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martedì 28 luglio 2015

L’EROE DELL’UNIVERSO: LO SPIRITO CON LA SCURE CONTRO GLI AKKRONIANI. ZAGOR 600

di Giampiero Belardinelli

In tempi in cui la lettura sembra non attrarre più come una volta le nuove generazioni, la serie di Zagor festeggia il seicentesimo albo gigante (il numero 651 della Collana Zenith). Il personaggio ideato da Guido Nolitta e Gallieno Ferri non è un sopravvissuto stanco e fuori tempo, ma è ancora capace di presentarsi con idee nuove o con un’abile riproposta di temi classici, attualizzati con un ritmo narrativo e un montaggio molto più cinematografico. Insomma, da più di venti anni – da quando Mauro Boselli prese in consegna il personaggio, lasciato in seguito nelle mani del suo pard Moreno Burattini – la serie è in continua evoluzione e, a quanto sembra, è ben lontana dall’aver esaurito la sua spinta propulsiva. Questo particolare numero 600 ne è un esempio peculiare.

Cover di Zagor 600, illustrazione di Gallieno Ferri
Prima di addentraci nel commento, due parole su Jacopo Rauch, autore dalla robusta vena narrativa e dotato, come altri suoi colleghi zagoriani, di una notevole conoscenza della serie. Le motivazioni che hanno portato lo sceneggiatore a firmare l’albo sono state raccontate nell’intervista pubblicata su Lo Spazio Bianco. Questo episodio ha permesso quindi di rispettare quella tradizione, probabilmente dovuta agli astri dei creativi, per cui ogni centenario è stato scritto da uno sceneggiatore diverso. L’unico punto di riferimento di questa gloriosa epopea è il disegnatore Gallieno Ferri, un esempio unico al mondo di passione per il suo personaggio.

Una delle incredibili tavole illustrate dall'inossidabile Gallieno Ferri per il seicentesimo albo dello Zagor Gigante.
Il racconto di Jacopo Rauch è il seguito di un grande classico nolittiano, Hellingen! (ZG 178-182), l’ultimo capolavoro di Guido Nolitta prima di lasciare la serie ad altri sceneggiatori. In quella storia sono stati presentati gli Akkroniani, gli alleati di Hellingen per l’occasione, giunti per la seconda volta nella regione di Darkwood. I retroscena di questi fatti sono stati abilmente riassunti nelle prime sei tavole de Il giorno dell’invasione. Tutti gli elementi nolittiani sono stati messi sul tavolo dallo sceneggiatore, a cui spettava il difficile compito di riutilizzarli senza cadere nel già visto. L’idea per quanto affascinante non era esente da rischi, ma l’autore ha avuto il pregio di ripartire dalle conclusioni di Nolitta aggiungendo ad esse una chicca non male. Le armi di Rakum, l’Eroe Rosso, sono uno sconfinamento nolittiano nella fantasia più sfrenata e sono state la risposta della Magia indiana all’arroganza delle Scienza Akkroniana. Il punto nodale dell’avventura di Rauch gira appunto intorno a quelle armi, che qui diventano uno strumento letale solo se impugnate da personaggi predestinati. Rauch ha quindi raccolto il germoglio introdotto da Nolitta nella già citata avventura con Hellingen e, ponendo lo sguardo a certe intuizioni di Boselli (cfr. Il ponte dell’arcobaleno, ZG 400), ha fatto di Zagor un tramite con la divinità senza smentirne il fascino di eroe umano, troppo umano. La mente colorata di Zagor si dimostra ancora una volta un altro dei suoi punti di forza, e infatti dal mondo onirico arriva la chiave di volta per sconfiggere di nuovo la minaccia aliena. È uno Zagor dalla tempra psichica potentissima a cui aggiunge, come un novello Ulisse, un’astuzia millenaria.
Jacopo Rauch in un ritratto di Gianni Sedioli
Terminato l’incubo degli Akkroniani è significativo che, come in alcune storie del recente passato, nel campo dei Mohawk si riuniscono gli amici autentici di Zagor – da Tonka a Molti Occhi, dal Colonello Perry a Doc Lester, da Rochas a Winter Snake – e si celebri una festa della fratellanza darkwoodiana, forse la più grande magia partorita dalla mente degli sceneggiatori dello Spirito con la Scure.

Zagor Gigante 600 (Zenith 651)
IL GIORNO DELL’INVASIONE
Luglio 2015
pag. 100, € 3,20

Testi: Jacopo Rauch
Disegni: Gallieno Ferri
Colori: GFB Comics (coordinamento: Nucci Guzzi)
Copertina: Gallieno Ferri
Rubriche: Moreno Burattini

Giampiero Belardinelli


N.B. trovate i link alle altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!







lunedì 27 luglio 2015

THE DARK SIDE OF TEX! "M", V PARTE: "MEFISTO" (3a)!

di Massimo Capalbo

Quinta parte della lettera M dell'atlante del lato oscuro dell'universo texiano. 
Dopo una prima parte pubblicata il 10 maggio 2015 e una seconda parte del 17 maggio 2015, eccoci al terzo appuntamento dedicato alla nemesi per eccellenza di Aquila della Notte: Mefisto! . Vi ricordiamo che tutte le immagini sono farina del sacco di Capalbo - salvo il terzetto introduttivo scovato in Internet dalla redazione (segnalateci eventuali omissioni e/o errori). Buona lettura! (s.c. & f.m.)


