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giovedì 30 ottobre 2014

DIME WEB INTERVISTA SILVIA ZICHE! (LE INTERVISTE X)

a cura di Franco Lana


Silvia Ziche - leggiamo sul suo sito ufficiale (dal quale siamo stati autorizzati a trarre le immagini fumettistiche di corredo a questo post) - inizia a  pubblicare su Linus nel 1987; suoi lavori appaiono successivamente su Cuore, Smemoranda, Topolino, Comix e numerose altre riviste. Pregnante è, negli anni, la sua collaborazione con le testate del parco Disney. Lucrezia, le cui vicende sono pubblicate sul settimanale Donna Moderna e in volumi librari, è il suo personaggio più recente. E oggi è un onore intervistare questa straordinaria artista sulle pagine virtuali di Dime Web! (s.c. & f.m.)


Silvia Ziche a Lucca Comics, nel 2010. Fonte: Wikipedia



DIME WEB - Ciao, Silvia! Raccontaci qualcosa del tuo approdo in casa Disney...

SILVIA ZICHE - Sono arrivata all'inizio degli anni '90. Ero giovane e incosciente. Giorgio Cavazzano mi aveva detto che cercavano nuovi disegnatori, e io mi ci sono fiondata. Non è stato facile all'inizio: mi sembrava di conoscere benissimo i personaggi, ma non era così. Chi valutava noi giovani aspiranti disegnatori era Giovan Battista Carpi. All'epoca, a causa di quell'egocentrismo tipico dei vent'anni, ci rimasi molto male per la sua assenza di entusiasmo nei confronti dei miei disegni. Riguardando quei disegni dopo più di due decenni, non posso che ringraziarlo per essere riuscito, non so come, a vederci dentro qualcosa da salvare, e da coltivare. E' grazie anche a questa sua lungimiranza se ora faccio questo lavoro.

DW - Qual è secondo te, la miglior storia pubblicata sul settimanale Topolino e il miglior film della Disney?

SZ - Domanda troppo difficile. Per diplomazia, preferisco dare delle risposte generiche. Su Topolino... mah, non so. Ci sono delle storie bellissime per ogni autore, quasi. Ricordo con grandissimo affetto le storie di Cavazzano degli anni '70, quelle con Paperino e Paperoga che ne combinavano di tutti i colori. E di queste non riesco, anche con un sacco di buona volontà, a sceglierne una sola. Ne ricordo di bellissime anche di Scarpa, De Vita, Carpi... Anche sui film è dura sceglierne uno ed escludere tutti gli altri. Mi piacciono tantissimo La carica dei 101, Gli Aristogatti, Il Libro della Giungla, Peter Pan, La Spada nella roccia... Di recente mi è piaciuto molto Tangled. 





DW - Tu sei anche l’inventrice del personaggio di Lucrezia. Immagino che tu le sia molto affezionata... 

SZ - Sì, moltissimo. Per me lei è una specie di sorella fastidiosa, con un caratteraccio orribile, a cui però voglio bene e che mi segue sempre. Mi capita spessissimo durante la giornata di pensare che cosa farebbe Lucrezia al mio posto?. E' così che nasce la maggior parte delle vignette. È anche il modo in cui riesco a sorridere dei contrattempi di cui sono disseminate le nostre giornate. A volte mi sembra di poter mandare avanti lei, in avanscoperta. Poi, se non ci sono pericoli troppo grossi, la seguo. Mi assomiglia, ma con un carattere estremo. Mi serve per esorcizzare situazioni in cui non riesco a districarmi bene.
 

DW - Tra le altre cose, vanti anche una collaborazione con il compianto Vincenzo Cerami. Ci narri qualcosa di questo tuo excursus?

SZ - Con Vincenzo Cerami ho fatto i due volumi di Olimpo SpA. Sono nati per caso: lui era venuto alla Disney a fare una specie di stage per gli sceneggiatori, e si è accorto che tra le migliaia di cose che aveva fatto non c'erano i fumetti. Io ero l'unica disegnatrice presente, in quanto anche sceneggiatrice. E così è cominciata la nostra collaborazione. Per me è stata una svolta: ho avuto modo di vedere un grande sceneggiatore al lavoro, e di imparare qualcosa di più sulla scrittura.

DW - Qualche anticipazione riguardo ai tuoi futuri lavori? Che cosa bolle in pentola? 

SZ - Sui lavori ancora non del tutto definiti, da sempre non dico niente, per una sorta di scaramanzia. Quindi posso dirvi solo che tra pochissimi giorni uscirà per Rizzoli Lizard Infierno 2, su testi di Tito Faraci. È il seguito di una storia che avevamo realizzato quindici anni fa. Ci siamo divertiti molto a farlo - ora come allora. Lo presenteremo a Lucca Comics. Poi sto realizzando una storia per Topolino, su sceneggiatura mia, che uscirà intorno a febbraio. C'è Amelia di mezzo. 


© Disney
 

DW - Grazie, Silvia! Un abbraccio da tutti noi di Dime Web! 

SZ - Grazie a voi, un abbraccio a tutti!


a cura di Franco Lana


N.B. trovate i link agli altri incontri con gli autori sulla pagina Interviste & News!

domenica 26 ottobre 2014

THE DARK SIDE OF TEX! "I": "IDOLO DI CRISTALLO"!

di Massimo Capalbo

Arriviamo così alla lettera I dell'enciclopedia degli orrori affrontati dal Ranger, vasta opera che Massimo Capalbo sta realizzando con precisione e passione per Dime Web: e anche stavolta una sola, succosissima voce - riferita a Tex n. 200! Vi segnaliamo che la prossima lettera di The dark Side of Tex sarà la K (saltando dunque la J, per la quale non ci sono... "mostruose attinenze"). Vi ricordiamo infine che le immagini della scheda sono state scelte dallo stesso Max, a differenza di quelle introduttive trovate su Internet dalla redazione - adesso scelte tutte a colori per rimanere in tema con la storia L'idolo di cristallo realizzata in quadricromia... Solito avvertimento: in caso di inesattezze e/o omissioni vi preghiamo di contattarci per la rettifica! (s.c. & f.m.)


