mercoledì 6 febbraio 2019

SETTECENTEX!


I Numeri di Tex da "Il totem misterioso" a "Tex 700"

Diamo i Numeri 54

di Saverio Ceri & Francesco Manetti

Puntata firmata eccezionalmente a quattro mani questa cinquantaquattresima di Diamo i Numeri. In occasione di Tex 700 infatti rispolveriamo, per i lettori del nostro blog, l'articolo che Francesco Manetti e io avevamo confezionato per Lo Spazio Bianco in occasione del settantennale del ranger - facendo qualche piccola correzione e aggiornando le tabelle e, dove necessario, il commento, alla data del 7 febbraio 2019(s.c.)


30 settembre 1948: Il totem misterioso - albo di esordio di Tex - Cover di Aurelio Galleppini

Settanta anni a cavallo, per i deserti, in montagna, nelle praterie, nel Grande Nord, a raddrizzar torti nelle città corrotte, in villaggi indiani e mondi perduti. Da solo o Asso di Cuori nel poker di Pards. Con il revolver sempre acceso. Una storia editoriale, quella di Tex, che copre tre, quattro generazioni di lettori, di editori, di sceneggiatori, di disegnatori. Tanti anni, tante collane, tanti albi, tante tavole hanno generato nei decenni un fiume di dati più adatto a un server della NASA che alla mente umana. Ma dietro ai numeri ci sono gli uomini, e quella che ora vi andiamo a racCONTARE non è una semplice sequenza di tabelline, ma una storia vera, in carne, ossa e piombo!

LE SERIE BONELLIANE

Nel settembre 2018 (come era accaduto già nel 2008 e nel 1998) Tex ha compiuto in realtà non uno, ma quattro anniversari diversi: 70 anni dalla prima pubblicazione in assoluto in formato striscia; 60 anni della collana regolare tuttora in corso, con 50 anni di inediti; e 30 anni dal varo del “Texone”, il formato gigante che ha aperto al Ranger un invidiabile panorama internazionale di grandi artisti.


La Mano Rossa, l'albo di esordio della collana di Tex più fortunata - oggi festeggiamo la sua 700a uscita. Cover di Galep

a) I 4000 albi bonelliani

Dal settembre 1948 al febbraio 2019, sono stati pubblicati ben 4108 albi con il marchio “Tex”! Un numero enorme, che si spiega col fatto che il Ranger è apparso non solo sul mensile regolare, che va avanti da sei decenni, ma in una grande varietà di collane, serie e formati diversi. Il periodo delle strisce (quando “Tex” era un agile albetto spillato con una superficie di copertina e di tavola grande all'incirca un terzo di quella attuale), con la “Collana del Tex” che andò avanti dal settembre del 1948 al giugno del 1967, vanta da solo 973 fascicoli spalmati su 36 serie consecutive. Ci sono poi le 700 uscite del “Tex Gigante 2a serie”, ovvero la collana mensile inedita di cui oggi festeggiamo il ragguardevole traguardo (partita nel 1958), i 636 “Tex Tre Stelle” (gloriosa collezione di ristampe che si è fermata solo nel febbraio 2017 dopo oltre mezzo secolo di attività), i 574 “TuttoTex” (ultima serie superstite dei "Tutto" che va avanti dal 1985 con grande successo), e i 441 “Tex Nuova Ristampa” (partita nel 1996). E queste citate sono solo le prime sei collane più ricche di albi di un elenco che, come potete vedere dalla tabella, copre 23 voci diverse, la metà della quali riferite a produzioni ancora in corso. Astronomico quattromilacentootto: mistero svelato!



b) I formati

Come abbiamo accennato sopra, nel corso dei decenni “Tex” ha cambiato più volte corpo, sia come passaggio storico da un formato a un altro, sia come cambio di formato per esigenze editoriali diverse in uno stesso periodo. L'epoca delle strisce inizia nel settembre del 1948 e termina nel marzo del 1972, con quattro collane distinte, la prima delle quali, la “Collana del Tex”, presentò ai lettori 36 serie diverse in quasi venti anni di vita. Il montaggio successivo per le ristampe, dalle originali tavole a striscia unica in tavole a tre strisce per pagina, lanciò il formato moderno bonelliano standard “alla Tex”: questo è anche il formato dei “bonellidi”, ovvero di quelle pubblicazioni che si ispirano (talvolta anche nei contenuti) allo standard tipografico della SBE. Fanno parte di questo ampio settore i mensili di oggi, ristampe o inediti che siano. La prima collana texiana ad adottare la tripla striscia fu il “Tex Albo d'Oro” che, con 8 serie consecutive, andò avanti dal giugno del 1952 al novembre del 1960, pubblicando 205 albi. Nel formato gigante (possiamo dire “alla francese”, senza tema di bestemmiare?) impossibile non sottolineare l'importanza di vero ponte tra il fumetto “popolare” e quello “d'autore” dello “Speciale Tex”, ovvero del “Texone”, che ha compiuto 30 anni nel 2018 (essendo stato varato per festeggiare nel 1988 in quarantennale di Tex); dal 2005 al 2016 la collana è stata ristampata in “Tex Stella d'Oro”. 


Il primo mitico Texone di Guido Buzzelli. Sono passati trent'anni dall'esordio della collana

Grande formato hanno anche i volumi cartonati di Tex, le cui origini risalgono alle straordinarie riproposte a colori della CEPIM del periodo 1977/1980 pensate per le librerie, idea proseguita per i tipi della Mondadori, e poi rientrata nell’ovile bonelliano nel 2015. Cartonati inediti, inaugurati da Eleuteri Serpieri nel 2015, sono infine i “Tex d'Autore”. Ci sono poi alcune curiosità, come i volumi non a fumetti (quali Il massacro di Goldena) e il formato a due strisce, anche questi immortalati in tabella.



Il primo Tex non a fumetti è datato 1951 : Il massacro di Goldena, un  romanzo di G.L. Bonelli - cover di Galep.




Un Tex... rotondo - Senza dubbio il formato più originale con cui la Bonelli ha proposto una storia di Tex

c) Gli inediti

Di tutte queste collane solo una parte sono composte da inediti. Lo storie nuove sul mensile attuale compiono mezzo secolo di vita nel settembre 2017. Inedite erano le strisce iniziate nel 1948 e inedite sono tutte le serie collaterali a quella regolare: il “Texone” (dal 1988, primo gigante a partire e unico gigante rimasto in Bonelli, dopo i tentativi con Dylan Dog, Nathan Never, Martin Mystère e Zagor), il “Maxi Tex” (dal 1991), l' “Almanacco del West” (dal 1994, trasformatosi in “Tex Magazine” nel 2016, forse perché la denominazione di “Almanacco” sembrava desueta alla nuova gestione, molto attenta al marketing), il “Color Tex” dal 2011, il “Tex d'Autore” dal 2015 e il recentissimo "Tex Willer", varato per il settantennale e ideato raccontarci le avventure mai narrate del giovane Tex. Una curiosità: dal luglio del 1967 al settembre del 1968 c'è un “buco nero” coperto solo da ristampe: in quei 15 mesi non uscirono storie inedite di Tex!




d) Il colore: 50 anni!

