domenica 14 aprile 2013

SESSANTA ANNI DOPO. LE PRIME DUE PALME D'ORO A BORDIGHERA. PEYNET 1952 E ISIDORI 1953

di Francesco Manetti

Il Salone dell'Umorismo di Bordighera nacque nel 1947 per iniziativa di Cesare Perfetto (1919 - 2005) e si tenne nella cittadina ligure fino al 1999. Numerosi i premi che, sull'onda della risata, venivano assegnati ai disegnatori internazionali. I più prestigiosi furono la Palma D'Oro e il Dattero d'Oro. La prima Palma fu vinta nel 1952 dal francese Raymond Peynet (1909 - 1999), con i suoi celeberrimi "fidanzatini" (Perfetto era l'agente di Peynet); la seconda se la aggiudicò nel 1953 il nostro Giovanni "Gianni" Isidori, classe 1931, tuttora attivissimo anche sul web. Eccovi alcuni estratti dal settimanale Il Travaso.


Peynet 1952 e...






...Isidori 1953!

Francesco Manetti

N.B. trovate i limk agli altri interventi extrabonelliani sulla pagina Cronologie e Index!



giovedì 11 aprile 2013

BOWINE SNELL(E)

di Filippo Pieri

Sul n. 4229 (13 aprile 2013) della celebre rivista di quiz e rebus La Settimana Enigmistica è apparsa una divertente citazione bonelliana!

La vignetta-quiz...

...e la risposta bonelliana!


Il n. 1 della Settimana Enigmistica, del 23 gennaio 1932

N.B. Trovate i link alle puntate precedenti nella pagina delle Bonelli News!

L'UOMO DEI PAPERI: CRONOLOGIA RAGIONATA DEL FUMETTO DI CARL BARKS. VII PARTE: 1944 - ULTIME DALLA GERMANIA! CARL BARKS: DIE ÖLGEMÄLDE

di Francesco Manetti

NOTA: Tutto il materiale illustrativo pubblicato in questo post è di proprietà della WALT DISNEY PRODUCTIONS e degli altri aventi diritto ed è qui riprodotto ai soli fini di studio, documentazione e identificazione.  


Dopo a momentary lapse of reason e dopo lo "speciale" sulla rivista Der Hamburger Donaldist riparte con la consueta struttura la cronologia barksiana di Dime Web, commentando le prime due avventure del 1944. Ma in qualche modo ci ricolleghiamo alla puntata teutonica del 7 marzo 2013...


La copertina di Carl Barks - Die Ölgemälde, il volume di Blum pubblicato nel 2012 dalla Ehapa.


Tutti gli olii di Barks secondo la Ehapa

...spendendo due parole sullo straordinario volume Carl Barks - Die Ölgemälde pubblicato nell'autunno 2012 dalla Egmont Ehapa Verlag GmbH, storica sotto-divisione tedesca della danese Egmont. L'autore è il superesperto mondiale sull'opera dell'oregoniano, Geoffrey Blum, al quale si deve gran parte del lavoro critico per l'immortale enciclopedia a fumetti sui paperi della Another Rainbow, The Carl Barks Library, punto fermo per tutte le cronologie, nonostante alcuni famigerati difetti (tra cui l'opinabilissima scelta politically correct di ritoccare i tratti somatici dei personaggi "etnici"). Si tratta di un cartonato con sovraccoperta, un monstre di oltre 400 pagine, tutto a colori, venduto nel Bundesstaat a 99 euro, ma rintracciabile facilmente su Internet (vedi per es. Amazon) al 33% di sconto, spese di spedizione incluse.


Carl Barks e Geoffrey Blum nel 1991. Nello scaffale sullo sfondo si notano tre classici volumi mondadoriani della serie Io: Io Paperone, Io Paperino e Io Topolino!


L'opera copre, in ordine cronologico, un periodo lungo quasi 40 anni, dal 1971 al 1997, durante il quale Barks, smessi i panni dell'Uomo dei Paperi, indossò la casacca del pittore, sfornando un buon numero di dipinti a olio, di disegni a china, di acquarelli, di pastelli, di matite e altro, nella quasi totalità riconducibili alla sua carriera disneyana. Quei capolavori hanno sempre avuto un gran valore sul mercato del collezionismo "alto" collegato alla passione per il fumetto e al collezionismo di Disneyana, ma oggi sono inarrivabili: con i soldi richiesti attualmente per alcuni di quei quadri potremmo quasi comprarci casa!


She was Spangled and Flashy, 1975: uno degli olii ai quali Barks lavorò con maggior impegno, con schizzi e versioni preparatorie in gran numero.