Tex di Ticci, dal volume Little Nemo


LEGENDA 


  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi del protagonista della serie, TEX, e quelli dei suoi pards – KIT CARSONTIGER JACKKIT WILLER - che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Atlante di Tex). 
  • Con l’unica eccezione di TÉNÈBRES, RAPHAEL, i personaggi dalla doppia identità sono stati indicati con la loro identità fittizia piuttosto che con il nome vero (ad es.:TAGLIATORE DI TESTE invece che BARRERA, JUANSVENTRATORE invece che BARLOW, SALLY).
  • Alcuni personaggi sono stati indicati con il soprannome piuttosto che con il nome vero (ad es.: COLORADO BELLE invece che MORROW, ALICEEL MORISCO invece che JAMAL, AHMED). Riguardo al citato EL MORISCO, la voce a lui dedicata è stata inserita sotto l’iniziale del soprannome vero e proprio – quindi la M -, invece che sotto la E, cioè l’iniziale dell’articolo. 
  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostrotitolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 265-268 viene indicata con il titolo del n. 267, Tex contro Yama, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a L’ombra di Mefisto (n. 265), La strega (n. 266) e I Figli del Sole (n. 268)

Tex di Pasquale Frisenda (bozzetto per il volume Patagonia della Bao), dal sito Postcardcult


Nota sui collegamenti ipertestuali

The Dark Side of Tex è un "lavoro in corso" che si svilupperà nei prossimi mesi, abbracciando numerosi post - uno per ogni lettera dell'alfabeto - fino ad arrivare alla conclusione. I collegamenti ipertestuali fra le varie voci non saranno dunque possibili tutti e subito... e vi spieghiamo subito perché! Collegheremo con link diretti ogni riferimento ad altre voci dell'opera partendo necessariamente dalle voci già apparse. Ci preme dunque ribadire e sottolineare che, non essendo possibile creare link a post futuri, ricostruiremo tutti i link a ritroso solo quando sarà possibile. I link saranno però sempre e soltanto fra URL diverse e non all'interno di uno stesso post. Vorrete perdonarci (e segnalarci!) eventuali errori e omissioni! I link - essendo come abbiamo detto sopra fra URL diverse - porteranno sempre e comunque all'inizio di un altro post e non esattamente alla voce di riferimento. Per facilitare fin dall'inizio l'uso dell'opera, abbiamo creato una pagina apposita di collegamenti alle varie voci, alla quale potete accedere dovunque siate, andando sotto al logo Dime Web: anche in questo caso il link vi porterà al post giusto, scorrendo il quale troverete in un attimo la voce cercata!

Ancora un Tex di Frisenda (sempre dal sito Postcardcult)

 
I 
IDOLO DI CRISTALLO


IDOLO DI CRISTALLO

Un idoletto di cristallo scintillante dotato di enormi poteri magici e contenuto all’interno di una kacinah Hopi (una bambola rituale di legno). Nella storia del n. 200, intitolata appunto L’idolo di cristallo (G. L. Bonelli [sogg.&scen.] – A. Galleppini [dis.]), questo prezioso oggetto, sacro totem dei Navajo, è custodito dal vecchio Hatuan - uno stregone che vive nella Skeleton Valley da eremita - nella sua capanna, precisamente in una Casa dei Morti, una camera sacra sotterranea.


Tex n. 200, giugno 1977. Disegno di Galep

Gli Hualpai di Sah-Yanh rubano l’idolo di cristallo – TEX 200, p. 11


Sah-Yanh, capo di una tribù Hualpai, assalta – con alcuni guerrieri - l’eremo di Hatuan, e, dopo aver ferito gravemente costui, ruba la kacinah. A inviare Sah-Yanh è stato Thulsar, l’ambizioso stregone della tribù, il quale sogna di diventare, grazie all’idolo, il più potente sciamano della regione. Gli Hualpai - due dei quali vengono uccisi dai puma dell’eremita Navajo - feriscono con una freccia anche il corvo di Hatuan, che però riesce, con le sue ultime forze, a raggiungere il villaggio principale dei Navajo, dove viene raccolto dallo stregone Ta-Hu-Nah, il quale si trova in compagnia di TEX. Il ranger si accorge subito che si tratta del fedele volatile dell’eremita e che – come indicano chiaramente le piume rosse della freccia – a colpirlo sono stati gli Hualpai. Raggiunto dai suoi pards TEX non perde tempo e parte con loro per la Skeleton Valley, dove arriva tre ore dopo. I Nostri si prendono cura di Hatuan e scoprono, come già sospettavano, che gli Hualpai hanno rubato il totem custodito dall’eremita. Il giorno seguente, dopo aver inviato dei segnali di fumo ai Navajo affinché vengano a prendere Hatuan e lo portino al villaggio, i quattro si gettano sulle tracce dei loro nemici, i quali credono che l’eremita sia morto e si trovano, in quel momento, su una delle alture del Grand Canyon. Accertatisi che nessuno li sta seguendo (i pards, infatti, sono ancora lontani), Sah-Yanh e i suoi guerrieri si mettono in marcia verso nord. Al tramonto, quando hanno ormai raggiunto il loro territorio, gli Hualpai decidono di accamparsi e pongono la kacinah su una roccia. Prima di cenare con gli altri, Sah-Yanh mette in guardia il giovane Makuar, unico nipote di Thulsar, sui poteri malefici dell’idoletto: […] Fino a che non si sia compiuta la cerimonia della purificazione, sarà bene che il totem di cristallo resti chiuso nella “kacinah” sacra.

Makuar afferra l’idoletto, attratto dal suo splendore – TEX 200, p. 30

Il giovane Hualpai ripone l’idoletto e subito dopo muore – TEX 200, p. 31


Quella notte, però, mentre il capo e i suoi compagni dormono, Makuar, che sta facendo il suo turno di guardia, si avvicina alla kacinah e la apre, convinto che, data la sua parentela con un potente stregone come Thulsar, non gli accadrà nulla. Colpito dai raggi lunari, l’idoletto inizia a splendere e Makuar lo afferra, incantato dall’eccezionale fenomeno: Straordinario! Risplende come i raggi del sole nascente… - pensa il giovane guerriero - …e a tenerlo fra le mani si prova una incredibile sensazione di forza e di calore! Ugh! …Ora è più che certo che questo totem ha un grandissimo potere!. A questo punto, Makuar solleva l’idolo e gli chiede di farlo diventare, dopo la morte di Sah-Yanh, il più potente capo degli Hualpai. Terminata l’invocazione, il guerriero ripone l’idolo nella kacinah, ma nel momento in cui sta per chiuderla, viene colto da un tremito e cade pesantemente all’indietro. Subito svegliatisi, Sah-Yanh e gli altri scoprono che Makuar è morto e che la kacinah è mezza aperta. Il capo ordina agli altri di chiuderla immediatamente e di seppellire sotto un cumulo di pietre il corpo del loro compagno. Mezz’ora dopo, gli Hualpai si rimettono in marcia e, attraversato all’alba il traballante Ponte dell’Arcobaleno che unisce le due sponde del Colorado, giungono nel pomeriggio al loro villaggio e consegnano la kacinah a Thulsar. Questi, saputo della morte del nipote e degli altri guerrieri (i due uccisi dai puma di Hatuan), decide che, oltre alla cerimonia della purificazione, si dovrà compiere anche un sacrificio umano alla dea Opirikut, la Stella del Mattino: pertanto, ordina a Sah-Yanh di radunare le giovani squaw del villaggio davanti alla sua capanna.

