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venerdì 7 aprile 2017

L'ANGOLO DEL BONELLIDE (XXVI): UNO SPIRITO CHE RITORNA SEMPRE - LE MILLE RESURREZIONI DELLO SPIRIT DI WILL EISNER (I parte - 1940/1945)

di Andrea Cantucci

Dopo i tanti lutti che hanno funestato il mondo dello spettacolo, della cultura e della politica nel 2016, il 2017 ha portato almeno un gradito ritorno nel campo dei fumetti, l’ennesima resurrezione di un eroe disegnato nato nel 1940 ma abituato a scomparire e riapparire periodicamente facendo onore al suo nome, The Spirit (letteralmente Lo Spirito), figura pulp a metà tra il detective hard-boiled e il giustiziere mascherato, con abbondanti spruzzate di grottesco, bizzarro e parodistico che fanno spaziare le sue storie in tutti i generi. A riportarlo in Italia nel formato bonellide è l’Editoriale Cosmo, in una serie prodotta dall’editrice statunitense Dynamite, specializzata nel recupero di eroi del passato (come vedremo meglio nell'ultima parte di questi nostri interventi). Ma la versione di Spirit scritta da Matt Wagner non è che la più recente delle sue tante incarnazioni, succedutesi nell’arco di settantacinque anni...


Will Eisner mentre disegna le strip di Spirit (1941)


1940-1945: Lo Spirit del periodo bellico

Metaforicamente parlando si può dire che Denny Colt, meglio noto come Spirit, sia morto e risorto molte volte. La prima coincise con la sua nascita, quando il 2 Giugno 1940 uno dei più innovativi e influenti autori della Storia del Fumetto, il newyorkese d’origine ebraico-austriaca William Erwin Eisner, pubblicò come supplemento domenicale dei quotidiani il primo fascicolo dedicato all’eroe più celebre da lui creato, una serie con cui si proponeva di fondere l’attrattiva dei fumetti popolari con le qualità delle strip d’autore. Il formato stesso su cui appariva era ibrido, un inserto di sedici pagine denominato per i primi due mesi Weekly Comic Book e poi Comic Book Section (invece di Comic Section come gli abituali spazi dedicati ai fumetti sui giornali USA), che può essere considerato il primo albo a fumetti americano di materiale inedito e non pornografico a essersi rivolto anche a un target adulto come quello dei quotidiani e non solo o soprattutto ai ragazzini.


1° panel della Spirit Section 1 (1940)

Nelle sette pagine del primo episodio di Spirit (in Italia tradotto per la prima volta solo nel 1979 sul n°3 della fanzine fiorentina Funnies), Denny Colt fa in tempo a presentarsi simpaticamente ai lettori, a cacciarsi audacemente nei guai, a morire tragicamente preda del solito scienziato pazzo e a resuscitare riemergendo nottetempo dalla tomba, per poi inaugurare la sua carriera di eroe fuorilegge stabilendosi sotto il cimitero di Wildwood, in cui era stato sepolto, e assicurando alla giustizia il criminale che aveva provocato la sua morte apparente.

Funnies n. 3 (Firenze, 1979): apparve qui, per la prima volta in Italia, la prima avventura di Spirit


Uno dei soci di Eisner aveva insistito che il personaggio si chiamasse The Spirit e portasse un costume, come i supereroi che iniziavano ad andare di moda, ma l’autore accettò solo il nome, che gliene ispirò l’origine e la residenza un po’ macabri, dotandolo dal secondo episodio appena di una mascherina e dal terzo di un paio di guanti, sempre intonati all’appariscente completo blu che da allora è l’unica uniforme del suo personaggio.
Sulla falsariga degli eroi pulp precedenti, come The Shadow o The Phantom, l’idea di partenza era semplice, ma tutt’altro che banale sarà il modo in cui Eisner userà la sua serie negli anni seguenti, sperimentando soluzioni grafiche e narrative per l’epoca talmente versatili e originali che faranno scuola nei fumetti fino ai nostri giorni, traendo anche ispirazione dagli altri media e ispirandone a sua volta alcuni futuri autori.