Consuetudine bonelliana era quella di “regalare” il colore ai lettori per i numeri “centenari” e in poche altre occasioni speciali: nelle collane di “Tex” il primo esperimento in questo senso fu il n. 100 del mensile uscito nel febbraio del 1969. Poi il cromatismo è dilagato con piglio alluvionale, in edicola e in libreria, e molte serie, fra ristampe e inediti, hanno il colore congenito: “Color Tex” (lo dice anche il nome!) parte nel 2011, i cartonati del “Tex d'Autore” vengono pubblicati dal 2015, mentre del 2017 è il primo numero della ristampe del “Tex Classic”.




Il primo albo a colori per Tex, ma anche il primo celebrativo a colori per l'intera casa editrice. Cover di Galep

SERIE E ALBI NON BONELLIANI

L'entusiasmo per Tex e il fascino dell'eroe di Bonelli Padre non poteva rimanere nei confini di Via Buonarroti. Nel 1973 il primo marchio a farsi avanti per la riproposizione dell'avventure del Ranger è quello della Arnoldo Mondadori Editore. Nata a Milano nel 1907, la nobile casa di stampatori – ormai da tempo nella mani della Fininvest berlusconiana – era da sempre stata molto attenta al cosmo fumettistico: basti pensare che a metà degli anni '30 riuscì a strappare a Disney i diritti per le avventure di Topolino & Co., soffiandoli alla fiorentina Nerbini, diritti che mantenne per oltre mezzo secolo! Grande il suo impegno nella narrativa di genere, con le collane (e loro filiazioni) dei “Gialli”, di “Segretissimo” e di “Urania”, e nelle pubblicazioni popolari (con gli “Oscar”), la Mondadori è da sempre stata apprezzata dagli appassionati della lettura “d'evasione”. Negli ultimi anni, uscita dall'orbita disneyana anche per i libri, la ditta di Segrate si è dedicata alla ristampa di pregio degli eroi dello humor e del nero bunkeriano (“Alan Ford”, “Kriminal” e “Satanik”). Ecco dunque Tex presente, fra “Oscar”, “SuperMiti” e cartonati di grande formato, nel catalogo mondadoriano per oltre… 40 anni! Grande impegno anche per la casa editrice concorrente (economicamente e politicamente!) facente capo all'Ingegner De Benedetti: allegate al quotidiano “la Repubblica” sono uscite, dal 2007 al 2016, circa 450 ristampe texiane. Ultimo arrivato il gruppo Rizzoli – “Corriere della Sera”, con la serie ancora in corso di “Tex – 70 anni di un mito” iniziata nel dicembre 2017. Non sono contemplate nella tabella le ristampe anastatiche, né le decine e decine di volumi di saggistica dedicati al personaggio.



La banda del Campesino - Anafi (1975)
il Texone di Magnus di Alessandro Editore (1997)


Primo albo della Collezione Storica di Repubblica (2007)
Tex a colori già con "Il Sabato" (1992)








TAVOLE & STORIE INEDITE

Una classifica delle collane che hanno pubblicato più tavole e più storie di Tex ci fa ben comprendere… la legge dei grandi numeri! Il podio ci mostra cifre non troppo lontane dal 100.000! In prima posizione c'è ovviamente la serie mensile, con circa 300 storie per oltre 66.000 tavole; ecco poi l'universo degli albi “a striscia”, con quasi 13.000 tavole (ovvero quasi 39.000 strisce) e 106 storie; terzo si posiziona il “Texone” nato nel 1988, con circa 7.400 tavole spalmate su 33 albi di grande formato. Il “Maxi Tex” è più o meno “terzo alla pari”, con quasi 7.300 tavole per 26 storie. Per quanto riguarda le 23 “storie brevi extrabonelliane”, con le loro 118 tavole (praticamente un albo mensile), vediamo la tabella successiva…



Il primo albo della serie attuale ad ospitare avventure inedite. Disegno di Aurelio Galleppini

STORIE BREVI EXTRABONELLIANE

Esiste tutto un florilegio di brevissime storie aventi Tex come protagonista non pubblicate dalla SBE, seppur da essa autorizzate. Iniziate con l'episodio L'accampamento apparso nel 1985 su un supplemento del giornale napoletano “Il Mattino”, il numero di tavole di queste “micro-avventure” varia da 1 a 32; in realtà la media è molto bassa, circa 5 tavole a storia, perché la maggior parte sono composte da un'unica tavola autoconclusiva e quella “lunga” di 32 tavole è una “mosca bianca”. Notiamo che la maggior parte di queste storie brevi sono apparse nel 2004 in un volume della Hazard, Il riposo del guerriero, uniche del genere nel primo decennio del 2000. Nel conteggio di 118 tavole non sono state considerate le 29 che risultano dalla somma di 4 storie più o meno “apocrife” uscite nel corso dei decenni.




L'accampamento del ... Mattino (1985) - 1 tavola by Galep

Comic Art 96, ha ospiatato una storia breve di Tex, disegnata da Ticci,  nel 1992

CURIOSITÀ SULLE STORIE

a) Le storie più lunghe

Una collana come “Tex”, nata per continuare a lungo le sue avventure, non poteva non presentare alcuni episodi davvero “da primato”. La storia più lunga la leggiamo addirittura su sei albi (586 pagine), con un record che regge da ben 25 anni! Impegnò i lettori dal gennaio al giugno del 1993, con uno dei capolavori misteriosi del Ranger, un classico di Nolitta & Letteri, con protagonista uno dei comprimari più amati della saga, El Morisco! Sul podio troviamo subito dopo un altro superclassico, ma stavolta dobbiamo precipitare indietro nel tempo addirittura nel 1972, con Bonelli Padre ai testi e Nicolò ai disegni. Terza un'altra storia degli anni Novanta, scritta da Nizzi per i disegni di Fusco e Civitelli. Mauro Boselli, ovvero lo sceneggiatore capo attuale del Ranger, si piazza quinto nella classifica delle storie più lunghe, con la recente avventura newyorckese pubblicata tra l'albo del settantennale e Tex 700, lunga 440 pagine.





b) Le avventure con lo stesso titolo

Può capitare nelle migliori famiglie di dare lo stesso nome a più figli: lo diceva anche Geppetto, quando, pensando al nome da dare al più famoso ciocco di legno dell'Universo, decise di ispirarsi a una famiglia dove tutti si chiamavo Pinocchio o Pinocchia! Ci sono ben sette casi di nominativi uguali affibbiati a due avventure diverse (con uno di questi “intoppi” avvenuto in anni ravvicinatissimi, 1988 e 1990) e addirittura una tripletta, ovvero tre avventure iniziate con uno stesso titolo (in anni piuttosto distanti fra loro).