Lo stregone Thulsar osserva la kacinah contenente il prezioso totem – TEX 200, p. 43

I pards salvano la squaw e recuperano la kacinah - TEX 200, p. 59


Sah-Yanh, a sua volta, ordina ai guerrieri di innalzare i pali sacri e di annunciare agli altri villaggi, mediante i tamburi, il suddetto sacrificio. L’eco dei suddetti tamburi giunge alle orecchie dei quattro pards, i quali sono già entrati in territorio Hualpai e intuiscono subito ciò che i loro avversari si apprestano a fare. Al villaggio, infatti, la vittima sacrificale viene legata mani e piedi ai pali sacri e, davanti a lei, viene stesa – sopra una pietra di forma circolare - una pelle di puma, sulla quale Thulsar pone la kacinah. Poiché il sole sta ormai tramontando, sette guerrieri armati di frecce si posizionano di fronte alla povera squaw - vicino alla quale sono state poste delle torce - e si accingono a colpirla. Prima che ciò accada, però, i pards – che hanno raggiunto una delle alture che sovrastano il villaggio - decidono d’intervenire e fanno fuoco contro i suddetti guerrieri. TIGER si stacca dai compagni ed entra nel villaggio, seguito poco dopo da TEX e CARSON. Coperto da questi ultimi e da KIT (rimasto sull’altura), il Navajo uccide Thulsar e prende la kacinah, quindi afferra le torce e le lancia contro le capanne degli Hualpai. Mentre TIGER e CARSON si occupano dei feroci indiani, TEX libera la squaw, che sviene tra le sue braccia. Nello stesso momento, un nutrito gruppo di Hualpai, guidati da Sah-Yanh, cercano di prendere alle spalle i tre pards. Dalla sua posizione, KIT nota la mossa e avverte i compagni, ma non può impedire che suo padre – il quale si è caricato la squaw sulla spalla sinistra – venga colpito all’altra spalla da una freccia. Ciononostante, TEX riesce a raggiungere il figlio, e subito dopo fanno lo stesso anche CARSON e TIGER, il quale estrae la freccia dalla spalla del ranger. A questo punto, i Nostri fuggono, e, dopo varie peripezie – tra cui, il ferimento della ragazza e l’arrivo di altri guerrieri Hualpai (il cui capo, Rhamar, vuole impadronirsi del totem a scapito di Sah-Yanh) – e grazie anche all’aiuto dei Navajo (avvertiti dalla squaw), sconfiggono i loro nemici e restituiscono l’idoletto a Hatuan, per poi ripartire verso il loro villaggio.

Tiger restituisce l’idoletto all’eremita Hatuan - TEX 200, p. 113

Una kachina Hopi fabbricata all’incirca nel 1900 (nota: ne L’idolo di cristallo viene chiamata kacinah, ma la grafia esatta è, per l’appunto, kachina)

 
Curiosità: Opirikut, la Stella del Mattino, era una vera divinità pellerossa. A essa, - si legge a p. 12 dell’albo – i Pawnee, gli Hualpai e qualche altra tribù sacrificavano una fanciulla, allo scopo di propiziare buoni raccolti, cacce abbondanti e fortuna in battaglia ai guerrieri. Va detto, però, che non erano gli Hualpai - detti anche Walapai o Hualapai - a compiere questi sacrifici, ma solo i Pawnee, per esattezza la tribù Skidi. Peraltro, i Pawnee vivevano negli attuali Nebraska e Kansas settentrionale, quindi a migliaia di chilometri di distanza dal territorio Hualpai (Arizona, appunto). Tornando alla storia in questione, lo stregone Ta-Hu-Nah – che compare nelle pagine iniziali e il cui nome viene pronunciato una sola volta, precisamente da TEX - porta lo stesso nome e ha l’identico aspetto dello stregone Navajo che fa una brutta fine ne Il segno di Zhenda (G. L. Bonelli [sog.&scen.] – A. Galleppini [dis.], nn. 70-72). E’ chiaro che si tratta del medesimo personaggio: probabilmente, GL si era dimenticato di averlo fatto morire nella suddetta avventura, uscita ben dodici anni prima (1965) del n. 200 (1977). L’errore è stato corretto solo in Tex Nuova Ristampa: in questa edizione, infatti, le parole pronunciate dal ranger nella quarta vignetta di p. 15, Stai tranquillo, Ta-Hu-Nah, sono state modificate in Stai tranquillo. In questo modo, il lettore è portato a pensare che il personaggio a cui TEX si rivolge sia NUVOLA ROSSA, e d’altra parte è logico che sia così, giacché è proprio costui lo stregone del villaggio centrale dei Navajo. Insomma: anche se Ta-Hu-Nah non fosse morto ne Il segno di Zhenda, non si capisce perché GL abbia recuperato lui al posto del ben più importante NUVOLA ROSSA



Gruppo di ragazze Hualpai in una foto d’epoca. I veri Hualpai erano assai diversi da quelli, feroci e primitivi, comparsi più volte nella saga texiana

Petalesharo, il guerriero Pawnee che pose fine ai sacrifici umani alla Stella del Mattino


Massimo Capalbo

N.B. trovate i link alle altre lettere e voci di The dark Side of Tex sul Navigatore

sabato 25 ottobre 2014

L’ANGOLO DEL BONELLIDE (XIV): I FUMETTI DI NAPOLEONE

di Andrea Cantucci 

Ammucchiate alti i cadaveri a Austerlitz e a Waterloo.
Copriteli di terra e lasciatemi fare il mio lavoro.
Sono l’erba, ricopro tutto.

