Il nostro amico e collaboratore Franco Lana ci segnala la fumettista Alessia Bogdanich, inviandoci un suo lavoro in tre tavole, Non dormire questa notte, che noi senz'altro pubblichiamo - nello spirito di Collezionare e vista anche l'eccezionale qualità del disegno e della sceneggiatura! (s.c. & f.m.)
N.B. trovate i link alle altre incursioni fumettistiche extrabonelliane in Cronologie & Index!
ATTENZIONE! GLI ARGOMENTI TRATTATI NEL PRESENTE ARTICOLO SONO DESTINATI A UN PUBBLICO... GRANDICELLO! ;-)
di Francesco Manetti
Raramente mi è capitato di rimanere positivamente e totalmente impressionato nel vedere un film - almeno non negli ultimi 10 anni! L'eccezione è stata Escape from Tomorrow, una spassosissima, stralunata, beffarda, goliardica - intelligentissima pellicola indipendente del 2013, firmata dal regista esordiente Randy Moore. La particolarità del film - e anche il motivo per cui ne parliamo qui su Dime Web - è il suo stretto legame con la mitologia, la leggenda, i luoghi comuni e le regole Disney. La pellicola è stata interamente girata in Florida, al Disney World di Orlando, e precisamente nei resort alberghieri del parco tematico e nei settori denominati EPCOT e Magic Kingdom (il tour che, sia detto di passaggio, fece anche il sottoscritto nell'estate del 1998). Il titolo si rifà appunto all'acronimo EPCOT, ovvero Experimental Prototype Community of Tomorrow ("Prototipo Sperimentale di Comunità del Domani"), e a Tomorrowland, uno dei "quartieri" del Magic Kingdom - quello dedicato al futuro e alla fantascienza.
La locandina originale del film
Il tutto è stato realizzato di nascosto, usando gli autori telecamere a mano simili a quelle impugnate dai turisti (oppure inserendo riprese successive su blue screen, con un gusto volutamente retrò), e non svelando mai i particolari del progetto, fino presentazione ufficiale della pellicola al Sundance Festival. Il bianco-e-nero e lo stile da docupic (alla Cloverfield, per intenderci, ma meno "estremo", più narrativo, più da opera di fantasia) fanno di Escape from Tomorrow una piccola perla, un unicum cinematografico. Il film sfugge inoltre a ogni catalagozione di genere: horror, thriller, fantascienza, dramma, commedia "nera", satira (con mille ammiccameni a Il mondo dei robot diretto da Crichton nel 1973 e con un sapore del tutto simile a Fanboys di Newman, un film del 2009 dedicato al mondo degli appassionati di Star Wars e di Star Trek, ma con molta più trasgressione e irriverenza). Siamo quasi certi che gli ideatori si siano anche ispirati - per certe tematiche - alla letteratura di Michel Houellebecq, il dissacrante scrittore francese, ben noto anche oltreoceano anche grazie a una fortuna biografia di Lovecraft. La Disney ha preferito - per ora - ignorare il film piuttosto che intentare cause milionare alla produzione e ai realizzatori, azioni che - tra l'altro - farebbero passare la potentissima company americana come una gradassa spaccona che vuol schiacciare il "topolino" ribelle con la sola forza dei suoi dollari.
Un interessante servizio televisivo sul film, con interviste, dietro le quinte e altro ancora!
Tutto ciò che è taboo nel fumetto e nell'animazione Disney è stato di bella posta inserito all'interno del lavoro di Moore. In maniera sfacciata, ripetuta, palese, violenta - da simpatiche canaglie e sbruffoni, come se si fossero messi a scrivere film certi personaggi di Gassman... Sembra di osservare un pugile che sul ring pesta l'avversario un pugno dietro l'altro fino a mandarlo al tappeto.
Trailer ufficiale del film.
Ecco pertanto una lista sintetica (e non esaustiva) degli argomenti, dei punti e delle situazioni che NON potrebbero mai venir trattati, toccati e nemmeno sfiorati in un'opera disneyana (soprattutto dal trionfo del politically correct, a partire dagli anni '80, se non in chiave negativa oppure con intenti sfatatori, da debunker, oppure, parzialmente usando etichette come Touchstone o Hollywood Pictures) e che invece il film di Moore affronta e approfondisce:
La prostituta d'alto bordo, ex-figurante del parco, che si crede una sorta di reincarnazione della Strega di Biancaneve - qui mentre "violenta" il protagonista!
