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venerdì 25 gennaio 2019

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 50

di Saverio Ceri

Continua con Tex Classic 50 la ristampa a colori degli albetti a striscia della Serie Rossa della Collana del Tex. In questo numero troviamo i numeri dal 9 al 14 usciti per la prima volta tra il giugno e il luglio del 1954. Se la matematica non è un opinione, ristampando 6 "strisce" a albo, l'ultima di  quelle riproposta in questo volumetto è la trecentesima striscia di Tex.
La copertina è però legata al 297° albo , ovvero il n°11 della Serie Rossa: a pagina 27 Tex, come a volte accadeva in quegli anni pionieristici, sollevava di peso l'avversario e lo gettava via...


L'atletico gesto (Tex avrebbe stravinto in un ipotetica gara olimpica di "lancio del cattivone"), è degno della copertina, e quindi Galep sceglie la vignetta centrale, in cui il malcapitato Tom si schianta su un tavolo, frantumandolo, per farne l'immagine più importante dell'albo. A dire la verità la copertina sarebbe dovuta essere "annullata" per simulazione: dal "fermo immagine" si capisce che il tavolo su cui Tom non si è ancora abbattuto era già rotto prima dell'impatto.



Esattamente due anni dopo, al momento della ristampa sulla collana quindicinale Albo d'Oro (n°9 - terza serie), Aurelio Galleppini decide di concentrarsi invece sulla prima vignetta della striscia originale, immortalando la fase del sollevamento. 


Ed è proprio questa l'immagine, utilizzata come copertina del cinquantesimo Classic. 


Merita una menzione anche la copertina degli Albi d'Oro "scartata" in questa occasione: quella del numero 10 della terza serie. La cover in questione, che vedete qui sotto, fu modificata e profondamente ricolorata per poterla utilizzare come copertina del numero 14 della prima serie gigante di Tex, come potete ammirare ancora più sotto. 




Saverio Ceri




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giovedì 24 gennaio 2019

EPIC FAIL (VII): COSA HA FATTO RUBY?

di Filippo Pieri

Dopo un po' di tempo torna la rubrica "Epic Fail". Nella puntata dell'Eredità del 21 gennaio 2019 si parlava di Ruby. Non ci riferiamo alla presunta nipote di Mubarak, ma a Ruby Scott, personaggio storico dei fumetti, famoso per essere stato uno dei pochissimi a:

1) Arrestare Diabolik2) Battere Tex Willer3) Strappare maschera a Superman4) Baciare Valentina



I primi due concorrenti sbagliano la risposta, dicendo prima la 1 e poi la 3, mentre finalmente la terza concorrente dà la risposta esatta. Quale? guardate l'immagine qui sotto.



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venerdì 18 gennaio 2019

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 49

di Saverio Ceri

Decisamente movimentata la vicenda editoriale della copertina del quarantanovesimo classic di Tex.
Tutto parte da questa striscia, l'ultima dell'albo, pubblicata in origine sul n.8 della serie rossa della Collana del Tex del 31 maggio 1954. 
Tex si carica in spalle un Tenente privo di sensi per salvarlo da un'incendio.


La scena sembra perfetta anche per fare da copertina allo stesso albo, Sulle soglie dell'inferno, ma essendo la cover, l'impresa deve apparire ancora più ardua, quindi Tex si presenta senza la bandana a coprirgli le vie respiratorie. Colui che viene soccorso non pare così privo di sensi, visto che ce la fa anche a stringere un braccio intorno al collo del soccorritore.


Nel giugno del 1956, in occasione della ristampa dell'episodio sulla collana quindicinale Albo d'Oro, Galep ridisegna la scena con Tex che tenta di trascinare il Tenente (che intanto ha di nuovo perso i sensi), fuori dall'inferno di fuoco. 


Passano altri sette anni e nel dicembre del 1963, per il volume Sabbie mobili, il trentottesimo della serie attuale di Tex, la redazione Bonelli riesuma la scena, cambiandone completamente il contesto: il disegno della coppia protagonista viene leggermente ruotato in senso antiorario portando la figura di Tex perpendicolare al terreno, e l'ambiente circostante da secco, diviene umido, molto umido; e come suggerisce il titolo dell'albo, i piedi dei malcapitati vengono impantanati in pericolose sabbie mobili. Grazie alla rotazione dell'immagine, il moribondo co-protagonista (che a questo punto non sarà più Tenente) parrebbe essere ancora in grado di reggersi in qualche modo sulle proprie gambe.


I pantaloni del malcapitato personaggio si trasformano da rossi a bianchi e così rimarranno fino alla fine della storia editoriale di questa immagine. 
Si giunge poi agli anni ottanta, quando per Tutto Tex, la testa del ranger viene ridisegnata da Galleppini, ma anche inclinata per rendere l'idea dello sforzo del soccorritore. Il creatore grafico di Tex contribuisce col suo pennello anche a rendere più rigogliosa la vegetazione sullo sfondo.  


