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giovedì 2 aprile 2015

ZAGOR MONSTERS - "M" (II PARTE): DA "MOLOK" A "MORTE VERDE"!

di Massimo Capalbo

Mentre torna in pista l'Atlante di Mister No, con la prima parte dedicata alla gigantesca voce "Mister No", gli altri dizionari bonelliani che Max Capalbo sta scrivendo ormai da quasi due anni per Dime Web non dormono sonni tranquilli! Eccovi dunque la seconda "puntata" della lettera M di Zagor Monsters con tre straordinarie creature orrorifiche affrontate dallo Spirito con la Scure. Come di consueto vi informiamo che tutte le immagini di corredo sono state scelte appositamente dallo stesso Capalbo... eccetto le illustrazioni introduttive (entrambe provenienti dallo straordinario sito personale di Alessandro Chiarolla), per le quali è responsabile la Redazione Centrale (ovvero i Soliti Due!): vi preghiamo di segnalarci eventuali errori e omissioni! (s.c. & f.m.)


Omaggio a Sergio "Guido Nolitta" Bonelli di Chiarolla (in occasione di Zagor 500, di cui parliamo più sotto)


LEGENDA

  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi dei protagonisti della serie, ZAGOR e CICO, che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Speciale Zagor; Speciale Cico; Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood ecc.).
  • Gli uomini-bestia di cui conosciamo anche nome e cognome o il nome soltanto, vengono indicati con la loro identità mostruosa e non con quella umana (ad esempio: ULTOR invece che NEZDA; UOMO TIGRE invece che KELLOG, WILFRED).
  • Gli altri mostri di cui conosciamo nome e cognome vengono indicati per cognome (per esempio, RAKOSI, BELA), e, quando vengono citati in una voce diversa dalla loro, solo il cognome è scritto in stampatello e grassetto, in modo da rimandare immediatamente alla lettera sotto la quale sono stati inseriti (ad es.: nel testo della voce RAKOSI, BELA, il personaggio della contessa Varga è citato come Ylenia VARGA). In alcuni casi, però, abbiamo optato per il soprannome (ad es.: SKULL invece che RANDAL, COLIN).
  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 194-196 viene indicata con il titolo del n. 195, Il Signore Nero, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a Il teschio di fuoco (n. 195) e L’orda del male (n. 196).
Sempre riguardo alla serie regolare, nei crediti delle storie si fa riferimento al computo reale degli albi zagoriani e non alla numerazione della collana Zenith, ossia al numero stampato sulla costa di ciascun albo mensile. Com’è noto, la suddetta numerazione è sfasata di 51 numeri rispetto a quella effettiva (ad esempio, il Zenith n. 52 corrisponde al primo numero di Zagor, il Zenith n. 53 al secondo numero e così via). Per una guida ai collegamenti ipertestuali andate su Zagor Monsters lettera "A"!


Chiarolla: omaggio a Gallieno Ferri


M (parte II)
MOLOK
MORTE ROSSA
MORTE VERDE


MOLOK

Fa la sua prima apparizione nell’episodio omonimo (A. Castelli [sog.&scen.] – F. Bignotti [dis.], nn. 76-77) ed è un mostro creato con parti di cadaveri dal professor Talbot, un geniale scienziato dell’Università di Quebec. All’inizio della storia, Talbot contatta – dicendo loro di essere un antropologo - ZAGOR e CICO, affinché lo aiutino a recuperare, nelle foreste canadesi, il corpo di un uomo preistorico imprigionato in un blocco di ghiaccio e adorato come una divinità dagli indiani Micmac. I Nostri accettano la richiesta dello scienziato e, partiti assieme a lui per il Canada, riescono – dopo varie peripezie - a strappare ai pellerossa la bizzarra creatura (che in realtà e lo stesso Molok), per poi raggiungere il villaggio di Keystone. Qui, ZAGOR e CICO vengono narcotizzati da Talbot, il quale riparte subito con il suo prezioso carico. Ripresi i sensi, l’eroe non tarda ad accorgersi del brutto scherzo giocatogli dallo scienziato, ma – pur non riuscendo a spiegarsene la ragione – decide di lasciar perdere e di far ritorno a Darkwood con il messicano.