Apparizione di Spirit nella Section 1 (1940)


Per il taglio sempre diverso delle storie, nonché per le sue radici ebraiche, Eisner è stato paragonato a registi prolifici e versatili come Steven Spielberg o Woody Allen. È possibile che l’ironico Indiana Jones di Spielberg abbia dei debiti verso Spirit, che era a sua volta coinvolto in misteri di ogni tipo e viaggiava anche in paesi esotici, sostituendo nei climi più caldi il completo blu con uno bianco. Ma per il periodo in cui Eisner iniziò, per l’ampiezza e lo stile della sua ricerca basata su continui esperimenti, per la costante difesa della propria indipendenza creativa e l’influenza avuta nel suo settore anche dopo decenni, il parallelo più calzante è col meno prolifico ma altrettanto innovativo Orson Welles, tanto che Spirit è stato definito il Quarto Potere dei fumetti per l’impatto analogo al rivoluzionario film d’esordio di Welles, e le affinità tra i due non finiscono qui.


Orson Welles ritratto da Eisner nella Spirit Section 383 (1947)


Entrambi gli autori ebbero esperienze teatrali giovanili (Welles come attore e regista e Eisner come aspirante scenografo) e riversarono tali esperienze nel loro modo visivo di raccontare. Entrambi trassero ispirazione dall’espressionismo tedesco (Welles solo dal teatro e Eisner dai film di registi come Fritz Lang). Entrambi misero mano al loro primo vero capolavoro nel 1940 (Welles iniziò le riprese di Quarto Potere due mesi dopo l’uscita della prima storia di Spirit e, date le evidenti affinità visive, ciò fa pensare a una possibile ispirazione dal fumetto di Eisner). Entrambi furono riscoperti e rilanciati dalla critica europea intorno agli anni ’60, per poi essere considerati i massimi maestri nei rispettivi media, innanzitutto dai loro colleghi professionisti.


1° panel della Spirit Section 3 (1940)


Nella serie di Spirit come in alcuni suoi lavori precedenti, Eisner riempiva le scene di drammatici effetti espressionisti, con variazioni continue ed esasperate di prospettive e chiaroscuri, proprio come farà Welles. In meno di un anno l’autore di Spirit iniziò a dimostrare altrettanta versatilità e ambizione anche nelle trame, cimentandosi, sempre come Welles, nel rielaborare elementi pulp o noir per ottenere opere di livello più alto, che anticipavano le future tendenze postmoderne e resteranno così attuali e godibili fino ai nostri giorni.
La principale differenza tra i due autori, oltre al maggiore umorismo che permea la serie di Spirit, è che, mentre Welles ebbe sempre grandi difficoltà a trovare finanziatori che gli lasciassero fare a modo suo, Eisner essendo tra i pochi a reggere certi ritmi di produzione, con Spirit ottenne l’indipendenza creativa che voleva insieme alla proprietà del suo lavoro, i cui diritti sarebbero tornati a lui alla chiusura delle pubblicazioni. Ma volendo che la serie durasse nel tempo, si preoccupò anche di ciò che gradivano lettori ed editori. La stessa maschera dell’eroe di cui l’autore avrebbe fatto volentieri a meno, era un compromesso commerciale, di quelli che Welles era molto più restio ad accettare. Forse anche per questo, in anni in cui i film sperimentali di Welles stentavano a trovare un pubblico, The Spirit ebbe invece un successo costante seppur discontinuo.


Ebony ed Ellen prima di conoscere Spirit nella section 2 (1940)


Spirit fu anche tra i primi fumetti a testimoniare la consistente presenza della minoranza afroamericana negli USA. Fin dall’inizio vi appare un ragazzino nero dall’ironico nome di Ebony White (alla lettera Bianco d’Ebano) che dapprima fa il tassista e in un mese diventa il fedele assistente dell'eroe. Ma lui e gli altri afroamericani della serie, come il suo amico affarista Pierpont, dovendo fungere da spalle comiche sono raffigurati in modo pesantemente caricaturale, secondo l’allora diffuso stereotipo del "negro" ingenuo, fifone e confusionario che parla un gergo sgrammaticato con l’accento del Sud. In ciò Eisner seguì i pregiudizi del suo tempo, ma anni dopo dichiarò d’averlo fatto controvoglia e che fu solo un’altra concessione a ciò che era abituale nei fumetti di allora. In effetti, a parte un paio di episodi un po’ infelici incentrati su voodoo e cannibali agli inizi, nelle successive storie di Spirit gli afroamericani sono molto spesso candidi e buffi, ma mai malvagi.


