sabato 21 aprile 2018

CIAO, PINO!



Che dire? La scomparsa di Pino Rinaldi, il 18 aprile 2018, ci ha lasciati tutti di stucco... Persona straordinaria, disponibile, grande artista. Lo avevamo incontrato in tempi recenti a Lucca Collezionando, dov'era sempre presente, girellando fra i banchi insieme ai nostri amici Luciano Costarelli e Massimo Gamberi. Tanti anni fa, insieme a Claudio Castellini, era stato graditissimo ospite della nostra fumetteria pratese Mondi Paralleli, per un incontro con i clienti e i fan. Classe 1957, pugliese d'origine, lavorava nel mondo dei fumetti fin dalla metà degli anni Settanta. In Bonelli, tra l'89 e il '98, portano la sua firma 188 tavole di Martin Mystère e 94 di Nathan Never, oltre al celeberrimo manifesto realizzato per la mostra del fumetto di Falconara dell'agosto 1992 che vedete sopra. Poi la grande avventura oltreoceano con la Marvel, la lunga collaborazione con i progetti di Max Bunker, l'Aura, l'Agenzia X e mille altre cose anche autoprodotte.

In una foto pescata in Rete il nostro Pino Rinaldi, secondo da dx, a Lucca Collezionando nel 2017. Alla sua sx l'amico Massimo Gamberi


Sulla pagina Facebook dell'artista sua figlia con commozione ha scritto:

Mio papà, tra le tante cose che mi ha insegnato, una è sicuramente quella di lottare sempre, contro tutto, tutti. Di essere sempre se stessi, di sorridere in ogni circostanza e di saper scherzare. Un mese e mezzo fa gli è stato diagnosticato un tumore al pancreas e lui ha perseverato nel dimostrarmi ogni giorno quello che si era premurato di insegnarmi da quando sono nata. Senza perdersi d'animo neanche un secondo. Questa notte se n'è andato. E vi posso assicurare, non perché io sia la figlia, ma è stato e continuerà ad essere il padre migliore tra tutte le galassie esistenti e non (perché per lui, come per me, la fantasia non è mai abbastanza). Ti voglio bene e anche se ormai sono troppo grande vorrei poter avere almeno un giorno nel quale sedermi sulle tue gambe e osservarti mentre disegni magie, come quando ero piccola. Ciao Papà.

Non si era mai fermato, il grande Pino: ha deposto la matita solo per una decisione presa dall'Alto.



Qui e sopra un Wolverine e un Martin Mystère che Pino Rinaldi aveva schizzato nel 1996, durante una delle cene fumettistiche Mondi Paralleli organizzava sulla montagna pistoiese con gli artisti ospiti nella fumetteria. I disegni sono ancora oggi orgogliosamente appesi ai muri della pizzeria "Il Focolare" a Momigno

Saverio Ceri & Francesco Manetti

N.B. Questa non è certo una "novità bonelliana": è una pessima notizia... Trovate però i link alle altre "buone" novità bonelliane su Interviste & News...

giovedì 19 aprile 2018

DIME WEB INTERVISTA DAVIDE PERCONTI! (LE INTERVISTE LV)


a cura di Elio Marracci

Dopo l'intervista a Moreno Burattini, scambiamo ora due chiacchiere con Davide Perconti, disegnatore che, in coppia con lo sceneggiatore pistoiese, ha realizzato Fra le labbra, graphic novel per adulti che narra la vera storia di Matteo Realdo Colombo, lo studioso di anatomia che per primo, nel XVI secolo, ha descritto la fisiologia del clitoride rivoluzionando la percezione delle origini del piacere al femminile. Pubblicata da Ingoal Comics e finanziata tramite crowdfunding, su Kickstarter si possono trovare tutte le informazioni “tecniche” sui metodi di pagamento e un succoso video promozionale. Le immagini fumettistiche e le foto con i colleghi ci sono state tutte gentilmente fornite dallo stesso Perconti. (e.m.)