Il trentottesimo volume del Tex Collezione storica a colori di Repubblica, sul quale è stata riproposta l'avventura di cui si parla in questa puntata. Illustrazione di Claudio Villa


LEGENDA 
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi del protagonista della serie, TEX, e quelli dei suoi pards – KIT CARSONTIGER JACKKIT WILLER - che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Atlante di Tex). 
  • Con l’unica eccezione di TÉNÈBRES, RAPHAEL, i personaggi dalla doppia identità sono stati indicati con la loro identità fittizia piuttosto che con il nome vero (ad es.:TAGLIATORE DI TESTE invece che BARRERA, JUANSVENTRATORE invece che BARLOW, SALLY).
  • Alcuni personaggi sono stati indicati con il soprannome piuttosto che con il nome vero (ad es.: COLORADO BELLE invece che MORROW, ALICEEL MORISCO invece che JAMAL, AHMED). Riguardo al citato EL MORISCO, la voce a lui dedicata è stata inserita sotto l’iniziale del soprannome vero e proprio – quindi la M -, invece che sotto la E, cioè l’iniziale dell’articolo. 
Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostrotitolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 265-268 viene indicata con il titolo del n. 267, Tex contro Yama, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a L’ombra di Mefisto (n. 265), La strega (n. 266) e I Figli del Sole (n. 268).


Tex  sfida Mefisto anche in Finlandia. Ed. Egmont, 2008. Cover di Claudio Villa



Nota sui collegamenti ipertestuali

The Dark Side of Tex è un "lavoro in corso" che si svilupperà nei prossimi mesi, abbracciando numerosi post - uno per ogni lettera dell'alfabeto - fino ad arrivare alla conclusione. I collegamenti ipertestuali fra le varie voci non saranno dunque possibili tutti e subito... e vi spieghiamo subito perché! Collegheremo con link diretti ogni riferimento ad altre voci dell'opera partendo necessariamente dalle voci già apparse. Ci preme dunque ribadire e sottolineare che, non essendo possibile creare link a post futuri, ricostruiremo tutti i link a ritroso solo quando sarà possibile. I link saranno però sempre e soltanto fra URL diverse e non all'interno di uno stesso post. Vorrete perdonarci (e segnalarci!) eventuali errori e omissioni! I link - essendo come abbiamo detto sopra fra URL diverse - porteranno sempre e comunque all'inizio di un altro post e non esattamente alla voce di riferimento. Per facilitare fin dall'inizio l'uso dell'opera, abbiamo creato una pagina apposita di collegamenti alle varie voci, alla quale potete accedere dovunque siate, andando sotto al logo Dime Web: anche in questo caso il link vi porterà al post giusto, scorrendo il quale troverete in un attimo la voce cercata!



Storica pubblicità bonelliana per il ritorno dell'arcinemico di Aquila della Notte.

M5

MEFISTO (parte III)
(per la prima parte clicca qui; per la seconda parte clicca qua)

Il (secondo) ritorno di Mefisto ha luogo ne Il Drago Rosso (G. L. Bonelli [sog.&scen.] – A. Galleppini [dis.], nn. 78-80), ma GL ne dà ai lettori un’anticipazione, in maniera davvero originale e azzeccata, all’interno della storia che precede quella sopracitata: Il tesoro del tempio (G. L. Bonelli [sog.&scen.] – G. Letteri [dis.], nn. 76-77). 


Cover del n. 77, “Il tesoro del tempio”; disegno di Aurelio Galleppini


Nella finzione narrativa, sono trascorsi tre anni dagli avvenimenti raccontati ne Il Figlio del Fuoco e TEX è ormai convinto che il mago sia morto nel Grande Deserto. Tuttavia, in una delle più belle sequenze della suddetta avventura - il viaggio allucinogeno che TEX compie, nell’abitazione del MORISCO, dopo aver ingerito uno dei funghi sacri - Mefisto appare al Nostro emettendo la sua solita, sinistra risata. La visione sembra a TEX così reale che egli estrae la colt e spara due volte contro il negromante, la cui testa – che sta sospesa in aria - si trasforma infine in un globo luminoso.


L’imprevista apparizione di Mefisto al termine del viaggio allucinogeno di Tex – TEX 77, p. 70


Svegliato subito da CARSON, il ranger racconta all’amico ed al MORISCO ciò che ha visto. Il padrone di casa spiega al Nostro che si è trattato di una specie di premonizione, giacché una delle proprietà della misteriosa sostanza, contenuta nei funghi, è procurare una mistica onniveggenza. Le parole del MORISCO non convincono affatto TEX, il quale dice all’occultista che, sebbene il corpo di Mefisto non sia stato seppellito, costui non può essere sopravvissuto alla caduta da una rupe alta venti metri.


Tex racconta al Morisco l’epilogo del suo precedente scontro con Mefisto – TEX 77, p. 73

Che stavolta il ranger si sbagli, e di molto, lo scopriamo appunto ne Il Drago Rosso, ambientata poco tempo dopo Il tesoro del tempio



Cover del n. 78, “Incubo!”

Cover del n. 79,"Il Drago Rosso"

All’inizio della succitata avventura, Mefisto – che è stato salvato da Padma, un lama tibetano che vive, in esilio, in una grotta nei pressi del territorio Hualpai – manda dei minacciosi segni ai Nostri, i quali si trovano nel villaggio centrale della riserva Navajo. Per prima cosa, il mago fa comparire una bolla luminescente che mette in agitazione i cani del villaggio; poi appare in sogno a KIT WILLER, spaventandolo a tal punto che questi, credendo di trovarselo davanti, impugna la pistola e fa fuoco; 


Attraverso un incubo, il redivivo Mefisto invia un minaccioso segno a Kit - TEX 79, p. 8

infine, terrorizza TIGER, il quale - uscito dal villaggio (perché convinto che a spaventare i cani sia stato un puma) e allontanatosi di tre miglia – nota il corpo di un uomo bianco, faccia a terra. L’uomo sembrava morto, - racconta in seguito il Navajo ai suoi pards -  e stavo per scendere di sella, quando lo vidi muoversi lentamente… lo sentii ridere… e allorché alzò la testa e mi guardò… vidi che era Mefisto!. L’inattesa visione spinge TIGER a una precipitosa fuga.