Nel decennio successivo, sulla copertina della Nuova Ristampa, la vegetazione perde vigore e le acque melmose della palude finalmente assumono un colore simil sabbia, dopo il verde e il verdolino delle incarnazioni precedenti.


Chiudiamo il cerchio, finalmente, con l'albo del 2019. dove si ripristina la situazione iniziale, tornano fuoco e fiamme, Tex improvvisamente ringiovanisce e per lo stupore il Tenente, tornato tale, perde nuovamente i sensi (i suoi pantaloni, però, non ritrovano l'antico splendore).



Ma non finisce qui. L'eroico salvataggio di Tex ha colpito anche la fantasia di Claudio Villa che nell'ottobre 1995 ha voluto re-interpretare la situazione per la quattordicesima copertina di Tex Edição Histórica della brasiliana Globo.


L'immagine infine la re-incontriamo come sempre in una versione dai colori un po' più piatti e con qualche ritocco a livello di ombre, in appendice a Tex Nuova Ristampa 12 del gennaio 1997.




Saverio Ceri


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martedì 15 gennaio 2019

UN GIORNO D'INVERNO... UN INDAGATORE, UN DETECTIVE E UN MULTIVERSO. "L'ABISSO DEL MALE" - DYLAN DOG & MARTIN MYSTÈRE 3

di Giampiero Belardinelli

Introduzione

Correva l’anno 1990. Il fumetto bonelliano era in grande fermento grazie al boom e al crescente progresso del Dylan Dog di Tiziano Scalvi. L’altra faccia del successo della Sergio Bonelli Editore era costituita dalla continua cavalcata di Tex, scritto in quel periodo da Claudio Nizzi. Va ricordato che il primo personaggio che ha anticipato nuovi formati editoriali e la tendenza alla multimedialità è stato Martin Mystère. Non è un caso che dalla penna di Castelli nasca l’idea per il soggetto, per i pennelli di Giovanni Freghieri, dell’albo in cui per la prima volta il Detective dell’Impossibile e l’Indagatore dell’Incubo incrociano la propria strada, Ultima fermata: l’incubo! 


Dylan Dog & Martin Mystère n. 1, ottobre 1990 - Disegno di Stano


Passano un paio di anni e arriviamo al 1992. Cavalcando l’onda della trionfante ascesa di Dylan Dog, l’anno precedente la Casa editrice aveva lanciato sul mercato una collana di fantascienza ideata dagli sceneggiatori Antonio Serra, Bepi Vigna e Michele Medda: "Nathan Never". Una serie crepuscolare, dal taglio narrativo e grafico molto dinamico. Nel giro di un solo anno la serie consolidò la sua popolarità e si ritagliò un nutrito seguito di appassionati. Dal canto suo, Tex mantenne la sua solida posizione nell’universo bonelliano, anche se il suo sceneggiatore principale cominciò a manifestare i segni di una crisi creativa. Infatti, di lì a poco, Canzio e Bonelli assoldarono nuovi autori, tra cui Mauro Boselli, destinato a fare grandi cose sia su Tex, sia su Zagor. A proposito dello Spirito con la Scure, nel 1991 Marcello Toninelli aveva lasciato l’incarico di scrivere i testi (anche se la sua firma apparirà sino al ‘93) e, in quell’anno, erano già apparse quelle del già citato Boselli e di Moreno Burattini. Dal 1993 al ’94 l’opera di transizione viene completata e, con L’esploratore scomparso (Zagor 345-348), si dà il via a una grande operazione di rilancio con grandi storie di viaggio e nuovi disegnatori. Pur in questo periodo di ribollire narrativo, quando la Casa editrice decide di aprirsi a contaminazioni multimediali, l’eroe di Darkwood viene regolarmente escluso, ritenuto probabilmente troppo classico. Infatti, nel secondo volume dell’incontro tra DD & MM, La fine del mondo (di Sclavi e Freghieri), tutto si svolge all’insegna della realtà dei due protagonisti di testata. In quel periodo storico i tempi non erano ancora del tutto maturi per inserire l’operazione in un contesto più ampio: quello che oggi definiamo il multiverso bonelliano. In queste ultime righe mi sono soffermato con particolare attenzione su Zagor perché, al di là della personale passione per l’eroe di Nolitta e Ferri, secondo me, e soprattutto per gli attuali responsabili della Casa editrice, il personaggio si presta benissimo a incroci multimediali di qualsivoglia genere. A Lucca Comics 2018, a tal proposito, è stato annunciato il “gemellaggio” tra la Sergio Bonelli Editore e la DC Comics e, non a caso, il primo frutto di questa collaborazione internazionale si concretizzerà nell’incrocio transoceanico tra Zagor e Flash.