Il punto di forza del volume di Blum è l'ottima qualità della riproduzione dei dipinti e la scelta, profondamente filologica, di accompagnare molte delle riproduzioni con le copertine o le vignette alle quali si era ispirato, con le stesure e gli sketch preparatori e con le versioni intermedie che hanno portato l'artista, passo dopo passo, al risultato finale - mirabile l'esempio del Flying Dutchman nel 1972! Completano il libro disegni inediti con dedica provenienti da collezioni private, foto barksiane rare e poco viste e altro materiale.
Quanto di più vicino a un orgasmo...


July Fourth in Duckburg, 1976. Nel quadro, oltre ai personaggi creati da Carl Barks, appaiono volti noti del fandom e del comicdom americano del periodo, che per primi riconobbero e valorizzarono l'opera barksiana. Tra questi Bruce Hamilton, Micharl Barrier, Russ Cochran, Bud Plant e Robert M. Overstreet.



Geoffrey Blum
CARL BARKS - DIE ÖLGEMÄLDE
ottobre 2012
Egmont Ehapa Verlag GmbH
Ehapa Comic Collection
pag. 424
Copertina: Luck of the North (1973), Carl Barks
s.i.p. (€ 99,00)


 
Le storie in ordine cronologico. VI parte: gennaio/febbraio 1944

Ho deciso, per la cronologia ragionata delle storie a fumetti realizzate da Barks (anche per i soli testi o per i soli disegni), di seguire la scelta fossatiana della numerazione progressiva.

Ogni storia è preceduta dai seguenti dati:

a) Titolo originale (quando esiste; molte delle storie brevi hanno solo il nome del protagonista; se non esiste è indicato fra parentesi il titolo - o i titoli - con il quale è ora conosciuto nelle più note cronologie)
b) Titolo italiano (e numero di strisce per tavola - in media due vignette per striscia)
c) Prima edizione americana
d) Prima edizione italiana
e) Numero di tavole
f) Data di consegna (se fra parentesi significa che è incompleta o presunta)
g) Personaggi principali in ordine alfabetico (nome originale e italiano; se sono identici c'è solo quello!)
h) Luoghi principali in ordine alfabetico
i) Mappa di Paperopoli in ordine alfabetico (se la storia - tutta o in parte - è ambientata a Duckburg)
j) Mestieri di Paperino in ordine alfabetico (quando c'è Paperino - e se svolge qualche mestiere!)
k) Ipse Dixit (battuta e/o sketch buffi e/o significativi) con numero della tavola e della vignetta dove appare

Potete notare che le categorie di dati che vanno da a) a f) sono consuete nelle cronologie barksiane; la categoria g) si trova raramente; le ultime quattro categorie non sono invece mai - o quasi mai state usate (intendendo: nei volumi e nei siti più noti).

Ai dati seguono:

1) Cover dell'albo originale
2) Riassunto e commento (con eventuali curiosità e trivia)
3) Vignetta significativa





Blum & Barks, 1991




1944

14. Donald Duck in Snow Fun
Paperino sciatore (3 strisce)
Walt Disney's Comics and Stories 40 - gennaio 1944
Albi d'Oro 78 (novembre 1947)
10 tavole
agosto 1943
Personaggi principali:
Commesso dello Ye Olde Ski Shoppe, Donald Duck (Paperino), Huey Dewey & Louie (Qui Quo & Qua)
Luoghi principali
Duckburg (Paperopoli), zona turistica e sciistica montana (presumibilmente non lontana da Paperopoli)
Mappa di Paperopoli:
casa di Paperino, Ye Olde Ski Shoppe
Mestieri di Paperino:
sciatore (salto con gli sci)
Ipse Dixit:
Paperino: Beh, almeno ho altri due minuti di vita!



Walt Disney's Comics and Stories n. 40, gennaio 1944



Nuovo capitolo delle family wars, gli scontri intergenerazionali fra Paperino e i Nipotini: nonostante i titanici sforzi Donald non riesce a far valere su Qui Quo Qua il peso degli anni in più, e regolarmente segna la sconfitta. Una provvidenziale nevicata - non prevista da lunari e almanacchi come quello appeso nella casa dell'urborghese Paperino - porta i quattro paperi sulle montagne nei dintorni di Paperopoli per sfidarsi in una gara di salto con gli sci. Ogni tavola di questa scoppiettante short del gennaio 1944 (concepita e fruibile come un approfondito storyboard per cartoni animati) è pensata come una sorta di ministoria autoconclusiva con gag finale: il trucco del gesso, i 20 cm di neve in pochi minuti, il salto dal trampolino con la tecnica "a paletto e giravolta", il salto con nuotata aerea conclusiva, il salto con atterraggio sul nido d'aquila, il salto delle due vallate, il rogo catartico notturno degli sci infigardi. L'eroismo di Paperino non è mai messo in dubbio: parte da principiante e (nonostante il trucco della molla che sarà ripreso da Chuck Jones per il suo Wile E. Coyote) arriva a sfiorare un record mondiale! E' solo il desiderio di strafare che lo danna. Notevoli le vignette by night che aprono e chiudono l'episodio: Barks, per rendere più "drammatica" la situazione, mette in campo alcune fra le sue più celebri silohuette.
Note: a partire dalla seconda vignetta della terza tavola i Nipotini si riferiscono a un loro anonimo Scout Master. E' il primo, velatissimo, accenno al Gran Mogol e alle Giovani Marmotte, create da Barks nel 1951. Come in altre "brevi" del periodo, dalla seconda alla decima tavola corre in alto una strip of art con il titolo e con i quattro paperi sulle piste da sci.