Fumetti, crowdfunding e Fra le labbra, seconda parte: Davide Perconti

Nato a Dolo, provincia di Venezia, il 26 marzo 1968, Davide Perconti si diploma al liceo artistico statale di Venezia nel 1986. Dopo il servizio militare, inizia a lavorare come grafico pubblicitario presso alcune agenzie e partecipa a diverse mostre di pittura nazionali. Dal 1992 entra al "Messaggero dei Ragazzi" di Padova, dove cura la rubrica dei giochi. Nel 1995, grazie all’incontro con il disegnatore Andrea Artusi, avvia la sua collaborazione con la Sergio Bonelli Editore. Esordisce sulle pagine di "Agenzia Alfa" n.1, ripassando a china le tavole di un episodio, e, dopo numerose prove, nel 1997,diventa un componente fisso dello staff di "Legs Weaver". Nello stesso periodo, sul "Messaggero dei Ragazzi", pubblica, insieme con Artusi, “Joy - Il rapper mascherato” e, dal 2002 al 2012, in coppia con Giorgio Pezzin, sedici episodi della miniserie “Il mondo di Meg”. Con Artusi e Mirco Zilio crea una serie di fumetti per internet “I segreti di Lory”, di cui realizza l'episodio pilota. Attualmente presta matita e pennello alle testate bonelliane "Agenzia Alfa" e "Nathan Never".

Il mondo di Meg



DIME WEB - Ciao, ti chiedo di iniziare l'intervista parlandoci un po' di te. In due parole chi è Davide Perconti?

DAVIDE PERCONTI - È un disegnatore di fumetti, illustratore e a volte, quando capita una commissione, anche pittore.




DW - Quando è nata in te la passione per il disegno?

DP - Fin dalla tenera età di 7 o 8 anni, quando alle scuole elementari ho cominciato a divertirmi a disegnare con i pastelli a cera, i pennarelli, le matite colorate e a copiare le copertine di Topolino & C.

Perconti con Artusi nel 1996


DW - Quali sono gli artisti che ti influenzano?

DP - L’elenco potrebbe essere molto lungo, però ne scelgo tre fra tutti, sperando di non fare un torto a nessuno: Giorgio Cavazzano, Magnus e Leone Frollo. Tre grandissimi Maestri che mi hanno fatto scoprire il fumetto in tutte le sue sfaccettature fin da ragazzino, con le storie della Disney per quanto riguarda il primo, Alan Ford e Biancaneve per quanto concerne gli altri due.



DW - Quali sono le tappe che ti hanno portato a lavorare alla Sergio Bonelli Editore?

DP - Considero fondamentale la prima tappa in cui l’amico d’infanzia Andrea Artusi, disegnatore e sceneggiatore per Sergio Bonelli Editore, un bel giorno del 1994, mi chiese di aiutarlo a terminare un episodio di Nathan Never, consentendomi così di approcciarmi con il mondo della fantascienza a fumetti, ripassando a china alcune sue tavole. Successivamente, dopo aver inchiostrato un’altra sua storia per un episodio di Agenzia Alfa e dopo aver fatto numerose prove per alcune testate bonelliane tra cui Nick Raider, Martin Mystère, Zona X e Legs Weaver, sono entrato a far parte dello staff di quest’ultima grazie ad Antonio Serra, che all’epoca mi offrì questa importante opportunità.

Perconti con Serra nel 2009

DW - Come hai conosciuto invece Giorgio Cavazzano e Giorgio Pezzin?

DP - Ho conosciuto Giorgio Cavazzano in occasione di una sua mostra personale nel lontano 1991 a Mira (Ve), se non ricordo male, e da allora, quando si presenta l’occasione, vado sempre a trovarlo per mostrargli qualche mio lavoro e scambiare due chiacchiere. Giorgio Pezzin, invece, mi fu presentato da Cavazzano stesso agli inizi degli anni duemila, quando stavo cercando uno sceneggiatore per proporre al Messaggero dei Ragazzi una serie di storie a fumetti per adolescenti, che in seguito sarebbe diventata “Il mondo di Meg”.


Perconti con Cavazzano nel 1995



DW - Nel corso della tua carriera hai realizzato opere sia comiche che realistiche. Quale tra i due modi di disegnare è più nelle tue corde?

DP - Sicuramente lo stile realistico è quello che maggiormente mi soddisfa quando mi cimento con le storie di questo genere. Per quanto invece riguarda il genere umoristico, nonostante abbia avuto qualche sporadica collaborazione nel corso degli anni, trovo ancora qualche difficoltà nell’approccio iniziale.