1) Stregoneria, sortilegi, malefici, spiritismo, demonologia, presagi di morte: durante la gita nei parchi Disney della Florida una famiglia all'apparenza felice (ma il marito Joe - il protagonista - è stato appena licenziato con una breve telefonata), subisce strani influssi. Sembra che la strega di Biancaneve sia davvero reale e vivente all'interno del Parco (una ex-dipendente/figurante, una finta principessa per le foto ricordo). I bambini hanno comportamenti stranissimi, sono insolitamente riottosi e irrispettosi nei confronti dei genitori. Il padre e la madre sono sconvolti, sentono che qualcosa di strano sta accadendo. In un sogno a occhi aperti il padre vede la fine di EPCOT: la gigantesca palla da golf simbolo del parco (la Spaceship Earth) si stacca dal basamento e rotola via facendo una strage; un fungo atomico si alza in aria.
Le due french chicks, che il protagonista, da loro attratto, insegue per tutto Disney World.
2) Sesso extraconiugale, sesso con prostitute, sesso con minorenni; allusioni al sesso; eiaculazioni; nudità; atti sessuali (anche nelle vicinanze di minori); complessi edipici: il protagonista Joe è attratto sessualmente da due minorenni francesi, che hanno atteggiamenti estremamente provocanti; fa invece sesso violento e sadomaso con una sorta di "strega" di Disney World, reincarnazione della Regina di Biancaneve, e prostituta d'alto bordo, mentre i figli dei due aspettano in salotto; durante un giro su una delle attrazioni (Soarin') Joe vede in sovrimpressione sul filmato una ragazza non caucasica in topless che lo provoca sessualmente; quando si risveglia imprigionato nei sotterranei di Spaceship Earth, Joe si libera dalle manette strizzando un tubetto di crema, che imita l'eiaculazione (anche su foto di nudi); nella sequenza iniziale il figlio chiude nel terrazzo il padre e si sdraia accanto alla madre nel letto matrimoniale; nella sequenza finale lo stesso figlio (sempre per dormire tranquillamente insieme alla madre) lascia il padre morente e sanguinante in bagno.
L'orrenda fine del protagonista, affogato nel suo stesso sangue.
3) Alcolismo e uso sconsiderato di medicinali: durante la terribile giornata Joe si ubriaca ripetutamente di birra e di cocktail, cominciando a diventare sguaiato (rutta sonoramente) e fastidioso con tutti; ingurgita pillole vitaminiche nel tentativo di guarire dal malessere; in una sequenza si sospetta che persino alla bambina siano stati propinati alcolici - champagne con la cannuccia (ma si dice che è succo di mele frizzante).
4) Ferite, sangue e altri fluidi e deiezioni corporee, come sperma, orina, feci, vomito, saliva (sputo), sudore: Joe si ferisce a un piede pestando i cocci di una bottiglia di birra rotta e poi si medica, lavando i calzini insanguinati, nella toilette del parco; anche la bambina si ferisce e vine medicata nel pronto soccorso del parco da un'infermiera che sembra uscita da un film porno; nella scena finale Joe è colto da scariche di diarrea nel bagno dell'albergo, da attacchi di vomito (rigurgita persino palle di pelo, come un gatto, avendo forse contratto la Cat Flu; ma la palla di pelo nello stomaco è anche un tipico sortilegio da apporto stregonesco) e da perdite di sangue dalla bocca e dalle orecchie; numerose scene sono girate nei bagni, anche mentre i personaggi orinano; una delle ragazzine attraenti sputa in faccia a Joe, qualcosa come un litro di saliva; il caldo torrido fa sì che i personaggi siano sempre fradici di sudore; anche il bambino vomita, dopo un giro sulla Space Mountain.
5) Malattie infettive: l'influenza felina colpisce metà dei frequentatori dei parchi, causando starnuti, tosse, bave, etc.
Un'altra locandina originale
6) Turpiloquio: in un film per adulti gli adulti parlano - e imprecano - da adulti. Fuck e shit sono solo alcune delle "parolacce" usate.