L'uso della silhouette e la strip of art tav. 2, vign. 1 e 2.



15. Donald Duck in The Duck in the Iron Pants
Paperino e l'uomo di ferro (3 strisce)
Walt Disney's Comics and Stories 41 - febbraio 1944
Albi Tascabili di Topolino 18 (settembre 1948)

10 tavole
settembre1943
Personaggi principali:
Donald Duck (Paperino), Huey Dewey & Louie (Qui Quo & Qua)
Luoghi principali
Duckburg (Paperopoli)
Mappa di Paperopoli:
casa di Paperino
Mestieri di Paperino:
guerriero in armatura
Ipse Dixit:
Paperino: Niente può salvarvi da me! Io sono invincibile! Io sono il fato stesso! SNORT!



Walt Disney's Comics and Stories n. 41, febbraio 1944



Dopo Snow Fun di gennaio ecco uscire nel febbraio del 1944 la seconda parte delle lotte sulle neve fra Paperino e i Nipotini. Il resto di Paperopoli, i personaggi secondari, il parentado: tutto è annullato, tutto viene dissolto dalle polveri infuocate delle guerre famigliari. Il clima bellico si respira fin dall'inizio. Nella prima tavola Qui Quo Qua hanno già scavato nella neve del giardino casalingo una profonda trincea con tanto di munizioni bell'e pronte. Paperino si è però premunito: cappello a cilindro legato con l'elastico (vero e proprio casus belli) e catapulta per sparare in aria pesanti valanghe. Sorge poi un fortino, strutturato come un igloo inuit, e rinforzato saldando i blocchi con la fiamma ossidrica - come farebbe ogni rispettabile scultore del ghiaccio. Il castello sottozero, sul quale sventola il Jolly Roger (la bandiera dei pirati, e allo stesso tempo un beffardo simbolo di anarchia e ribellione giovanile), è attrezzato con ogni genere di apparecchio per il lancio delle palle di neve; i rimandi al Medioevo continuano e si intensificano quando Donald esce di casa indossando una pesante armatura (le "braghe di ferro" del titolo originale) cosparsa di grasso idrorepellente. E' completamente inattaccabile: soltanto il fuoco riuscirà a stanarlo. La vignetta finale della storia rimanda all'ultima di Snow Fun: là Paperino ardeva gli infidi sci in un bidone di benzina vuoto; ora i Nipotini, trasformata l'armatura in stufa, arrostiscono succulente salsicce. Ferro & fiamme.


The Duck in the Iron Pants, 1973



A Hot Defense, 1974



Note: la mise da cerimonia (marsina e tuba) che Paperino sfoggia nelle prime tavole della storia prefigura l'arrivo di Paperon de' Paperoni (1948), con il suo caratteristico abbigliamento da "ricco tirchio"; la splash panel è servita a Barks come premessa all'episodio (è quello che negli USA chiamano preview); come nell'avventura precedente, anche in questa, alla sommità delle tavole da 2 a 10, è presente una striscia grafica con il titolo e i Paperi raffigurati in tenuta da battaglia; è questa la prima storia alla quale Barks si ispira per i suoi celebri dipinti a olio (per l'esattezza Duck in the Iron Pants del 1973 e il similare A Hot Defense del 1974 - entrambi tratti dalle vignette 5 e 6 di tavola 9).
La storia non fu commentata nel Collezionare Speciale Carl Barks.


La splash panel.


Francesco Manetti

N.B. Trovate tutti i collegamenti alle altre puntate nella nostra rubrica dedicata alle Cronologie.