GLI SCENEGGIATORI

Molti i nomi di quelli che si sono cimentati con la parte scritta delle avventure del Capo Bianco dei Navajo, ma sono solo quattro quelli che emergono dal mare magnum. Stiamo parlando del creatore G.L., del figlio Sergio “Guido Nolitta” Bonelli, del successore designato Claudio Nizzi e dell'ultimo grande erede, Mauro “The Boss” Boselli. Al primo e al secondo posto troviamo Bonelli Sr. e Nizzi: il grande G.L. batte il Grande Claudio per un numero tutto sommato piccolo di tavole, 500 su oltre 30.000 scritte da ciascuno, cinque albi mensili, due avventure nemmeno tanto lunghe… Ma Nizzi batte il Capostipite sulle pagine del mensile tuttora in edicola di quasi 5.000 pagine! Nizzi batte anche Boselli, su quasi tutte le testate più longeve: il mensile, il “Texone”, il “Maxi” e quello che un tempo era l'“Almanacco”. Mauro Boselli ha comunque già scritto una percentuale vicina a 1/5 di tutta la saga di Tex, toccando un livello davvero ragguardevole. Da notare che i primi tre sceneggiatori del Ranger hanno scritto da soli praticamente l'80% di tutte le avventure uscite. Quarto arriva Nolitta, ben staccato, con poco più di 5.000, gloriose pagine. Subito sotto da notare i buoni piazzamenti di Ruju e Faraci, con oltre 4.000 tavole a testa. Se consideriamo anche Ruju e Faraci, rispettivamente quinto e sesto in classifica, arriviamo a coprire quasi al 95% di tutti i testi scritti per il Ranger: ciò significa che i restanti 21 sceneggiatori texiani hanno prodotto soltanto il 5% delle storie! Una curiosità finale: anche Galep, creatore grafico di Tex, entra in questa classifica, con solo due tavole all'attivo (due storie brevi a tavola autoconclusiva degli anni '80).



Il mitico G.L. Bonelli immerso negli altrettanto mitici paesaggi del lontano Ovest

a) Storie sceneggiate

Riguardo agli scrittori possiamo entrare nel dettaglio delle storie da loro sceneggiate. La classifica è diversa già osservando le prime cinque posizioni: Ruju e Faraci superano Nolitta in quanto a numero di storie prodotte (anche se, ovvio, Sergio Bonelli, vanta una media più alta per storia rispetto alla coppia di scrittori odierni). Ai primi tre posti il risultato non cambia se si guarda alla quantità di storie pubblicate. Cambia invece la classifica se guardiamo la media di pagine per storia: al primo posto si piazza infatti Segura, seguito da Nolitta, Canzio, Nizzi, Boselli e Bonelli Sr. . Se si punta invece al numero di disegnatori che hanno lavorato per gli sceneggiatori notiamo che al primo posto sale Nizzi (che ha scritto storie per ben 44 artisti, quasi la metà del totale di tutti i disegnatori di Tex), seguito da Boselli, Faraci, Ruju e Bonelli Padre. Per Nolitta, sugli albi di “Tex” hanno invece disegnato “solo” sette artisti diversi.




I DISEGNATORI

Se gli sceneggiatori del Tex che si sono avvicendati in 70 anni sono 27, i disegnatori sono 100! Anzi 101 visto che i Cestaro Bros. contano doppio. I primi due sono Galep, il creatore dell'aspetto del personaggio, e Letteri: insieme coprono oltre ¼ della parte grafica dell'intera cavalcata del Ranger. Galep, soprattutto, sembra irraggiungibile (almeno per qualche secolo!), visto che il terzo in classifica, il senese Giovanni Ticci, è arrivato soltanto a metà dell'immensa produzione galleppiniana. Degli altri solo il quarto, Fusco, si innalza sopra al 5% della produzione: significa che i primi quattro in classifica hanno disegnato quasi 1/3 di tutta l'epopea del Ranger. Da notare il caso di Villa, copertinista che sostituì Galep dopo il n. 400 del mensile, e disegnatore d'eccezione, con al suo attivo alcune fra le più memorabili avventure “moderne” di Tex: il Reuccio del fumetto italiano è solo tredicesimo, e anche se per pochissime tavole, viene battuto persino da Diso, ricordato soprattutto per Mister No in ambito bonelliano. Un occhio infine all'affollatissimo 48° posto. Cos'ha di particolare questa posizione a metà classifica? Beh, grazie a un “Texone” a testa troviamo proprio al 48° gradino alcuni fra i più grandi nomi del fumetto “d'autore” italiano e internazionale: provate a scorrerli e ne viene fuori un elenco impressionante!





Aurelio Galleppini, il creatore grafico di Tex, nonché il suo più prolifico illustratore  e copertinista


a) Storie disegnate

Entrando nei particolari delle storie troviamo, come abbiamo visto per gli sceneggiatori, varie stuzzicanti curiosità anche per i disegnatori. I primi quattro in classifica sono gli stessi quattro che abbiamo già visto come maggiori “produttori” di tavole. Guardando la media delle tavole disegnate per storia troviamo invece Diso al primo posto, seguito da… Ortiz e da Marcello. Il disegnatore che ha lavorato per più sceneggiatori è Letteri, seguito da Ticci e da Civitelli a pari merito con Ortiz e Repetto: da notare che nessun disegnatore ha mai lavorato per più di otto sceneggiatori diversi. Per gettare uno sguardo sull'incredibile numero di superstar che hanno disegnato Tex occhio alla 54esima posizione!




I COPERTINISTI

Incredibile come alla corte di Tex ci siano stati ben 46 copertinisti, e su appena dodici posizioni! Si spiega soprattutto grazie al “Texone”, la serie in grande formato nata per il quarantennale e pensata come ribalta per autori non canonicamente texiani. E infatti molti di questi illustratori hanno all'attivo una sola cover a testa, su un totale di quasi 2.000 nell'intera saga. La classifica è infatti interessante solo per i primi due: Galep, il creatore grafico, e Villa, l'erede legittimo. Il primo, soprattutto grazie all'epoca pionieristica delle strisce, batte il secondo di ben cinque volte! Non c'è storia… Infine, occhio anche qui a un gradino speciale, con il Gotha del fumetto internazionale: il dodicesimo e "ultimo" posto!