Il negromante fa una brutta sorpresa a Tiger – TEX 79, p. 15

Come se tutto ciò non bastasse, Mefisto – che, attraverso un bacile, riesce a vedere tutto quello che avviene nel villaggio Navajo - gioca un brutto scherzo a NUVOLA ROSSA, il quale ha deciso di interrogare gli spiriti per verificare se il mago sia davvero sopravissuto. Mentre lo sciamano è chino sul suo braciere magico, Mefisto getta una pietra nera nel già citato bacile: in quello stesso momento, un getto di braci e ceneri ardenti erompe dal braciere, colpendo al volto NUVOLA ROSSA. Soccorso dai pards, lo stregone si riprende in breve tempo e dice a TEX –  ancora convinto della morte di Mefisto - che questi non solo è vivo, ma è padrone di una magia più potente della sua. In effetti, grazie agli insegnamenti dell’esperto Padma, Mefisto ha decuplicato i propri poteri e approfondito la sua conoscenza del mondo oscuro.
Mefisto e Padma, il lama tibetano che gli ha salvato la vita – TEX 79, p. 24
TEX chiede a NUVOLA ROSSA dove si trova Mefisto, se vicino o lontano dal villaggio, e lo stregone descrive a lui e agli altri pards il luogo che, per un attimo, egli ha intravisto durante il rito magico. I Nostri riconoscono dalla descrizione la Vallata del Sacramento, che si trova per l'appunto nella riserva Hualpai. In realtà, il vero covo di Mefisto è altrove, ossia in un piccolo ranch posto a dieci miglia dalla grotta di Padma. All’interno del ranch – custodito da un servitore Hualpai di nome Makua - c’è un laboratorio in cui Mefisto tiene i vestiti e i trucchi che gli servono per assumere la sua seconda identità: quella del corpulento dottor Fiesmot, medico di Golconda


L'elaborato quanto efficace travestimento del negromante – TEX 79, p. 49
In questa cittadina, che sorge a quindici miglia dal covo del mago, vivono diversi immigrati cinesi, e Padma, per difenderli dai soprusi dei bianchi, ha fondato la setta del Drago Rosso, di cui fa parte anche Mefisto. Il negromante è precisamente la Mano Sinistra del Drago, cioè colui che esegue le missioni di morte ordinate da Padma (la Mano Destra, appunto).


Mefisto negli inquietanti panni della Mano Sinistra del Drago – TEX 79, p. 36
Padma cerca invano di convincere Mefisto ad abbandonare la strada dell’odio e della vendetta – TEX 79, p. 42
Il giorno dopo infatti, Mefisto si reca a Golconda per vendicare la morte del cinese Ci-Ming, avvenuta per mano di un giocatore professionista, Ben Parker


Mefisto alias dottor Fiesmot si diverte a terrorizzare Ben Parker – TEX 79, p. 64
Avvelenato da Mefisto/Fiesmot, Ben Parker muore sul tavolo da gioco – TEX 79, p. 67
Ucciso quest’ultimo, Mefisto rintraccia – attraverso il suo bacile magico – CARSON, il quale, al pari degli altri pards, si trova già nel territorio Hualpai. Per fronteggiare meglio il loro avversario, i Nostri si sono divisi in quattro gruppi: ciascuno di essi, infatti, ha con sé un guerriero Navajo, assieme al quale setaccia una precisa zona della suddetta riserva. Il giorno successivo, però, sia KIT che CARSON e TIGER vengono catturati: il primo, direttamente da Mefisto, che lo rinchiude nei sotterranei del suo ranch, dove tiene anche un branco di feroci lupi; gli altri due dagli Hualpai dello stregone Huanaki, fedele alleato del mago. 


Soggiogato dal mago, Kit uccide il compagno Ho-Nook - TEX 79, p. 87


Carson viene catturato dai guerrieri di Huanaki - TEX 79, p. 98
Mefisto/Fiesmot ordina al suo servitore Makua di tracciare con un pugnale il suo inconfondibile segno sul petto di Kit - TEX 79, p. 110

A Mefisto non resta dunque che scovare TEX, ma prima che possa farlo, Padma cerca di convincerlo, per l’ennesima volta, a spegnere il fuoco della vendetta. A questo punto, Mefisto perde la pazienza e afferra un braciere : Vecchio seccatore! – pensa il furibondo mago – Devo farti tacere!. Padma tenta di evitare il colpo, ma perde l’equilibrio e batte la testa contro la base della grande statua di Budda. 


Cover del n. 80, “Spettri!”



Attraverso il bacile magico, Mefisto cerca di rintracciare Tex – TEX 80, p. 19
Mefisto aggredisce Padma - TEX 80, p. 21
Convinto che il lama sia morto, Mefisto getta il suo corpo nel lago che si trova nelle profondità della grotta; quindi, impossessatosi del denaro del Drago Rosso, ritorna davanti al Budda e – sempre mediante il bacile magico - riesce a rintracciare TEX, accampatosi con il guerriero AkuarIl negromante, materializzandosi attraverso il fuoco che i due hanno acceso, minaccia il ranger e gli mostra l’immagine dei suoi pards prigionieri.