 
P.S.
Questo mio umile tributo all'opera barksiana è inteso come un work in progress: aspetto e accolgo ogni genere di suggerimento, intervento e correzione per integrare la presente cronologia. Potete mandarmi anche vostri personali interventi, articoli e idee per le introduzioni: in tal caso la puntata della cronologia sulla quale il vostro intervento apparirà verrà firmata in tandem - o quanto meno verrete citati (non in giudizio) per l'aiuto concesso! (F. M.) 

domenica 7 aprile 2013

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Saverio Ceri & Francesco Manetti

sabato 6 aprile 2013

DI MAMME CE N'E' UNA SOLA... L'ALMANACCO DELLA PAURA 2013

di Francesco Manetti

Il film Madonna che silenzio c'è stasera fu girato nel 1982 dal regista romano Maurizio Ponzi (che era stato anche assistente di Pasolini) e interpretato con irripetibile genialità dal pratese Francesco Nuti - nella sua prima prova cinematografica senza i colleghi Alessandro Benvenuti e Athina Cenci - dopo il successo di Ad ovest di Paperino dell'anno precedente. La pellicola, meravigliosamente surreale (com'era nello stile espressivo dei moderni comici toscani, come i Giancattivi, Novelli, Monni, Benigni..., prima cioè dell'arrivo delle commedie rosa un po' boccaccesche e sboccate di Pieraccioni, Ceccherini & compagnia bella, e delle maschere televisive di Panariello), ha un'unica location: la città tessile di Prato, un tempo gloria economica d'Italia e oggi decaduta, impoverita e preda della (micro?) criminalità internazionale e dell'abusivismo commerciale asiatico. Una delle sequenze più spassose è quella che si svolge sul pianerottolo del condominio, quando l'appiccicosa e apprensiva madre di Francesco, al figlio sgarbato e spregioso che non vuol saperne di tornare a casa (si era trasferito nell'appartamento accanto), intima: Ricordati, di mamme ce n'è una sola!




E meno male - rispondiamo noi in coro col protagonista - pensando anche alla storia La cara mamma pubblicata sull'Almanacco della Paura 2013!
Circondato dai consueti, precisi e puntuali servizi sul terrore multimediale (fra i quali un bel saggio su Neil Gaiman redatto da Giuseppe Lippi), l'episodio a fumetti, scritto da Giancarlo Marzano e disegnato da Giovanni Freghieri, è un canto della doppiezza. Il finale è doppio, doppio è il colpevole (o meglio: uno solo è il colpevole degli efferati omicidi in serie, e non è quello che veniamo abilmente indotti a sospettare fin dalle prime pagine), doppia è la mostruosità (la presunta cannibale si rivela una vera indemoniata), doppia è l'anima della madre. La detective story si mischia con il thriller, con l'horror e con il soprannaturale - nella più sana tradizione di Dylan Dog, tradizione talvolta tradita nella collana mensile...


Una daily strip della serie Momma, il capolavoro di Mell Lazarus che ancora oggi viene pubblicato sui giornali statunitensi, dopo oltre 40 anni dal debutto.



E sicuramente, il vero mostro non è tanto l'assassino decapitatore, e nemmeno la bella e cinica diavolessa che chiede aiuto a Dylan Dog per essere liberata da un fetido e insopportabile involucro di raggrinzita carne; e soprattutto il mostro non è il timido e mite Timothy. Il vero mostro è la mamma del capufficio, l'anziana invalida signora così com'è, senza bisogno di essere indiavolata. Archetipo della madre-matrona, della donna-domina, lontanissima - seppur per certi versi accomunata - da altre invadenti genitrici del cartooning (come la Momma delle strisce giornaliere di Mell Lazarus), comanda il suo miserevole microcosmo dal letto della propria paralisi (corrispettivo fisiologico del blocco psicologico nel quale è stato costretto a campare il vessato frutto dei suoi lombi), come un'imperatrice dal trono. I suoi incantesimi da orrida strega non hanno bisogno di magie per essere efficaci: dalla sua bocca escono solo ordini e rimproveri, mai parole di affetto verso la genuflessa progenie, che vive solo del suo nero riflesso. Quando si dice i misogini... Ma nell'ultima vignetta c'è forse una speranza di riscatto, nella catena che stringe fra le mani dietro la schiena Mr. Lang, aspirante acqua cheta.
Di mamme ce n'è una sola... E meno male!