Claudio Villa, l'attuale copertinista di Tex, vanterebbe più di 1000 cover del ranger se contassimo anche quelle della Collezione Storica di Repubblica e i "mini-poster" pubblicati inappendice a Tex Nuova Ristampa

COLLABORAZIONE SCENEGGIATORE/DISEGNATORE

Accanto un grande numero di relazioni effimere (oltre 170), negli anni si sono formate, grazie a Tex, coppie artistiche inossidabili!  Al primo posto ecco il tandem G.L. Bonelli e Galep, i due creatori dell'universo texiano: insieme hanno sfornato quasi 100 storie, per un totale di oltre 13.000 tavole! Lo scrittore Bonelli Padre lo troviamo anche al secondo posto, stavolta con l'affezionatissimo Letteri, e poi al quarto posto (con Nicolò), al sesto (con Ticci) e così via. L'ultima posizione nella quale appare G.L. è la 21esima, con Francesco Gamba. Se guardiamo a Galep, l'artefice grafico, lo vediamo affiancato anche con Nolitta (17° posto) e con Nizzi (al 28° posto). In quanto agli altri sceneggiatori più importanti Nizzi lo troviamo soprattutto insieme a Fusco (3° posto), Boselli pare avere una predilezione per Font (8° posto), mentre il preferito di Nolitta è stato Galep (17° posto). Il copertinista Villa appare al 13° posto, insieme a Nizzi (la coppia che su “Dime Press”, per la qualità delle loro storie, avevamo definito Gens Claudia). La folla di artisti del fumetto, sempre grazie al “Texone”, la individuiamo qui al 70° posto, anche se per brevità qui vi presentiamo solo le prime 30 coppie.




LA LEGIONE STRANIERA

A riprova del fatto delle enormi potenzialità della collana, a partire dal 1986, con una storia disegnata da Jesus Blasco sul mensile, Tex guada il Rio Grande ed esce dai confini texani... pardon, italiani!

a) Gli sceneggiatori

La tabella parla da sola! Due soli scrittori stranieri (su un totale di 27) si sono cimentati con le sceneggiature del Ranger, raggiungendo però nel complesso quasi 2.000 tavole (un po' meno del volume di venti albi mensili), ma in realtà questo risultato è dovuto quasi esclusivamente all'opera di Segura.

b) I disegnatori

Molto più folto il gruppo dei disegnatori allogeni: ben 16 su un totale di 101, con più di 17.000 tavole all'attivo (oltre il 27% del totale dall''86, anno dell'esordio di Blasco, a oggi). Nella classifica primeggia il mondo di lingua spagnola, sia europeo, sia americano, con la Spagna in testa: per trovare un artista che parla un diverso idioma occorre scendere infatti fino al 7° posto, dove spunta il greco Ginosatis. Grazie ai “Texoni” si infiltrano nella banda di madrelingua castigliana un croato, uno neozelandese e uno statunitense (Kubert, l'unico connazionale di Willer): è la sola collana texiana più variegata in quanto a bandiere. I primi tre (Ortiz, Font e Repetto) coprono oltre 10.000 tavole sul totale.

c) I copertinisti

I disegnatori stranieri delle copertine di Tex sono solo 13 e il numero corrisponde anche a quello delle copertine. In questa classifica, rispetto a quella dei disegnatori, esce il greco ed entra un inglese, Frank. La parte del leone la fa ancora il cosmo ispanico, con in testa la nazione madre iberica.

d) Le nazioni

Unendo le nazionalità degli sceneggiatori e dei disegnatori stranieri, con un totale di quasi 20.000 tavole, un dato già emerso non cambia: la Spagna vince queste olimpiadi di otto bandiere della Frontiera a fumetti, seguita dall'Argentina e dalla Grecia (stato non ispanico che solo in questa classifica sale sul podio). I primi due posti coprono una grande fetta del totale, con circa 17.500 tavole. Quarta arriva la terra (ispanica) dei Castro. La metà inferiore della classifica è dominata invece dalla lingua inglese (tre posti su quattro).




Josè Ortiz, il disegnatore non italiano più pubblicato su Tex.

e) Apporto straniero anno per anno

Il disegno texiano comincia a tingersi con colori esotici a partire dal 1986, ma prima di avere un dato percentuale importante, sulla totalità delle tavole sfornate in una anno, occorre attendere il 1993, quando ben ¼ della produzione grafica del Ranger è straniero. Il 1997 è l'anno della svolta, allorquando la percentuale arriva quasi a 40 punti; l'anno dopo ci avviciniamo addirittura al 50%! Nel 2000 i disegnatori stranieri battono per la prima volta quelli italiani, toccando quasi il 56% della produzione, ed è un record anche in numeri assoluti, con 1.115 tavole. La soglia del 50% straniero ai disegni verrà varcata anche nel 2010 e nel 2012. Discorso più ridotto per quanto riguarda gli sceneggiatori d'oltreconfine, che hanno scritto dal giorno dell'esordio di Segura nel 1997, all'incirca il 5% delle storie di Tex pubblicate: anche qui l'anno chiave è proprio quello di esordio, il 1997, quando i testi allogeni arrivano a superare il 17% del totale. Cifre interessanti, in quanto a percentuali, anche nel 2000 e nel 2004. Facendo un discorso più generale, il periodo più “straniero” sembra essere stato il quindicennio fra il 1997 e il 2012.


I RECORD DI CARRIERA

a) Gli sceneggiatori

I primi tre sceneggiatori più precoci come esordio texiano sono Testi (che ha iniziato a 26 anni), Medda e G.L. Bonelli: la media d'età dell'arrivo sulle pagine di Tex in quanto a scrittura si aggira intorno ai 30 anni. G.L. è lo scrittore del Ranger che ha firmato sceneggiature nell'età più avanzata, scrivendo fino al 1991 a 82 anni! Seguono, sempre intorno agli ottanta, D'Antonio e Nizzi. Bonelli Padre batte tutti anche nella classifica della carriera più lunga, avendo lavorato alla sua creatura per  42 anni (dal 1948 al 1991). Nizzi, il secondo, ci lavora da 36 anni (dal 1983 al 2017). Boselli è terzo, con già 32 anni di onorata attività (dal 1986 al 2018). Sergio Bonelli arriva quarto, con oltre 23 anni dedicati a Willer (dal 1976 al 1999). Curioso leggere la classifica dei più prolifici, ovvero di quelli che hanno scritto in media più tavole al giorno nella loro carriera: Nizzi è primo, con quasi due tavole e mezzo giornaliere, tallonato da Canzio e Bonelli padre.



Francesco Testi, il più giovane scrittore di Tex, l'unico a cimentarsi col ranger prima dei trent'anni. 
Claudio Nizzi non è secondo a nessuno nello sfornare tavole di Tex: sua la produttività più elevata in ambito texiano.

b) I disegnatori

Come età di esordio quella dei disegnatori è più bassa rispetto a quella degli sceneggiatori, e risulterebbe antipatico approfondire il discorso sulla necessaria maggiore maturità di uno scrittore rispetto a un maestro della matita e della china… Copello entra in “Tex” addirittura 21enne nel 1994; nello stesso anno ecco Biglia, con 24 anni in carta d'identità. Ticci, Villa e Uggeri hanno iniziato con Tex alla stessa età, all'incirca 27enni, il primo nel 1967, il secondo nel 1986 e il terzo nel 1951. Se guardiamo la classifica dei decani, i primi cinque si sono cimentati con Tex fino agli ottanta e oltre, con Diso in testa, grazie al “Maxi Tex” del 2018. Due di questi hanno avuto postuma l'ultima pubblicazione: Ortiz nel 2015 e Letteri nel 2006. La carriera più lunga la può vantare Ticci, con oltre 51 anni al servizio del Ranger, dal 1967 al 2018! Lo segue il creatore grafico, l'indimenticato Galep, che ha lavorato con Willer per più di 45 anni. Terzo arriva Letteri, con quasi 42 anni di disegni texiani. Aurelio Galleppini è primo nell'ultima classifica, quella dei disegnatori più prolifici: nella sua storia artistica riuscì a sfornare in media quasi una tavola al giorno del suo personaggio. Dal suo record sono lontani tutti gli altri.



