trenta (salvo recenti riforme del calendario a noi ignote).
Ho sperato fino in fondo che anche la data sbagliata fosse tale per esigenze di sceneggiatura... magari la criminologa avrebbe scoperto che la sua aguzzina era ancora più folle del previsto, vivendo con ceneri inesistenti... ma non è successo. Peccato!


Saverio Ceri

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QUANDO MAI MACCHIA NERA INDAGÒ INCUBI?


di Filippo Pieri

Durante la puntata del programma di Raiuno "L'eredità" del 23 gennaio 2018, al minuto 48:18, il conduttore Fabrizio Frizzi chiede alla concorrente: Nel mondo dei fumetti, chi è "l'Indagatore dell'Incubo" per eccellenza? Purtroppo la sig.ra Monica, la sfidante, risponde Macchia Nera (sic!), mentre la risposta corretta era Dylan Dog.




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IL "FONDO SCLAVI": UNA BIBLIOTECA DA PAURA!

di Filippo Pieri

"Varese Focus" n. 6 (ottobre 2017) - periodico di economia, politica, società, costume, arte e natura della Confindustria della provincia di Varese - dedica la copertina a Dylan Dog. Il motivo viene spiegato in un articolo a pagg. 46 e 47 firmato da Chiara Mazzetti, che potete leggere sotto: nel 2002 il papà di Dylan Dog, Tiziano Sclavi, aveva donato 6500 volumi (il cosiddetto "Fondo Sclavi", una piccola parte della sua collezione privata) all'Ente Librario di Venegono Superiore, che in tempi recenti ha deciso di valorizzarlo, varando il progetto denominato "Una biblioteca da paura".






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LA COVER PIU' CITATA - NOVE

di Filippo Pieri

La mitica copertina del "Dylan Dog" numero 1, uscita nell'ottobre del 1986 e disegnata da Claudio Villa, è davvero entrata nell'immaginario di ognuno di noi, tanto da continuare a essere omaggiata da i più vari disegnatori e disegnatrici. Oggi vi segnaliamo il remake in versione Chibi di Adriana Farina.





N.B. Trovate i link alle precedenti puntate della Cover Più Citata in Cronologie & Index!

NON È "FALCO DELLE NUVOLE"!

di Filippo Pieri

Su "La Settimana Enigmistica" n. 4478 del 18 Gennaio 2018, a pag. 5 c'è la rubrica "L'edipo enciclopedico"; il quesito n. 33568 chiede: Cosa vuol dire il nome Zagor, con cui i Pellirosse chiamano il personaggio dei fumetti creato da Sergio Bonelli? La risposta è in fondo alla pagina.


N.B. Trovate i link agli altri appuntamenti bonelllian-enigmistici su Interviste & News!

NOLITTA & BIGNOTTI RIUNITI NELL'ENIGMA!

di Filippo Pieri

Su "Enigmistica Più" n. 46 del 22 Novembre 2017, a pagina 6, all'interno della rubrica "Questa o quella?", si chiede: Lo sceneggiatore Guido Nolitta e il disegnatore Franco Bignotti sono gli autori di un fumetto western, pubblicato negli anni Sessanta, che racconta le avventure dello scout Tim Carter. Il titolo della serie era "Kinowa" o "Un ragazzo nel Far West"?

Mistero...

...risolto!

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martedì 23 gennaio 2018

LA BREVE AVVENTURA DELLA TOWER COMICS

di Pierangelo Serafin

Splash page (art by Steve Ditko)