Zagor n. 77, novembre 1971. Disegno di Ferri

I Micmac vogliono sacrificare il povero Cico al loro Dio del Ghiaccio - ZGR 76, p. 88


Lungo il viaggio di ritorno verso casa, i Nostri si fermano in una cittadina dell’alto Vermont, che – come hanno modo di scoprire presto – è terrorizzata da un misterioso assassino. I due amici riconoscono immediatamente, nel disegno mostrato loro dal pittore Poliakoff (l’unico abitante del paese ad aver visto l’assassino) l’uomo preistorico di Talbot. Lo scienziato, infatti, si è stabilito – assieme al suo deforme assistente Ivan - proprio nelle vicinanze, in una vecchia casa arroccata sulla collina (Rocky Hill), nella quale ha ricostruito il suo laboratorio. Talbot non ha però alcuna responsabilità diretta negli omicidi compiuti da Molok: egli, infatti, non è ancora riuscito a reprimere gli istinti sanguinari della creatura, che è sfuggita al suo controllo già due volte. Peraltro, Molok non ubbidisce a lui ma all’infido Ivan, il quale nutre un profondo odio verso gli altri esseri umani. Dopo aver spiato di nascosto il colloquio di ZAGOR e CICO con Poliakoff, il malvagio assistente di Talbot decide di sbarazzarsi dei due. Quella notte stessa, nella cantina dell’albergo dove i Nostri hanno preso alloggio, Molok – su ordine di Ivan – aggredisce CICO, il quale, scaraventato con forza contro il muro, perde subito i sensi. Convinto che il messicano sia morto, Ivan richiama la creatura e ritorna con essa nella casa-laboratorio di Talbot. Questi, sconvolto dalla notizia della morte di CICO, si ribella a Ivan, che lo fa tramortire da Molok e imprigionare nei sotterranei dell’abitazione. Intanto, CICO si è ripreso e ha raccontato a ZAGOR cosa gli è successo: l’eroe - credendo che il mostro sia manovrato da Talbot e che costui, dopo essersi convinto di aver eliminato il messicano, cercherà di eliminare anche lui nella stessa miniera – architetta un’astuta trappola.


Zagor e Cico terrorizzano il mostro con il fuoco - ZGR 77, p. 57


Molok, ormai incontrollabile, uccide il perfido Ivan - ZGR 77, p. 61


Il giorno seguente, ZAGOR fa celebrare il finto funerale dell’amico: la cassa, con all’interno il tutt’altro che defunto CICO, viene portata in un magazzino per la veglia funebre. Ivan abbocca e, scesa la notte, manda Molok nel suddetto magazzino affinché uccida ZAGOR. Nella lotta con il mostro, ZAGOR scopre che esso è terrorizzato dal fuoco: pertanto, lui e CICO, afferrati un candelabro ciascuno, lo costringono alla fuga. Ivan tenta ancora una volta di farsi ubbidire da Molok, ma il fuoco ha ormai sconvolto la mente della creatura, che per tutta risposta afferra il freak e lo scaglia violentemente al suolo. Prima di morire, Ivan cerca di rimediare al male fatto e dice a ZAGOR – che, assieme agli abitanti di Keystone, si è gettato all’inseguimento di Molok - di correre a Rocky Hill per salvare Talbot dalla furia del mostro. Giunto, assieme a CICO, alla casa dello scienziato, ZAGOR libera Talbot, che rivela loro tutta la verità su Molok. Lo scienziato racconta di aver dato la vita alla creatura per mezzo dell’elettricità e che la sua propensione alla violenza è dovuta proprio al fatto che il cervello è stato lesionato dalle vibrazioni elettriche. Un giorno, racconta sempre Talbot, Molok era fuggito dal suo laboratorio e, giunto in cima a un ghiacciaio, era stato travolto da una valanga, che lo aveva fatto precipitare in un fiume. Non mi restò quindi che rassegnarmi alla perdita della mia creatura. E già pensavo di costruirne una seconda… …quando mi giunse la notizia che gli indiani Micmac avevano trovato l’uomo gigante rinchiuso nella lastra di ghiaccio. Pensai subito che potesse trattarsi del corpo di Molok, portato dalla gelida corrente del fiume che scendeva dal ghiacciaio… …e decisi di recuperarlo in gran segreto per tentare di modificare il suo cervello malato con un ardito intervento chirurgico.

Talbot racconta a Zagor ed a Cico in che modo diede vita alla sua creatura - ZGR 77, p. 74

Per distruggere Molok, Talbot sacrifica la sua vita, sprofondando con il mostro nelle sabbie mobili - ZGR 77, p. 95


Il tentativo, però, non ha avuto successo, come dimostrano appunto i due omicidi compiuti da Molok nel villaggio. ZAGOR dice a Talbot che, essendo lui il creatore del mostro, è suo dovere fermarlo, e lo scienziato gli promette che lo farà. Proprio in quel momento, CICO vede dalla finestra che Molok sta arrivando. In preda a una furia incontrollabile, il mostro irrompe nella casa, nonostante i Nostri avessero barricato la porta. ZAGOR tenta di fermarlo, ma Molok lo solleva in aria e lo lancia contro il muro, facendogli perdere i sensi. Prima che il mostro si avventi nuovamente sull’eroe, Talbot gli si para davanti e poi – sicuro che Molok lo inseguirà - fugge, dirigendosi verso la vicina palude. Deciso a sacrificare la sua vita pur di distruggere la creatura, Talbot entra nelle sabbie mobili, attirandovi il suo inseguitore, che tenta invano di liberarsi. Ripresi i sensi, ZAGOR accorre sul posto con CICO e cerca di salvare lo scienziato, ma è ormai troppo tardi: il fango, infatti, inghiotte sia Talbot che Molok, il quale, prima di sprofondare del tutto, lancia un ultimo, disperato grido. 