Materializzandosi attraverso il fuoco, Mefisto appare all’odiato Tex - TEX 80, p. 27
Compiuto tale prodigio, Mefisto – che ha in mente di riorganizzare il Drago Rosso sotto il suo comando - si allontana dalla grotta e si avvia verso il suo ranch. Nello stesso momento, il corpo di Padma finisce sulla sponda dell’isolotto che sorge in mezzo al lago sotterraneo. Su questo isolotto si trova una sorta di altare sopra il quale c’è uno scrigno magico che contiene una campanella d’argento. All’improvviso, un’entità extraterrena solleva il coperchio dello scrigno e un attimo dopo la campanella inizia a tintinnare, risvegliando Padma. Inginocchiatosi davanti all’altare, il lama riceve telepaticamente l’ordine di fermare Mefisto e apprende, inoltre, di aver espiato a sufficienza le sue colpe. Lasciato l’isolotto e tornato nella piccola grotta, Padma invoca i fratelli dell’aria e della terra e si materializza sulla pista che TEX e Akuar stanno percorrendo. Vai nel paese chiamato Golconda! – dice Padma allo stupefatto ranger, dopo averlo rassicurato sulle sue intenzioni – E’ là che vive Mefisto, ed è là che probabilmente potrai trovarlo! Ricordati… Golconda!... . Senza perdere tempo, TEX e il suo compagno si dirigono verso la cittadina, mentre Padma dà a Mefisto – che si trova nei sotterranei del suo ranch con Makua e altri due Hualpai - un primo assaggio della sua vendetta. 
Padma appare a TEX, rivelandogli dove può trovare Mefisto - TEX 80, p. 41
Il negromante sente prima il tintinnio della campanella di Padma, poi la sua voce, accompagnata dalla visione di un drago. Turbato dal ritorno di Padma, ma comunque deciso a chiudere la partita con TEX, Mefisto ordina ai guerrieri Hualpai di avvisare Huanaki affinché catturi il ranger. Ordina inoltre a Makua di raggiungere il villaggio Hualpai di Piccolo Tuono, in modo da chiudere TEX e Akuar in una morsa. Makua lascia il ranch, ma viene presto catturato dai Nostri, proprio mentre sta inviando dei segnali di fumo a Piccolo Tuono. I guerrieri di quest’ultimo vengono sviati dai segnali ingannevoli mandati loro dall’astuto TEX; Makua invece tenta la fuga, ma finisce in un precipizio. In quello stesso istante, a Golconda, il guerriero che affiancava TIGERYhopi - consegna allo sceriffo Lem Travis un messaggio del Navajo, in cui si legge che il dottor Fiesmot e Mefisto sono la stessa persona. Prima di venire catturato, infatti, TIGER aveva intuito – grazie a quanto raccontatogli dal suddetto sceriffo sul conto di Fiesmot - l’identità fittizia assunta dal mago ed era giunto al suo ranch per averne conferma. Ignaro di quanto accaduto a TIGER, Yhopi parte in direzione del ranch, ma s’imbatte in Mefisto, che sta recandosi a Golconda sotto le spoglie di Fiesmot. Il mago soggioga la mente del guerriero e costringe questi a dirgli tutto ciò che sa; poi riprende il viaggio, con la ferma intenzione di eliminare lo sceriffo. 
Mefisto/Fiesmot sconvolge la mente di Yhopi con una terribile visione - TEX 80, p. 65
Intanto, TEX raggiunge assieme ad Akuar il ranch di Mefisto e, grazie al materiale presente nel laboratorio, scopre la doppia identità del suo avversario. Penetrato poi nei sotterranei, TEX uccide tutti i lupi del mago e libera i suoi pards, con i quali si avvia in direzione di Golconda
Penetrato nel ranch di Mefisto assieme ad Akuar, Tex scopre che il negromante ha assunto un’altra identità - TEX 80, p. 75
Nel frattempo, Mefisto – che, nella casa del dottor Fiesmot, ha ripreso le sue vere sembianze - si prepara a uccidere lo sceriffo mediante una piccola cerbottana nella quale ha inserito un dardo avvelenato. Il negromante ignora però che Padma segue le sue mosse attraverso il bacile magico. 


Padma fa fallire l’attentato di Mefisto ai danni dello sceriffo di Golconda - TEX 80, p. 83


Servendosi dei suoi poteri, il lama salva Travis, costringendo Mefisto alla fuga. Il mago si rifugia nei sotterranei della casa di Fiesmot, ma l’implacabile Padma inizia a tormentarlo con spaventose allucinazioni: due draghi che azzannano Mefisto alla vita, torme di topi affamati e di pipistrelli assetati di sangue, e persino un colossale anaconda. 


Padma si prende la sua vendetta, terrorizzando Mefisto con spaventose allucinazioni - TEX 80, p. 87
Infine, l’ultima, terrificante visione: migliaia di grossi ragni che, sbucati dai muri, assalgono il negromante. Le sue urla di terrore diventano così strazianti e acute da essere udite dallo sceriffo e dai pards, appena giunti a Golconda.


Dopo i topi, i pipistrelli e l’anaconda, è la volta di enormi e feroci ragni - TEX 80, p. 88
Quando i Nostri raggiungono Mefisto, costui – le cui urla si sono mutate in una risata isterica - è ormai completamente impazzito. Farò venire al più presto un paio di medici specialisti in malattie mentali, - dice TEX a Travisma è quasi certo che Mefisto finirà i suoi giorni in un manicomio criminale!.