Dalla poesia Grass (Erba), di Carl Sandburg


Fra le tante proposte in formato bonellide dell’Editoriale Cosmo, i mesi di settembre e ottobre 2014 vedono la comparsa nelle edicole italiane di un paio di saghe francesi ambientate durante il periodo napoleonico, Empire e I Dieci. Queste erano state precedute mesi prima da un’altra serie che si svolge più o meno nello stesso periodo, I Pirati di Barataria, la cui più variegata ambientazione spazia però dalla Louisiana all’Egitto. 


Napoleone durante l'assedio di Tolone (dipinto di Eduard Detaille)

 
L’epopea napoleonica, che bene o male diffuse in Europa gli ideali di uguaglianza e democrazia della Rivoluzione Francese, per poi tradursi purtroppo in un ennesimo impero espansionista non molto dissimile dai precedenti, è stata forse troppo breve perché i mass media potessero impadronirsene trasformandola in un vero e proprio genere a sé. Di fatto anche i fumetti ambientati in quel periodo, durato appena venti anni, non sono poi moltissimi e la maggior parte di essi sono naturalmente di produzione francese. 


Il Napoleone generale della più romantica e ingenua leggenda francese



L’epoca napoleonica

Possiamo intendere come periodo napoleonico quello che va dal 1793 al 1815. Fu infatti nel dicembre 1793 che l’allora capitano corso di ventiquattro anni Napoleone Buonaparte conquistò i gradi di generale di brigata battendo gli Inglesi nell’assedio di Tolone. Nella prima Campagna d’Italia contribuì poi alla vittoria contro gli Austriaci del giugno 1794, ma nonostante ciò per un attimo cadde in disgrazia, sia per aver sostenuto Robespierre, che il mese dopo fu ghigliottinato, sia per aver rifiutato di combattere contro i ribelli realisti della Vandea. Per questo fu addirittura radiato dai ranghi e messo a mezza paga, quindi poco ci mancò che non sentissimo più parlare di lui. A dargli una seconda occasione fu il capo del Direttorio Barras, ovvero colui che aveva fatto eliminare Robespierre. Probabilmente intendeva usare il giovane Buonaparte come braccio armato, pensando di poterlo controllare facilmente. Su ordine quindi di Barras, nel 1795 Napoleone sventò un colpo di stato reazionario e fu nominato comandante in capo dell’esercito nazionale, a soli ventisei anni.


L'assedio di Tolone (1793)


Francesizzato il suo nome in Napoléon Bonaparte, si coprì poi di gloria agli occhi del popolo comandando nei due anni seguenti la seconda Campagna d’Italia contro Austriaci e Piemontesi, con buona parte della nostra penisola che divenne di fatto una colonia francese, suddivisa in cosiddette “repubbliche sorelle” a cui furono imposti tributi da versare alla Francia. Bonaparte gestiva le condizioni da imporre ai vinti e la creazione di nuovi stati, senza neanche interpellare il Direttorio. In Italia, il piccolo generale era già dittatore di fatto.


Napoleone da giovane


Le tante leggende che circolavano su Napoleone, di cui si diceva per esempio che in una battaglia avesse guidato le truppe personalmente portando la bandiera, per lo più erano false. In realtà si teneva ben lontano dalla mischia, ma ciò che soprattutto i Francesi non sapevano era che, nella Campagna d’Italia, il loro “eroe” si era intascato di nascosto un paio di milioni in oro come bottino di guerra personale, pur mantenendo un tenore di vita modesto per salvare le apparenze. Del resto, le ruberie di opere d’arte e di denari operate regolarmente dalle truppe francesi, in Italia e altrove, furono scrupolosamente annotate nei suoi diari.
Altri successi bellici arrisero al piccolo grande corso, nonostante la pesante sconfitta navale inflittagli dagli inglesi, nella Campagna d’Egitto, paese che, strappato all’impero turco, divenne a sua volta colonia francese.
L’ironia della sorte volle poi che proprio chi aveva sventato il colpo di stato monarchico del 1795, fosse a sua volta artefice del colpo di stato autoritario del 1799. Anzitutto Napoleone costrinse ad andare in pensione il suo benefattore Barras, poi cercò un consenso unanime nel parlamento alla sua elezione. Non trovandolo, ricorse alle truppe a lui fedeli, mentre quelle fedeli al parlamento furono portate dalla sua parte dalla subdola e ingannevole dialettica del fratello Luciano Buonaparte, allora presidente del Consiglio dei Cinquecento.
Con la scusa di un inesistente attentato contro di lui, Napoleone calpestò così la costituzione rivoluzionaria che diceva di voler difendere dai Giacobini e pose fine alle assemblee legislative a lui ostili, scacciando con la forza la maggior parte dei deputati e costringendo gli altri a riscrivere delle leggi a suo uso e consumo. Ciò gli permise di salire al potere prima come console e poi, nel 1804, come Imperatore dei Francesi. 


Napoleone proclamato Primo Console

Un Napoleone imperatore assai poco rivoluzionario
 

Attraverso una serie di guerre contro le coalizioni delle altre potenze, Napoleone ottenne la graduale espansione a buona parte dell’Europa di un impero che raggiunse la sua massima estensione nel 1812. Di vittoria in vittoria, il sedicente eroe di Francia si abbandonava intanto al più sfacciato nepotismo, dividendo i troni dei vari paesi conquistati, oltre che tra i suoi ufficiali, anche tra i suoi fratelli e sorelle. Comunque l’unificazione, sia pure forzata, di ampi territori come la Germania e l’Italia, fino ad allora suddivisi in molti piccoli stati, contribuì a farvi nascere una coscienza nazionale che prima era quasi inesistente.
Inoltre l’occupazione napoleonica, imponendo le leggi francesi post-rivoluzionarie, produsse anche effetti positivi, come la liberazione dei contadini dalle servitù feudali o il riconoscimento di diritti civili per chi prima ne era privo, come gli Ebrei. Col Codice napoleonico promulgato nel 1804, si affermarono in tutto l’impero dei principi progressisti validi ancora oggi: la libertà individuale, l’uguaglianza di fronte alla legge, l’abolizione delle discriminazioni religiose, la laicità dello Stato, il diritto di ogni figlio a una parte dell’eredità familiare.
Insomma si affermava che tutti erano uguali, ma intanto alcuni risultavano molto più uguali degli altri, con l’imperatore in testa, visto che allo stesso tempo Napoleone creò una nuova aristocrazia, conferendo a militari, notabili, funzionari e ricchi borghesi, a lui fedeli, dei titoli più o meno elevati in base al loro reddito. 