Dylan Dog & Martin Mystère n. 2, ottobre 1992. Disegno di Stano



Hell is Here!
Entrando nello specifico del volume qui recensito, mi domando quale sia il personaggio dell’universo zagoriano che, ventisette anni dopo, trasforma in realtà gli incubi di Dylan Dog & Martin Mystère... La risposta immagino la conoscano quasi tutti, compresi coloro che non hanno letto il volume. In caso contrario, invito gli eventuali non lettori a procurarsi L’abisso del male, scritto da Carlo Recagno e disegnato ancora una volta da Giovanni Freghieri: ne vale davvero la pena!
Se scomponiamo il cognome di Garth Hellingen ci accorgiamo di come Guido Nolitta nell’ideare la figura di questo scienziato pazzo lo abbia caratterizzato a partire dalla sui identità anagrafica, in cui è chiaro il riferimento all’Inferno, in inglese Hell. Carlo Recagno ha tenuto a mente tutto il percorso della vita narrativa di Hellingen e, da esperto filologo, ha inserto i passaggi fondamentali della sua evoluzione malefica e inoltre ha creato una grande puzzle dimostrando come le aggiunte date da alcuni continuatori dell’opera di Nolitta siano in pratica del tutto coerenti tra di loro. Alla notevole ricostruzione hellingeniana ha dato un importante contributo lo sceneggiatore Moreno Burattini. Recagno, inoltre, si è avvalso della collaborazione di Alfredo Castelli e Roberto Recchioni: il primo con una quarantina di pagine di sceneggiatura (oltre per alcuni spunti per il soggetto), il secondo con una profonda consulenza dylaniata.

Il cosmo di Zagor irrompe nel XXI secolo di Martin & Dylan


La scelta di dare a Hellingen le caratteristiche del demiurgo universale è insita nella sua personalità e nella sua plasmabilità narrativa, capace di adattarsi alla fantascienza avventurosa (con Nolitta), al racconto metafisico o allegorico (con Sclavi), all’horror (con Boselli), per finire alla ricostruzione filologica, oscura e sociopatica (con Burattini). Nella ricomposizione della personalità di Hellingen ai fini di questo racconto, Recagno ha toccato alcuni passaggi fondamentali dell’epopea hellingeniana. A pagina 49 lo sceneggiatore cita un fulminante dialogo nolittiano tratto da Ora Zero! (Zagor 107-109). Mentre Dylan è avvolto da buio, una voce fuori campo recita: La violenza è l’unico argomento che riesca a imporsi costantemente a un mondo popolato da gente superficiale, distratta, irriconoscente… Solo gli individui superiori hanno il diritto di governare il futuro dell’umanità, anzi ne hanno il dovere! È facile riconoscere, per i lettori zagoriani, la visione della vita del Professor Hellingen anticipata da Nolitta e che Burattini porterà a compimento nella sua versione del personaggio (Zagor 603-605). Hellingen crede nelle teorie della superiorità della razza e nel suo mondo non c’è spazio per chi metta in dubbio questa sua idea di perfezione ariana. Con un’abile regia Recagno ha collegato le intuizioni di Scalvi e Boselli collegandosi alle conclusioni che, partendo dall’imprinting nolittiano, sono state in seguito elaborate da Burattini. In L’abisso del male Hellingen è un viaggiatore degli inferi e il suo Inferno, come un contrappasso dantesco, è trovarsi a vagare nel mondo attuale in cui – almeno nella società occidentale e democratica – il principio fondante è quello di conferire uguale dignità a ogni essere umano. Per lo scienziato pazzo tutto ciò è il suo incubo e la sua dannazione ma, come recita la chiusa dell’albo, l’uomo non sa che il vero Inferno di Hellingen è Hellingen stesso.


La follia di Hellingen!



Come sopra, come sotto…

Lo Spirito dell’uomo viene dalle Stelle, la sua Anima dai Pianeti, il suo Corpo dagli Elementi. Il medico, alchimista e astrologo Paracelso (1493-1541) riassume con questa frase il concetto alchemico di come sopra, come sotto, citato da Hellingen a pagina 133. Secondo questa filosofia esoterica ogni energia ed elemento chimico presenti nell’Universo si trovano anche nei nostri organismi. Nel racconto ogni elemento sembra infatti riflettersi nei vari mondi in cui la vicenda si snoda. Lo vediamo nei due intermezzi, disegnati rispettivamente da Giulio Camagni e Sergio Giardo, in cui Dylan e Martin si ritrovano altrove a riflettere sulle reciproche idiosincrasie, confrontandosi con i loro stessi alternativi. In questa sorta di dialogo interiore con se stessi, Dylan e Martin acquisiscono finalmente consapevolezza di essere – afferma il Detective dell’Impossibile – più simili di quanto ciascuno di noi voglia ammettere (p. 167). E la definitiva conclusione di questo specchio alchemico citato nel titolo del paragrafo è suggellata dalla perentoria frase dello Spirito con la Scure che, rivolgendosi ad Hellingen, dice: Se tu esisti, esisto anch’io! (p. 191).