Angelo Stano: la copertina dell'Almanacco della Paura 2013



Almanacco della Paura 2013 (Collana Almanacchi 120) 
LA CARA MAMMA 
Aprile 2013
pag. 180 (in b/n e a colori), € 6,00
Testi: Giancarlo Marzano
Disegni: Giovanni Freghieri 
Copertina: Angelo Stano
Editoriale: Graziano Frediani
Dossier, articoli e servizi: Davide Barzi, Maurizio Colombo, Gianmaria Contro, Luca Fassina, Graziano Frediani, Giuseppe Lippi, Stefano Priarone

Francesco Manetti

N.B. Trovate le altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

IL MOSTRO NUCLEARE NON DORME SOGNI TRANQUILLI: ISPIRANDOSI A PYONGYANG DI GUY DELISLE...

di Francesco Manetti

From Stettin in the Baltic to Trieste in the Adriatic an iron curtain has descended across the continent. Winston Churchill, 1946

Gli americani, si sa, hanno spesso lasciato le cose a metà... Successe a Cuba quando, alla fine del XIX secolo, grazie anche alla propaganda per la belligeranza portata avanti dai giornali di William Randolph Hearst - con tutti i pionieri del fumetto, da Outcault a McCay, ben schierati, la Spagna fu definitivamente defenestrata dal Nuovo Mondo. Tolto un regime se ne insediò nell'isola caraibica un altro, e poi, con gli anni Cinquanta, un altro ancora, che tuttora dura - sotto l'occhio spento dei Marines di Guantanamo Bay. Successe in Europa negli anni Dieci e Venti, quando, grazie ai disumani conti di guerra presentati alla Germania, si affamò così tanto un popolo - tutto sommato vittima anch'esso - che si crearono le premesse per un successivo, disastroso conflitto globale.



Pyongyang: il mostruoso e tuttora incompiuto Hotel Ryugyong, iniziato nel 1987.



Successe in Asia, negli anni Trenta, quando, contrastando l'espansionismo nipponico, si permise la nascita dell'imperialismo maoista - una nazione che avrebbe basato la sua economia sul lavoro servile e sulla schiavitù dei lager per inondare il mondo di paccottiglia a basso costo e infima qualità. Successe in Europa, a metà degli anni Quaranta; tolti i regimi della svastica e del fascio, se ne insediò in gran parte del Vecchio Continente un altro, quello stalinista, che andò avanti fino al 1989 (dopo aver smembrato popoli e nazioni - le due Germanie, la tragedia istriana...), per poi devolvere in certe strane e inquietanti forme di "democratura"; l'Inghilterra di Churchill, avendo respinto le inaccettabili proposte hitleriane di alleanza pan-sassonica anti-bolscevica, per potersi difendere da Berlino fu costretta a sottomettersi ai desiderata dello stendardo adorno di stelle, e a rinunciare ai suoi possedimenti lontani; sarebbero così nate due potenze nucleari conflittuali, l'India e il Pakistan, focolari di instabilità globale perenne. Successe in Viet-Nam e in Cambogia negli anni Sessanta e Settanta, quando, dopo fallimentari interventi armati "umanitari", destinati soltanto a essere fertile terreno per straordinarie canzoni rock e pellicole cinematografiche, tutto il Sud-est Asiatico cadde sotto feroci dittature che provocarono decine di milioni vittime.



Pyongyang: Monumento al Partito del Lavoro di Corea, con i simboli del Martello, del Pennello e della Falce, a simboleggiare gli Operai, gli Intellettuali e i Contadini. Le scritte apposte tutte intorno dicono: Battersi 100 volte. Vincere 100 volte. Viva il Partito dei Lavoratori di Choson, fautore di tutte le vittorie e guida di tutti i popoli di Choson. Choson è il nome della Corea riunificata.


Successe negli anni Settanta e Ottanta in Iran quando, caduto un regime, ne salì al potere un altro, di una ferocia pari a pochi altri. Successe in Italia, negli anni Novanta, quando, per punire il filoarabismo del regime elettivo imperante, si cercò di portare al potere l'avversario di sempre, ottenendo come unico risultato venti anni di puttanocrazia. Successe in Iraq, negli anni Novanta e nel Duemila, quando, fatto cadere un regime, con lentezza e dispiego di mezzi enormi, al suo posto fu incistato un anarchico nonsisacosa. Successe in Afghanistan, fra gli anni Ottanta e il Duemila, quando, armati gli integralisti per combattere e abbattere un regime, si ottenne soltanto di avere al suo posto un regime integralista, nuovamente da abbattere, per avere al suo posto un anarchico caos (con tinte integraliste). Succese nel sud del Mediterraneo, nel 2010/2011; il Presidente del Mondo (come lo ebbe a definire la giornalista Concita de Gegorio), premio Nobel della pace sulla fiducia, decise un bel giorno che l'America si era stufata dei regimi laici filo-occidentali (o comunque non più ostili da anni, come quello libico) che governavano il Nord-Africa e che era giunto il momento - com'era avvenuto in Iran - di far conoscere a quei popoli - a suon di bombe e razzi - le nuove gioie primaverili dell'integralismo. Successe in Pakistan, nel 2011, quando il Nobel mise il sale sulla coda del suo quasi omonimo e poi lo fece sparire, misteriosamente, con un trucco degno di Silvan, lasciando tutto il mondo nell'atroce dubbio: è morto per davvero? Dubbio che rimane ancora, rafforzato, con quasi tutti i Navy Seals coinvolti nella salatura della coda di Bin Laden morti... chissà come e perché, ma per davvero!