Zagor n. 500, marzo 2007. Disegno di Ferri
Uno sbalordito Zagor vede emergere Molok da una pozza di fango - ZGR 500, p. 61

 
Molok ricompare - assieme ad altri villains e ad altri mostri della saga zagoriana (vedi UOMINI PESCE) – nella storia a colori Magia indiana (M. Burattini [sog.&scen.] – Ferri [dis.], n. 500). In essa, un redivivo nemico di ZAGOR - lo stregone indiano Devil Mask – cattura l’eroe e, grazie ai suoi poteri magici, genera nella sua mente un lungo incubo in cui il Nostro si trova ad affrontare per la seconda volta alcuni suoi vecchi nemici. Le ferite infertegli da questi ultimi nel suddetto incubo compaiono sul corpo di ZAGOR, il quale si trova fisicamente in una lugubre caverna (dove è stato imprigionato anche CICO), legato mani e piedi a una sorta di cerchio magico. Tra gli avversari affrontati da ZAGOR, vi è appunto Molok, che emerge all’improvviso da una pozza di fango e punta subito contro di lui. L’eroe, armatosi di un grosso ramo, colpisce più volte il mostro, facendolo cadere a terra. Molok, però, ha un’inaspettata reazione e, afferrato ZAGOR da una gamba, lo scaraventa contro un albero; quindi torna alla carica. Sfuggito alla presa di Molok, ZAGOR impugna di nuovo il ramo e, con un colpo, fa cadere la creatura in un groviglio di rovi. Prima che Molok riesca a liberarsi, l’eroe accende una torcia e dà fuoco ai rovi, bruciando il mostro. 

Molok finisce divorato dal fuoco - ZGR 500, p. 74

Ritratto giovanile di Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein (1818)

 
Curiosità: Ero ingenuamente convinto che scrivere Zagor fosse un’impresa relativamente poco complicata. Errore: Zagor è frutto di un calcolato equilibrio alchemico, in cui Nolitta/Bonelli riusciva a dosare – non ho mai capito se per istinto o freddamente a tavolino – avventura e umorismo, suspense e azione, ambientazioni western e fantastiche. Fu dunque con sorpresa e imbarazzo che, quando la mia storia uscì nel 1972 (in realtà, Molok! uscì nel 1971, nda) scoprii che era stata profondamente modificata. All’origine, Molok altri non era che la creatura di Frankenstein in persona; fuggita al Polo Nord come nel romanzo della Shelley, si era conservata in un blocco di ghiaccio; e il professor Talbot altri non era che Victor Frankenstein o qualche suo parente prossimo. Ma questo tipo di citazione fumettistica non rientrava allora nella filosofia Bonelli. Così Sergio modificò tutto a storia già disegnata: a decine, i volti del nuovo mostro furono appiccicati sopra quello del precedente mostro alla Boris Karloff, e venne eliminato il lungo flashback che illustrava le origini svizzero-tedesche della creatura. Con queste parole, nella posta di Tutto Zagor n. 79, Alfredo Castelli commenta Molok!, che, oltre a essere la prima delle sue nove storie zagoriane, è anche il suo lavoro d’esordio con la casa editrice di Via Buonarroti, di cui, come sappiamo, sarebbe poi diventato uno degli autori di punta. Malgrado la scarsa originalità della storia, Molok è un mostro che si fa ricordare, a cominciare dal nome. Molok, o meglio: Moloch, era un’antica divinità fenicia e cananea, raffigurata con la testa taurina, cui venivano sacrificati esseri umani. Nella tradizione ebraica prima e in quella cristiana poi, Moloch diventò un vero e proprio demone, al pari dei vari Astaroth, Baal (altra antica divinità fenicia raffigurata con la testa di toro), Belfagor ecc. . Ecco perché, nel flashback che narra le origini del mostro, Talbot dice a Ivan: Il mio superuomo… Molok… sì… sarà questo il suo nome… il nome di una creatura soprannaturale… di un principe dell’Inferno!.