DW - Sei un disegnatore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte a disegnare perché ti è venuta l’ispirazione?

DP - Normalmente lavoro di giorno. Raramente proseguo anche la notte, tranne in casi del tutto eccezionali per consegne particolarmente urgenti.



DW - Come si svolge la tua giornata tipo?

DP - Inizio a lavorare dalle 8:30/9:00 fino all’ora di pranzo e, dopo la consueta pausa, riprendo fino alle 19:30/20:00. In mezzo a questa giornata tipo però ci sono sempre cento altre cose da fare, la maggior parte extra-lavorative, che inevitabilmente portano via un po’ di tempo.



DW - Sei l'autore delle tavole di una storia erotica, intitolata Fra le labbra, scritta da Moreno Burattini. Come sei entrato in contatto con lo sceneggiatore e curatore di Zagor, come ti sei trovato a lavorare con lui e quali sono stati i passi che hanno portato al prodotto finito?

DP - Ho conosciuto Moreno Burattini in redazione verso la fine del 2015, quando ho consegnato le ultime tavole di un episodio di Nathan Never ad Antonio Serra. Visto che entrambi lavorano nello stesso ufficio, in quell’occasione, dopo una breve chiacchierata, lui mi propose di disegnare alcune tavole di una storia erotica ambientata nel 1500 basata su un personaggio realmente esistito, Matteo Realdo Colombo, per proporla in seguito ad alcuni editori francesi del settore. Successivamente, dovendo anche colorare un paio di tavole per la presentazione del progetto stesso, ho chiesto a Filippo Rizzu, un bravissimo professionita che vive in Sardegna e collabora da molti anni per Glenat e Soleil, di occuparsi della colorazione in digitale che considero una fase delicatissima per il risultato finale.

Matteo Realdo Colombo, in un antico ritratto

DW - Come mai, dopo una carriera prevalentemente all'insegna del fumetto seriale, hai deciso di confrontarti con un'opera d'autore, nello specifico di genere erotico? Quali differenze e quali analogie hai trovato in questi due diversi modi di fare fumetto?

DP - La mia decisione di provare almeno a confrontarmi con un’opera d’autore è sempre stata un sogno nel cassetto, che spero prima o poi di riuscire a vedere concretizzato. Considero comunque il lavoro di un disegnatore di fumetti seriale molto simile a quello di un autore per volumi cosiddetti da libreria, in quanto l’impegno e la passione per realizzare entrambi sono sempre ai massimi livelli e quindi trovo del tutto inutile il paragone. Il fumetto erotico mi ha sempre incuriosito fin dalle letture giovanili, come Biancaneve di Leone Frollo, così non appena si presenta un’occasione per disegnare qualche “donnina” sexy, non mi tiro mai indietro! In questo caso poi, la realizzazione di una storia ambientata nel cinquecento, mi ha interessato particolarmente e spinto a documentarmi sugli abbigliamenti dell’epoca, senza tralasciare anche l’aspetto erotico, ovviamente.


DW - Il volume che parla della vita e degli studi di Matteo Realdo Colombo, l'anatomista che, nel Cinquecento, per primo descrisse la fisiologia del clitoride, è caratterizzato da una ricostruzione storica molto precisa e accurata. Quali indicazioni ti ha dato in proposito Burattini e quali fonti hai usato per la documentazione iconografica del periodo?

DP - Moreno mi ha inizialmente dato carta bianca per lo studio dei personaggi e anche qualche dritta in alcuni casi, ma mi ha soprattutto fornito una ricca cartella con moltissime foto che mi hanno aiutato nella documentazione per la ricostruzione di ambienti e luoghi, mentre da parte mia le ricerche si sono indirizzate verso alcune biblioteche e naturalmente cercando anche nel web.

Fra le labbra: studio per la cortigiana


DW - La storia è ambientata in parte a Padova, città nella cui provincia vivi e lavori. Come ti sei trovato a disegnare ambienti a te familiari?

DP - Mi sono trovato bene, conoscendo Padova e il suo centro storico, ma ho avuto anche una strana sensazione. Mi è sembrato quasi un viaggio a ritroso nel tempo, dove tutto quello che in quel periodo storico era considerato praticamente normale, come ad esempio vedere i carri con gli asini per le strade o certi mestieri artigianali ormai scomparsi, al giorno d’oggi sembra tutto, o quasi, “preistoria”.