Luigi Copello è a tutt'oggi la matita più giovane di Tex. Nel 1994, appena ventunenne ha firmato al sua unica storia di Tex!

Roberto Diso è invece il decano dei disegnatori del ranger: ottantacinquenne, ha firmato il suo ultimo Tex (per ora) 

Giovanni Ticci: ha appena festeggiato 52 anni al servizio dell'eroe creato da Bonelli Padre e Galleppini.

ANNO PER ANNO


a) Vittorie annuali

In questa tabella vediamo chi vince, anno per anno, per numero di tavole firmate. Il periodo che va dal 1948 al 1969 è dominato dalla coppia G.L. Bonelli / Galep, i due creatori di Tex (che vinceranno anche nel 1971 e nel 1983).
Nel 1965 Galep batte il record quantitativo di sempre, con quasi 800 tavole da lui firmate! Il decennio successivo è quello della svolta. Il primo “estraneo” vittorioso su Aurelio Galeppini, il disegnatore Guglielmo Letteri, arriva infatti nel 1970; poi Erio Nicolò nel 1972 e Fernando Fusco nel 1977.
Il 1976 è il primo anno nel quale G.L. Bonelli non scrive tutte le tavole pubblicate. Cose dunque tranquille anche negli anni Settanta: anche se comincia a demandare parte dei testi al figlio, vince sempre Bonelli Padre, con quattro disegnatori in classifica. Le cose cominciano a farsi movimentate con gli anni Ottanta: nel 1981 Nolitta batte il padre e il grande G.L. esce dall'albo d'oro nel 1984, lasciando il posto a Nizzi. In quello stesso 1984 esce anche Galep, e può dirsi quindi concluso definitivamente il periodo “classico” di Tex, quello dei fondatori vincenti. In quanto alle sceneggiature l'era di Nizzi copre il lasso di tempo che va dal 1984 al 2007 (con Boselli vittorioso nel 1997 e nel 1999) e segna il record di sempre di tavole scritte (1.768) in un solo anno, il 2003 (anche se Boselli si è avvicinato molto nel 2013); il dominio boselliano inizia nel 2008. 
Parlando dei disegni, il primo ingresso nuovo fra i collaboratori più antichi dei creatori si ha nel 1986, con Civitelli. Nei Novanta due soli volti nuovi fra i vittoriosi. Poi, nel XXI secolo, una vera esplosione di nomi. Da notare che il 2018 è stato l'anno in cui sono state pubblicate più tavole di Tex: ben 2.906!
Un record per la Bonelli, per il fumetto italiano, per il fumetto europeo e forse  per quello mondiale: bisognerebbe essere esperti conoscitori della vita editoriale di Mickey Mouse in tutto il globo per affermarlo con sicurezza. Solo il Topo disneyano infatti secondo noi potrebbe superare le 3000 tavole inedite annuali.


b) Sceneggiatori con più vittorie annuali

Un'altra tabella che parla da sola! Bonelli Padre, che ha vinto per 35 anni su 70, è lontanissimo dall'essere battuto, e chissà se lo sarà mai, visto che Nizzi è a 22 "scudetti" (e vi rimarrà) e Boselli è a 10... 


c) Disegnatori con più vittorie annuali

Mutatis mutandis il discorso sugli sceneggiatori può essere fatto per i disegnatori con Galep: 24 vittorie. Secondo arrivò Letteri, staccatissimo, con 9 vittorie. Poi Fusco con 7. Una sfida impossibile, quella di superare il creatore grafico.


Settanta anni dopo il debutto, Tex - il Ranger, il capo bianco dei Navajos, il pard, il padre, l'infallibile tiratore, il raddrizzatore di torti - cavalca ancora sulle piste dell'immaginario, nel panorama di una Monument Valley immensa, fatta di decine di migliaia di tavole e di decine e decine di artisti internazionali. Molti i motivi del suo successo, ma uno sovrasta tutti: se è vero che in nomen omen, in "Tex" ci sei anche "te".








Francesco Manetti (testo) & Saverio Ceri (numeri)

N.B. Trovate gli altri dati bonelliani nelle precedenti puntate della nostra rubrica Diamo i numeri.

lunedì 4 febbraio 2019

SAM BASS – ROBIN HOOD DEL TEXAS? - OPPURE SEMPLICEMENTE UN FUORILEGGE? - LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (LXIV PARTE)

di Wilson Vieira

Benvenuti al primo appuntamento del 2019 con la Storia del West di Wilson Vieira! Stavolta parliamo di Sam Bess, rapinatore gentiluomo, e della sua breve, ma incandescente vita! Ricordiamo che tutte le immagini non bonelliane sono state scelte e posizionate nel testo dallo stesso Wilson. Buona lettura! (s.c. & f.m.)




Sam Bass (1851-1878) “il fuorilegge”, nacque in una fattoria vicino a Mitchell, nell’Indiana, il 21 luglio 1851: era figlio di Daniel ed Elizabeth Jane (Sheeks) Bass. Rimase orfano prima di avere tredici anni e trascorse cinque anni a casa di uno zio. Se ne andò nel 1869 e lavorò per quasi un anno in una segheria a Rosedale, nel Mississippi. Bass lasciò Rosedale a cavallo per le terre del bestiame verso la fine dell’estate del 1870 e arrivò a Denton, in Texas, all’inizio dell’autunno. Durante l’inverno lavorò nel ranch di Bob Carruth, a sud-ovest della città; ma, trovando la vita da cowboy non all’altezza dei suoi sogni d’infanzia, tornò da Denton e gestì i cavalli nelle stalle della Lacy House, un hotel. Successivamente lavorò per lo sceriffo William F. Egan, prendendosi cura del bestiame, tagliando legna da ardere, costruendo recinti e passando gran parte del suo tempo tra Denton e le città ferroviarie di Dallas e Sherman.
Cominciò a seguire le gare locali, acquisì il gusto per le scommesse e il gioco d’azzardo e infine comprò Jenny, una cavalla detta “Denton Mare”, che gli fece fare buoni guadagni vincendo parecchie gare. Lasciò l'impiego presso Egan nel 1874 per seguire le corse a tempo pieno, poi si mise nei guai mentre cercava di raccogliere alcune delle sue vincite.
Vinse la maggior parte delle gare alle quali partecipò nel nord del Texas e in seguito portò la sua cavalla nella zona di San Antonio. Nel 1876, con i soldi guadagnati dalle corse, lui e Joel Collins si incaricarono di guidare una piccola mandria di bovini longhorn per venderla sui mercati per conto di svariati proprietari; quando i due raggiunsero Dodge City, decisero di condurre il bestiame ancora più a nord, dove i prezzi erano più alti. Dopo aver venduto la mandria e aver pagato la manodopera, gli restavano in tasca 8.000 dollari. Ma invece di tornare in Texas, dove dovevano saldare il dovuto ai proprietari del bestiame, sperperarono i soldi nel gioco d’azzardo a Ogallala, nel Nebraska, e nella città di Deadwood, nel Sud Dakota, sulle Black Hills, che stavano godendo di un boom nell’estrazione dell’oro. Nel 1877 Bass e Collins, per rifarsi, cercarono di trasportare merci, senza successo, e reclutarono così diversi brutti ceffi per rapinare le diligenze.