Pyonyang: la Torre dell'Ideologia Juche, uno dei pochi punti illuminati nella notte della metropoli. La Juche è la filosofia dell'autodeterminazione e dell'isolazionismo nordcoreano, stilata dal Presidente Eterno Kim Il-Sung.


Ed era successo anche in Corea, negli anni Cinquanta. In un triennio, dal 1950 al 1953, la penisola asiatica fu invasa prima dal Nord filo-sovietico e poi dal Sud filo-statunitense, arrivando alla fine dei botti a contare quasi tre milioni di deceduti per cause belliche; e alla fine, fra ritirate e avanzate, tutto rimase identico a prima, con un totalitarismo sul filo del 38° parallelo.
La Corea del Nord - grazie dunque  anche ai soliti americani adusi a lanciare il sasso e poi a ritirare subito la mano - è nel 2013 uno dei paesi più chiusi del mondo, cristalizzata in un veterocomunismo stalinista stile anni '30; niente internet, nemmeno censurata come nella Cina patria di quasi tutti i Made in; tanto lavoro (anche forzato, nei numerosi campi di concentramento), poca elettricità e poco cibo per il popolo; quasi tutti i soldi vengono dirottati verso l'esercito e gli armamenti; il resto piove nelle tasche degli eredi del Presidente Eterno Kim Il-Sung, il mummificato Tse-Tung coreano. Il 4 aprile l'ultimo rampollo della dinastia comunista, il pingue fanatico della Playstation Kim Jong-Un, ha minacciato un attacco nucleare agli USA, potendo raggiungere con i suoi vettori Guam o addirittura le Hawaii: sarebbe la pena del contrappasso per gli states oggi di Barack Hussein, dopo aver scippato il sogno nucleare al genio di Fermi e averlo trasformato nell'incubo atomico di Hiroshima e Nagasaki...


Pyongyang: alla statua bronzea (alta 22 metri) del Presidente Eterno Kim Il-Sung (morto nel 1994, quello che sembra dire, col suo gesto, "ma vedete d'annavvene..." ) è stata aggiunta nel 2012 quella del suo successore, il figlio Kim Jong-Il (morto nel 2011). I turisti vengono marcati stretti: è vietato fare foto "artistiche" alle due facce di bronzo, per esempio tagliate ai piedi o alle braccia. Solo figure intere.



Nel 2003 il fumettista e animatore canadese Guy Delisle (nato a Québec nel 1966) pubblica lo splendido album Pyongyang, dal nome della capitale nordcoreana. E' un reportage - amaro, dolce, ironico, triste, intenso, rabbioso, spensierato, disilluso - di un viaggio di lavoro, per la crezione di cartone animato, compiuto nel Paese asiatico agli inizi del 2001. Il libro - un raro capolavoro del fumetto d'inchiesta - è stato finalmente ristampato in Italia, nel marzo 2013 da Rizzoli Lizard (dopo la prima edizione del 2006, per i tipi di Fusi Orari) e il mondo e la Corea del Nord raccontati sono ovviamente quelli prima dell'evento spartiacque fra il lungo dopoguerra e il lugubre XXI secolo, l'11 settembre. Ma ben poco è mutato nel regno dei tre Kim. Potete osservare stupefatti l'Hotel in perpetua costruzione; l'autostrada stesa per decine di chilometri solo per portare i turisti a un museo propagandistico; le sagome di soldati americani usate come bersaglio del tiro a segno durante le ore di svago; il lavoro coatto "volontario"; la metropoli totalmente al buio durante la notte, illuminata soltanto dalle luci della fiaccola dell'ideologia del Juche; la statua di bronzo alta 22 metri di Kim Il-Sung (oggi affiancata da quella del figlio); il palazzo dei bambini, dove vengono allevati piccoli mostri ideologici; l'untuosità del cibo; l'eterno stato di terrore in cui vivono tutti i cittadini; e tante altre cose ancora!


Guy Delisle nel 2012.