L'incendio di Mosca all'ingresso delle truppe francesi
 
L’inversione delle fortune di Napoleone avvenne nel 1812 con la disfatta della Grande Armata di seicentomila uomini con cui invase la Russia, la cui disastrosa ritirata ne vide ritornare meno di ventimila. La sollevazione della Prussia alleatasi con Russia, Austria, Inghilterra e Svezia portò quindi nel 1813 al crollo dell’impero e, l’anno dopo, all’invasione della Francia, alla cacciata di Napoleone e alla restaurazione della monarchia.
L’esilio di Napoleone, come “principe” dell’Isola d’Elba, ebbe comunque breve durata. Nel 1815 tentò di ricostruire il suo impero tornando alla testa dell’esercito francese e promettendo al suo popolo più democrazia, finché cento giorni dopo fu fermato definitivamente dagli eserciti inglese e austriaco a Waterloo. 


Napoleone in una vignetta inglese dell'800

 
È difficile dire se la sua sconfitta abbia frenato il progresso che un Napoleone più democratico avrebbe forse potuto favorire, o se la Restaurazione delle monarchie che tentarono di riportare l’Europa a prima della Rivoluzione Francese come se niente fosse accaduto, non abbia provocato indirettamente i successivi moti rivoluzionari e indipendentisti che sono stati alla base degli attuali stati nazionali. Ciò che è sicuro è che fu nel fermento politico e sociale che seguì al periodo napoleonico, e precisamente dal 1830, che nacquero i primi giornali satirici e poi umoristici, come La Caricature e lo Charivari in Francia, il Punch in Inghilterra o L’Asino in Italia, e che le loro graffianti vignette, accompagnate anche da scenette comiche disegnate in sequenza, furono alla base di quello che sarebbe poi diventato l’attuale linguaggio del fumetto.
Nel 1830, la memoria dell’epopea napoleonica non si era naturalmente ancora sopita. “Bisogna che abbiate ancora un celebre colpo di testa…” è la sarcastica frase, detta da un sottufficiale francese a un Napoleone in ritirata, che si trova in calce a un disegno di Bellangé sul secondo numero de La Caricature.

Disegno di Bellangé, da La Caricature n. 2 (1830)


Napoleone in Italia

Curiosamente un personaggio autoritario e opportunista come Napoleone, anche dopo il crollo delle dittature fasciste del ‘900 (che in buona parte avevano preso esempio dalla sua politica dispotica, basata sul consenso populista e sulla forza militare), ha continuato a lungo a essere visto sotto una luce ingenuamente positiva, perfino in quell’Italia da lui conquistata e di cui aveva tradito le aspettative di indipendenza e democrazia che i patrioti dell’epoca speravano potessero essere soddisfatte da un figlio della Rivoluzione Francese.
Nei fumetti pubblicati in Italia sotto il regime fascista, se capitava di citare Napoleone (come nella storia I Ragazzi di Portoria pubblicata da Nerbini nel 1938), era descritto come un uomo della provvidenza, essendo per di più “un italiano di Corsica”, che quindi si poteva portare a esempio di quel genio italico che nell’editoria controllata dal Minculpop era costantemente celebrato per alimentare il più becero nazionalismo.
Allo stesso tempo lo si voleva vedere come un precursore di quel cosiddetto duce che in comune con Napoleone aveva l’aver costruito il suo mito di uomo forte su tutta una serie di evidenti falsificazioni e puerili atteggiamenti teatrali, che allora come oggi facevano però molta presa sul popolino più ingenuo e illetterato.
In realtà Napoleone era un uomo piccolo e gracile, dai modi bruschi e trasandato nel vestire, che non sapeva parlare alle donne e mangiava poco perché soffriva di disturbi digestivi (il gesto con cui teneva una mano sempre appoggiata sulla pancia lo aiutava forse a sopportare il mal di stomaco). Alla fine le sue principali qualità erano le indubbie capacità strategiche in battaglia, che non gli furono di aiuto quando le condizioni avverse o le forze nemiche divennero troppo preponderanti, e un notevole coraggio e forza di carattere nel ricevere anche le peggiori notizie senza perdersi d’animo e nel prendere decisioni rischiose e portarle avanti a ogni costo fino in fondo, benché prima di decidere che cosa fare a volte tentennasse per un po’ di tempo. Quindi anche da questo punto di vista, non era proprio quel grande genio che si vuole credere... 


Il Corsaro del Mediterraneo di Dino Battaglia. Quaderni del Fumetto n. 4. Fratelli Spada, 1973
 