I lettori italiani appassionati del genere supereroistico cresciuti negli anni Sessanta hanno una visuale completamente falsata di quella che fu la timeline originale statunitense che riguardava le due principali case editrici - cioè la National Periodical Publications (in seguito D.C. Comics) e la Marvel Comics Group. Quando i personaggi di quest’ultima (conosciuta anche come “Casa delle idee”) approdarono in Italia nel 1970 la Silver Age era appena finita e l’editore storico della National nel nostro paese (la Mondadori) aveva appena chiuso le testate di “Batman” e “Superman”; quest’ultima che per anni mantenne la denominazione “Albi del Falco/Nembo Kid” era stata pubblicata ininterrottamente dal 1954. Quindi nel nostro Paese non ci fu mai un riscontro parallelo della dualità tra le due major che caratterizzò la seconda parte della Silver Age (che fu uno dei periodi più amati edaltrettanto discussi della storia dei comic); però si ebbe la possibilità di vedere in tempo reale il terzo polo supereroistico americano di quell’epoca, cioè gli eroi della Tower Comics che trovarono ospitalità in un paio di testate dei Fratelli Spada.

Splash page (art by Gil Kane)


T.H.U.N.D.E.R.

La Tower Comics fu il breve esperimento nel campo dell’editoria fumettistica operato dalla Tower Publications, una casa editrice specializzata in fantascienza, fantasy ed editoria popolare come romanzi per soli uomini. La linea dedicata ai comic venne affidata al tribolato genio di Wally (Wallace Allan) Wood che era reduce dall’esperienza in Marvel sugli albi di Daredevil. Con Len Brown e Larry Ivie Wood creò, sul finire del 1965, i T.H.U.N.D.E.R. Agents; un colorito gruppo di supereroi alle dipendenze nientemeno che delle Nazioni Unite dediti a combattere tanto la minaccia comunista quanto un’associazione di alieni che vuole impossessarsi del nostro pianeta. The Higher United Nations Defense Enforcement Reserves è probabilmente il più lungo acronimo mai utilizzato nella storia dei comic e per motivi di praticità da qui in avanti faremo a meno dei puntini quando utilizzeremo la parola Thunder.
Una passione decisamente anglosassone quella degli acronimi se pensiamo ai vari U.N.C.L.E. (United Network Command for Law and Enforcement), S.H.I.E.L.D. (Supreme Headquarters, International Espionage, Law-enforcement Division) o S.H.A.D.O. (Supreme Headquarters Alien Defence Organisational quale effettivamente manca la “W” finale sebbene nel logo vi sia un’ombra, umana o aliena che sia, proiettata sulla parete), tanto per fare qualche esempio.
La serie dei Thunder Agents durò per venti numeri che vennero pubblicati tra il novembre del 1965 e il novembre 1969 anche se in realtà nei primi due anni uscirono ben diciassette albi mentre nei restanti due anni solamente tre albi, di cui l’ultimo totalmente dedito a ristampe, fatta esclusione di una breve storia composta da cinque tavole.

Splash page (art by Mike Sekowsky)


I MIGLIORI ARTISTI

Ma cosa rende leggendari e ancora protagonisti di ristampe e saggi i personaggi dell’impresa editoriale dei tipi della Tower Comics a distanza di oltre cinquant’anni dalla loro prima apparizione? Sicuramente la scuderia di artisti che mise insieme Wally Wood per creare un'alternativa o quantomeno una credibile concorrenza alle due major.
Alla creazione grafica delle storie (tutto sommato ordinarie nei contenuti come visto in precedenza) troviamo disegnatori del calibro di Gil Kane, Mike Sekowsky, George Tuska, Steve Ditko, Dick Ayers e tanti altri ancora che in quegli stessi anni avevano contribuito al successo di numerosi personaggi e collane proprio delle due principali major.
Molti personaggi ricalcano inevitabilmente archetipi e stereotipi già esistenti in casa D.C. o in casa Marvel come NoMan che è simile tanto al Robotman della National quanto alla Visione della Timely (appartenenti alla Golden Age) in quanto si tratta di un androide che ospita il cervello di uno scienziato che non si è rassegnato alla malattia ed alla morte, Dynamo che deve i suoi poteri a una cintura che lo rende capace di grandi prodigi quasi quanto Superman ma solo per mezz’ora un po’ come lo Hourman sempre della National oppure Lightning che ovviamente è un velocista come Flash o Quicksilver ma non può abusare del suo potere per non rischiare un invecchiamento precoce.