DW - Quanto del disegnatore Davide Perconti è presente nella figura di Matteo Realdo Colombo e viceversa quanto dell'anatomista e scienziato italiano è presente in Davide Perconti?

DP - Una domanda davvero curiosa questa! Lo scienziato Matteo Realdo Colombo ha sicuramente vissuto in un periodo storico ricco di fascino, nonostante mille difficoltà, quindi mi sarebbe piaciuto essere il suo assistente, magari proprio per disegnare al suo fianco durante i suoi studi sull’anatomia femminile. Nel sottoscritto, invece, credo sia presente la curiosità e la continua ricerca di tutto ciò che c’è ancora da scoprire nell’essere umano, con quella relativa soddisfazione per una nuova scoperta che accomuna gli scienziati.

Originale senza scritte della copertina regular di Fra le labbra


DW - Qual'è il tuo personaggio preferito dell'opera?

DP - Un personaggio preferito non c’è in assoluto, visto che tutti quelli presenti nell’opera sono in parte comparse o semplici “pedine” utilizzate per coinvolgere il lettore e intrigarlo sempre più nella storia. Forse Monna Angelica è la più carismatica di tutti!


DW - Se tu dovessi elencare i motivi per cui Fra le labbra è una storia imperdibile cosa diresti ai lettori?

DP - Un primo motivo potrebbe essere quello di leggere un buon libro a fumetti che, al pari di un film, racconta la storia vera di un personaggio realmente esistito. Un secondo motivo è sicuramente quello di scoprire il “lato erotico” nascosto di due autori insospettabili come Burattini e Perconti.

Originale senza scritte della copertina variant di Fra le labbra


DW - Negli ultimi anni si è diffuso in Italia, con molto ritardo su Stati Uniti e nazioni europee come Regno Unito, Francia e Olanda, il crowdfoundingQuesto termine, derivato dalla fusione delle parole inglesi crowd, folla, e funding, finanziamento, designa un processo in cui, tramite il Web, più persone donano somme di denaro, anche di modesta entità, per finanziare attività più diverse, come campagne elettorali e di beneficenza, progetti creativi e imprenditoriali. Visto che anche Fra le labbra è stato realizzato grazie ad una campagna di questo tipo ti chiedo: cosa pensi di questo fenomeno e quali sono secondo te i suoi pregi e i suoi difetti?

DP - Penso sia un fenomeno che nel tempo troverà sempre più consensi e farà riscoprire l’interesse per molti autori ancora sconosciuti e li aiuterà a trovare un posto al sole. Forse è ancora prematura una previsione, ma penso sia positivo il modo di vedere l’editoria in questi termini. Con l’agenzia Ingoal abbiamo trovato competenze e professionalità che ci hanno permesso di essere visibili in tutto il mondo, aiutandoci in ogni aspetto e curando nel dettaglio la campagna di promozione. La consiglio vivamente a tutti coloro i quali cerchino una soluzione alternativa ai problemi legati allo sviluppo di un progetto. Al contrario, credo che il difetto maggiore sia proprio nella scarsa conoscenza di questa nuova iniziativa, soprattutto in Italia, dove il web è quasi sempre visto come una cosa gratuita e quando ci si ritrova a dover finanziare un progetto del tutto sconosciuto, pur avendo tutte le garanzie del caso, ogni cosa si complica.


DW - A cosa stai lavorando in questo periodo?

DP - Sto lavorando a un breve episodio di Zagor che sarà pubblicato nel 2019 nel volume I racconti di Darkwood. Inoltre ho da poco pubblicato un portfolio in edizione limitata dal titolo Eros & Glamour che raccoglie 6 illustrazioni di eroine sexy dedicate a 6 grandi autori dei fumetti erotici italiani, con una dettagliata presentazione di Gianni Brunoro.

Il portfolio Eros & Glamour


DW - Quale consiglio daresti a chi inizia ora e vuole intraprendere la carriera di illustratore e autore di fumetti?

DP - Non ho nessun consiglio da dare, purtroppo. Attualmente è veramente difficile per chiunque riuscire a intraprendere una professione così insolita come la mia.
Ma forse mi sbaglierò, chissà!


DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?

DP - Ti sarebbe piaciuto diventare un pittore ricco e conosciuto in tutto il mondo?


a cura di Elio Marracci

N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori su Interviste & News!

lunedì 16 aprile 2018

DIME WEB INTERVISTA ADRIANO CARNEVALI! (LE INTERVISTE LIV)

a cura di Elio Marracci

Da giovanissimo lettore di sette otto anni, aspettavo con molta impazienza l'uscita del "Corriere dei Piccoli", dove non vedevo l'ora di leggere le storie dei Ronfi. Per questo sono stato veramente molto felice e orgoglioso quando Adriano Carnevali, l'inventore di queste creaturine, protagoniste di irriverenti mini capolavori di comicità a fumetti, si è prestato a rispondere a un’intervista da... terzo grado! (e.m.)

Il Maestro Adriano Carnevali

Nato a Milano nel 1948, l'autore si laurea in lettere nel 1972 e inizia la carriera di insegnante, che abbandona quasi subito per dedicarsi all’umorismo scritto e disegnato. Nel 1973 viene accolto nell’agenzia Disegnatori Riuniti e comincia a pubblicare vignette su molti giornali. Nel 1974 inizia la collaborazione con il "Corriere dei Piccoli", con le tavole della serie “Il drago e il cavaliere”, e con il "Corriere dei Ragazzi", realizzando le strisce della serie “L’astuto Ulisse”. Nel 1981, sempre per il "Corriere dei Piccoli", crea i Ronfi, immaginari animaletti del bosco, che uscironofino alla scomparsa del settimanale, e nel 1985 pubblica, per Mursia Editore, il libro Il bosco dei Ronfi.

Il bosco dei Ronfi. Mursia, 1985


Oltre a strisce, vignette e tavole autoconclusive, e ai fumetti, realizza giochi illustrati e si dedica alla scrittura di racconti umoristici e gialli. Collabora con la moglie Donatella Zanacchi a varie iniziative editoriali nel campo della didattica e partecipa come autore di testi a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive. Nel 1989, insieme a due soci, costituisce Èunidea, che opera prevalentemente nel campo dell’editoria enigmistica. Nel 2007, per l’Editrice Fiesta, dà vita a "Giocolandia", mensile per bambini nel quale i Ronfi sono nuovamente protagonisti. Nel tempo libero si dedica alla pittura e alla scultura realizzando composizioni artistiche in legno e creta. Visto che ha promesso una confessione piena e le domande sono molte, senza indugiare oltre lascio quindi a lui la parola.


"Giocolandia" n. 1, luglio 2007



DIME WEB - Per i lettori che non ti conoscono potresti presentarti in due parole?

ADRIANO CARNEVALI - Adriano Carnevali. Aggiungendo qualche altra parola, potrei dire di essere uno che ha sempre cercato di praticare l’umorismo con la massima serietà e di trattare cose oggettivamente futili con il massimo impegno possibile, guardandosi bene dal chiedersi quanto tutto ciò sia sensato...


DW - Dopo una laurea in lettere e una breve esperienza come insegnante perché hai sentito la necessità di dedicarti interamente al fumetto?

AC - La passione per “raccontare storie”, non solo attraverso il fumetto, ma anche con tutti i possibili mezzi espressivi, dalla scrittura al disegno in tutte o quasi le sue variazioni, l’ho avuta fin da bambino, come una sorta di malattia infantile dalla quale non sono mai guarito, e quando mi si aprì, al di là di ogni mia speranza, la possibilità di cominciare a praticarla professionalmente, mi ci tuffai con un entusiasmo che, a quasi cinquant’anni di distanza, non si è ancora esaurito.

"L'astuto Ulisse", serie di Carnevali per "Il Corriere dei Ragazzi"

DW - Da dove prendi spunto per le tue storie?

AC - Gli spunti arrivano in continuazione. A volte mi sento circondato da una quantità di storie che mi tormentano chiedendomi di essere raccontate. La sofferenza maggiore è l’impossibilità di accontentarle tutte.


DW - Hai iniziato la tua attività di autore a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta, proprio durante il boom delle riviste di fumetti. Che cosa ricordi di quei tempi e cosa ti è rimasto di quell'esperienza?