Nonostante ciò, anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, il mito di Napoleone sopravviveva, almeno nei fumetti pubblicati su giornali italiani come Il Vittorioso, su cui uscì nel 1948 la storia Il Nemico nell’Ombra, scritta da Salvatico e disegnata da Gianni de Luca, in cui il dittatore francese è rappresentato come un eroe quasi messianico, la cui sconfitta è dovuta a un singolo traditore. Ciò che è più delirante è che il traditore è smascherato e duramente accusato di aver “cambiato bandiera” proprio dal ministro di polizia Fouché, che storicamente è stato un politico tra i più opportunisti e senza scrupoli, sempre pronto a tradire i vecchi alleati e a schierarsi dalla parte di chiunque salisse al potere, compreso il reinsediato re di Francia dopo Napoleone. Un altro esempio, un po’ meno sfacciato, della faziosità degli autori de Il Vittorioso, è la storia del 1958 Il Corsaro del Mediterraneo, scritta da Danilo Forina e disegnata da Dino Battaglia. Il protagonista, di cui viene raccontata la vita dal 1773 al 1830, è il genovese Giuseppe Bavastro, prima marinaio, poi comandante di una nave che combatte vittoriosamente contro i pirati, per diventare infine corsaro al servizio della Francia contro le navi inglesi. Che tutto corrisponda o meno a fatti storici, il personaggio ha un discreto fascino, ricordando solo molto vagamente i ben più ingenui eroi italiani celebrati dai fumetti di propaganda durante il Fascismo.
Capitan Bavastro è un alto pezzo d’uomo, dotato di grande forza e iniziativa e capace di coraggiose imprese, ma pur essendo il solo comandante della flotta napoleonica ad aver vinto le navi inglesi, non può diventare ufficiale della marina francese perché analfabeta, un punto debole che ce lo rende più umano e simpatico.
Ma Il Vittorioso era un periodico cattolico e quindi in quel racconto la Rivoluzione Francese, che giustamente abbatté non solo il potere nobiliare ma anche quello ecclesiastico, è vista soltanto sotto la luce peggiore. Napoleone invece, anche se nel 1809 si era annesso lo Stato Pontificio e aveva fatto imprigionare il papa, sia prima che dopo strinse anche accordi con la Chiesa Cattolica, restaurandone lo status di religione di stato e anticipando anche in questo le altrettanto discutibili decisioni del suo successivo emulo italiano.
Ecco quindi che nelle scene in cui Bavastro lo incontra, l’Imperatore è visto ancora una volta sotto un alone di grandezza. Anziché piccolo com’era, Battaglia lo disegna quasi alto come l’altissimo Bavastro e nei testi di Forina il carattere brusco e scostante di Napoleone diventa l’aver concesso a pochi l’onore della sua parola. Pur essendo la rivista migliorata molto nella verosimiglianza storica e nella qualità dei disegni, il Vittorioso continuava a mantenere una linea ideologica non lontana da quella del periodo autarchico sotto il Fascismo.
Il Corsaro del Mediterraneo fu edito in albo nel 1973 dai Fratelli Spada, sul n°4 de I Quaderni del Fumetto.

Uomini coraggiosi. Fabbri, 1980. Il volume raccoglie, tra le altre storie, Il coraggio di Edward Jenner


Altre belle storie ambientate durante il periodo napoleonico furono disegnate da Dino Battaglia negli anni ’70, sulle pagine del Corriere dei Piccoli e del Corriere dei Ragazzi, di solito su testi di Mino Milani.
Tra queste si può citare Il Coraggio di Edward Jenner, in cui Napoleone fa liberare un prigioniero inglese per dimostrare la sua gratitudine all’inventore del primo vaccino contro il vaiolo, i cui effetti erano preziosi anche per la salute delle sue truppe. La Presa del Fortino è invece un episodio bellico sulla guerra franco-russa del 1812, che ha per tema il coraggio, non tanto da un punto di vista militaresco quanto soprattutto umano.
Ne Il Piccolo Re, l’abitudine di Napoleone di distribuire i vari regni conquistati tra i suoi ufficiali fa sì che, quando uno di loro cade in battaglia, debba salire al trono di un granducato tedesco il suo figlio dodicenne. L’argomento riguarda quindi la crescita prematura di un ragazzo che, pur essendo impreparato a governare, deve dimostrarsi degno di essere un sovrano, affrontando nemici e traditori che minacciano il suo regno.
La Battaglia di Waterloo infine, riporta meticolosamente lo svolgimento dell’ultima battaglia di Napoleone, compresi gli spostamenti delle truppe e ogni singola svolta nell’evoluzione del combattimento.
Tre di queste storie furono incluse nel volume Caricaaa!, pubblicato dalla Fabbri nel 1979, che raccoglieva episodi bellici di varie epoche disegnati da Battaglia, disposti nell’ordine cronologico degli eventi narrati.


Caricaaa! di Dino Battaglia. Fabbri, 1979
 
Molto meno idealizzato rispetto a tutte le ricostruzioni storiche, ma paradossalmente forse un po’ più fedele al vero personaggio storico, è il subdolo e ambiguo Napoleone che apparve nel 1974 sul n. 57 di Alan Ford, scritto da Max Bunker e disegnato da Magnus - in una delle tante storie narrate dal Numero Uno agli altri membri del Gruppo TNT.
L’efficacia della feroce satira fu favorita dal fatto che Luciano Secchi, alias Max Bunker, era ed è un esperto del periodo della Rivoluzione Francese e poté quindi tracciare un ritratto perfetto del piccolo Corso e dei principali testimoni e artefici della sua fortuna. Ecco così che in diciannove pagine a due vignette, illustrate ottimamente da Magnus - con chine di Romanini - scorrono rapidamente Robespierre, la cui morte prematura lascia un vuoto di potere, il cittadino direttore Barras, che incarica Napoleone di sventare la congiura realista e gli affibbia come moglie la sua ex-amante Giuseppina (cosa anche questa storicamente vera), o il ministro di polizia Fouché, sempre pronto a servire chiunque detenga il potere nel proprio esclusivo interesse. Mancano altri personaggi importanti meno noti al grande pubblico, certo per non appesantire la breve narrazione.
È esilarante la trovata di Napoleone che mangia poco per carenza di viveri e i cui mal di pancia sono dovuti alla fame, ma che si abbuffa a dismisura appena ne ha la possibilità, vedendo crescere sempre più il proprio giro-vita di pari passo con l’aumento del proprio potere, o quella di una delle vittorie del generale ottenuta giocandosela ai dadi col nemico, perché entrambi gli eserciti ridotti alla fame vogliono essere fatti prigionieri per poter avere il vitto assicurato. Il colpo di stato che diede il potere a Napoleone invece, qui è attribuito agli intrighi del solo Fouché, ministro senza scrupoli che ebbe davvero un ruolo determinante nella vicenda, rendendo possibile la salita al potere di Napoleone semplicemente non opponendosi (ma tenendo pronti due tipi di manifesti da far affiggere a Parigi, pro e contro Bonaparte, a seconda che il golpe riuscisse o meno).
Tutta la gloria e l’enfasi attribuite a Napoleone sono così spazzate via, lasciando al loro posto il ritratto di un piccolo uomo di nome e di fatto, condotto dall’ambizione a incappare negli ingranaggi inesorabili di una Storia più grande di lui, che lo eleva verso grandi fortune per poi precipitarlo repentinamente nella polvere. 