7) Violenza sui minori e sui disabili; minori sofferenti: la bambina capricciosa viene colpita dalla madre con un potente schiaffone, come usava un tempo; un disabile su una sedia a rotelle motorizzata, grasso e antipatico, viene aggredito da Joe (il figlio del disabile aveva urtato la bambina di Joe, facendola cadere e procurandiole una sbucciatura a un ginocchio); i due bambini della coppia piangono continuamente, si fanno male e non riescono ad andare sulle attrazioni che vorrebbero.
Stereotipi etnici e alcolismo.
8) Atteggiamenti irriguardosi verso gli handicappati, verso le minoranze etniche, verso le donne, verso i minori; stereotipi razziali: tutte le "categorie sociali" che negli USA (e nel mondo occidentale in genere) sono diventate specie protette, quasi stessero per estinguersi come il dodo, nel film di Moore vengono strapazzate di continuo. Divertente la sequenza con gli asiatici porcelloni che palpano tette e sederi delle principesse/figuranti che battono il Parco per scattare le foto-ricordo!
Lo stereotipo razziale degli asiatici "sporcaccioni".
9) Uso non autorizzato di marchi commerciali (Siemens e Disney in primo luogo): beh, forse è questo il MASSIMO della trasgressione di Escape from Tomorrow; in un mondo governato essenzialmente dai soldi, sbattersene altamente dei copyright e dei trademark è davvero coraggioso! Il marchio Siemens è presente anche nei sotterranei fantascientifici di EPCOT dove robot intelligenti controllano tutto e hanno un macchinario capace di leggere nella mente!
Nei sotteranei di Spaceship Earth un macchinario avveniristico permette ad audioanimatroni senzienti di leggere la mente delle vittime!
Fuga dall'incubo futuristico della Siemens!
10) Morte e simulazioni di morte per minori: il protagonista alla fine muore, di orribile e disgustosa morte, all'interno dell'albergo del parco; la bambina viene rapita dalla pazzoide ninfomane che si crede una "strega", viene abbigliata da Biancaneve e fatta sdraiare sul catafalco, dove verrà baciata dal Principe Azzurro (il bambino della matta).
11) Stati allucinatori o alterati: durante i giri su alcune delle più sciroppose giostre, Joe vede gli audioanimatroni deformarsi e assumere aspetti e ghigni satanici; la moglie vede il volto di una delle due ragazzine francesi che tanto attirano il marito trasformarsi in una faccia demoniaca.
Una maschera demoniaca deforma il volto del figlio di Joe.
12) Critiche al Parco: nel film le code alle giostre sono infinite; le attrazioni talvolta chiudono oppure si rivelano deludenti nonostante la fama; c'è ressa e maleducazione; i bambini tendono a perdersi; dopo qualche ora la stanchezza e la noia prendono il comando... Tutte cose vere e sperimentate da chiunque si sia avventurato in tali non-luoghi (come li chiama Augé), ma non si deve dire!
Noia mortale, solitudine, malessere, sensazione di misfit nel parco.
13) Leggende urbane sugli incidenti: andando in giro per la Rete si troveranno numerosi miti metropolitani riguardanti i parchi tematici Disney (come quella secondo cui Walt giacerebbe ibernato nei sotterranei di Disneyland in California), soprattutto per quanto riguarda la pericolosità di alcune giostre e gli incidenti mortali, come le decapitazioni sull'otto volante; il robot senziente che aveva rapito Joe "muore" decollato; tra le altre leggende anche quella sul cibo, per cui le cosce di tacchino arrosto vendute nei baracchini sarebbero di... emù!
Non è tacchino, bensì emù!
Speriamo di avervi almeno incuriosito! Qualcuno dice che il film completo, in lingua originale e con sottotitoli in italiano, sia persino visibile in streaming su Internet... Mah... Molte notizie sulla pellicola potete comunque trovarle semplicemente su Wikipedia!
Francesco Manetti
N.B. trovate i link ad altri interventi extrabonelli su Cronologie & Index!
Ecco in anteprima la prima copertina di Darko Perovic e due tavole di Alessandro Nespolino, tratte dal numero uno della nuova serie bonelliana Adam Wild. In edicola dal 4 ottobre 2014
N.B. Trovate i link alle altre novità bonelliane in Interviste & News!