AC - Mi ritengo molto fortunato per aver potuto vivere quegli anni, dei quali mi è rimasta, ovviamente, una grande nostalgia. Erano effettivamente tempi mitici per noi autori di fumetti, vignette, strip e quant’altro. C’erano possibilità che oggi non sono nemmeno pensabili.

Il mitico "Diario scolastico" del "Corriere dei Ragazzi" per l'anno 1975 - 1976. Copertina di Carnevali con "La Contea di Colbrino"

DW - Tra i vari periodici con cui hai collaborato, figura "Il Corriere dei Piccoli" e la sua successiva incarnazione, "Il Corriere dei Ragazzi". Come si svolgeva la vita in redazione e cosa pensi che abbiano lasciato alle generazioni future di fumettisti?

AC - A quei giornali collaboravano disegnatori del calibro di Sergio Toppi, Dino Battaglia, Aldo Di Gennaro, "disegn-autori" come Grazia Nidasio, sceneggiatori, e non solo, come Mino Milani, Alfredo Castelli, solo per citarne alcuni. E nessuno di loro “se la tirava” minimamente, né veniva osannato più di tanto: il loro livello espressivo, che oggi appare stratosferico, allora era ritenuto doverosamente normale. La vita di redazione, alla quale io per la verità partecipavo poco, anche per la mia timidezza dannatamente congenita, era vivacissima e i “ragazzi”, tra i quali figuravano anche gli allora giovanissimi Tiziano Sclavi e Ferruccio De Bortoli, riuscivano a unire un impegno appassionato al divertimento fatto di scherzi e trovate continue.

"Il drago e il cavaliere"


DW - Hai esordito nella produzione seriale con “La Contea di Colbrino”, serie ambientata in un immaginario Rinascimento italiano. Hai scelto questa ambientazione perché consideri la storia una cornice insolita o c'è dell'altro?

AC - La grande Storia, la letteratura e l’arte mi hanno sempre attratto soprattutto quali inesauribili repertori di avventure, di vicende da ripercorrere o addirittura reinventare, in chiave umoristica o satirica, spesso con riferimenti a situazioni e avvenimenti attuali. Con la “Contea di Colbrino” ebbi la fortunatissima possibilità, per me straordinaria e che mai avrei osato sperare, ma purtroppo durata troppo poco, di fare quello che sognavo.


"La Contea di Colbrino" sulla copertina del "Corriere dei Ragazzi" (n. 1/2, 1976) 


DW - Dopo questa serie storico umoristica, sempre sul Corriere dei Piccoli, fai esordire nel 1981 i Ronfi. Puoi presentare al pubblico di Dime Web questi “disadattati della natura”?

AC - I Ronfi sono animali tanto presuntuosi e saccenti quanto pigri e ottusi. La loro incapacità di adattamento all’ambiente in cui vivono sembrerebbe smentire le tesi di Konrad Lorenz e forse addirittura la teoria dell’evoluzione di Darwin. Di certo è inspiegabile, alla luce delle convinzioni scientifiche attuali, come questi disastrosi animaletti, apparentemente sfavoriti da Madre Natura, siano potuti sopravvivere e continuino a scorrazzare impuniti per i boschi. Che cosa consente loro di sfuggire ogni sorta di insidie e pericoli, dei quali il più delle volte non si rendono neppure conto? Forse nei loro confronti la Natura non è poi così leopardianamente “matrigna”? O forse le loro vicende sono la conferma dell’intervento della Divina Provvidenza? Dopo tanti anni da quando li ho incontrati non so ancora dare una risposta a queste domande, ma continuo a scoprire in loro caratteristiche insospettabili. Per esempio, chi avrebbe mai immaginato che quelle creature sonnacchiose e tontolone potessero lanciarsi in considerazioni filosofico-storico-politico-letterarie-ecc., come stanno facendo da tempo nella pagina Facebook "I Ronfi di AdrianoCarnevali”Ormai sono sfuggiti al mio controllo e non so cos’altro potranno combinare...


I Ronfi sulla copertina del "Corrierino" n. 31/1981

DW - Molti lettori e addetti ai lavori hanno definito i Ronfi epigoni italiani dei Puffi. Puoi dirci una volta per tutte se e in che misura ti sei ispirato alla comunità di ometti blu ideata nel 1958 dal fumettista belga Peyo?