Il gobbo Fritz (Dwight Frye), malvagio aiutante del dottor Frankenstein, tormenta il mostro (Boris Karloff) nel Frankenstein di James Whale (1931)

Il tempio di Moloch nel film Cabiria (Giovanni Pastrone, 1914)



MORTE ROSSA
 
Gigantesco capodoglio dotato di poteri extrasensoriali che compare in Incubo sul mare (L.. Mignacco [sog.&scen.] – G. e G. Cassaro [dis.], Maxi Zagor n. 5). Temuto da tutti i balenieri perché responsabile dell’affondamento di molte navi, questo insolito cetaceo – chiamato Morte Rossa per la sua pericolosità e il colore scarlatto del suo corpo (lungo più di venti metri) – è in grado di materializzare le paure degli esseri umani, soprattutto di coloro che gli danno la caccia. E’ il caso - all’inizio della storia - dei marinai della Golden Baby (la baleniera di capitan Fishleg - vedi DAGON), i quali, gettatisi all’inseguimento del capodoglio nelle acque dell’Atlantico settentrionale, sono vittime di terrificanti allucinazioni, prodotte appunto dal cetaceo. Essi credono di vedere uno spaventoso drago che emerge dagli abissi, poi delle sirene e infine un calamaro gigante che avvolge tra i suoi tentacoli la loro nave. Tramite un sogno (in cui mostra appunto la baleniera aggredita dalle suddette creature), Ramath, il fachiro della Golden Baby, invia una richiesta di soccorso a ZAGOR, il quale si reca subito a Port Whale assieme a CICO. Nella locanda Jolly Whale, ritrovo abituale della ciurma di Fishleg, ZAGOR incontra Virginia Humboldt, la bellissima nipote di Fishleg, anch’essa avvertita da Ramath in sogno. Virginia dice a ZAGOR che il capodoglio dell’incubo esiste davvero, e che a Port Whale c’è un capitano, Mordecai Sinn, il quale è sopravvissuto in passato a un drammatico’incontro con la Morte Rossa e ora si prepara a salpare per darle la caccia. Il mattino seguente - nonostante l’avvertimento di un vecchio marinaio, secondo cui la Dark Shark è una nave maledetta - ZAGOR e CICO si fanno imbarcare sulla baleniera di Sinn, essendo questo l’unico modo per scoprire cosa è successo alla Golden Baby.


Maxi Zagor n. 5, luglio 2004. Disegno di Ferri





Una delle spaventose allucinazioni che la Morte Rossa induce nei marinai della Golden Baby - ZGR Maxi 5, p. 16

Tramite un incubo, Ramath chiama in aiuto l’amico Zagor - ZGR Maxi 5, p. 22


I due sono convinti che Virginia sia rimasta, come d’accordo, a Port Whale, ma la ragazza è riuscita invece a salire di nascosto a bordo, sostituendosi al mozzo. A scoprirla, nel terzo giorno di navigazione, è proprio Sinn, che però le permette di rimanere sulla nave perché ha capito che essa è alla ricerca di suo zio. Sinn ospita sulla Dark Shark anche uno scienziato, il dottor Eagle, il quale intende verificare se le leggende che circondano la Morte Rossa hanno qualche fondamento. Se per Eagle il capodoglio scarlatto è un enigma zoologico, per Sinn, invece, è la personificazione del male assoluto. Ossessionati dal cetaceo, nonché assetati di vendetta, sono anche i due ufficiali in seconda Acheson e Sloother. Il primo odia il capodoglio perché anni prima esso ha affondato, nel Pacifico, la baleniera su cui era imbarcato suo padre, che è morto assieme al resto dell’equipaggio; il secondo vuole vendicarsi del cetaceo perché suo fratello James, dopo un terrificante incontro con esso, ha perso la ragione ed è finito in manicomio. Alcuni giorni dopo, la Morte Rossa viene finalmente avvistata e due lance vengono subito calate in mare. Gli uomini – tra cui ZAGOR - che sono a bordo di una esse sono vittime di un’allucinazione: un capodoglio di dimensioni spropositate emerge nelle vicinanze della lancia, che viene poi travolta da un’enorme onda. L’eroe e i suoi compagni riescono comunque a salvarsi. Quella stessa notte, Ramath – già apparso, per la seconda volta, sia a ZAGOR che a Virginia – proietta il suo corpo astrale nel dormitorio della baleniera e dà al Nostro un preciso avvertimento: Non cacciare la Morte Rossa, Zagor!... E non permettere che lo faccia l’equipaggio di questa nave!... .