Splash page di una storia corale dei Thunder Agents pubblicata nel n. 8


Ai tre personaggi menzionati vanno aggiunti Menthor (che dopo poche apparizioni morirà, e nella storia dei comic moderni è il primo eroe al quale capita quella sorte drammatica), The Raven, Vulcan e la Thunder Squad, composta da cinque membri non dotati di superpoteri. Tutti questi personaggi condividono le sessantaquattro pagine per 25 centesimi che compongono ogni uscita e per ogni numero ci sono cinque o sei storie. Le storie sono infatti mediamente composte di dieci/dodici pagine nelle quali gli eroi spesso si incontrano fra di loro collaborando alla riuscita delle varie imprese. Oltre alle storie venivano spesso pubblicate singole schede in stile pin-up dei vari personaggi; tanto degli eroi quanto dei loro antagonisti. L’offerta era dunque ricca e stimolante. Sul primo numero, per esempio, si potevano trovare Wally Wood, Reed Crandall, Gil Kane, George Tuska , Mike Esposito, Mike Sekowsky, Frank Giacoia e Dan Adkins. Malgrado la qualità degli artisti gli albi dei Thunder Agents non conquistarono mai il cuore dei ragazzi americani di quel tempo salvo poi essere rivalutati anni dopo come dimostra la serie di ristampe curate e l’apparato filologico che si può trovare tanto in rete quanto in alcuni saggi pubblicati oltreoceano.

Copertina del terzo numero (di quattro) della serie dedicata a Dynamo

Uno dei motivi dell’insuccesso pare sia riconducibile al costo degli albi giudicato troppo elevato dagli stessi edicolanti che si rivelarono mal disposti a esporre il materiale della Tower che, per la peculiarità della propria storia editoriale (piccoli volumi e trade paperback), era infatti più propensa alla produzione di materiale maggiormente corposo di quanto non fossero i comic dell’epoca che si erano standardizzati a trentadue pagine per 10/12 centesimi.
In Italia le avventure dei Thunder Agents trovarono ospitalità sia nella collana “Avventure Americane/L’Uomo Mascherato” a partire dal numero 198 datato 18 settembre 1966 (in appendice e nel formato ridotto tipico dell’albo di cm. 15,3 x 21,5) sia in una collana durata solo sei numeri dal dicembre 1966 al giugno 1967 (stavolta in formato quasi simile al comic book cioè cm. 17,2 x 24,2) denominata “Albi Flash/Squadra Tuono”. La testata comincerà a pubblicare le avventure dei Thunder Agents a partire dal numero 6 originale, che è appunto la copertina del primo numero, e lo pubblicherà integralmente anche se le storie non seguono la sequenza originale. Nei numeri successivi le storie verranno pubblicate un po’ in ordine sparso cosicché la storia relativa alla morte di Menthor, pubblicata originariamente sul numero successivo all’albo d’esordio, ovvero sul numero 7 della serie originale, vedrà la luce soltanto sul numero 4. Le pagine di questi fascicoli erano sessantaquattro come quelle degli albi originali, tutte a colori e per sole 100 lire; un affare se pensiamo che la testata di “Batman” della Mondadori, uscita proprio nello stesso mese, era esclusivamente in bianco & nero e aveva solo quarantotto pagine per il medesimo prezzo. Una volta chiusa questa breve serie le avventure degli eroi della Squadra Tuono tornarono in appendice a quelle dell’Uomo Mascherato.

La copertina di produzione nostrana nell'inconfondibile stile pittorico di Mario Caria di "Avventure americane / L'Uomo Mascherato" (il n. 198) nel quale venne pubblicata la prima storia dei Thunder Agents

Il primo numero di "Albi Flash / Squadra Tuono"

Due pagine interne del primo albo dedicato alla Squadra Tuono con una delle caratteristiche schede e la splash page della storia

Recentemente la IDW Publishing (casa specializzata in ristampe e riproposizioni di materiali d’annata con risultati di grande qualità) ha pubblicato, tra l’agosto 2013 e il novembre 2015, tutto questo materiale insieme agli otto albi delle testate dedicate a Dynamo e No-Man (quattro numeri cadauno per i due elementi di spicco dell’eterogenea associazione) in sei volumi brossurati da oltre duecento pagine al prezzo di copertina di $ 29.90 cad..