Ficcante e coraggiosa, ben oltre gli steccati della political correctness, la prefazione del giornalista Antonio Ferrari, che ci rischiara sui penosi standard (in basso) che accomunavano tutti regimi dell'Oltrecortina.
Il gusto per il particolare, mutuato dalla tradizione della linea chiara franco-belga, si sposa con un tratto essenziale, per molti versi caricaturale. La mente non può che andare ad altri simili "fumetti-verità", se così vogliamo chiamarli, un po' ruffianamente: le altre opere di Delisle (come Shenzhen e Cronache di Gerusalemme); il ben più tragico Maus di Art Spiegelman; e soprattutto la "trilogia sovietica" di Igort (sulla quale torneremo ben presto su Dime Web, in un post dedicato), ovvero Quaderni ucraini, Quaderni russi e Pagine nomadi.
Un volume di grande impatto, questo del canadese, immancabile nella libreria dell'amante della sequential art e dell'appassionato di storia del XX secolo.
Buona lettura!






Guy Delisle
PYONGYANG
Rizzoli Lizard
pagg. 196; € 16,00
Prefazione: Antonio Ferrari

Francesco Manetti 

N.B. Trovate altri interventi extrabonelli andando sulla pagina Cronologie e index!

giovedì 4 aprile 2013

IL PASSATO CHE NON PASSA: MARTIN MYSTERE 325

di Francesco Manetti

Alfredo Castelli, perfettamente interpretato dal tratto suggestivo e denso di particolari di Giulio Camagni, ha scelto da tempo di far invecchiare il suo Detective dell'Impossibile, in questo distinguendosi dal fumetto classico (dove gli eroi rimangono giovani per sempre, quasi si fosse avverato per loro il desiderio espresso nella canzone degli Alphaville), ma al tempo stesso non distaccandosi troppo dalla "tradizione", optando per una lenta degenerazione dei tessuti e dei neuroni.
Ma nell'animo Martin Mystère - come tutte le persone sensibili - rimane un eterno fanciullo, pronto a stupirsi davanti all'ignoto, sempre assetato di conoscenza.


I MIB cinematografici. Nonostante i pregi della trilogia fantascientifica i film hanno avuto il grande difegtto di banalizzare troppo l'argomento, di gettarla troppo sul ridere... e praticamente di oscurare su internet ogni facile tentativo di ricerca sui "veri" Uomini in Nero!



Il bambino ha avuto un padre, personaggio deceduto che più volte si è affacciato in flashback sulle pagine dela saga. Un uomo che sembra uscito da un dipinto del Caravaggio: un mix inestricabile di luce e ombra. Nel suo curriculum segreto spiccainfatti l'appartenenza alla setta antimodernista dei Men in Black, custodi della storia così come la si impara a scuola, acerrimi nemici del pensiero deviante, specchio oscuro di Martin. L'idea di arruolare Mark Mystère nelle fila degli Uomini in Nero, nella più esoterica delle organizzazioni, è stata geniale. Ha permesso a Castelli e agli altri sceneggiatori della collana di avere una specie di freezer pieno zeppo di embrioni d'idea già pronti per essere fecondati: facendo parte di quella congrega chissà quante avventure occulte ha vissuto MM Sr., vicende di cui ancora nessuno è a conoscenza - figlio e lettori compresi!



Thomas Edison, tremila anni dopo gli antichi Greci, riscopre come registrare le voci umane.



Dal passato non torna solo il padre, nella memoria della progenie e in una inaspettata bobina con le sue parole. Gli attori recitano ruotando intorno a un macchinario strabiliante, un registratore vocale vecchio di 3000 anni. Con tanto di "nastri" incisi, ora perduti. Immaginate di poter sentire dalla viva voce dei protagonisti le prime predicazioni degli Apostoli, oppure Giulio Cesare in Gallia, e poi Carlo Magno, Dante, Cristoforo Colombo, Napoleone... La portata di una tale scoperta sarebbe epocale. Come parlavano il latino gli antichi romani? Che accento aveva Gesù Cristo? Konstantin Raudive ne sarebbe stato entusiasta: non avrebbe più dovuto cacciare i fantasmi per sentire antiche favelle!
Il senso del meraviglioso viene evocato costruendo sopra al nocciolo fantastico un'efficace detective story, con accenti di spy story.


Il Vittoriale degli Italiani, moderna wunderkammer.



Immaginifica la cover di Giancarlo Alessandrini. La wunderkammer che si vede raffigurata sullo sfondo (ai collezionisti di fumetti dovrebbe restare familiare questo simpatico kitsch premuseale, che ricorda e anticipa il dannunziano Vittoriale degli Italiani: basta togliere gli animali impagliati e metterci albi, tavole originali e un po' di oggettistica correlata al cartooning e alla SF) rimanda ad Athanasius Kircher e al Museo Kircheriano che, fondato nel 1651, fu piano piano saccheggiato e smembrato, a partire dalla metà del '700.