Multiverso bonelliano
Questo terzo incontro tra Dylan e Martin riprende alcuni spunti presenti negli altri due (lo scatenarsi di forze oscure, la reciproca diffidenza) ma non si limita, come abbiamo visto, a essere una variazione sugli stessi temi. Lo sceneggiatore dell’albo Recagno, i supervisori Castelli e Recchioni, con l’avvallo della Casa editrice, hanno dato il via a un'operazione che riflette gli orientamenti del nuovo corso bonelliano. In questo periodo storico in cui l’interesse alla lettura dei Fumetti (e non solo) è scesa drasticamente, i responsabili della Sergio Bonelli Editore non si sono arroccati su un pericoloso immobilismo, ma per fortuna hanno allargato gli orizzonti e dato il via a una serie di iniziative editoriali volte a toccare un pubblico oggi non più legato per sempre agli stessi personaggi. Le realtà ci dice che là fuori ci sono lettori pronti ad accogliere nuove proposte, passando senza soluzione di continuità da un albo a fumetti, a una serie televisiva sui canali in streaming, all’acquisto o allo streaming della musica sulle varie piattaforme digitali. Non accettare questo cambiamento culturale, da parte del pubblico o dagli addetti ai lavori, significa essere dei dinosauri destinati all’estinzione. Questo albo, in conclusione, è un perfetto compendio della nuova filosofia bonelliana. Una Bonelli consapevole del proprio storico patrimonio culturale, da cui è fortunatamente ripartita verso nuovi orizzonti.

La variant cover di Dylan Dog & Martin Mystère n. 3



Freghieri style

L'artista è ormai un veterano della Casa editrice avendo reso graficamente Bella & Bronco (1985), Martin Mystère e infine Dylan Dog. Freghieri è il disegnatore che ha conferito una precisa personalità a tutte le storie da lui illustrate. A dispetto della lunga carriera l’autore non solo non ha perso il mordente dei primi anni, ma ha saputo trovare nuova energia e voglia di stupire. L’albo in questione mostra un Freghieri in grande forma, con il suo stile graffiante, ma sempre pulito e comunicativo. Il disegnatore ha realizzato tavole spettacolari facendo recitare un numero notevole di personaggi usciti dalle rispettive testate: un cast da kolossal postmoderno. Allo stesso tempo ha caratterizzato in maniera seducente le due fondamentali figure femminili, dall’esuberante Angie alla malinconica attrice hollywoodiana immortalata, tra le altre scene, mentre interpreta il tema di Twin Peaks Falling, di Angelo Badalamenti e David Lynch (p. 46). La sua interpretazione di Hellingen, infine, è poderosa e soprattutto molto espressiva. A mio parere una delle migliori caratterizzazioni dello scienziato pazzo. Una segnalazione speciale infine per Angelo Stano, autore di una copertina sontuosa. 


Dylan Dog & Martin Mystère n. 3, dicembre 2018. Disegno di Stano


Dylan Dog & Martin Mystère 3
L’ABISSO DEL MALE 
Dicembre 2018
pag. 198, € 6,90
Testi: Carlo Recagno,
con la collaborazione di Alfredo Castelli e la supervisione di Roberto Recchioni
Disegni: Giovanni Freghieri,
con la partecipazione di Giulio Camagni e Sergio Giardo e il contributo di Giancarlo Alessandrini, Luca Enoch, Lucio Filippucci, Nicola Genzianella, Giuseppe Matteoni, Giuseppe Palumbo
Copertina: Angelo Stano
Rubriche: Roberto Recchioni e Alfredo Castelli


Giampiero Belardinelli

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lunedì 14 gennaio 2019

DIABOLIKO MISTER NO!

di Filippo Pieri

Sul numero 1 di "Diabolik" del 1° Gennaio 2019 c'è una citazione bonelliana. Infatti, a pag. 26, all'aereoporto di Bolivar in Venezuela, vediamo il Mister No di Guido Nolitta - con alle spalle il suo inconfondibile aereo da turismo Piper siglato MN1 - mentre sta conversando con una bella signora...




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domenica 13 gennaio 2019

ALCOL DYLANIATI E MYSTERI FUMETTISTICI...

di Filippo Pieri

Sulla "Settimana Enigmistica" n. 4527 del 27 Dicembre 2018 ci sono ben due citazioni bonelliane. La prima la troviamo a pagina 22 all'interno della rubrica "Vero o falso?" Il quesito numero due infatti dice: Dylan Dog, il personaggio dei fumetti, è un ex alcolista.