La Morte Rossa condiziona la mente del dottor Eagle, il quale crede di vedere un avveniristico sommergibile - ZGR Maxi 5, p. 196

Il capitano Sinn colpisce l’odiato cetaceo con il suo arpione - ZGR Maxi 5, p. 258



Il giorno dopo, ZAGOR – il quale crede che il capodoglio scarlatto sia esso stesso un’allucinazione e non un animale reale - cerca di convincere Sinn e i suoi marinai a interrompere la caccia. Per tutta risposta, il capitano lo fa mettere ai ferri. Il non aver dato ascolto a ZAGOR ha conseguenze drammatiche per Sinn e gli altri: scesa la notte, infatti, la Morte Rossa si avvicina alla Dark Shark, sconvolgendo con i suoi poteri la mente di coloro che sono a bordo, compresi Virginia e il dottor Eagle. Sulla nave si scatena presto l’inferno: in preda a spaventose allucinazioni, i marinai si scagliano l’uno contro l’altro. Virginia e CICO (l’unico a non avere allucinazioni) approfittano del caos per liberare ZAGOR, che, salito sul ponte, ha anch’egli un’allucinazione: vede il padre Mike e tutti i pellerossa innocenti uccisi da questi e da lui stesso, per vendicarne la morte. L’eroe, tuttavia, non si fa sopraffare da questa visione, essendosi già riconciliato con suo padre (precisamente, nella storia di Boselli e Ferri Il Ponte dell’Arcobaleno [n. 400]). L’allucinazione gli fa capire finalmente che la Morte Rossa ha appunto il potere di materializzare le peggiori angosce di ciascun essere umano. ZAGOR non riesce però a impedire all’ormai folle Sinn di far finire la nave sugli scogli. A questo punto, Virginia, CICO e gli uomini dell’equipaggio calano le lance e abbandonano in fretta la Dark Shark, sulla quale rimangono solo ZAGOR e Sinn. Costui, ritto sul ponte e armato di un arpione, attende l’arrivo del capodoglio, che sta puntando contro la baleniera. Quando il cetaceo è giunta alla sua portata, Sinn scaglia l’arpione, che si pianta sul dorso dell’animale. La caviglia sinistra del capitano, però, rimane impigliata nella fune dell’arpione; pertanto, Sinn viene trascinato in mare. ZAGOR s’immerge subito per tentare di salvarlo, ma quando lo raggiunge, scopre che è ormai morto.


L’incontro tra Zagor e la Morte Rossa - ZGR Maxi 5, p. 262

Zagor aiuta il cetaceo, estraendogli l’arpione dal dorso - ZGR Maxi 5, p. 264


Alle spalle dell’eroe c’è la Morte Rossa, che tuttavia non mostra intenzioni ostili. ZAGOR si accorge di essere in grado di percepire i pensieri del cetaceo, che gli chiede di estrargli l’arpione dal dorso. ZAGOR lo fa e poi riemerge, trovando una gradita sorpresa: oltre alle due lance della Dark Shark, ve ne sono altre tre con a bordo i marinai della Golden Baby. Assieme a costoro, ZAGOR raggiunge la loro baleniera (mentre il relitto della Dark Shark s’inabissa per sempre), dove Virginia può finalmente riabbracciare suo zio. Quest’ultimo racconta poi a ZAGOR, in una locanda di Tristan da Cunha (un’isola dell’Atlantico meridionale), come - grazie a Ramath (l’unico ad aver capito che non bisognava dare la caccia alla Morte Rossa) - lui e il suo equipaggio sono riusciti a salvarsi dall’ondata di follia che aveva travolto la nave. Per evitare di affondare in mezzo all’oceano, - dice Fishleg - siamo stati costretti a raggiungere l’isola più vicina… che era disabitata e fuori da tutte le rotte! Lì abbiamo sgobbato per rimettere in sesto la “Golden Baby”. Pochi giorni dopo, sia Virginia che ZAGOR e CICO lasciano Tristan da Cunha: la prima a bordo della suddetta nave, i secondi con un’altra baleniera. Quando le due imbarcazioni raggiungono il largo, l’equipaggio della Golden Baby e i Nostri vedono il capodoglio rosso (mentre gli uomini della seconda nave non si accorgono di nulla), il quale, mediante i suoi poteri, ha proiettato la sua immagine per dare un ultimo saluto a coloro che ormai considera amici. 

Zagor saluta l’amico capodoglio - ZGR Maxi 5, p. 306

La balena bianca in un’illustrazione dell’artista americano Rockwell Kent (dall’edizione limitata di Moby Dick a opera della Lakeside Press di Chicago [1930])