Magnus visto da Romanini
 
Tornando a fumetti storici più seriosi, nel 1977 l’editrice francese Larousse pubblicò il diciassettesimo album della Histoire de France en Bandes Dessinées (Storia di Francia a Fumetti), che fu intitolato a Napoleone. Era ovvio che in tale opera, in seguito anche allegata a Le Monde, si desse ampio spazio all’epopea napoleonica.
Dall’anno successivo, seguendo l’esempio francese, la Mondadori pubblicò invece la Storia d’Italia a Fumetti attribuita al grande giornalista Enzo Biagi. Dato il ruolo avuto da Napoleone nella Storia italiana, anche in quest’opera gli fu dedicato un certo spazio e fu ritratto da autori come Carlo Ambrosini e Paolo Piffarerio.
Ma il legittimo dubbio che sorge, nella parte su Napoleone come nelle altre, è che Biagi possa essersi limitato a scrivere le introduzioni ai vari capitoli. A ogni modo, chiunque ne sia l’autore, le sceneggiature sono deludenti per l’eccessiva concentrazione di un’enorme periodo di tempo in tre soli volumi e per la presenza di troppi brevi aneddoti e curiosità che cercano la simpatia del lettore superficiale, ma tolgono spazio ai fatti salienti fondamentali che avrebbero avuto bisogno di essere narrati più diffusamente. Nonostante gli ottimi artisti coinvolti, ciò rende questa forse troppo ambiziosa opera troppo dispersiva e non del tutto riuscita.
In seguito anche altri editori francesi minori avrebbero seguito l’esempio della Larousse e della Mondadori, dedicando in particolare proprio a Napoleone vari volumi a fumetti biografici, dal taglio più o meno didattico.


Histoire de France en Bandes Dessinées n. 11. Ed. Le Monde


Ma il fumetto che in Francia diede il via alla locale produzione d’ambientazione napoleonica, vincendo infine le riserve che forse molti avevano nell’osare rapportarsi a un tale personaggio, fu la serie Arno sceneggiata da Jacques Martin, disegnata da André Juillard (nei primi tre episodi) e da Jacques Denoël (negli ultimi tre) e edita dalla Glénat dal 1984 al 1997, sia in album che sulla rivista Vecu. Il protagonista è il giovane pianista veneziano Arno Firenze (un nome di cui, da fiorentino, non so se sentirmi più lusingato o più imbarazzato).
Il primo episodio, La Pique Rouge (La Picche Rossa), è appunto ambientato a Venezia nel 1797 durante la seconda Campagna d’Italia. Come si vede all’inizio, il governo della Repubblica Veneta accolse Bonaparte aprendogli le porte, sottomettendosi e accettando l’occupazione senza reagire (da allora Giacomo Casanova rifiutò di rimettere piede nella propria città). Di certo non fecero un grande affare, poiché prima della fine di quell’anno Napoleone avrebbe letteralmente “venduto” il Veneto all’Austria in cambio della Renania.
Comunque, nella serie di Arno, Martin si sofferma poco a raccontare la Storia. La riproduce accuratamente, ma la usa soprattutto come sfondo, narrando da subito le avventure del suo eroe. Nelle prime pagine infatti, il generale Bonaparte incontra Arno, ne apprezza la musica e lo invita a suonare per lui. Ciò fa sì che il giovane musicista sia coinvolto in una serie di attentati contro Napoleone ma anche contro lui stesso, ormai noto come amico del generale, da parte di una misteriosa organizzazione il cui simbolo è una picche rossa. Scoperti alcuni congiurati e raggiunto Napoleone per avvertirlo, Arno finisce per diventare un suo agente.


Arno n. 1. Glénat, 1984


Gli autori umanizzano molto Bonaparte, senza esaltarlo né demonizzarlo, ma senza nascondere nulla dei suoi ladrocini, o delle carenze logistiche delle sue spedizioni, in cui il suo genio tattico suppliva agli scarsi mezzi.
Il secondo episodio di Arno, lo vede accompagnare Napoleone nella Campagna d’Egitto, nel 1798, fin dalla partenza dal porto di Tolone. Assistiamo così anche all’attacco di Napoleone all’isola di Malta, che come al solito si traduce nel furto delle locali ricchezze. Anche sulle navi e in terra egiziana riappare poi il simbolo della Picche Rossa, che mette in atto un complotto per sostituire Napoleone con un sosia. Arno si impegna di nuovo a sventare i loro piani tra le antiche rovine egizie, aiutato da un giovane e misterioso sceicco beduino.
Il fatto che l’esercito francese, come si vede qui, si alleasse con gruppi nemici dei Mamelucchi e dei Turchi che all’epoca dominavano l’Egitto è del tutto plausibile. Bonaparte contava anzi su una rivolta egiziana che in realtà non ci fu e in seguito continuò a tentare di accattivarsi il favore delle popolazioni locali, partecipando coi suoi soldati anche a cerimonie musulmane. Non sarebbe stato neppure impossibile che facesse portare in Egitto un pianoforte, come quello qui suonato da Arno. Infatti si preoccupava di tenere le truppe occupate con delle distrazioni, per distoglierle dalla nostalgia ed evitare che insistessero per tornare in patria.


Arno n. 2. Glénat, 1985


Dopo la storia ambientata in Egitto che prosegue nel terzo album, il quarto episodio di Arno, intitolato 18 Brumaire (18 Brumaio), è dedicato al colpo di stato che portò Napoleone al potere in Francia. Il titolo indica la data di quel giorno fatidico secondo il calendario rivoluzionario, corrispondente al 9 Novembre 1799.
Il quinto album vede Arno sbarcare in Louisiana, territorio un tempo occupato dalla Francia, poi ceduto alla Spagna e che Napoleone nel 1800 stava per ottenere indietro dando in cambio a un re borbonico la Toscana.
L’opera di Martin e Juillard è stata senz’altro uno dei più importanti punti di riferimento e fonti di ispirazione per i successivi fumetti francesi ambientati nel periodo napoleonico, sia per il fatto di non avere direttamente Napoleone come protagonista principale, sia per la meticolosità della ricostruzione storica, dalle divise dell’epoca agli scenari dei teatri di guerra in cui agisce l’esercito francese. È giusta anche la non alta statura del generale corso, che è raffigurato un po’ più basso del giovane Arno. Rispetto ai disegni di Juillard, quelli di Denoël sono poi ancora più simili allo stile delle illustrazioni dell’epoca, fin dalla composizione soltanto apparentemente ingenua ma in realtà squisitamente ottocentesca delle sue raffinate copertine.
Subito dopo la loro apparizione in Francia, i primi tre album di Arno sono stati pubblicati in italiano dalla Glénat Italia, in tre numeri nella collana Le Avventure della Storia usciti tra il 1986 e il 1988.