Copertina e quarta di copertina del primo volume di ristampe della IDW

Copertina di "Comic Book Artist" n. 14 pubblicato da Twomorrows  in data luglio 2001

Quelli precedentemente pubblicati dalla D.C. Comics tra il gennaio del 2004 e il novembre del 2005 furono invece sei numeri della prestigiosa collana “Archives” (quindi dei cartonati) dal costo di circa $ 50 cad. ai quali si aggiunse, molto tempo dopo, nel 2011, un settimo volume che conteneva la miniserie denominata “Wally Wood ‘s T.H.U.N.D.E.R. Agents” di cinque numeri uscita a metà anni Ottanta per i tipi della Deluxe Comics nella quale si tentò di rinverdire i brevi fasti degli eroi della ormai defunta Tower Publications.
Sempre nel periodo 2011/2012 la stessa D.C. ne tentò il rilancio pubblicando due nuove serie (la prima di dieci e la seconda di sei numeri) che però non ebbero alcun riscontro e così i diritti dei personaggi finirono alla IDW Publishing che pubblicò le ristampe del materiale classico di cui sopra.

Copertina di "Thunder Agents" n. 14 (aprile 1967)

One Shot della DC Thunder Agents 100-page spectacular (febbraio 2011), ristampa del n. 12 originale, che sarebbe dovuto essere l'antipasto di una serie di ristampe economiche brossurate denominata "Thunder Agents Chronicles", prima annunciata sul sito della casa editrice ma mai uscita. Curioso notare come la firma di Wally Wood si sposti dal lato destro, nel quale si trova sull'albo originale, al lato sinistro della copertina della ristampa (per far post al bar-code)


Pierangelo Serafin

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sabato 20 gennaio 2018

DIME WEB INTERVISTA MAURIZIO MANZIERI! (LE INTERVISTE L)

a cura di Elio Marracci

Per la 50esima puntata della nostra rubrica di interviste Elio Marracci ha scelto un ospite d'eccezione: continua così il nostro discorso sui maestri dell'illustrazione fantastica in Italia. Precisiamo che tutte le immagini di corredo (foto dell'autore esclusa) provengono da sito ufficiale di Maurizio Manzieri. (s.c. & f.m.)



Un disco volante è finalmente atterrato in Italia

Oggi l'artista che ha voluto rispondere ad alcune domande che gli ho posto è Maurizio Manzieri. Nato a Napoli nel 1961, lavora nel campo dell'editoria fantastica e insegna illustrazione digitale a Torino presso iMasterArt e la Scuola Internazionale di Comics. Nel 1994 un portfolio spedito alla rivista inglese "Interzone" viene immediatamente accettato e contemporaneamente le sue opere iniziano ad apparire sulle copertine di molte opere di case editrici sia in Italia che all'estero - tra le quali i Gruppi Rizzoli e L'Espresso, Mondadori, Dario Flaccovio Editore, Fanucci, Editrice Nord, Delos Books, Elara Libri, Subterranean Press, Prime Books, Penguin, Bragelonne. Nel 2009 presenta in anteprima alla fiera del fumetto di Lucca un primo volume di illustrazioni, The Art of Maurizio Manzieri stampato da Pavesio, in cui ospita una selezione delle sue pubblicazioni internazionali. Lo stile di impronta anglosassone lo porta poi a divenire cover artist per riviste cult di settore come "Asimov's Science Fiction" e "The Magazine of Fantasy & Science Fiction". Tra i numerosi premi che ha vinto figurano il Premio Europa, due volte il Premio Italia e il prestigioso Chesley Award, assegnato nel corso delle WorldCon da ASFA, l’Associazione degli Artisti di Fantascienza e Fantasy d'America. I suoi dipinti selezionati per annuari di settore come Spectrum, the Best in Contemporary Fantastic Art, sono stati esposti in mostre intorno al mondo. Visto la portata del personaggio intervistato, senza indugiare oltre lascio a lui la parola!