 
Curiosità: Incubo sul mare è un dichiarato omaggio a Moby Dick (1851), l’immortale capolavoro di Herman Melville. La Morte Rossa e Mordecai Sinn sono infatti, rispettivamente, la versione zagoriana – o meglio: mignacchiana - della balena bianca e del folle capitano Achab, comandante della baleniera Pequod. Non solo, ma il personaggio di Mawree - il ramponiere polinesiano cui ZAGOR salva la vita - è ricalcato sulla figura del melvilliano Queequeg, così come alcune sequenze della storia – ad esempio, l’attacco del capodoglio alla Dark Shark, la prima apparizione di Sinn e la sua morte – citano in maniera palese analoghe sequenze di Moby Dick. Mignacco ha inoltre citato altre due famose opere letterarie: La tempesta di William Shakespeare (1610) e Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne (1869). La prima citazione la troviamo a p. 174, precisamente nella terza vignetta, dove ZAGOR dice a Sinn e ai suoi uomini: Voi non state dando la caccia a un animale reale, […] ma a un’allucinazione, fatta della stessa materia che dà forma ai sogni! Quest’ultima parte rimanda chiaramente alle celebri parole che il principe Prospero pronuncia nell’atto IV della commedia shakespeariana: Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita. La seconda citazione riguarda invece l’allucinazione del dottor Eagle: l’avveniristico sommergibile d’acciaio che egli crede di vedere richiama subito alla mente il Nautilus del capitano Nemo. Tornando alla Morte Rossa, non sappiamo se, attraverso il suo nome, lo sceneggiatore abbia voluto citare il racconto di Edgar Allan Poe La maschera della morte rossa (1842 – il cui sfortunato protagonista si chiama - guarda caso - Prospero, come il protagonista de La tempesta), mentre è piuttosto evidente l’analogia con un altro mostro zagoriano, tutt’altro che buono però: LUI. Sia il capodoglio rosso che LUI sono in grado di materializzare le paure degli uomini, anche se il primo usa tale potere solo per difendersi, mentre il secondo si nutre di queste paure e anche dell’odio che le sue vittime covano dentro di sé. Bisogna dire, però, che LUI è un mostro di ben altro spessore, una figura molto più incisiva rispetto alla Morte Rossa

Il capitano Achab (Gregory Peck) arpiona Moby Dick nell’omonimo film di John Huston (1956)

Copertina di una recente edizione Newton Compton de La Tempesta, la celebre commedia di Shakespeare del 1610
 


MORTE VERDE
 
Compare ne La minaccia verde (A. Castelli [sog.&scen.] – F. Donatelli [dis.], nn. 147-148) ed è una mostruosa pianta di origine extraterrestre, dotata di ramificazioni - simili a tentacoli - che si espandono a dismisura e di un pungiglione avvelenato con cui uccide le sue vittime (sia uomini che animali), cui succhia poi il sangue. A liberare accidentalmente questo spaventoso vegetale è proprio ZAGOR, il quale, inoltratosi con CICO sulle Corna del Diavolo (due picchi rocciosi che sorgono nelle vicinanze del villaggio di Dead Horse Town), entra in una grotta, il cui ingresso era sigillato da alcuni massi. L’unico ospite della grotta è appunto la pianta aliena, che al momento, però, non si è ancora sviluppata. Malgrado ciò, la pianta trasmette a ZAGOR una netta sensazione di pericolo; pericolo che si concretizza il giorno seguente, quando - dopo aver svaligiato la banca di Dead Horse – il fuorilegge Ted Tatcher e la sua banda si rifugiano nella suddetta grotta. Istigata da un vecchio pellerossa dall’aspetto inquietante (che aveva cercato di uccidere ZAGOR e CICO affinché non disturbassero il vegetale extraterrestre, da egli venerato come un dio), la pianta aggredisce i banditi e, grazie al loro sangue, s’ingrossa sempre di più. Tatcher riesce però a fuggire e, sebbene colpito alla schiena con una freccia dal vecchio indiano, raggiunge Dead Horse, dove, prima di morire, pronuncia – davanti agli uomini del villaggio, con i quali vi sono pure ZAGOR e CICO - le seguenti parole: Le Corna del Diavolo… la grotta… …la …morte… verde… . L’indomani, dopo aver riflettuto sulle inquietanti parole di Tatcher, ZAGOR convince CICO a ritornare assieme a lui sulle Corna del Diavolo.


Zagor n. 147, ottobre 1977. Disegno di Ferri
Il vecchio indiano si prostra davanti alla Morte Verde - ZGR 147, p. 43