Spirit Section 6 (1940)
Spirit Section 8 pag 4 (1940)



Il punto è che, come dichiarerà poi, ad Eisner importava poco o nulla dei protagonisti in sé. Per questo fece contenti i soci impostando tutto su un giustiziere metropolitano convenzionale e un altrettanto stereotipato aiutante, come in altre serie allora in auge (quell’anno nei fumetti di Batman era da poco apparso Robin e radio e cinema diffondevano i serial dell’eroe mascherato Green Hornet, anch’egli assistito solo da un autista di colore). Volle rassicurarli dando loro qualcosa che si vendesse facilmente mentre lui si concentrava su ciò che gli stava più a cuore, le singole storie, i cui veri protagonisti sarebbero stati sempre più spesso anche i personaggi creati di volta in volta, mentre quelli fissi ne avrebbero introdotte o commentate le vicende.

Dolan nella Spirit Section 37 (1941)

Infatti anche le caratteristiche degli altri due comprimari della serie sono abbastanza prevedibili. L’arcigno commissario Dolan, bonario rappresentante delle istituzioni, è per l’orfano Spirit una sorta di figura paterna, pur dovendo a volte condannarne le azioni da vigilante per salvare le apparenze. L’elemento romantico è poi introdotto dal secondo episodio con sua figlia Ellen, baciata abitualmente da Spirit nei finali delle storie, che col tempo si decide a mollare il precedente e noioso boy-friend per diventare l’eterna fidanzata dell’eroe, anche se rispetto a quelle di altri fumetti dell’epoca ha un’indole molto più femminista e indipendente.



Ellen Dolan valorizzata da Spirit nella section 2 (1940)

Ellen nella Spirit Section 23 (1940)


I tre comprimari principali non furono gli unici ricorrenti. Nel terzo episodio di Spirit esordì il primo nemico destinato a riapparire più volte, una criminale detta The Black Queen (La Regina Nera), prima della lunga serie di ambigue donne fatali che saranno una delle principali caratteristiche della saga e che hanno con Spirit rapporti conflittuali e sensuali al tempo stesso, in competizione con la sospettosa e gelosa Ellen. Il rapporto di quest’ultima con l’eroe della serie somiglia quindi a quello altrettanto litigioso che quarant’anni dopo avrà Diana Lombard con Martin Mystère, il cui creatore Alfredo Castelli ha ammesso pienamente d’aver tratto ispirazione proprio da Spirit per il costante tono ironico delle storie del suo personaggio.



La Regina Nera (1940)

Ebony White si presenta - Spirit Section 3 (1940)


All’inizio la serie di Eisner non fu immune da varie ingenuità, tipiche degli albi popolari per ragazzi a cui aveva lavorato negli anni precedenti. Se nelle primissime storie Spirit ricorreva come mezzo di trasporto al taxi di Ebony, nel 6° episodio si costruì e cominciò a usare una improbabile e stravagante auto volante.


Vignetta dalla Spirit Section 6 (1940)


L'autoplano di Spirit in volo (1941)

Scena dalla Spirit Section 24 (1940)


Altrettanto assurda fu, nel 24° episodio, la trovata di dotare Spirit di soprascarpe a ventosa per camminare su una superficie verticale, mentre nel 41° episodio del 1941 usò una specie di mantello che permetteva di planare nell’aria. Ma nel giro di un anno dall’esordio del suo eroe, l’autore decise giustamente di accantonare questi ridicoli gadget. Intanto anche Spirit, come Batman, aveva accantonato rapidamente le armi da fuoco che non disdegnava di usare all’inizio, passando ad affrontare i criminali a mani nude, una probabile risposta alle polemiche che iniziavano a circolare sull’idea che i fumetti potessero ispirare idee violente tra i ragazzi.
In appendice agli inserti domenicali di Spirit apparivano anche brevi storie di personaggi diversi affidate ad altri disegnatori, ma la serie principale, che occupava una buona metà di ogni fascicolo, all’inizio era realizzata interamente dal solo Will Eisner al ritmo serrato di sette pagine alla settimana, che divennero otto dal Gennaio del 1941. Anche per questo nel corso di quell’anno, date le pressanti scadenze, l’autore cominciò a ricorrere più spesso anche all’aiuto di qualche altro artista del suo staff, soprattutto per gli sfondi.