La secondo citazione si trova invece a pagina 29, all'interno delle "Parole crociate", e più esattamente al 23 orizzontale: il Mystère dei fumetti.


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venerdì 11 gennaio 2019

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 48

di Saverio Ceri

La vicenda editoriale della cover del quarantottesimo Classic è molto lineare:
L'immagine è apparsa un unica volta in edicola nel maggio 1956 come copertina del sesto Albo d'Oro della terza serie, la collana di ristampe quindicinale che per prima ripropose le strisce nel formato attuale.
Questo Classic ristampa le ultime 4 strisce della serie Verde della collana del Tex e le prime due della serie Rossa (la settima) delle avventure del ranger bonelliano, uscite a cavallo tra il marzo e l'aprile del 1954.  Qui sotto in sequenza trovate la versione del 2019 (ufficialmente l'albo è datato 4 gennaio 2019, anche se distribuito in edicola a fine 2018) e quella del 1956.



Proprio sul finire della Serie Verde, nella terz'ultima striscia dell'intera serie compare questa scena, che tra l'altro da il titolo al Classic di cui parliamo in questa puntata: Il fantasma di Union City.


Le due vignette con l'apparizione del "fantasma" e gli spari in sua direzione, vengono riassunte nella cover di quello stesso albo.


La vicenda ha ispirato nell'agosto del 1995, Claudio Villa, che per la copertina del numero 13 della collana Tex Edição Histórica  della brasiliana Globo, ha scelto di darne una sua versione. Villa si concentra sulla spettrale apparizione, Tex e Kit Willer sfoderano l'arma per dare il giusto senso di pericolo alla cover, ma nessuno spara.


La cover brasiliana ha la caratteristica di conservare i colori realizzati da Claudio Villa; nella versione italiana pubblicata come sempre in appendice al Tex Nuova Ristampa (in questo caso nel numero 11 del dicembre 1996), i colori sono stati realizzati redazionalmente; a voi scoprire le differenze tra l'immagine qui sopra e quella qui sotto


Saverio Ceri


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martedì 8 gennaio 2019

DIME WEB INTERVISTA BERLINGHIERO BUONARROTI! (LE INTERVISTE LXIII)

a cura di Elio Marracci

Emozionatissimo, mi permetto un breve "cappello", prima di lasciare spazio all'intervista. Il nostro Elio, che non finirò mai di ringraziare, ha fatto anche stavolta un colpaccio, perché Berlinghiero Buonarroti è un artista di elevata caratura, anima per decenni della satira e della cultura fiorentina e nazionale - con riviste, libri e movimenti. Sono stato poi colpito personalmente dal ricordo di Graziano Braschi, uomo straordinario. L'ho conosciuto alla fine degli anni '80, grazie a una recensione che fece sul "Giornale" di Montanelli del mio "Collezionare Speciale Carl Barks" e da allora lo andai a trovare molto spesso al Viesseux di Firenze, in Piazza Strozzi, dove lavorava. Fu lui a consigliarmi di incontrare e di intervistarli (per "Horror" della Comic Art) i fratelli Gianluca e Giancarlo Castoldi, esperti di cinema splatter; e dei due divenni amico, soprattutto di Gianluca, che considero "uno di famiglia". Collaborai poi con Braschi alla prima antologia critica italiana su Stephen King. Quando scomparve fu per me un colpo tremendo... Berlinghiero Buonarroti lo fa rivivere qui, insieme al Gruppo Stanza, a "Ca Balà" e a mille altre suggestioni di una grande epoca rispetto alla quale gli anni attuali sono il nulla dipinto di nulla. (f.m)

Berlinghiero Buonarroti con una delle sue macchine "discombinatorie" (dal blog "Prìncipi & princìpi")