Martin Mystère n. 325, febbraio/marzo 2013. Copertina di Alessandrini



Martin Mystère 325
VOCI DAL PASSATO
febbraio/marzo 2013
pagg. 164, € 5,00
Testi: Alfredo Castelli
Disegni: Giulio Camagni
Rubriche: Alfredo Castelli
Copertina: Giancarlo Alessandrini




Francesco Manetti

N.B. Potete trovare le altre recensione bonelliane andando sul Giorno del Giudizio!

A BRAVE NEW WORLD: NATHAN NEVER GIGANTE 16

di Francesco Manetti

L'autore dei testi Mirko Perniola non poteva essere più chiaro, nell'introduzione al Nathan Never Gigante n. 16, L'impero dei mutati del marzo 2013: Per uno sceneggiatore, realizzare un albo "speciale" come questo, offre il non trascurabile vantaggio di potersi muovere liberamente, al di fuori dei rigidi paletti che la continuity impone alla serie mensile. (...) Scrivere una trama complessa ed efficace non mi bastava, volevo che fosse anche in qualche modo collegata, pienamente "armonizzata" con il resto dell'epopea neveriana.
Alla faccia!
Perniola, sostenuto dai validi disegni di Max Bertolini (abilissimo sia sul versante tecnologico, sia sul piano sentimentale e più classicamente narrativo), più che "armonizzare", ricrea dal nulla una sottotraccia da tempo quasi del tutto abbandonata in quella che lui chiama "epopea neveriana": i mutati, gli essere sub-umani generati appositamente per svolgere i lavori più umili, rischiosi e pesanti... e obbligati a farlo senza tanto scocciare.


Dolly e suo "padre", lo scienziato Ian Wilmut.


Padrone del linguaggio espressivo ed esperto di ogni risvolto e di tutte le pieghe della storia della serie, Perniola architetta un abile e godibile "artificio" romanzesco per resuscitare un intero popolo - e per dargli un suo nuovo mondo coraggioso. Non inganna il lettore: sfrutta quello che ha sottomano, i due mutati dell'Agenzia Alfa e l'impalcatura fantascientifica stessa della collana. Le reminescenze della nuova trilogia Star Wars - forti ma per niente invasive o disturbanti - riguardano non tanto i macchinari da combattimento, quanto l'idea di usare i cloni, un esercito di cloni!, per scopi bellico-rivoluzionari.
Il clone ha affascinato gli scienziati - e di riflesso il grande pubblico - fin dalle prime idee sul trasferimento del nucleo di una cellula (che risalgono agli anni Trenta); e con un misto di brivido e di fascino il mondo ha seguito i primi esperimenti sulle rane degli anni Cinquanta e Sessanta, le clonazioni a partire dalle cellule embrionali negli anni Ottanta, fino ad arrivare alla pecora Dolly nel 1997, il primo animale clonato a partire da cellule differenziate. L'interrogativo - prima latente e poi palese - è sempre stato: è possibile clonare l'uomo?





La scienza nicchia (ma molti sono pronti a giurare che l'uomo puo essere clonato e addirittura sia GIA' STATO clonato) ma la fiction ha dato da tempo tutte le risposte!
Fantascienza, dunque, allo stato puro, evitando così il rischio che spesso viene corso su Nathan Never di addobbare con un costume di SF, stretto e magari anche cucito in maniera approsimata, un giallo "normale", alla Nick Raider. Fantascienza sapientemente amalgamata con una trama ricca di sentimenti: i rapporti familiari, lo scontro fra generazioni, l'amore vra uguali e fra diversi, l'attaccamento fra padre e figlia, la rivalsa, la speranza, l'odio, il ricordo, la disillusione...
Un buon passo avanti, quasi un balzo alla Armstrong.


Nathan Never Gigante n. 16, marzo 2013. Copertina di Bertolini.



Nathan Never Albo Gigante16

L'IMPERO DEI MUTATI

Marzo 2013

pagg. 228,7,00

Testi: Mirko Perniola

Disegni: Max Bertolini 
Rubriche: Mirko Perniola

Copertina: Max Bertolini


Francesco Manetti

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lunedì 1 aprile 2013

SENSAZIONALE! DYLAN DOG SBARCA IN GIAPPONE!

Siamo in grado di anticiparvi la copertina del n. 1 di Dylan Dog in versione giapponese! L'uscita è prevista per questa estate. La casa editrice sarà la notissima エイプリルフール mentre il traduttore sarà il noto italianista di Tokyo 架空の人物. Il disegnatore e tecnico che si preoccuperà di ribaltare tutte le pagine (e di spostare la pistola dell'Indagatore dell'Incubo nella mano giusta - oltre che il volante del Maggiolino) sarà il mangaka 決して存在しなかった!


Il n. 1 del Dylan Dog giapponese, previsto per questa estate!
(f.m.)