Dopo il grande successo della prima parte di Made in Bonelli, il nostro amico e collaboratore Filippo Pieri continua l'interessante discorso alla riscoperta del giocattolo d'epoca visto attraverso il panopticon pubblicitario trattando di armi-balocco. E non poteva mancare un'incursione nell'universo bonelliano, visto che tutti i grandi eroi di Via Buonarroti hanno spesso e volentieri a che fare con pistole, fucili e affini! (s.c. & f.m.)
La Linea di Cavandoli, fra i protagonisti degli sketch d'animazione di Carosello (pentole Lagostina)
Le
armi giocattolo Edison, Molgora, Romanelli, i proiettori giocattolo
della Harbert, Mupi, Gioca e Igc e altro ancora
Immaginate
un mondo dove c’è un unico canale che trasmette in bianco-e-nero e
i programmi sono confinati nelle ore serali. Dopo il telegiornale i
bambini aspettano la pubblicità che ha un suo spazio ben definito
con delle reclame prevalentemente umoristiche che durano svariati
minuti e piacciono a tutti i consumatori; pubblicità che
creano un linguaggio nuovo e slogan che diventeranno d'uso
comune.
Vignetta
tratta da Topolino n. 1009 del 1975, dove viene citato Carosello, un
programma tutto pubblicitario andato in onda dal 1957 al 1977, e già allora ormai
prossimo alla chiusura
No,
non è lo spunto iniziale di un racconto di fantascienza, ma l'Italia
degli anni Settanta. Anche sui giornali a fumetti la pubblicità è
accattivante e sui periodici come Topolino veniva a volte allegato
persino il catalogo giochi di note ditte dell'epoca. Come abbiamo già
detto nella puntata precedente, in quegli anni il mondo del West aveva un grandissimo fascino sui
bambini e veniva sfruttato in tutti i campi, compreso quello
alimentare.
Un
settore dove ebbe particolarmente successo fu quello delle armi
giocattolo che facevano immaginare ai piccoli uomini di essere veri cowboy del Far West... Armi come con il fucile Geronimo, prodotto dalla
Edison Giocattoli, una delle poche ditte del settore arrivate fino ai
giorni nostri.
Con
un personaggio di grande successo come Tex, venne naturale chiedere
alla Bonelli di usare il marchio come testimonial per armi
giocattolo. La Molgora, che era molto attiva in questo settore, stando
ben attenta a sottolineare come quelle armi non facessero male e potessero
essere anche oggetti da collezione, riuscì nel "colpaccio"
di aggiudicarsi i diritti.
A
noi di Dime Web il fucile che più interessa è naturalmente quello di Tex
Willer, che veniva pubblicizzato anche sul Topolino della Mondadori (per esempio sul n. 915).
Come
succede anche oggi, altre case uscirono subito con il loro
fucile TEX, che non aveva nulla a che spartire con l'eroe della casa
editrice milanese.
La
Molgora, oltre al Winchester di Tex, aveva già un suo vasto assortimento di pistole
e fucili.
Gli Indiani erano allora visti come il nemico - e anche nella pubblicità si
tendeva a sottolinearlo. Probabilmente per questo motivo nessuno ha
mai pensato di creare una "pistola di Zagor", personaggio che anticipò i tempi, con il suo mondo dove tutti gli uomini, grazie
anche a lui e al pancione Cico, potevano vivere in armonia.
Oltre
al fucile, per essere come Tex, ci voleva pure la cintura con fondina e
pistole, anche se il modello uscito sembrava più adatto al carnevale
che ad altro!
Il
cinturone di Tex uscirà invece molti anni dopo, quando ormai la casa
editrice avrà raccolto tutti i suoi antchi marchi editoriali (come CEPIM, Daim Press, etc.) sotto la denominazione comune
di Sergio Bonelli Editore.
La scatola della cintura di Tex!
E anche Dylan Dog ebbe la sua bella cintura in scatola tonda metallica, prodotta dalla Veagroup nel 1994...
Dylan Dog: scatola in latta porta-cintura prodotta nel 1994 dalla Veagroup (notare il Copyright SBE). Disegno di Villa.