Berlinghiero Buonarroti nasce a Fiesole il 10 gennaio 1942. Dopo il diploma presso l’Istituto Statale d’Arte di Firenze, frequenta la facoltà di Filosofia dell’Università di Bologna. È stato uno dei fondatori del Gruppo Stanza, una cerchia di intellettuali attiva fra il 1967 e il 1970 a Compiobbi, in provincia di Firenze, in cui si è occupato della produzione di serigrafie artistiche e, nel 1971, ha partecipato alla nascita della rivista di umorismo grafico "Ca Balà", di cui è stato redattore e disegnatore satirico per dieci anni. Dal 1985 al 1991 ha lavorato come designer scientifico botanico presso l’Istituto di Fisiologia vegetale dell’Università di Firenze. Nel 1992 ha fondato l’Istituto di Anomalistica e delle Singolarità, per cui ha progettato e costruito prototipi di macchine combinatorie, in grado di comporre milioni di aforismi filosofici e definizioni poetiche. Insegnante in vari istituti professionali e tecnici, nel 2004 è docente di Percezione e comunicazione visiva presso la Facoltà di Architettura dell’ateneo fiorentino. È autore di molte pubblicazioni, quali Humour mon amour - Rassegna di umorismo grafico 1940-1982 (Firenze 1982), Atlante dell’ottica illusa, con Sergio Cencetti (Bologna 1989), Encyclopaedia Heterologica (Compiobbi 1998), C’era un panda, canzoni di Massimo Presciutti, serigrafie di Berlinghiero Buonarroti (Compiobbi 1987), Aga Magera Difura - Dizionario delle Lingue immaginarie, con Paolo Albani (Bologna 1994), Dictionnaire des Langues imaginaires, con Paolo Albani (Parigi 2001), Forse Queneau - Enciclopedia delle Scienze anomale, con Paolo Albani e Paolo Della Bella (Bologna, 1999). L'intellettuale toscano ha voluto rispondere ad alcune domande che gli ho posto. Quindi senza indugiare oltre lascio a lui la parola.





DIME WEB - Si può presentare? In due parole: chi è Berlinghiero Buonarroti?

BERLINGHIERO BUONARROTI - Sono un vecchio artista, nato nel 1942 a Fiesole. Mi considero “artista” nella seconda accezione del vocabolario della lingua italiana del Devoto-Oli, cioè “persona di temperamento gentile, gusti raffinati e particolarmente sensibile alla bellezza”. Aggiungerei “soprattutto eccezionalmente sensibile alla bruttezza e al grottesco”.


DW - Come si è sviluppata in lei la passione per il disegno e l'illustrazione?

BB - A diciassette anni, in occasione di una “forca” scolastica, frequentando la Biblioteca Nazionale, ho scoperto il libro che ha condizionato il mio gusto per il disegno umoristico. Si trattava de Il surrealismo di Marcel Jean, ed. Bompiani, 1959. Un libro che oltre a rivelarmi le magie di Max Ernst, René Magritte, Paul Klee, Picasso, Man Ray e Marcel Duchamp conteneva disegni grafico-umoristici di Maurice Henry, John Heartfield, Francis Picabia, Rude Goldberg, Georges Malkine, Clovis Trouille, Victor Brauner e i Cadavres Exquis. Era uno di quei libri che mi hanno cambiato la vita, insieme all’Antologia dell’humour nero di André Breton e a Letteratura, arte, libertà di Leone Trotsky (a cura di L. Maitan e T. Sauvage, ed. Schwarz, 1958).


Berlinghiero Buonarroti stampatore (dal sito "Narrando Fiesole")


DW - Quali studi ha fatto?

BB - Sono un autodidatta anche se sono diplomato presso l’Istituto d’Arte di Porta Romana a Firenze.


DW - Ha lavorato sia come disegnatore umoristico e grafico sia come designer scientifico. Quali analogie e quali differenze ha trovato tra questi due mondi?

BB - Il lavoro di disegnatore botanico, svolto presso l’Istituto di Fisiologia Vegetale dell’Università di Firenze, è sostanzialmente analogo a quello del disegnatore umoristico, nel senso che ambedue hanno come unico fine quello di ricercare l’imprevisto e “l’oro della vita”.

La redazione di Ca Balà (il Gruppo Stanza) nel 1971: Della Bella, Braschi e Buonarroti

DW - È stato uno dei fondatori del Gruppo Stanza, una cerchia di intellettuali attiva fra il 1967 e il 1970 a Compiobbi, che ha operato nell'ambito della vignetta umoristica, della satira politica, della serigrafia manuale e della fotografia artistica. Ci può parlare della genesi di questo gruppo e dei motivi che vi hanno spinto a dar vita a una realtà così particolare?


BB - Il seme del Gruppo Stanza lo si può ritrovare addirittura nel 1965 quando, su mia iniziativa, coadiuvato da Aroldo Marinai, nacque una rivista molto particolare che durerà ben 70 numeri. La pubblicazione aveva questi particolari: 1) non aveva un nome fisso ma ad ogni uscita si chiamava progressivamente “Uno”, “Due”, “Otto”, “Ventisei” ecc.; 2) Aveva una tiratura di una sola copia nel senso che riuniva i disegni originali nel formato A4, fatti ogni settimana da una cerchia di amici; 3) Sempre nel 1965 si unirono all’iniziativa anche Graziano Braschi e Paolo della Bella che, insieme al sottoscritto daranno vita sei anni dopo alla rivista "Ca Balà". L’attività del Gruppo Stanza è continuata con la pubblicazione del volume "Settantuno" stampato interamente in serigrafia nel 1968, in 284 colori e in tiratura numerata di 90 copie; una copia del volume d’artista si trova nella Biblioteca del Congresso di Washington. Mostre in gallerie di tutta Italia e cartelle di serigrafie escono in questo periodo con presentazioni di Umberto Eco, Mario De Micheli e Mario Spinella. Nel 1969 escono due numeri in 300 copie di due riviste “underground di umorismo grafico” stampate in serigrafia dal titolo "Settantadue" e "Settantatre". Nel 1970 esce il volume "Settantaquattro". Umorismo grafico del Gruppo Stanza con prefazione di Giambattista Vicari, direttore de "Il Caffè".