La vendetta di Padma si è compiuta: Mefisto è totalmente impazzito - TEX 80, p. 89
Sguardo spento e capelli arruffati: Mefisto è pronto per il manicomio criminale - TEX 80, p. 90
Il Drago Rosso è senza dubbio una storia molto bella, sebbene non riesca a eguagliare – quanto a epicità e pathos - Il Figlio del Fuoco. Come avveniva nella succitata avventura, anche stavolta Mefisto ha al suo servizio i feroci Hualpai (i quali lo hanno soprannominato Colui-che-cammina-nella-notte) e assume una doppia identità, che è nuovamente quella di un medico. Grazie a un efficace travestimento, il negromante si trasforma, come già sappiamo, nel grasso e occhialuto dottor Fiesmot, il cui nome non è altro che l'anagramma di Mefisto. Gli abitanti di Golconda  (cittadina inventata da GL: la vera Golconda d’America si trova infatti nel Nevada) non sospettano minimamente di questo gioviale grassone di cinquant’anni circa, anche se uno di essi – il vicesceriffo Bill – intuisce che c’è in lui qualcosa che non quadra. Lo sceriffo Lem Travis non è d’accordo: Stai prendendo una cantonata, Bill! Doc Fiesmot è un tipo a posto!. Il vice risponde: Sarà! Però non lo vorrei come compagno di viaggio! Tre anni fa, quando andai a New York, capitai in un museo dove c’era una cassa da morto che portava scolpito sul coperchio un tale dalla faccia gioviale… …ma quando il tizio che spiegava la storia aprì la cassa, mancò poco che mi venisse un colpo nel vedere il cadavere mummificato che c’era dentro. L’ingenuo Travis considera assurdo il suddetto paragone, ma l’inquietudine avvertita dal suo vice è in realtà ben motivata, come sperimenta sulla propria pelle Ben Parker, assassinato – o meglio: giustiziato – da Mefisto/Fiesmot nel corso di una emozionante partita a poker. Ciò che più colpisce nella scena in questione è il sadismo del negromante, il quale, prima di uccidere Parker con una pillola contenente veleno di serpenti, si diverte a terrorizzarlo facendo ricorso ai suoi poteri medianici. Per Mefisto è irrilevante il fatto che il razzista e prepotente Parker meriti di essere punito per l’omicidio di Ci-Ming; a lui interessa soprattutto dispensare morte e sofferenza. Quando agisce come giustiziere della setta, - pensa infatti Padma in una delle sequenze che precedono quella sopra descritta - non lo fa soltanto per eseguire un dovere, ma anche per dar sfogo ai suoi istinti… .


A proposito del lama tibetano, va detto che si tratta di un personaggio di notevole spessore, il quale forse avrebbe meritato una voce tutta sua. Il confronto tra Padma e Mefisto, oltre a costituire uno dei punti di forza della storia, risulta persino più interessante di quello tra il mago e TEX, ed è significativa la scelta di GL di affidare al lama invece che al ranger e ai suoi pards il compito di sconfiggere Mefisto. D’altra parte, lo scontro fra il negromante e Padma appare inevitabile fin dall’inizio: i due sono troppo diversi, come risulta evidente dai loro memorabili dialoghi. Ne vogliamo citare due in particolare: quello a p. 42 del n. 79 e quello alle pp. 16-17 del n. 80. Nel primo, Padma chiede a Mefisto: Non vuoi che ti aiuti a cambiare? Anch’io ho camminato per lungo tempo nel buio [il lama si riferisce al motivo per cui è stato esiliato, cioè l’aver voluto esplorare troppo a fondo i tenebrosi abissi della magia, nda], ma poi ho ritrovato la luce, e ora sto percorrendo con gioia la giusta via!. Il negromante risponde: No! Tu credi nei cicli delle reincarnazioni, perciò il tuo modo di agire è comprensibile, ma io non riesco a vedere niente al di là della morte, e quindi mi tengo il mio odio!. Poco dopo, Mefisto si congeda da Padma e, saltando in groppa al suo cavallo, pensa: Accidenti a quel Padma!... Se non avesse tanti scrupoli, io e lui potremmo conquistare mezzo mondo!... Invece pensa soltanto a redimere il suo passato per potere, nella prossima vita, risalire un gradino nella scala delle reincarnazioni! Puah! Idee da poppanti!. Nel secondo dialogo, Mefisto esulta per la cattura di CARSON: Padma! L’ora della mia vendetta si fa sempre più vicina! Un secondo nemico è caduto nelle mie mani, e sento che anche gli altri faranno fra non molto la stessa fine!. Il lama frena il suo entusiasmo: Non gioirne troppo! Alla fine tutto sarà cenere e, scomparso l’odio che ora ti gonfia il cuore, ti sentirai vuoto e inutile come una pelle di serpente dopo la muta. Mefisto risponde: No. Ti sbagli!... Terminato questo compito ne avrò subito un altro da svolgere… chiamerò a me le forze degli abissi e dei cieli, e con il loro aiuto conquisterò la Terra!... Avrò tutti ai miei piedi, Padma!... . Il lama allora pensa: Quest’uomo è pazzo!. In realtà, più che pazzia, quella di Mefisto è una smisurata sete di potere, cui si aggiunge un altrettanto smisurato ego, alimentato anche dall’illusione di aver ormai sconfitto TEX. A far impazzire il mago, nel senso letterale del termine, è proprio Padma invece, come vediamo nel finale. Un finale che, a nostro avviso, è la parte meno riuscita della storia, e ciò soprattutto per la maniera in cui GL fa reagire Mefisto davanti alle allucinazioni create dal lama. Per quanto potente sia quest’ultimo, è poco credibile che un mago esperto come il Nostro – abituato a sua volta a tormentare i propri nemici con inquietanti visioni - si lasci subito sopraffare dalle suddette allucinazioni, per quanto reali e spaventose esse appaiano. Crediamo inoltre che GL abbia esagerato nel ridicolizzare Mefisto, trasformato nel giro di poche vignette da formidabile villain a povero mentecatto con tanto di capelli arruffati e risata isterica (per non parlare delle frasi sui ragni addomesticati e le morbide ali di pipistrello). Fortunatamente, nella storia Terrore sulla savana (G. L. Bonelli [sog.&scen.] – A. Galleppini [dis.], nn. 93-95), Mefisto ritornerà a essere il diabolico e irriducibile avversario di sempre.


Massimo Capalbo


N.B. Trovate i link alle altre lettere di The Dark Side of Tex andando sul Navigatore  


giovedì 16 luglio 2015

DALL'ALBA AL TRAMONTO: TUTTI I COLORI DI DYLAN DOG IN GAZZETTA!

di Filippo Pieri

A partire dal 22 Luglio 2015 "La Gazzetta dello Sport" - insieme alla Sergio Bonelli Editore - riporta in edicola le storie a colori precedentemente pubblicate sui "Dylan Dog Color Fest" con una nuova edizione in uscite settimanali intitolata "Dylan Dog – I Colori della Paura", cominciando dal remake del numero uno - L'alba dei morti viventi di Recchioni & Mammucari.