DIME WEB - Per i lettori che non ti conoscono potresti presentarti in due parole?

MAURIZIO MANZIERI - Sono “il Maestro dallo Spazio Profondo”, un appellativo coniato da Lucca Comics & Games che è poi divenuto giocosamente d'uso comune nel rappresentarmi in conferenze, workshop, saloni del settore. Da 25 anni lavoro come illustratore fantastico e tra i miei clienti all'estero si annoverano riviste di fantascienza come "Asimov's SF", "Fantasy & Science Fiction", "Analog". Ho ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Europa e il Chesley Award assegnato da ASFA, l'Associazione degli Artisti di Fantascienza e Fantasy d'America. Per aggiornamenti è possibile seguirmi sui social, oppure consultare il mio sito web ufficiale.




DW - Oltre a essere uno dei più quotati illustratori italiani sei anche docente presso l’IMasterArt e la Scuola Internazionale dei Comics. In che misura l'insegnamento influenza il tuo lavoro?

MM - L'interazione con altri mondi interiori, in particolare l'anelito d'esplorazione delle nuove leve, ti pone a contatto con quelli che sono in germe gli artisti del futuro prossimo venturo. Essere una fonte d'ispirazione per altri è molto lusinghiero, ricorda in un certo senso ciò che mi è accaduto da ragazzo mentre sognavo di diventare illustratore. L'ambiente didattico ti mantiene, come dire, “sul pezzo”. Devi aggiornarti sulle tecnologie in continua evoluzione, sulle nuove versioni del software perché il tuo insegnamento risulti sempre al passo con i tempi. Durante i miei viaggi in occasione di convention e conferenze mi rendo spesso disponibile per dibattiti con il pubblico, spiegando le mie tecniche e le modalità d'approccio nel mondo editoriale internazionale, dalla presentazione di un portfolio alla finitura di un'illustrazione.




DW - Come è nata in te la passione per l'illustrazione? Da dove prendi spunto per le tue immagini?

MM - Ho sempre perseguito la bellezza, assaporando un libro, gustando un film, memorizzando un sorriso, osservando i dettagli della Natura e dell'Universo intorno a noi. Nella mia vita ho raramente provato noia, neppure rimpianti, voltando sempre pagina quando era il caso. Ricordo che da piccolo ho iniziato a copiare le copertine di "Topolino"... avrò avuto tre o quattro anni. Per i soggetti delle mie tavole mi ispiro agli oggetti che mi circondano, a referenze fotografiche scattate da me oppure tratte da Internet.


DW - Come hai deciso di specializzarti nel settore del fantastico e della fantascienza?

MM - Ho sempre avuto il pallino di dipingere "cose" che non esistono. Mi piacciono le sfide, viaggiare tra le meraviglie del Cosmo, emulando quella ricerca del sense-of-wonder tipica del gusto anglosassone. Un'altra mia passione: la narrativa fantastica, che di conseguenza mi ha portato a leggere sempre di più, ad ammirare le copertine dei romanzi e a desiderare di unirmi a questo team internazionale di artisti.



DW - Lavori sia per il mercato italiano che per quello estero, in particolar modo quello americano. Quali analogie e quali differenze hai trovato tra i due ambienti?

MM - Gli americani sono molto più meritocratici. Talvolta non si riesce a capire chi tra noi due sia più entusiasta, se io o l'art director che sta commissionando la copertina. Ciò non vuol dire che non abbia ottimi rapporti con il mercato editoriale italiano... all'estero ho trovato una volontà di fare business unita a quella di meravigliare e meravigliarsi, a quella scintilla di vitalità che si ha quando si è bambini e che da noi molte volte sembra spenta.


DW - Nato a Napoli ormai da molti anni vivi a Torino. Come mai hai sentito l'esigenza di lasciare il capoluogo campano per una città del nord? Quanto delle due metropoli è presente nella tua opera?