Come
dicevamo all'inizio, la televisione non era molto diffusa e trasmetteva ben poche cose; ma i
ragazzi - nelle loro camerette - potevano godere di un "surrogato",
comprando il Minicinex Harbert, come vediamo qua sotto in una pubblicità tratta da
Topolino.
Il Minicinex era un proiettore a manovella che riproduceva pellicole
in 8 mm, principalmente della Disney, ma uscì anche la versione con
Tex.
C'era poi il Festacolor, nato già negli anni Sessanta, un marchingegno in plastica
alimentato a batterie che proiettava diapositive su qualsiasi
fondale; le diapositive, che raccontavano una breve storia in sette "vignette", erano
titolate e montate su cartoncini a striscia; venivano vendute anche a parte, come "ricambi", anche sotto il nome di FestaFilm.
Ecco come appare - gaudio del collezionista - il Festacolor (edizione Walt Disney Show, 1968) nella sua confezione originale, chiusa...
...e aperta! Notare il set di diapositive montate 7 a 7 su cartoncini a striscia, come fossero ministorie, con tanto di titolo (come, per es., Paperino e il pronto soccorso)!
Ecco invece una scatola dei ricambi, in perfette condizioni, con 42 diapositive montate su 6 strisce (serie F-L, 1968).
Sempre della harbert era il Fonovideo, in grado di riprodurre anche l'audio, grazie al "discovideo", che associava vinile a diapo.
In
seguito altre ditte lanciarono prodotti simili, che tendevano a offrire un prodotto per ragazzi "concorrente" al televisore dei "grandi". La Mupi presentò per esempio il
Cinevisor, un visore di filmini in super 8 montati in cassette.
Da notare il riferimento al "3° canale" a colori, in un'epoca quando c'era solo la RAI con due soli canali (il Primo o Nazionale e il Secondo) in b/n!
Ecco inoltre la
Gioca Royal con il Videomatic e la Igc con il Telemax.
La
televisione italiana, che nel 2014 ha compiuto
sessant'anni, fin dall'inizio ha avuto nei giochi a quiz alcune fra le
trasmissioni più premiate dal pubblico. I quiz, nel corso dei decenni,
si sono molto modificati e, pensando ai giocatori, siamo passati da persone super esperte che
rispondevano a quesiti impossibili, a gente comune che risponde a
domande molto più semplici. Un quiz che ha avuto, e ha tutt'ora,
molto successo è L'eredità su Raiuno... dove qualche tempo fa è
apparsa una domanda sull'eroe creato da Guido Nolitta e Gallieno
Ferri!
A
noi la risposta - dove c'è anche lo "zampino" di Moreno Burattini - sembra facilissima... e a voi?
Filippo Pieri
(fine 2a parte)
N.B. Trovate i link alle altre puntate di Made in Bonelli sulla pagina delle Cronologie & Index!
Il nostro amico e collaboratore - e cacciatore di enigmi - Filippo Pieri ci scrive: Sulla Settimana Enigmistica n. 4300 del 21 Agosto 2014 a pagina 24 c'è un
cruciverba il cui 51 verticale recita: "Il Willer dei fumetti". E lo potete vedere anche voi, qua sotto! (s.c. & f.m.)