Con le corse fatte con i cavalli rubati recuperarono le loro fortune. Successivamente, alla ricerca di un bottino più grande, un gruppo di sei banditi guidato da Collins e incluso Bass cavalcò verso sud fino a Big Springs, nel Nebraska, dove, la sera del 18 settembre, assalirono un treno passeggeri della Union Pacific che procedeva in direzione est. Rapinarono da un vagone 60.000 dollari d'oro in pezzi da venti appena coniati oltre a 1.300 dollari e quattro orologi d’oro dai passeggeri. Bass non era ancora il capo della banda, ma fu contento di ricevere circa 9.000 dollari in oro come sua parte del bottino. Dopo aver diviso il bottino i banditi decisero di andare a coppie in direzioni diverse. Ma ufficiali governativi erano sulle loro tracce: durante la rapina avevano infatti rubato anche la Posta degli Stati Uniti, e questo la rendeva un reato federale molto grave. Nel giro di poche settimane Collins e altri due furono uccisi mentre resistevano all'arresto. 
Ma Bass, travestito da contadino, tornò in Texas e, ormai deciso a non fare mai più un lavoro onesto (avventure e rapine erano troppo divertenti), radunò una nuova banda di fuorilegge. Lui e i suoi briganti assalirono due diligenze e, nella primavera del 1878, svuotarono quattro treni nel raggio di venticinque chilometri da Dallas.




Non ottennero molti soldi, ma i furti fecero infuriare i cittadini, e i banditi furono oggetto di una folle caccia nel Texas del nord da parte delle "posse" spontanee e da una compagnia speciale di Texas Rangers diretta da Junius Peak. Bass sfuggì ai suoi inseguitori fino a quando uno della sua squadra, Jim Murphy, li tradì diventando un informatore. Mentre la banda di Bass cavalcava verso sud con l’intento di rapinare una piccola banca a Round Rock, Murphy scrisse al maggiore John B. Jones, comandante del battaglione di frontiera dei Texas Rangers a Round Rock il 19 luglio. Bass e i suoi uomini furono coinvolti in uno scontro a colpi di pistola: Sam Bass fu ferito e la mattina dopo fu trovato senza forze in un pascolo a nord della città. Fu riportato a Round Rock, dove morì il 21 luglio, giorno del suo ventisettesimo compleanno.
Presto divenne protagonista di ballate e di storie dei cowboy. Cacciatori di curiosità e folkloristi di tutto il mondo tendono a identificare Round Rock, in Texas, con uno e un solo evento: quello era il luogo in cui Sam Bass morì. Non che Bass fosse un abitante abituale di Round Rock... Trascorse lì meno di una settimana della sua vita; ma la sua breve visita fece salire la città alla ribalta degli atlanti mondiali. La gente del West lo idealizzava come un Robin Hood che rubava l’oro alle ricche ferrovie e donava con generosità ai poveri. In un’epoca in cui il bandito cortese John Wesley Hardin (1853 – 1895) aveva messo molte tacche sul suo fucile, sostenendo che uccideva solo i malvagi che meritavano l’esecuzione, Sam Bass non uccise nessuno, a parte un vice sceriffo nella sua ultima battaglia. Bass non aveva tacche sulla sua pistola, ma piuttosto scherzava che la pistola gli serviva per “incassare” denaro. 
La sua indole umana ispirava i compositori. Per loro era "un tipo di buon cuore come di rado ne vedi”. I cowboy amavano la sua ballata e sostenevano che calmava il bestiame quando la cantavano per le mandrie:

Tex n. 179, settembre 1975. Disegno di Galep



THE BALLAD OF SAM BASS ("La ballata di Sam Bass" - una delle molte versioni)

Sam Bass nacque nell’Indiana, la sua terra natale.
All’età di diciassette anni il giovane Sam cominciò a vagare.
Venne per la prima volta in Texas a fare il cowboy.
Un tipo di buon cuore come di rado ne vedi.

Sam aveva una cavalla da corsa, che chiamò Denton Mare;
La fece correre nelle gare per meticci e la portò alla fiera.
Sam faceva soldi e poi li sperperava.

Non si faceva mai mancare un buon whisky, ovunque si trovasse.

Sam lasciò il ranch Collins nel dolce mese di maggio
Con una mandria di bovini texani, diretto alle Black Hills.

Vendettero tutto a Kansas City e si presero un periodo di baldoria 
Una banda di cowboy così duri non si era mai vista

Sulla via del ritorno in Texas rapinarono il treno Union Pacific
Poi si divisero in coppie e cominciarono di nuovo.
Joe Collins e il suo compagno furono presto acciuffati
Con tutti i loro sudati soldi e incontrarono il loro destino.


Sam incontrò il suo fatale destino a Round Rock, il 21 di luglio
Impallinarono a fucilate il povero Sam con il fucile e gli svuotarono la borsa.
Ora il povero Sam è un cadavere, sei piedi sottoterra
E Jackson si è dato alla macchia cercando di scappare.


Jim Murphy prese in prestito l’oro buono di Sam, ma non voleva restituirlo.
L’unico modo che escogitò per non farlo, fu di tradire il povero Sam.
Vendette Bass e Barnes e lasciò i loro amici a piangere.
Oh, che brutto fato attenderà Jim quando l'Arcangelo Gabriele suonerà la sua tromba!
 




Autentica musica popolare, questa monotona canzone offrì un simpatico ritratto del fuorilegge. Essendo morto giovane, non c’erano troppi fatti da raccontare. 
L’improvvisa ricchezza di Bass sbalordiva i suoi vecchi amici, ma lui metteva a freno la loro curiosità, o almeno tentava di farlo, dicendo di aver trovato un ricco filone d'oro. Si era ormai abituato a ogni genere di rischio per guadagnare le corse di cavalli, i giochi di carte o le rapine d’oro. Gli piaceva il  pathos di rapinare all'interno di una gang. In Nebraska era stato membro della banda di Joel Collins, ma in Texas aveva progettato di diventare lui il capo. Alcuni dei suoi vecchi amici gli chiesero della rapina di Big Spring, sospettando quello che era veramente successo. Bass invitò questi suoi amici a unirsi lui per fare soldi facili per conto proprio. Lui e i suoi uomini vivevano in fitti sottoboschi o remoti nascondigli lungo le insenature dei corsi d’acqua nella zona di Denton e delle contee adiacenti, non lontano dalle praterie aperte dove potevano fuggire rapidamente qualora ci fosse stato bisogno. Tendevano a visitare case coloniche isolate, e in una di queste Sam Bass lasciò a una vedova un pezzo da 20 dollari in oro per una dozzina di uova. Oppure lui e i suoi uomini pranzavano e pagavano con venti dollari oro il cibo che normalmente sarebbe costato al massimo un dollaro o due. Cominciò a percepire che la gente comune lo considerava un uomo principesco, mentre andava a spargere i suoi soldi con generosità. A volte Bess affermava che i soldi provenivano da redditizie vendite di bestiame; altre volte non spiegava la fonte della sua ricchezza inspiegabile, perché capiva che la gente lo comprendeva, e lo approvava in quanto stava punendo le ferrovie.