Il volume "Settantaquattro", 1970


DW - Nel 1971 ha partecipato alla nascita della rivista di umorismo grafico "Ca Balà". Come si svolgeva la vita in redazione?

BB - Nel deserto completo di iniziative satiriche nasce, nell’aprile 1971, l’innovativo mensile Ca Balà ad opera di Graziano Braschi, Berlinghiero Buonarroti e Paolo della Bella. Ne usciranno, fino al 1980, ben 50 numeri. La vita di redazione era molto semplice: un disegno veniva democraticamente pubblicato solo se riceveva la maggioranza dei voti fra i tre redattori. Questo ha permesso di salvaguardare il taglio voluto dalla redazione, ispirato alle esperienze francesi delle riviste "Bizarre" e "Hara Kiri" e poi di "Charlie Hebdo".


DW - Cosa pensa che abbiano lasciato questo tipo di pubblicazioni alle generazioni che sono venute?

BB - Sicuramente hanno aperto un cancello, in Italia, sui campi inesplorati dell’humour. Anche l’esperienza de "Il Male", a cui peraltro il gruppo di Ca Balà ha collaborato con disegni, è arrivata ben sei anni dopo nel 1977. E non si può dire che l’esperienza romana non abbia sbirciato all’iniziativa del mensile di Firenze, o meglio, di Compiobbi.



Qui e sopra: "Ca Balà" nn. 6 e 1 e un manifesto a favore del divorzio

DW - Il 13 ottobre scorso ricorrevano ormai tre anni dalla scomparsa di un gigante della cultura italiana che risponde al nome di Graziano Braschi. Lei che l'ha conosciuto da vicino può raccontarci un aneddoto su questo personaggio?

BB - Non voglio ricordare Graziano Braschi semplicemente con un aneddoto. Di Graziano preferisco conservarne, oltre che al ricordo, anche un suo disegno che mi ha donato con questa dedica: “A Berlinghiero per comuni destini”. Fra me e Graziano c’era, infatti, la stessa visione estetica e, in definitiva, una stessa comunità d’intenti. C’era il fascino sottile dell’anormale e del deforme che colpisce la fantasia; una sorta di avversione per la regola armonica che trovava “la comune visione del bello” nel puro arbitrio formale e inquietante, che portava inesorabilmente ad una indipendenza spirituale, libera e senza freni. Non è un caso che fra gli umoristi, sopra ogni altro, amavamo entrambi Gébé, il surreale autore francese del gruppo di "Hara Kiri".


DW - Il fatto che sia nato e vissuto nella periferia fiorentina, mi fornisce lo spunto per chiederle: in che misura, sempre che l'abbia fatto, questo ambiente ha influenzato la sua opera?

BB - Firenze e il fardello oneroso della sua cultura ha senz’altro influenzato la mia opera, nel senso che ho cercato sempre di starne alla larga. Sono fiorentino da almeno sette secoli, ma ho sempre avuto uggia nel sentire ripetere fino all’ossessione l’importanza del suo Rinascimento e la pretesa che Firenze abbia insegnato a vivere a tutto il mondo; in una parola, insofferenza per il becero fiorentinismo. L’essere nato e vissuto nella periferia fiorentina mi ha fortunatamente “salvato” e spinto soprattutto verso la cultura francese, quella che parte dalla Rivoluzione, a ritroso fino a Rabelais e da questa in avanti fino al Surrealismo.



Qui e sopra: opere di Berlinghiero Buonarroti



DW - Quanto di lei c’è nel suo lavoro? Quanto di quello che la circonda? Quanto d'inventato?

BB - Nel mio lavoro, niente di quello che mi circonda! Lo scrittore e drammaturgo francese Raymond Roussell, grande viaggiatore in terre lontane con la sua lussuosa roulotte, coprì notevoli distanze, per lui assolutamente irrilevanti, rispetto a quelle interiori. Per lui il viaggio importante era quello dell’immaginazione. Resterà fino all’ultimo il dispregiatore più accanito del viaggio reale. "A Pechino", dice Michel Leiris, "dopo una visita sommaria della città non uscirà più dalla sua stanza". Quando vide per la prima volta Tahiti, se ne restò per più giorni a scrivere nella sua cabina. Per lui bisognava che l’opera non contenesse alcun elemento reale, nessuna descrizione del mondo e del pensiero, ma solo combinazioni affatto immaginarie.