Come ormai è noto, nel progetto
di rilancio di Dylan Dog tutte le testate dell’Indagatore dell’Incubo verranno
coinvolte dando loro un nuova identità peculiare. Se la serie regolare ospiterà
le avventure del rinnovato eroe, l’almanacco darà spazio al co-protagonista che
più di tutti potrebbe mancare ai lettori in questa nuova fase, ovvero
l’ispettore Bloch, che si godrà la agognata, ma, potremmo scommetterci,
tutt’altro che tranquilla pensione, sulle pagine dell’annuale primaverile. Allo
speciale settembrino invece toccherà ospitare, dal 2015, le avventure del Dylan
di un alternativo, zombesco, futuro già visto all’opera su un paio di color
fest e sull’ultimo gigante. Ultimo gigante in tutti i sensi perché per questa
collana non c’è spazio nel nuovo assetto di Dylan Dog. Con il nuovo ruolo, strategico, riservato
invece al Maxi Dylan Dog, la redazione di Via Buonarroti, ha preso i
proverbiali due piccioni con una fava. Il Maxi Dylan Dog Old Boy, questa la
nuova definizione del balenottero, che da ottobre, quindi subito dopo il
rilancio, passerà a quadrimestrale, ospiterà le avventure del Dylan Dog
classico quello che abbiamo conosciuto fino a oggi, senza sconvolgimenti, come
se fosse un mondo parallelo della collana regolare, o viceversa. Questo
consentirà innanzitutto di smaltire le decine e decine di storie già in
produzione al momento della decisione del rilancio, si parlava di una
sessantina di storie, di cui le migliori sono state pubblicate nell’ultimo anno
nella prima fase nel rinnovamento. Questo farebbe pensare che le altre quaranta
e passa avventure sono ritenute non all’altezza di quelle pubblicate finora,
che sinceramente non mi sono sembrate il massimo della vita; ma i gusti sono
gusti e molto probabilmente a me potrebbero piacere più quelle scartate, che
leggerò nei prossimi maxi, che quelle selezionate in questi mesi. L’escamotage
del mondo parallelo inoltre potrebbe far rifugiare nella collana Maxi tutti i
lettori a cui piaceva il Dylan attuale e che potenzialmente potrebbero non
riconoscersi nell’evoluzione del personaggio. Chi ama il Dylan di oggi, insomma,
non lo perderà, lo ritroverà in nove avventure l’anno sui tre maxi in calendario.
E perché non si dica che ci siano solo “scarti” sulla collana sono stati messi
in cantiere nuovi episodi espressamente per il rinnovato balenottero. Insomma
il Maxi Dylan Dog sarà la casa di tutti coloro a cui non piacerà il nuovo corso;
nel peggiore dei casi quindi di circa 100.000 lettori. Ovviamente da
appassionati del personaggio e del fumetto bonelliano ci auguriamo che
Recchioni & Co. col loro nuovo Dylan abbiano colto nel segno e che l’Indagatore
dell’Incubo non solo arresti l’emorragia di lettori, ma che ricominci a
conquistarne di nuovi. In questo caso il Maxi Old Boy sarebbe destinato ad
estinguersi nel giro di pochi anni.
Con queste premesse la domanda è:
perché cambiare la grafica del Maxi?
Attenzione, non sto dicendo che
la grafica del nuovo maxi sia brutta, anzi; Paolo Campana ha fatto un ottimo
lavoro, realizzando un restyling leggero dello storico marchio arricchendolo
con la scritta Old Boy leggibile ma non banale; Secondo me, Ottokin - nome
d’arte di Campana – è il primo vero degno erede dello storico grafico
bonelliano Luigi Corteggi, creatore di logo memorabili come quello di Mister No
e dello stesso Dylan Dog. Perché, però, cambiare? Per dare l’idea che anche questa
collana rientri nel rilancio del personaggio, suppongo. Se c’era una collana
che non doveva cambiare, però, era proprio questa. Qui i lettori del classico
Dylan Dog si devono ritrovare immediatamente, devono poter riconoscere che
quello è il loro Dylan, quello di sempre, e invece si ritrovano un logo che con
l’ombra trasparente richiama il nuovo logo delle serie regolare (quindi il
nuovo corso e il nuovo Dylan) e un nuovo copertinista, Gigi Cavenago, che pur
bravissimo anche lui, non ha il solito tratto a cui gli affezionati
dell’Indagatore dell’Incubo classico sono abituati da quasi un quarto di
secolo. Il lettore distratto, e ce ne sono molti, anche tra i “naviganti”,
visto che anche sulla pagina facebook della serie, ancora alcuni cadono dalle
nuvole quando viene annunciato l’ormai imminente rilancio – me se non si parla
d’altro da un anno? Il lettore distratto, dicevamo, che prenderà l’albo di
fine settembre e, speriamo di no, non rimarrà soddisfatto del nuovo Dylan,
quando vedrà il Maxi con una grafica tutto sommato in linea con la serie
regolare, non potrà far altro che pensare che anche li dentro ci sia il nuovo
Dylan, quello che a lui non è piaciuto. Insomma speriamo che l’idea “geniale”
di mantenersi un’ancora di salvataggio sul passato non venga vanificata della
grafica del futuro.