Primo incontro-scontro tra Spirit e Satin nella section 42 (1941)


Avendo il pieno controllo della serie, dopo qualche decina di episodi di rodaggio Eisner iniziò ad arricchire gli archetipi pulp con approfondimenti psicologici e maggior spessore narrativo, arrivando pian piano a sfruttare sempre più a fondo le potenzialità del linguaggio dei fumetti, dando spesso spazio anche ai comprimari e ai personaggi occasionali a scapito dell’eroe e mescolando toni comici e drammatici in trame concentrate in poche pagine ma sempre più originali e imprevedibili. Poteva ispirarsi a scrittori come Dickens o Dostoevskij, con risultati a metà tra l’avventura e l’introspezione, tra i leggeri divertissement e i messaggi edificanti.


Un uomo comune e gli alieni - Spirit Section 39 (1941)


Sequenza dalla Spirit Section 21 (1940)

The Squid nel 1942



Nel periodo bellico, oltre che con criminali più o meno pittoreschi, Spirit si scontra anche con spie naziste, o collaborazionisti come il trasformista The Squid (il Calamaro), di cui all’inizio nessuno conosce il vero volto. Sull’altro fronte dal Marzo 1941 apparve l’affascinante ladra di gioielli e spia inglese Silk Satin, con cui le donne fatali della serie fecero un primo salto di qualità. Sia avversaria che innamorata dell’eroe, la dura Satin oscilla tra atteggiamenti opposti, ma finirà per allearsi più volte con Spirit proprio contro Squid.

I fratelli Bertram e Algernon Tidewater nel 1941


Uno degli episodi più bizzarri ed emblematici della sottile e ironica poetica eisneriana è La Storia del Dittatore Pentito del Giugno 1941, in cui Hitler viaggia negli USA incontrando la gente comune fino a comprendere i suoi errori e torna in patria deciso a cambiare politica, cosa che il suo stato maggiore non gli permetterà. Nello stesso episodio esordiscono con funzioni umoristiche i fratellini Bertram e Algernon Tidewater, il primo distinto e occhialuto e il secondo più piccolo, con camicione alla Yellow Kid, casco da aviatore e perenne lecca-lecca in bocca, che sempre imbronciato e senza mai parlare finisce spesso nelle situazioni più assurde. Entrambi riappariranno più volte, da soli o come membri di una banda di ragazzini che fa capo a Ebony. Soprattutto col piccolo e silenzioso Algernon, per certi versi Eisner stava anticipando quello stile di umorismo strampalato e surreale che sarebbe stato portato al successo una decina d’anni dopo dalla rivista Mad.
Nell’autunno 1941 l’instancabile Eisner iniziò a realizzare anche una versione di Spirit a strisce, pubblicata sui quotidiani i giorni feriali in alternanza agli inserti domenicali, ma nel 1942 fu chiamato sotto le armi e dopo un centinaio di episodi dovette lasciare gradualmente il suo personaggio ad altri. Quella rischiò di essere la prima vera morte di Spirit, rimasto ora veramente orfano del proprio padre, nonostante le sue avventure sia domenicali che giornaliere continuassero a uscire regolarmente anche senza il loro creatore.


L'inizio della prima daily strip di Spirit (1941)


Mentre il talento di Eisner iniziava a essere sfruttato dall’esercito per allietare le truppe, per vari mesi e due dozzine di episodi riuscì in modo rocambolesco anche a continuare a scrivere e abbozzare le storie di Spirit, i cui disegni definitivi a matita furono ora affidati a Lou Fine, un autore allora dotato di uno stile altrettanto espressivo, e inchiostrati efficacemente da John Belfi. Quindi per quei primi tempi la mancanza dell’autore originale non fu praticamente avvertita, tanto che i lettori non sapevano neanche che si trattasse di un’altra mano visto che le pagine erano sempre firmate Will Eisner, così come le strip disegnate anche da Jack Cole.