La pubblicità dell'iniziativa della Gazzetta.

L'Alba secondo Mignola.


Ma non si tratta certo del remake apparso in Rete su Politicaltv, con Bossi nel ruolo principale del film che fu di George Romero.


Il Bossi semivivo.


L'artista Silvestri, che qui abbiamo già incontrato nei mesi precedenti, ha voluto dedicare un post al fatto, pubblicandolo su Tauraggini.



La "falsa" copertina di Tauro...

...e quella vera alla quale si è ispirato.


Nel maggio 2013 Dime Web si è occupata della precedente simile operazione di abbinamento editoriale (con il quotidiano La Repubblica), ovvero la "Collezione storica a colori" di Dylan Dog. Se non tutti, almeno molti dei fan dell'Indagatore dell'Incubo avevano notato la scomparsa di Groucho - l'assistente del nostro Old boy - dall'immagine disegnata da Angelo Stano che riprende un vecchio frontespizio del fumetto (ispirato al quadro di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato).


Senza Groucho (e senza Dylan),...


...con Groucho (e con Dylan)...

...e di nuovo senza Groucho (ma con Dylan)!


Il motivo si suppone sia lo stesso che ha portato alla cancellazione dell'assistente di Dylan anche dal film Dylan Dog Dead of Night, ovvero che la figura di Groucho Marx è di proprietà di una società e il costo per utilizzarlo in licenza era troppo alto.




Ma d'altronde nel film è stata cambiata la città d'ambienzione, l'ispettore Bloch, l'imprecazione "Giuda ballerino"... Alla fine non siamo più sicuri nemmeno che sia il personaggio creato da Tiziano Sclavi nel 1986!


Filippo Pieri


N.B. Trovate tutti i link delle novità bonelliane su Interviste & news!

IL WILLER DEL WEST

di Filippo Pieri

Sulla Settimana Enigmistica n. 4225 del 16 Marzo  2013 (a pag. 38) c'è la rubrica "Ricerca di parole crociate". Il 40 verticale dice: Il Willer dei fumetti western.


N.B. Trovate i link alle altre curiosità enigmistico-bonelliane su Interviste & News!

sabato 11 luglio 2015

TRASFERIMENTO DI MANDRIE: STAMPEDE! ALLORA È L’INFERNO CHE SI SCATENA! LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (XXVI PARTE)

di Wilson Vieira

Cowboy, mandrie, ranch, polvere, praterie, stampede...! Che cosa più di tutto questo potrebbe immediatamente evocare il Far West? Il nostro corrispondente dal Brasile, l'amico fumettista e storico Wilson Vieira ci aggiorna anche su questo aspetto della Frontiera! prima di augurarvi buona lettura vi ricordiamo che tutte le immagini non bonelliane sono state scelte e posizionate nel testo da Wilson stesso. (s.c. & f.m.)
 



Allevamento del bestiame (il ranching) e spedizioni di bestiame sono due concetti nettamente distinti. Per questo, nei primi anni, i rancher (i possessori), non sempre erano proprietari di un ranch – forma americanizzata della parola messicana che significa "piccolo allevamento", in confronto alle hacienda che nell’ordine di grandeza del Messico corrispondevano più o meno a un piccolo principato europeo. I rancher lasciavano il compito di condurre la mandria a esperti del mestiere, i quali conoscevano la regione e disponevano di squadre d’uomini addestrati e dotati dell’equipaggiamento necessario. Solo più tardi divenne normale che un rancher guidasse la sua mandria lungo la “pista”. Negli anni prima della Guerra Civile si era soliti non trasferire mai più di 1.000 bovini per volta; più tardi una mandria poteva anche contare - a seconda del temperamento degli animali - fino a 2500/3000 capi. 





Se gli animali erano tranquilli, bastava un uomo a cavallo per 250 longhorn; con animali semi-selvaggi, come quelli di razza Brasada, ci volev, un uomo ogni 150 capi. Dei 10 cowboy a cavallo per una mandria di 2500 capi, uno - il cosidetto trailboss - era il responsabile della spedizione e su di lui c'era un detto: Tieni un occhio sul boss e due sulla mandria. Due cavalcavano in testa, i pointrider; due sorvegliavano leali cavalcando su e giù, gli swingrider; due fiancheggiavano la mandria tenendo il suo passo, i flankrider; e tre chiudevano la marcia, i dragrider. Ogni uomo aveva bisogno di 5/7 cavalli di riserva, e questo branco di cavalli veniva sorvegliato da due butteri, gli horse wrangler.


Speciale Cico n. 24, aprile 2004. Disegno di Ferri


Un trailboss precede la mandria di una giornata di cammino e cerca la strada migliore e il miglior accampamento per la notte. La cosa più importante in questa ricerca è l’acqua. Non si ha idea di quanto dimagriscano i bovini quando non hanno abbastanza da bere. I primi giorni di marcia sono i più difficili. Gli animali si staccano di malavoglia dai loro pascoli abituali, diventano irrequieti durante i giri di controllo e si danno a fughe precipitose a ogni minima occasione: le cosiddette stampede. Questa parola deriva dai vaquero spagnoli, e significa, più o meno, "fracasso", "grande rumore". Veniva usata quando i bovini, presi da panico collettivo, si disperdevano in una fuga disordinata e pericolosa, che spesso aveva delle conseguenze gravi. Durante la notte, il minimo rumore insolito, oppure un improvviso movimento, poteva spaventare una grossa mandria addormenttata e immediatamente le bestie potevano precipitarsi in una fuga disordinata, con la probabilità che molte centinaia di capi potevano cadere nei burroni, o uccidersi contro le pareti rocciose, oppure annegare nei corsi d’acqua.