DW - Quali sono gli artisti che la ispirano?

BB - Soprattutto Max Ernst, Magritte, Saul Steinberg, Kubin, Paul Klee, Olivier O. Olivier, Roland Topor, Tomi Ungerer, Serafini, Reiser, Joseph Cornell, Chaval, Bosc, ma anche Hyeronimus Bosch.


DW - È un disegnatore metodico che lavora a orari stabiliti, oppure è uno di quelli che si alza di notte a disegnare perché le è venuta l’ispirazione?

BB - Non mi alzo la notte, perché dormo 7 ore di filata. Non sono neppure un disegnatore metodico. Disegno ogni tanto, quando ho qualche idea che valga la pena mettere su carta. Fanno bene quelli che si alzano di notte in preda all’ispirazione, perché le idee fuggono via.


Qui e sopra: opere di Berlinghiero Buonarroti



DW - Come si svolge la sua giornata tipo?

BB - Mi sveglio, mi alzo, mi lavo, mangio alle 13, mi viene spesso la sonnolenza nel pomeriggio, poi cena e a letto presto. Nei tempi morti, studio.


DW - Quali fonti usa per documentarsi?

BB - Fondamentale il Dizionario analogico e nomenclatore del Gabrielli. Poi il Grand Dictionnaire Universel di P. Larousse, una "wikipedia ante litteram". Inoltre il Vocabolario delle idee di Giulio Ponard e il Vocabolario Nomenclatore di Palmiro Premoli. Per quanto riguarda gli strumenti digitali: la Ricerca Libri Avanzata di Google Books, Google Immagini e Pinterest.


DW - Oltre ai libri che sicuramente userà per documentarsi, quali altre letture fa?

BB - Soprattutto l’Oeuvres complètes di André Breton in 4 volumi nell’ed. Gallimard. Inoltre le opere di alcuni autori di cultura francese: Alfred Jarry, Raymond Roussel, Lautréamont, Benjamin Péret, André Blavier, Raymond Queneau...


DW - Visto che nel corso della sua carriera si è occupato anche di satira, vorrei che spendesse due parole su questo argomento e sul rapporto che dovrebbe avere con la censura.

BB - Non amo Makkox né Zerocalcare, anche se autori che vanno per la maggiore. Addirittura, non mi piaceva affatto quello che è considerato un mito del disegno come Andra Pazienza. Di tutti e tre oserei azzardare un giudizio liquidatorio: bravi disegnatori ma idee poche! Personalmente amo il disegno d’humour, specialmente quello “senza parole”, obbligatoriamente legato ad un’idea, tanto che nel 1982 ho dato vita alla “Biblioteca-Archivio dell’umorismo” sotto l’emblematico nome di “Humour mon amour”, che raccoglie volumi dei migliori disegnatori umoristici del dopoguerra. La satira, secondo il mio parere, dovrebbe rifuggire dalla tecnica caricaturale e dovrebbe privilegiare argomenti che non vivano solo lo spazio di un mattino, ma che rimangano emblematici nei tempi dei tempi.
DW - Cosa trova interessante nel panorama artistico contemporaneo? E in quello grafico? E satirico?

BB - Seguo con grande interesse i movimenti che si rifanno al surrealismo: Fluxus, Situazionismo, Patafisica, OU.PEIN.PO (Ouvroir de Peinture Potentielle), Art Brut, i collagisti, gli autori di cinema di animazione. Non mi sembra ci sia niente di interessante nel campo della satira, con l’unica eccezione di Altan.


DW - Che consigli darebbe a chi si volesse affacciare al mondo del disegno, della satira e dell'illustrazione?

BB - Non mi permetto di dispensare consigli se non quello di studiare a fondo i maestri del disegno satirico-umoristico: Scalarini, Grosz, Ronald Searle, André François, Doré, Grandville, Daumier, i disegni dei folli e degli alienati mentali (i Fous Littéraires). E poi Mino Maccari, Leo Longanesi, Bruno Munari, Emanuele Luzzati, Jan Lenica.


Gli animatori di "Ca Balà" in un'immagine recente


DW - A cosa sta lavorando attualmente?

BB - Sto lavorando alla teoria dell’humour nero, a una storia della grafica del movimento surrealista e a un’antologia critica dei “Maestri dell’umorismo grafico contemporaneo” (dopo il secondo dopoguerra).


DW - C'è una domanda che non le è stata fatta alla quale vorrebbe rispondere?

BB - Perché il surrealismo (e non altri) è l’unico movimento che ha influenzato tutti i disegnatori che sono ritenuti universalmente interessanti? “La risposta è sospesa nel vento” come ebbe a dire un certo Bob Dylan...


a cura di Elio Marracci

N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori su Interviste & News!