MM - Mi sono spostato per la classica proposta di lavoro che non si può rifiutare. A Napoli ero impiegato da un paio d'anni come grafico in una ditta import-export, a Torino ho ricoperto cariche manageriali nel settore entertainment. Nel '93 ho fondato il mio Studio, partecipando a progetti in associazione con colleghi della zona, poi negli ultimi anni ho iniziato a mettermi in proprio per perseguire più efficacemente le attività di illustratore a tempo pieno. Lo spirito innato è quello partenopeo con la serotonina ai massimi livelli. Bisogna capire che l'essere nati all'ombra del Vesuvio non è cosa da poco!



DW - Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato?

MM - Moltissimi! Alcuni li ho amati attraverso copertine di riviste e volumi d’importazione, prima dell'avvento di Internet. Se devo citare i miei idoli assoluti... nel fumetto: Moebius; nell'illustrazione fantastica Michael Whelan. Entrambi mi hanno fatto sognare mondi inimmaginabili e hanno stimolato la mia anima di adolescente.


DW - Quanto di te è presente nel tuo lavoro? Quanto di quello che ti circonda? E quanto c'è di inventato?

MM - Nelle mie illustrazioni, come in quelle di altri colleghi, ci sono la vita, le esperienze quotidiane, lo spirito d'osservazione, le letture. Qui c'è da fare una distinzione tra artista freelance e artista indipendente. Quando si lavora per altri bisogna tener conto di tanti fattori nell'impostazione di un’illustrazione: cover design, titolo, autore, logo, codice a barre, e così via. L'artista indipendente invece è libero di dare sfogo alla propria creatività, come il classico pittore, senza essere limitato dalle specifiche tecniche. Personalmente mi alterno tra le due figure cercando di essere flessibile e non tradire troppo il mio stile!



DW - Sei un disegnatore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte a disegnare perché ti è venuta l’ispirazione? Come si svolge la tua giornata tipo?

MM - Mi alzo abbastanza presto al mattino. Dopo aver fatto colazione e sbrigato le pratiche d'ufficio, apro le danze e posso proseguire fino a tardi. In genere lavoro dalle 8 alle 12 ore al giorno, e raramente faccio le ore piccole. Se non ci sono incombenze, impegni in accademia, fiere, durante il weekend sono uccel di bosco. Mi piace visitare mostre, frequentare altri artisti, salire su un aereo alla scoperta di un angolo di mondo mai visto prima.


DW - Quali fonti usi per documentarti?

MM - Quando illustro una copertina leggo una sintesi del manoscritto in lingua originale inviato dall'editore, se non addirittura l'intera opera - racconto o romanzo - quando lavoro per me convoco a rapporto la fantasia.



DW - Oltre ai libri e ai fumetti che sicuramente userai per documentarti, quali altre letture fai?

MM - Mi piace leggere biografie di personaggi famosi, opere prime di nuovi autori la cui sinossi mi incuriosisce, quotidiani esteri e blog di illustratori. Ascolto podcast. Ho un debole per la fantascienza, in quanto narrativa d'anticipazione, ma amo qualsiasi altro genere, purché ben scritto. Nel 2017 ho letto una ventina di libri per diletto, incluso l'intero ciclo The Expanse di James A. Corey, da cui è tratta l'omonima serie TV. In questo momento sto terminando un thriller, The Woman in the Window di A. J. Finn.


DW - Sei stato tra i primi illustratori italiani a esplorare le potenzialità dell’arte digitale. Quale strumentazione usi? Quali giovamenti e quali svantaggi ti porta l'uso del computer?

MM - Per la grafica 2D trovo congeniale lavorare con un potente iMac corredato da tavoletta grafica e software adeguato. Basta davvero poco... l'unico software che uso intensamente è Photoshop, assieme a poche altre applicazioni che aiutano a migliorare la funzionalità del mio ufficio. Se avessi più tempo mi piacerebbe approfondire la conoscenza di altre discipline, software, idee, ma ora come ora la mia agenda è totalmente piena. Il metodo digitale consente di eseguire velocemente tutte le modifiche richieste dal cliente. Uno svantaggio tangibile è quello di non avere tavole originali da esporre ma soltanto riproduzioni.