La banda di Tatcher finisce vittima del mostruoso vegetale - ZGR 147, p. 52

Lì giunti, i due si trovano davanti la pianta aliena, la quale aggredisce subito ZAGOR, che però viene soccorso da CICO. Questi, impugnata la scure dell’amico, taglia sia il pungiglione che i tentacoli della pianta, che tuttavia germogliano e danno vita, in pochi istanti, ad altre piante, che – incitati dal vecchio indiano - tentano di circondare i Nostri. Con una torcia, ZAGOR dà fuoco ai terribili vegetali, i quali, prima di bruciare del tutto, lanciano sul terreno delle spore che germogliano a vista d’occhio. I due amici riescono comunque a fuggire e si dirigono a Dead Horse per avvertire gli abitanti del tremendo pericolo che li minaccia. Scopriamo, intanto, che è stato proprio il vecchio indiano a insegnare alla pianta a uccidere, in un primo tempo, gli animali (come il cavallo da cui il villaggio ha preso il nome), poi gli uomini. L’inquietante personaggio odia il genere umano perché, molti anni prima, il suo nonno stregone venne cacciato dal villaggio che sorgeva sulle Corna del Diavolo e da allora la sua stirpe è stata sempre disprezzata e odiata. Il vecchio indiano vuole fare della Morte Verde il suo implacabile strumento di vendetta e perciò, scesa la notte, la scatena contro Dead Horse, i cui abitanti non hanno creduto a quanto raccontato loro da ZAGOR. La pianta aggredisce per prima, nella sua stessa abitazione, la giovane Pollyann, che subito sviene; poi un uomo corso in aiuto di quest’ultima. ZAGOR salva l’uomo e, salito nella camera di Pollyann, allontana con il fuoco la pianta e scopre che, per fortuna, la ragazza è ancora viva. Stranamente, essa non è stata punta dalla creatura aliena. Lo stesso accade, qualche ora dopo, anche a CICO, che si è barricato assieme a ZAGOR e ad altri nel saloon. Attraverso le cantine deI locale, i Nostri riescono ad abbandonare il villaggio, sfuggendo alla vorace pianta.

Cico libera Zagor dai terribili tentacoli della Morte Verde - ZGR 147, p. 77

Servendosi di una torcia, Zagor allontana la pianta aliena da Pollyann - ZGR 147, p. 96

Il vecchio indiano racconta a Zagor e a Cico come lo scienziato Lorenz fosse riuscito a far germogliare il seme extraterrestre - ZGR 148, p. 27


Il mattino seguente, ZAGOR (che si chiede come mai la Morte Verde non abbia punto né PollyannCICO) e il messicano si recano di nuovo sulle Corna del Diavolo e, dopo essere sfuggiti a un agguato tesogli dal vecchio indiano, riescono a catturare quest’ultimo. Il pellerossa conduce i due in una capanna, al cui interno vi è un laboratorio. Egli racconta ai Nostri che, anni prima, uno scienziato di nome Lorenz era giunto sul posto per studiare il meteorite che aveva dato origine alle Corna del Diavolo. Lorenz aveva scoperto uno strano seme portato dal meteorite e l’aveva fatto germogliare: da esso era nata appunto la Morte Verde. Poiché essa, istigata dal vecchio indiano, aveva cominciato a uccidere le persone, Lorenz aveva deciso di fermarla a ogni costo ed era riuscito a produrre, nel sopracitato laboratorio, un siero capace di distruggere le ramificazioni della pianta. Poi, dopo aver tramortito il pellerossa (che aveva cercato di ucciderlo), lo scienziato aveva indotto la creatura a seguirlo in una grotta (quella in cui, all’inizio della storia, sono entrati i Nostri) e, sigillando l’ingresso con dell’esplosivo, si era murato vivo con essa. Terminato il suo racconto, il vecchio chiama la Morte Verde e le ordina di uccidere ZAGOR e CICO. Il primo, però, intuisce finalmente che la pianta non attacca gli esseri in stato di incoscienza (come era successo proprio a Pollyann e al messicano): pertanto, lui e il pancione afferrano dei pesi e si tramortiscono da soli. Il caso vuole che ZAGOR, urtando il tavolo del laboratorio, faccia cadere il recipiente dove si trova l’antidoto preparato da Lorenz, che si versa sui tentacoli della Morte Verde, disseccandoli. Si disseccano anche le diramazioni della creatura che hanno invaso Dead Horse Town. Tuttavia, il germoglio iniziale della pianta è ancora vivo e, quando i Nostri – ripresi i sensi – raggiungono il folle pellerossa, questi li fa assalire di nuovo dal feroce vegetale. …D’accordo… uccidici! – dice ZAGOR alla Morte Verde, che lo stringe tra i suoi tentacoli - E poi uccidine altri… e altri ancora… imprigionato su un pianeta che non è il tuo, agli ordini di un pazzo… .

La pianta aliena uccide il vecchio indiano e ritorna nella sua grotta - ZGR 148, p. 43

Copertina di un’edizione australiana del romanzo di John Wyndham Il giorno dei trifidi (1951)

La biologa Karen Goodwin (Janette Scott) minacciata da uno dei mostruosi trifidi ne L’invasione dei mostri verdi (Steve Sekely, 1962), il primo film tratto dal romanzo di Wyndham