Spirit Section 91 (1942): disegni ancora di Eisner



Spirit abbozzato da Eisner e rifinito da Lou Fine nella Section 110 (1942)


Dopo la fine del 1942 però le storie di Spirit piombarono nell’anonimato, un po’ perché il tratto di Fine, che ora doveva reggere un ritmo settimanale senza più il supporto degli schizzi di Eisner, andò semplificandosi e col tempo gli esperimenti grafici tipici della serie furono accantonati o risolti frettolosamente, ma soprattutto per le trame ben più prevedibili degli scrittori Manly Wide Wellman e Bill Wolfolk, che spostarono il tema centrale della serie dall’analisi delle psicologie umane ai casi polizieschi da risolvere. A ciò si aggiunse la difficoltà di trovare inchiostratori esperti, in anni in cui molti fumettisti erano stati richiamati in guerra.


Spirit disegnato con Dolan da Lou Fine nella Section 152 (1943)

Spirit disegnato da Lou Fine nella Section 287 (1945)



Alle chine di Spirit tra il 1943 e il 1944 collaborò tra gli altri anche l’allora diciassettenne Joe Kubert, ma ormai la serie sembrava avviata verso una decadenza irreversibile, nonostante in quel periodo a volte Jack Cole corresse in aiuto di Lou Fine, alternandosi con lui alle matite e scrivendosi da solo alcune storie. Come primo segno di crisi, nel Marzo 1944 venne soppressa la serie delle strisce giornaliere di Spirit, mentre dall’agosto di quell’anno le storie degli inserti domenicali furono di nuovo ridotte entro le sette pagine iniziali.

1° panel della Spirit Section 1 ritoccato su Police Comics n°11 (1942)


Intanto dal 1942 le storie di Spirit avevano iniziato a essere ristampate su albi autonomi dai giornali, a partire dal n°11 della collana antologica Police Comics dell’editrice Quality di Everett “Busy” Arnold, uno dei due uomini d’affari a cui Eisner si era associato per produrre Spirit. Fin da questa prima ristampa, si assiste a vari ritocchi rispetto alle prime edizioni, soprattutto nei colori. Furono ricolorati diversamente molti episodi, a volte con l’apparente intento di renderne i toni un po’ più coerenti, altre volte senza motivi troppo chiari.


Spirit Section 33 (1941)


Su Police Comics per qualche tempo Spirit apparve anche in copertina insieme al comico giustiziere elastico Plastic Man, che ne era il personaggio principale, in immagini scherzose per lo più disegnate dal creatore di quest’ultimo, Jack Cole. Insieme a questo e altri personaggi, Police Comics ospiterà fino al n°101 del 1950 una selezione di episodi di Spirit, riproposti uno per volta in un ordine vagamente ma non strettamente cronologico e con una strana grossa lacuna. Dopo la ristampa di trentatre episodi di Eisner su settantadue, verso la metà del 1945 sui comic book fu saltata quasi tutta la produzione da lui scritta e disegnata dall’autunno 1941 all’autunno 1942. Di quei cinquantadue episodi, nonostante la loro alta qualità, su Police Comics ne uscirono solo due e si proseguì poi con storie di altri autori decisamente più mediocri.



Police Comics n°23 (Quality,1943) cover di Jack Cole


Dal 1944 The Spirit iniziò a essere ristampato dalla Quality anche in un’omonima testata a lui dedicata di periodicità saltuaria contenente sei episodi per albo, sempre selezionati in un vago ordine cronologico ma non troppo. In questo caso si ignorò del tutto il primo periodo di Eisner e si partì dalle storie del ’43 scritte in modo meno felice da Wellman e Wolfolk e disegnate da Lou Fine, benché risalissero solo all’anno prima.


The Spirit n°1 (Quality,1944)

The Spirit n°2 (Quality,1944)



Spirit Section 60 coi colori originali del 1941 e ristampata su Police Comics n°41 nel 1945

Non era strano che le ristampe sugli albi stagionali di Spirit integrassero quelle mensili di Police Comics anziché riproporle nuovamente, ma è curioso che per i primi diciassette numeri della testata The Spirit usciti nell’arco di cinque anni non venisse poi recuperato neanche un episodio di Eisner. Era come se si tentasse di escluderlo dalla serie approfittando della sua assenza. Così le storie selezionate sui primi veri comic book di Spirit furono, al massimo, le meno peggio della sua produzione più mediocre. Ma nel 1945 la serie inedita continuava comunque a resistere uscendo ogni settimana… come in attesa del ritorno di qualcuno.



Andrea Cantucci

N.B. Trovate i link agli altri "bonellidi" in Cronologie & Index

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