Le ferrovie e le loro tariffe non erano regolamentate in quei giorni, e molti contadini le odiavano con tutto il cuore a causa delle tariffe di trasporto considerate ingiuste per il piccolo imprenditore o per l'agricoltore, mentre favorivano le grandi società.
Sam Bass come appariva in pubblico nel 1878 era alto un metro e settanta, pesava circa 70 chili, aveva una carnagione olivastra, occhi scuri e acuti, ed era talvolta sospettato di avere sangue indiano, a causa del suo aspetto. Era ben considerato tra la gente di campagna. Dopo alcuni mesi si ritrovò a perdere soldi. Quattro rapine ai treni nel nord del Texas gli fruttarono azione, ma pochi soldi. Quattro mesi e tre giorni dopo il colpo di 60.000 dollari alla Union Pacific nel Nebraska, Bass aprì la sua stagione texana, il giorno del Compleanno di Washington, alla Allen Station, appena a sud di Dallas. Qui il ricavato della rapina arrivò a soli 1.280 dollari: una somma insignificante, dovendo essere divisa tra quattro banditi. I rapinatori seppero dalle cronache dei giornali che avevano trascurato due sacchi d’oro.




Meno di un mese dopo, il 18 marzo, la banda fece della Texas Central Railroad il proprio bersaglio, con una rapina a Hutchins. Qui, con tre uomini, Sam Bass racimolò solo 497 dollari. La banda spostò le operazioni sulla linea Texas & Pacific, nella speranza di migliorare gli introiti, ma una rapina a Eagle Ford il 4 aprile produsse solo 52 dollari, perché la compagnia e l’addetto alla posta avevano preso precauzioni per nascondere la maggior parte degli oggetti di valore. Bass diede a se stesso e ai suoi uomini solo dieci minuti per portare in fondo la rapina, e quindi ebbero troppo poco tempo per cercare a fondo. Una quarta rapina, sempre sul T. & P., a Mesquite il 10 aprile, vide i banditi perdere 1.500 dollari, che erano nascosti nelle ceneri del riscaldamento del vagone espresso, mentre il bottino raggiunse appena 150 dollari, più alcune somme insignificanti estorte ai passeggeri. Nelle rapine al T. & P. ​​alcuni dei banditi riportarono lievi ferite, grazie alle quali, in seguito, furono identificati. Gli uomini della legge li stavano ormai implacabilmente tallonando. Dopo che diversi suoi famigliari furono incarcerati con l’accusa di aver ospitato membri della banda, Jim Murphy, un compagno e amico dei primi giorni, accettò di tradire Sam Bass in cambio della liberazione del suo anziano padre. Ben presto sospettarono del tradimento di Jim, ma Frank Jackson persuase il capo che Murphy era leale. Pur dando ascoltò a Jackson, Bass promise di mandare Jim Murphy in prima linea nella prossima rapina, per provare la sua lealtà. Con Murphy e altri due complici, Bass lasciò così le aree di Dallas e Denton per il Texas centrale, alla ricerca di una banca da rapinare.



Alcune banche erano troppo sicure, mentre altre città avevano banche che non valevano la pena di rapinare a causa dei piccoli capitali in contanti a disposizione. Cercando di tradire Sam Bass in un ambiente favorevole all’intervento del Texas Ranger, Jim Murphy esortatò la banda a provare la ferrovia o la banca a Round Rock, vicino alla capitale del Texas ad Austin. Sam Bass aveva attraversato Round Rock mentre si recava a San Antonio nei primi anni, e accettò di cercare un bersaglio lì. Durante il viaggio spese l’ultimo pezzo da venti in oro della rapina del Nebraska ordinando un drink a Waco. Il 18 luglio 1878, Sam Bass, Jim Murphy, Seaborn Barnes e Frank Jackson arrivarono a Round Rock, dove la ferrovia era stata determinante nella creazione di una nuova città, avendo steso i binari a breve distanza dalla città originale, e costringendo le attività commerciali e l'abitato a spostarsi per essere più vicino al tracciato. La banca era appunto situata a New Round Rock, accanto a una fiorente attività commerciale gestita da un uomo di nome Kopperl o Koppel. I banditi visitarono la nuova città per vedere la pianta della banca, ma decisero di riposare se stessi e i loro cavalli in modo da essere in buone condizioni per il lavoro stressante del rapinatore! Si accamparono nella campagna adiacente alla città originale, ma il 19 luglio si trasferirono in un sito vicino all’Old Round Rock Cemetery. Bass aveva assunto una giovane donna per cucinare pasti appetitosi, e i quattro banditi si godettero la vita... per un giorno, almeno. Come misura ulteriore di sicurezza, i fuorilegge andarono nella nuova città venerdì pomeriggio, il 19 luglio, e fecero alcuni piccoli acquisti per giustificare una visita al negozio di Kopperl, accanto alla banca. Gli uomini locali della legge, allertati da Jim Murphy, seguirono Bass, Barnes e Jackson nel negozio. Il vicesceriffo intervenne e domandò loro se stessero portando pistole. Bass si risentì per la domanda e iniziò a sparare. Il vice sceriffo Grimes fu colpito a morte dalla prima scarica.
Morris More di Austin, altro vice, venne colpito ai polmoni. L’unico danno iniziale dei fuorilegge fu la perdita di due dita da parte di Sam Bass, che rese difficile per il capo usare la sua pistola da quel momento in poi. A parte quell’infortunio, i gangster erano incolumi e uscirono dal negozio di Kopperl con l’idea di fuggire. Non avevano fatto i conti coi Texas Rangers.