A questo punto, la pianta allenta la presa e assale il vecchio indiano, uccidendolo con il suo aculeo velenoso. Poi, lo trascina con sé nella grotta, che viene subito sigillata da ZAGOR e CICO. Perché credi che si sia messa in trappola da sola, Zagor?..., chiede il messicano all’eroe. …Non lo so, Cico. – risponde ZAGOR - Forse aveva una forma di coscienza primitiva… forse ha istintivamente cercato un rifugio… …Non credo che lo potremo mai sapere!. 
Curiosità: Come si legge nella posta di Tutto Zagor n. 60, La minaccia verde è ispirata – al pari di una celebre avventura di Tex degli anni Settanta, Il fiore della morte (G. L. Bonelli [sog.&scen.] – G. Letteri [dis.], nn. 160-162) - al film L’invasione dei mostri verdi (Steve Sekely, 1962), a sua volta tratto dal romanzo di John Wyndham Il giorno dei trifidi (1951). In questo piccolo capolavoro del cinema “di serie B” – scriveva Sergio Bonelli nella suddetta posta – si immagina che, dopo una pioggia di meteoriti, prendano vita sulla Terra milioni di piante indistruttibili e voraci, guidate da un terribile proposito: ridurre l’intero pianeta alla loro mercé. Ad aggravare la situazione e a favorire il loro diffondersi c’è il fatto che chiunque abbia visto cadere quelle meteore (praticamente l’ottanta per cento dei terrestri!) ha perso la vista… . Alla fine però - proseguiamo noi – i sopravvissuti riusciranno a respingere l’invasione: infatti, una coppia di biologi – Tom e Karen Goodwin (Kieron Mooore e Janette Scott) scopriranno che l’acqua marina è in grado di dissolvere le terribili piante.


Massimo Capalbo


N.B. Trovate i link alle altre voci e lettere degli Zagor Monsters sulla Mappa!

2 commenti:

  1. L' esordio di un giovanissimo e "grezzo" Castelli risulta oggi un' avventura "vintage" da cui comunque traspare fascino come nelle scene sopramostrate di Molok al campo degli indiani e nelle sue incursioni!

    "i volti del nuovo mostro furono appiccicati sopra quello del precedente mostro alla Boris Karloff, e venne eliminato il lungo flashback che illustrava le origini svizzero-tedesche della creatura"

    Quando lessi questo aneddoto rimasi così! O_O Certo che come fatto notare le correzioni nel caso non sembrano tali sul volto del mostro!
    Castelli ama sghernirsi su Zagor, ma all' epoca riuscì nel non portare nessuna storia tra le peggiori del secondo referendum (anche se lui mi pare dica che vinse la categoria "Fantasmi" XD) e nel primo piazza "Molok" sul podio delle più belle!
    "Incubo sul mare" trovo sia, tra quelle lette (non molte), la migliore storia di Mignacco per Zagor. Divertente la gag di Cico e Trampy, personaggio già ripescato da Burattini l' anno prima e che purtroppo mancava sulle pagine della regolare da 10 anni dopo l' apparizione burattiniana di "Tragedia a Silver town"! Avventura pura, Virginia che è cooprotagonista e che l' autore riporta alla caratterizzazione sbarazzina de "Il sigillo dell' imperatore" dopo che Boselli ne aveva fatto un personaggio un po più "tosto" ne "Il clan delle isole" e "L' isola dei dei demoni". Bello il finale! ^^
    "La minaccia verde"... uhm! Già da piccolo non mi fece impazzire! Riletta oggi trovo sia la meno riuscita di Castelli! Di solito si punta il dito su di lui per Guitar Jim, il "trash" di "Fantasmi" e il controverso ritorno di Supermike! XD Questa però come detto è quella che mi garba di meno.

    "Ero ingenuamente convinto che scrivere Zagor fosse un’impresa relativamente poco complicata. Errore: Zagor è frutto di un calcolato equilibrio alchemico, in cui Nolitta/Bonelli riusciva a dosare – non ho mai capito se per istinto o freddamente a tavolino – avventura e umorismo, suspense e azione, ambientazioni western e fantastiche."

    Parole che sembrano calzare per LMV. Una gag di Cico, una minaccia latente, il mistero, un nemico fortissimo... sembra bastare questo per scrivere Zagor ed invece... gli elementi sono importanti, ma come scritto dal BVZA è soprattutto COME li proponi che conta. Qui si è limitato al compitino in una storia dove non succede neanche troppo e l' unica scena veramente da ricordare è l' attacco della pianta alla città. Anche la gag di Cico non è il top. Successivamente il mitico Alfredo però si rifarà ampiamente con il pancione messicano. XD Curiosamente però solo nelle ultime sue due avventure lo farà agire per la classica fame!
    Pensare che lo stesso anno su Mister No usciva "Destinazione Haiti"!
    Su Zagor Nolitta vince per K.O. al primo round nonostante tessitore e Rakosi 2 mentre sul pilota di Manaus lo scontro è equilibrato, si va ai punti e li, seppur di poco, non è neanche tanto detto a mio parere che vinca il Guidone nazionale! XD

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  2. "Certo che come fatto notare le correzioni nel caso non sembrano tali sul volto del mostro!"

    Intendevo dire che sono fatte molto bene nel caso!

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