DW - Sei stato in più occasioni ospite di Lucca Comics, manifestazione che ti ha dedicato una mostra e per la quale hai realizzato una “speciale illustrazione”, ispirata alla famosa frase sui dischi volanti che non potrebbero mai atterrare nella cittadina toscana... Questo mi dà lo spunto per chiederti quali punti di contatto trovi tra fumetto e illustrazione.

MM - Sono mondi che possono sovrapporsi in svariati modi, se si riesce a creare un contesto commerciale in grado di incontrare il gradimento del pubblico. Dal punto di vista personale apprezzo la bellezza del tratto di tanti nomi illustri che oggi conosco personalmente, ma preferisco la tavola pittorica che sintetizza e racconta il contenuto della storia in una sola immagine.


DW - Da professionista ormai affermato che consigli daresti a chi si volesse affacciare al mondo dell'illustrazione?

MM - Studiare non solo Arte ma anche altre discipline del Sapere, approfondire la conoscenza delle lingue, girare non solo per Internet ma anche fisicamente per convention praticando sano networking con individui della stessa specie e soprattutto... amare la vita, cercare di dosare sapientemente le pause con il lavoro. Sono consigli generici di cui si parla in milioni di discussioni ma poi in pratica nessuno li segue!




DW - A cosa stai lavorando?

MM - Ho da poco consegnato negli Stati Uniti una cover per Subterranean Press, realizzata per un'edizione limitata del romanzo breve The Tea Master and the Detective di Aliette de Bodard, in uscita a marzo 2018. Se tutto va in porto, sono in trattativa per alcuni lavori da realizzare per il mercato italiano. C'è poi un progetto personale che sto portando avanti, un'avventura di fantascienza in lingua inglese in collaborazione con lo scrittore Dean Whitlock che potrebbe un giorno divenire un libro illustrato dal titolo Laniakea. Si svolge in un futuro distante da noi un paio di secoli e cerca di rispondere al paradosso di Fermi: Dove sono finiti tutti gli alieni?. La risposta la si può trovare sulla pagina aperta da poco sul portale di crowdfunding Patreon. Chi desidera supportare l'avventura con l'opportunità di fruire in anteprima di immagini, testi, gadget, può visitare il link.


DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?


MM - Come insegnante d'arte e relatore di innumerevoli conferenze credo mi sia stato chiesto davvero di tutto, ma se mi domandassi dove vorrei essere in un futuro lontanissimo ti risponderei che mi piacerebbe continuare a dipingere per sempre, magari nella realtà virtuale all’interno di una mia illustrazione.



a cura di Elio Marracci

N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori su Interviste & News!

AZIENDE BONELLIANE (XIII): CICO (3a parte)

di Filippo Pieri

Dopo la prima e la seconda parte, continua la nostra carrellata su marchi, attività e quant'altro abbia a che fare, casualmente o volutamente, con il nome di Cico, la spalla di Zagor.



Iniziamo nel sud Italia dove troviamo il Cico Boutique Hotel, a Torre Santa Sabina in provincia di Brindisi.



Nel centro Italia, ad Ascoli Piceno, troviamo invece la gelateria Cico Blu.




Ci spostiamo poi nel nord Italia dove, in provincia di Mantova, a Curtatone, troviamo il Cico's Pub - Birreria Steakhouse.






Passiamo all'estero. In Svizzera si trova la Cico Ag Carrosserie, mentre è in Moldavia c'è il CICO - Centrul de Instruire și Consultanță Organizațională.




Chiudiamo lasciando l'Europa per andare a Nuova Delhi, dove c'è il Cico - Future-proofing what you bild, mentre in Indonesia possiamo rilassarci nel Cico Resort.


Filippo Pieri

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