Tex n. 203, settembre 1977. Disegno di Galep


Specialmente durante una tempesta le bestie erano nervose e inquiete e bastavano un lampo o un tuono particolarmente forti per generare il panico. Perciò, quando il tempo era cattivo, ronde rinforzate di guardiani notturni cavalcavano intorno alle mandrie, fischiando o cantando melodie tranquillanti, alle quali le bestie erano abituate. Non si spaventavano per un fiammifero acceso, né per il respiro di un cavallo, né per il russare di cowboy addormentati. Ma un ramo che si rompeva, la caduta di un recipiente - per non parlare degli spari - bastavano per mettere tutte le bestie in piedi. Se un cavallo scuoteva la sella o nitriva improvvisamente o se un uomo addormentato mandava un grido, o si sentiva l’urlo di un lupo o di un giaguaro o il rumore tipico del crotalo... tutto questo bastava per mettere in allarme tutta la mandria, che un attimo prima era ancora addormentata, e a far partire le bestie a velocità sfrenata.





Una mandria di alcune migliaia di longhorn spaventata, a passo di carica, che travolgeva tutto quello che le si parava davanti, costituiva uno spettacolo terrificante. Se i cowboy non riuscivano a riprendere il controllo della mandria nello spazio di una ventina di minuti, facendola girare a mulino - cioè in una spirale nella quale le bestie potevano correre fino al completo esaurimento - allora qualsiasi azione era inutile, perché la mandria si disperdeva in tutte le direzioni. In simili occasioni le bestie percorrevano molte centinaia di miglia prima di fermarsi e i cowboy dovevano spendere molti giorni di fatica prima di poter riportare le bestie al punto di raccolta. Spesso capitava anche che in una mandria si verificassero più stampede alla settimana. Ci si può immaginare facilmente che cosa rappresentasse questo per gli accompagnatori, che potevano dormire sì e no 5/6 ore per notte, senza contare che se cavaliere e cavallo cadevano, erano imediatamente perduti perché venivano travolti dalle bestie in fuga.


Maxi Zagor n. 24, maggio 2015. Disegno di Ferri


Capitava che anche i cavalli cadessero in stampede. Era molto più difficile riacchiapparli e calmarli. Il più delle volte erano perduti. Talvolta si accompagnavano a qualche branco di cavalli selvaggi. Per questo bisognava sfiancarli durante i primi 3/4 giorni, spingendoli incessantemente in avanti, in modo che la sera essi fossero così spossati da non riuscire a tenere gli occhi aperti: 25/30 miglia bastavano a questo fine. Il quarto giorno si poteva già diminuire la media, finché al decimo giorno si poteva scendere a una tabella di marcia normale di 10/15 miglia giornaliere, alla quale ci si atteneva per il resto del viaggio.
Gli uomini a cavallo più esperti e più anziani s’incaricavano di porsi alla testa della mandria, poiché è dannatamente difficile regolare la velocità del toro di testa in modo che la mandria, che avanza lungo un asse che può superare il miglio, non si frantumi o si allarghi troppo.




Essi si preoccupano perchè il primo quarto della mandria rimanga unito e non più di quattro animali camminino l’uno di fianco all’altro. I cowboy incaricati delle ali conducono il secondo quarto, i fiancheggiatori il terzo. È importante che essi siano in continuo movimento cavalcando lateralmente alla mandria e tengano d’occhio gli outsider e le bestie giovani più stanche. Gli uomini che chiudono la marcia non necessitano di grande esperienza. Ciò che ci si attende da loro è che riconducano in gruppo gli animali stanchi, uccidano quelli feriti e mangino la polvere.
Il cuoco precede di un miglio con il suo carro-cucina. Gli incaricati dei cavalli di riserva si tengono a circa mezzo miglio di distanza, lateralmente rispetto alla mandria.
Un giorno di marcia si svolge sempre allo stesso modo. Il cuoco sveglia gli uomini all’aurora: per quell’ora la colazione è sempre pronta.





Già mentre essi mangiano, i due butteri portano i remuda (che vuole dire "cavalli di riserva") nell’accampamento e li spingono in un recinto limitato da corde. I cowboy diedero questo nome a una mandria di cavalli di riserva, sorvegliata e guidata da uno o due guardiani, che durante il trasferimento o la raccolta delle mandrie, detto round up, viene sempre tenuta pronta, a disposizione dei cavalieri. Round up è la raccolta di una o più mandrie in campo aperto e la loro concentrazione in un punto determinato. Nel recinto limitato da corde, ogni cowboy riceve il suo cavallo che poi cavalcherà per mezza giornata. Solo a mezzogiorno, infatti, egli potrà cambiarlo con uno fresco. A ogni cambio egli riceve un cavallo differente, finché non ritorna al primo.
Per prima cosa si lascia pascolare la mandria, mentre, adagio adagio, essa viene spinta nella direzione di marcia. Dopo 2/3 miglia e dopo che sono stati uccisi i vitelli appena nati, il passo si fa più spedito. Verso mezzogiorno si fa una sosta, e si passano le ore della calura più intensa dormicchiando. Nel pomeriggio si riprende il cammino, in modo dapercorrere altre 7/8 miglia prima del tramonto. Il cuoco precede tutti, fino al punto che ha scelto per il bivacco. Leva i finimenti ai cavalli e prepara la cena.




Quando la mandria appare in lontananza, i butteri impastoiano i cavalli di riserva in modo che durante la notte non si allontanino troppo. Una metà degli uomini mangia, gli altri spingono piano piano la mandria fino al luogo del suo - diciamo così per dire - "letto". Quindi vengono sostituiti anch’essi e possono mangiare. Ora ognuno prende il suo cavallo per la vigilanza notturna e la mandria viene spinta in cerchio, entro uno spazio ristretto. Per ottenere ciò i cowboy cavalcano attorno alla mandria per circa due ore, disegnando cerchi sempre più stretti. 