AC - Quando sentono ripetere questa definizione, i Ronfi se la prendono moltissimo, perché nella loro sconfinata presunzione si ritengono una specie unica e imparagonabile. In verità, almeno consciamente, nell’immaginare il mondo ronfesco non avevo in mente i Puffi, che peraltro allora non conoscevo nemmeno più di tanto, anche se poi li ho apprezzati molto, intendiamoci. Semmai i Ronfi devono parecchio del proprio carattere a Snoopy, alla sua saccenteria e al suo senso di superiorità.


DW - Oltre ad aver esplorato diversi ambiti della produzione a fumetti la tua firma si trova anche su numerose riviste che si occupano di enigmistica. Che affinità trovi tra l’attività ludica e il fumetto?

AC - L’enigmistica è stata in parte una scelta obbligata, perché le riviste del settore, da un certo momento in poi, sono rimaste pressoché le uniche a pubblicare vignette e strisce. Ma mi è anche piaciuto, e mi piace, ideare giochi di vario genere, scrivere raccontini umoristici, gialli, rubriche. Attraverso una serie di vicende che sarebbe troppo lungo raccontare, da molti anni, insieme a due soci, ho costituito uno studio editoriale, chiamiamolo così, anche se la definizione è riduttiva, che realizza in toto, per conto di un editore, diverse riviste di enigmistica, nonché, dal 2007, il mensile per bambini “Giocolandia”, in cui i Ronfi hanno ripreso a farla da padroni dopo il lungo letargo seguito all’estinzione del “Corriere dei Piccoli”.

Adriano Carnevali e l'enigmistica. Siamo in un prossimo futuro: da una base interplanetaria le astronavi “Orion”, “Argo”, “Alfa” e “Zeus” stanno per partire per Venere, Giove, Saturno e Mercurio.  Tenendo presente che l’equipaggio di ogni astronave è composto da due piloti, sapete dire dove è diretta ciascuna di esse? (dal sito ufficiale di Carnevali)

DW - Scrittore di racconti, autore televisivo e radiofonico, vignettista satirico. Come riesci a trovare il tempo per dedicarti a tutte queste attività? Quali analogie e quali differenze esistono tra queste occupazioni?

AC - Sono forme espressive differenti, ma forse nemmeno più di tanto, però in fondo si tratta sempre di raccontare delle storie, cosa che faccio anche dipingendo e realizzando composizioni in creta e in legno e perfino componendo canzoni (testi e musica, così alla buona...) con cui un giorno mi piacerebbe realizzare uno spettacolino, ma avrei bisogno di trovare qualche coraggioso volontario cantante e musicista...


DW - Perché dopo tanto tempo, con Autobiographic Novel - in cui hai raccolto e "remixato" varie opere realizzate nella tua carriera, tra cui un episodio di Colbrino, inserite in una lunga e surreale riflessione sull’essere un autore - hai sentito l'esigenza di tornare a pubblicare un libro?

AC - In verità di libri non è che ne abbia pubblicati tanti, anzi, a dirla tutta, quasi nessuno. In attesa di trovare l’editore librario giusto, in fondo sono soltanto un quasi settantenne, mi sono autoprodotto, con la complicità dell’editore delle nostre riviste, questo volume a cui ho lavorato con tutte le mie forze, o almeno con quelle residue... Per oltre due anni ho dubitato fino all’ultimo di riuscire a portarlo a termine: forse l’impresa più impegnativa mai affrontata finora dal sottoscritto.

Una vignetta autoconclusiva di Carnevali

DW - Sei autore di vignette satiriche e questo mi dà lo spunto per chiederti: cosa pensi della satira in Italia e del suo rapporto con il potere?

AC - Mah! Nel settore c’è di tutto. Personalmente sono un fan accanito di Emilio Giannelli, il vignettista del “Corriere della Sera”, che riesce a creare, con garbo feroce, dei “quadri” sempre geniali e spesso memorabili. Non mi perdo una puntata delle trasmissioni di Maurizio Crozza, secondo me uno degli eventi più rilevanti della storia televisiva.


DW - Una tua nota biografica, ovvero il fatto che tu sia nato a Milano alla fine degli anni '40, mi fornisce lo spunto per chiederti in che misura questa metropoli sia presente nella tua opera...