Il comandante, maggiore John B. Jones, e tre dei suoi Ranger erano presenti. I Ranger Chris Connor, George Harrell e Dick Ware emersero subito dai negozi vicini, con le pistole in fiamme. Prima che i banditi potessero raggiungere i loro cavalli, Seaborn Barnes cadde senza vita colpito alla testa.  Sam Bass fu ferito a morte. Frank Jackson dovette aiutare il suo capo a salire a cavallo, perché da solo non ce la faceva. Una volta messo in sella Bass, Jackson salì sul suo cavallo, sostenne il suo capo trottandogli vicino e tenendo un braccio attorno al suo corpo, e poi galoppando fuori città. Jackson si diresse verso un vicino boschetto. Sdraiò Bass a terra, strappò la sua camicia per curargli le ferite e cercò farlo stare il meglio possibile. Jim Murphy, che era rimasto indietro rispetto ai suoi compagni e stava osservando da un punto panoramico a Old Round Rock, vide Bass e Jackson uscire dalla città. Solo la lealtà nei confronti del vecchio padre gli permetteva di sedare le fitte della sua coscienza per il tradimento di Bass, per il quale aveva ancora un forte affetto a causa delle avventure passate. Il terreno era sassoso e asciutto, e apparentemente i banditi non lasciarono tracce percettibile per i Rangers del Texas e per la posse locale. La sparatoria si era verificata così all’improvviso e inaspettatamente, e aveva lasciato sbigottiti i cittadini a causa dell’uccisione e delle mutilazioni degli uomini della legge, che l’inseguimento non ebbe subito inizio. I Ranger persero tempo a radunare e sellare i loro cavalli. Quando iniziò l’inseguimento, sembra che tutto fosse tranquillo nel boschetto dove Jackson e Bass si erano rifugiati. I Ranger non setacciarono immediatamente il boschetto immediatamente, e alla fine sospesero la caccia e la rimandarono al giorno successivo. Bass volle che Frank Jackson se ne andasse le sue ferite smisero di sanguinare. Disse a Jackson che sapeva che di stare per morire, ma voleva che Jackson fuggisse. Jackson fece come gli era stato comandato, legando il cavallo del suo capo a portata di mano, in modo che Bass potesse ancora scappare se avesse cominciato a sentirsi meglio quella notte. Il giorno dopo Bass era assetato, ed era strisciato in una fattoria, solo per scoprire che non poteva attingere dal pozzo e aveva spaventato così tanto la donna del ranch che lei scappò via. I manovali che lavoravano alla costruzione della ferrovia lo ignorarono, e il suo aspetto suscitò sgomento, ma alla fine un vecchio gli offrì una tazza d’acqua. Quando una delle squadre di ricerca locali del sabato pomeriggio finalmente trovò Bass accasciato sotto a un albero, questi disse debolmente: Non sparate... sono Sam Bass.






Gli inseguitori portarono Bass in città e ottennero per lui una brandina dalla famiglia di Richard C. Hart, che gestiva il Round Rock Hotel. Il Dr. C. P. Cochran visitò il bandito, cercando di alleviare le sue sofferenze, ma gli disse che non poteva sperare di riprendersi. All’inizio Bass credeva che fosse uno stratagemma, per spaventarlo e indurlo a confessare sul letto di morte, ma alla fine arrivò ad accettare l’inevitabile. Bass confessò di aver pianificato di rapinare la banca a Round Rock sabato 20 luglio, se lui e i suoi uomini non fossero stati fermati il ​​giorno prima dalle sparatorie. Gli uomini della legge gli chiesero i nomi dei suoi complici, attuali e del passato. Si rifiutò di nominare complici a meno che non sapesse che erano morti o fuori dagli Stati Uniti. Non è la mia professione dire quello che so, farebbe male a troppi uomini, rispose.
Il maggiore Jones dei Texas Rangers continuò a interrogarlo, ma Bass resistette: Non è la mia professione quella di fare soffiate sui miei amiciCiononostante, Jones armò i suoi uomini nella stanza con taccuini, per annotare eventuali rivelazioni. Una folla riempì Round Rock per vedere Sam Bass. Un giornalista del Galveston News, allora il principale quotidiano dello Stato, arrivò per intervistarlo. Bass ammise che si teneva aggiornato su come venivano descritte dai giornali le imprese della sua banda grazie Galveston News. Disse quanti anni aveva, nominò i suoi fratelli e le sue sorelle a Mitchell, nell’Indiana, e parlò diffusamente di vecchi compagni che erano noti per essere deceduti o che erano ormai usciti dal Paese, ma non parò mai degli uomini che potevano essere ancora liberi e a rischio di cattura. Non avrebbe mai fatto il nome dell’uomo che lo aveva salvato di venerdì: fu Jim Murphy a fornire quel nome.




Frank Jackson, tuttavia, non fu mai catturato. Murphy, che viveva nel costante timore di rappresaglie da parte dei membri della banda sopravvissuti, si suicidò undici mesi dopo. Un articolo nel Williamson County Sun descrisse Bass mentre esclamava ripetutamente Dio abbia pietà di me durante le sue ultime ore. Il giornalista lo trovò encomiabile: Ha implorato l'aiuto divino: pochi lo avrebbero fatto.
Il 21 luglio 1878, Sam Bass raggiunse il suo ventisettesimo compleanno, e morì nel pomeriggio di quel giorno. Fu sepolto in una tomba accanto a quello del suo complice Seaborn Barnes. L’iscrizione sulla lapide di Barnes lo definiva Il Braccio Destro di Sam Bass. Anche nella morte Bass diede lustro ai suoi associati! Il giorno della sepoltura, la donna che aveva cucinato due o tre pasti per la banda vide uno straniero a cavallo visitare la tomba e gettare una zolla di terra su di essa, come segno di rispetto. La comunità suppose che quel visitatore dovesse essere Frank Jackson, che era rimasto nascosto per vedere come andava a finire.
Sam Bass aveva una sorella che aveva lavorato duramente per avere un'educazione che le aveva migliorato la vita. Sally Bass Hornbuck venne in Texas per visitare la tomba e fece erigere una pietra per commemorare suo fratello. Sotto il nome e le date di nascita e di morte, fece incidere una sentita frase, tipica del 19° secolo: Un uomo coraggioso riposa qui nella morte.


Zagor n. 218, settembre 1983. Disegno di Ferri


Scalpellando la lapide per ottenere ricordi, i cacciatori di souvenir demolirono la pietra tombale originale e distrussero anche quella posta successivamente in ricordo di Sam Bass. Eppure la comunità di Round Rock rende costantemente omaggio alla memoria del Robin Hood del Texas dando il suo nome nella toponomastica.
Curiosamente, la sparatoria fatale avvenne esattamente dieci mesi dopo la rapina alla Union Pacific che aveva coronato la carriera di Sam Bass, iniziata con l’eccitazione per le corse e il gioco d’azzardo, e culminata con l’oro della Union Pacific. Nel 19° secolo, con i mezzi di comunicazione poco avanzati, i dieci mesi della carriera di Bass erano un breve periodo per la nascita di una leggenda, che pure nacque. Se Bass avesse attaccato imprese commerciali più popolari piuttosto che le disprezzate ferrovie, forse non sarebbe mai stato considerato un Robin Hood. Seguendo i modelli standard on era un eroe. Eppure la simpatia del pubblico suscitata dalla condivisione affettuosa con il popolo dell'oro della Union Pacific e il suo astenersi dall’uccidere le vittime delle rapine hanno portato a raffigurare Bass come un eroe popolare...



Wilson Vieira

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West su Cronologie & Index!