La custodia notturna è affidata a due uomini che cavalcano lentamente e dolcemente attorno agli animali addormentati senza smettere di cantare. Finché i longhorn sentono una voce umana che è loro familiare, continuano a dormire come bambini cullati. Quante canzoni che un uomo s’inventava lì per lì e che poi sono state cantate in tutta l’America, sono state sentite per la prima volta in tali notti - ma il cantare era anche cosa utile agli stessi sorveglianti, in quanto impediva loro di prendere sonno.
Gli altri cowboy giacciono per terra, ciascuno tenendo in mano la cavezza del proprio cavallo ancora sellato. Se avveniva una dispersione precipitosa e improvvisa delle bestie, in un secondo essi erano già in sella. Chi - pur cantando - si addormentava per l’eccessiva stanchezza, si strofinava gli occhi con tabacco in polvere, di modo che il dolore lo tenesse sveglio.

Tex n. 218, dicembre 1978. Disegno di Galep


Verso mezzanotte ogni mandria comincia ad agitarsi. Lo sa soltanto il maledetto diavolo perché. Ciò dura fino alle due; in queste due ore la sorveglianza deve essere molto oculata e si devono cantare agli animali canti melodici, finché essi si corichino di nuovo e riprendano il sonno fino al sorgere del sole. Se i guardiani non riescono a impedire che alcune bestie lentamente si allontanino, in men che non si dica l’intera mandria comincia ad andare alla deriva. E allora basta un alto grido o lo sbuffo di un cavallo irrequieto per provocare un rapido scompaginarsi della mandria. Allora è l’inferno che si scatena - ma gli uomini devono restare sempre presso la mandria, in ogni circostanza.
I temporali sono terribili. La grandine colpisce bestie, cavalli e uomini... e i cowboy devono togliere dai cavalli la sella e mettersela sulla testa per non venir ammazzati da chicchi di grandine grossi come uova di colombo. I fulmini uccidono interi armenti di bovini e di cavalli, e gli uomini vengono inceniriti sulle loro selle nella frazione di un secondo. Nei temporali carichi di elettricità e senza pioggia o tempesta, le punte delle corna ardono come fiamme, o ne scaturiscono scintille. Dispersioni improvise, tornado, uragani, cicloni, bufere di neve, incendi di prateria, temporali improvvisi e siccità: tutto ciò non fa della lunga marcia un divertimento. Se il guado d’un fiume in un anno di siccità era un gioco da bambini, in un anno piovoso deventava un vero inferno sulla terra. 




Talvolta il carro-cucina veniva travolto dai flutti assieme al cuoco e ai cavalli, e centinaia di capi di bestiame annegavano.
Giorno dopo giorno, ora dopo ora, settimana dopo settimana, il cowboy cavalca in una nuvola di polvere, non sente altro che il trapestio di migliaia di zoccoli, e il raschiare di corna che sbattono le une contro le altre, e l’odore cattivo di feci e urina degli animali. Chi sa quanto logoranti siano questi mesi passati al caldo e al freddo, sotto la pioggia e nella siccità, chi ha visto quanti uomini in gamba sono stati ridotti in poltiglia durante una dipersione improvvisa del bestiame, egli capirà anche quanto poco significhino per noi, al confronto, gli attacchi di indiani o di banditi.


Tex n. 370, agosto 1991. Disegno di Galep


E chi, alla fine di un simile viaggio - dopo quattro, cinque, sei e più mesi - sente i cittadini chiamare “selvaggi” questi ragazzi solo perché si rallegrano di essere ancora in vita, di avere del danaro, di poter fare un bagno, di poter dormire in un letto pulito, di poter tenere una ragazza fra le braccia, di poter finalmente sparare e divertirsi al proprio stesso fracasso, chi ha visto sceriffi armati scatenarsi contro di loro, sparar loro addosso, rinchiuderli in prigione, segnarli a dito, egli comprenderà perché noi storici chiamiamo simile gente “sacchi di pepe” e “nasi sporchi”.
In 20 anni i cowboy del Texas hanno spinto verso il Nord più di 8.000.000 di longhorn, alcuni dal Rio Brazos fin dentro al Montana, dopo un percorso di 8.000 km. Quando una mandria arrivava alla meta, era così dimagrita che abbisognava di una "pausa per pascolo” di quattro/sei settimane, prima che potesse essere venduta.




Erano queste pause che i cowboy riempivano di burle e di divertimenti, senza far nulla per nascondere il loro disprezzo per la vita regolata del commerciante e del cittadino.
I costi medi di una emigrazione di 2.500 capi da Bandiera (in Texas) fino a Miles City (in Montana) erano, nel 1880, i seguenti:
1) Salari mensili: Responsabile della spedizione 150 dollari, Cuoco 100 dollari, 2 Butteri 80 dollari, 9 Cowboys 360 dollari. Totale di un mese: 690 dollari.
2) Totale per 5 mesi di marcia: 3.450 dollari, Viveri 432 dollari, Mangime 91 dollari, Integrazione dell’equipaggiamento e Riparazioni 116 dollari, Pedaggio per l’attraversamento di territori degli Indiani (10 cent per capo) 250 dollari, Spese per Acqua e Bevande 62 dollari, Perdite (6% prezzo di vendita per ogni singolo capo) 32 dollari, 150 capi 4.800 dollari.
Spesa totale 9.201 dollari.

Tex n. 129, luglio 1971. Disegno di Galep


Dato quindi un percorso di circa 6.000 km, si poteva calcolare che le spese fossero di circa tre, cinque dollari per ogni animale. Queste spese diminuivano considerevolmente con l’accorciarsi delle distanze; per esempio – su un percorso di 2.000/3.000 km - esse erano, pro-capite, di 1/1,25 dollari.
Perciò, considerato tutto, i cowboy erano veramente eroi del leggendario Vecchio West.
Avete ancora qualche dubbio su questo, cari amici lettori? 




Wilson Vieira

N.B. trovate i link alle altre puntate della Storia del West su Cronologie & Index!