AC - È stata parecchio presente nella saga di Colbrino, per il resto non saprei dire, anzi, saria minga bun de dil...

Il Rinascimento secondo Carnevali

DW - Quali sono i tuoi artisti preferiti?

AC - Limitiamoci al campo del fumetto, per non allargarci troppo: Carl Barks, Romano Scarpa, Grazia Nidasio. Fra i più giovani, Maicol & Mirco, Tuono Pettinato, Ratigher, Hurricane... Ma ce ne sono molti altri: per esempio il Castelli dell’Omino bufo (mitico!).


DW - A quale dei tuoi numerosissimi personaggi sei più legato e perché?

AC - Ai personaggi della “Contea di Colbrino”, perché quella serie rappresentò il mio ingresso nel rutilante mondo del fumetto (che emozione!), e naturalmente ai Ronfi, perché sono un amante degli animali, veri e disegnati.

Una striscia della serie "SPQR"


DW - Sei un autore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure sei uno di quelli che si alza di notte a disegnare perché ti è venuta l’ispirazione?

AC - In realtà si può dire che lavoro sempre: anche quando apparentemente sto facendo altre cose, la testa continua a costruire storie e progetti, o meglio, storie e progetti si costruiscono da soli. E in genere, quando finisco di scrivere o disegnare “per lavoro”, mi rilasso scrivendo e disegnando in libertà, per il piacere puro di inoltrarmi in nuovi e sconosciuti sentieri fantastici.


DW - Come si svolge la tua giornata tipo?

AC - Si suddivide tra scrittura, al computer, e disegno, sia con penna e pennino sia, tantissimo, in forma digitale, rielaborando, riutilizzando, mescolando e costruendo con Photoshop, di cui ormai non potrei più fare a meno.

Una striscia della serie "West"


DW - Quali fonti usi per documentarti?

AC - Oggi Internet, se usato in modo sensato, offre un aiuto impensabile fino a pochi anni fa: come fonte di documentazione, per testi e illustrazioni, è ormai insostituibile.


DW - Oltre ai libri e ai fumetti che sicuramente userai per documentarti, quali altre letture fai?

AC - Soprattutto riletture, in particolare dei grandi classici, dall’Iliade a Moby Dick.


Il mondo dei Ronfi. Coniglio Editore, 2010


DW - Quanto di te è presente nel tuo lavoro? Quanto di quello che ti circonda? E quanto di inventato?

AC - Difficile distinguere: credo che per ognuno di noi le tre cose si uniscano in un mix che costituisce l’essenza dell’individuo (dopo quest’ultima affermazione, i Ronfi mi guardano con aria di compatimento, ritenendo, non a torto, che me la stia tirando troppo avventurandomi in considerazioni superiori alle mie forze intellettuali...).


DW - Da professionista ormai affermato che consigli daresti a chi si volesse affacciare al mondo del fumetto?

AC - Non mi sento in grado di dare consigli: se ne fossi capace comincerei a darne qualcuno anche a me stesso, considerando che più passano gli anni e meno capisco...

Tavola autoconclusiva della serie "CaraTivù"


DW - A cosa stai lavorando attualmente?

AC - A tante cose, come sempre, tra cui un progettino particolarmente stralunato che mi piacerebbe realizzare (chissà!), ma che per ora preferisco mantenere top secret.


DW - C'è una domanda che non ti è stata fatta alla quale vorresti rispondere?

AC - Signor Carnevali, vorrebbe pubblicare con la nostra prestigiosa casa editrice una raccolta degli episodi della “Contea di Colbrino”? Quale sarebbe la mia risposta lo lascio immaginare...

"La Contea di Colbrino"

a cura di Elio Marracci

N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori su Interviste & News!

P.S. Vorrei ringraziare personalmente Elio Marracci per averlo intervistato e il Maestro Carnevali per aver accettato di essere intervistato: è un onore impagabile avere ospite su "Dime Web" un artista immenso della grande tradizione umoristica e pupazzettisca italiana! E non a caso ho voluto inserire, fra le immagini di corredo dell'intervista, il Diario 1975/1976 del "Corriere dei Ragazzi": era il MIO Diario in Quinta Elementare! (Francesco Manetti)