Arno n. 4. Glénat, 1994


Storie dell’Impero Francese

A un solo anno dall’esordio di Arno, il suo esempio fu seguito dallo sceneggiatore Daniel Vaxelaire e dal disegnatore Michel Faure, che nel 1985 crearono un’altra serie ambientata nel periodo napoleonico intitolata Les Fils de l’Aigle (I Figli dell’Aquila), pubblicata dall’editrice Hachette. Ne realizzarono insieme cinque album, a cui ne seguirono altri cinque a opera del solo Michel Faure, fino alla conclusione della serie nel 1996. 

Les Fils de l'Aigle n. 1. Hachette, 1985

 
Il titolo si riferisce all’effige dell’aquila che nel 1804 fu scelta come simbolo dell’impero francese, a imitazione di quello di Roma. I protagonisti sono il giovane conte Morvan d’Andigny, che diventa tenente dell’esercito di Napoleone, e la sua innamorata di un tempo Capucine, da cui gli eventi storici lo dividono per poi fargliela incontrare di nuovo successivamente, secondo le più elementari regole del feuilleton ottocentesco.
Nel 1990 le Editions Du Lombard pubblicarono invece l’album Les Perdus de l’Empire (I Dispersi dell’Impero), a opera di Fréderic Delzant (in arte Éric) e Franz Drappier, che rimase però un volume singolo. 


Les Perdus de l'Empire. Lombard, 1990

 
Fu agli inizi del terzo millennio, dal bicentenario dell’incoronazione di Napoleone a imperatore, che in Francia cominciarono a moltiplicarsi i fumetti ambientati in epoca napoleonica, come i sei album della serie Double Masque (Maschera Doppia) scritti da Jean Dufaux, disegnati da Martin Jamar e editi dalla Dargaud dal 2004.


Double Masque n. 1. Dargaud, 2004


Sempre nel 2004, uscì anche il primo dei due album della serie Shandy, un Anglais dans l’Empire (Shandy, un Inglese nell’Impero) scritti da Matz, disegnati splendidamente da Dominique Bertail e editi dalla Delcourt.
L’azione inizia a Parigi nel 1803, quando Shandy Ratcliffe, un giovane inglese in cerca d’avventure e sincero ammiratore di Napoleone, accompagna un gruppo di curiosi tra delle rovine che dicono siano abitate da un fantasma a guardia di un tesoro, assistendo con loro alle esibizioni di un seducente fantasma femminile.
Presto però Shandy si trova accusato di aver preso parte a un complotto contro Bonaparte. Inseguito prima dalla polizia rivoluzionaria, rischia poi di cadere vittima dei riti sanguinari di una setta di monaci fanatici, due fazioni che non potranno fare a meno di scontrarsi tra loro. Nel secondo album ambientato nel 1805, Shandy si arruola nell’esercito napoleonico, nel corpo dei dragoni, svolge con successo una pericolosa missione per l’imperatore e prende parte alla battaglia di Austerlitz, restando sconvolto dalla carneficina a cui assiste. 

Shandy n. 2. Delcourt, 2006

 
Napoleone si vede di rado e quasi sempre di spalle, come un piccolo e ambiguo deus ex-machina infagottato nel suo famoso cappotto, i cui giochi strategici decidono del destino di migliaia di uomini. La sua statura risulta giustamente bassa, anche quando Shandy si inginocchia davanti a lui per ricevere la Legion d’Onore.
L’aspetto più pregevole della serie di Shandy sta nei disegni, dato che Bertail non si limita a trarre ispirazioni dai precedenti fumetti franco-belgi o europei, ma sembra rielaborare sapientemente anche la lezione grafica di maestri del fumetto statunitense come Richard Corben o Frank Miller, aggiungendo alla loro espressività chiaroscurale un più preciso realismo e una maggiore grazia, soprattutto nei brillanti e delicati colori.
Sono eccezionali le scene di battaglia del secondo volume, che ritraggono masse di soldati e cavalieri in movimento. Da notare anche le belle illustrazioni che occupano il retro-copertina dei due volumi, di cui in particolare la seconda riprende la posa del soldato napoleonico di un celebre quadro di Géricault del 1814.

Marbot n. 1. Theloma, 2006


Tra il 2006 e il 2013 seguirono i sette album della serie Marbot, realizzati da Stéphane Pétre con uno stile umoristico approssimativo e naif, ma anche molto dettagliato negli scenari e dai gradevoli colori acquerellati. Il protagonista è Marbot Marcellin, giovane ussaro dell’esercito di Napoleone, durante la Campagna d’Italia.
Una delle saghe napoleoniche più originali però è certamente Empire, scritta da Jean-Pierre Pécau, disegnata da Igor Kordey e pubblicata dalla Delcourt a partire dal 2006. Non è esattamente una serie storica, poiché pur essendo ambientata nel passato si svolge in un mondo parallelo che rientra nel genere steam-punk, una variante della fantascienza caratterizzata da elaborate macchine a vapore al posto di quelle elettriche.
La principale differenza rispetto alla storia reale, è che qui Napoleone non è mai tornato in Francia dall’Egitto per mettersi alla testa del colpo di stato del 1799 e prendere il potere, ma è invece rimasto in Medio Oriente molto più a lungo, al comando del suo esercito d’invasione, proseguendo nelle sue conquiste verso Est.


Empire n. 1, pag. 1. Delcourt, 2006


Come un emulo di Alessandro Magno, il generale Bonaparte ha così distrutto l’impero turco, si è alleato con la Persia e si è spinto fino a strappare all’Inghilterra il dominio dell’India. Il suo impero è nato quindi sui campi di battaglia, dai territori di cui ha preso possesso direttamente, mentre la relativa pace in Europa e le ricchezze inviate alla madrepatria hanno permesso di avviare la Rivoluzione Industriale in Francia prima ancora che in Inghilterra, sviluppando già agli inizi dell’ottocento delle invenzioni tecnologiche degne dei romanzi di Verne. Il risultato è che nel 1815, anno in cui è ambientata la serie, Napoleone, lungi dall’essere sconfitto a Waterloo, è ancora imperatore, regnando su un territorio ancora più vasto dell’Impero Romano.
I protagonisti della serie sono il capitano Alexandre Saint Elme e lo studioso dell’occulto Charles Nodier, rispettivamente agenti del generale Savary e del ministro Fouché, incaricati di indagare sui misteriosi mezzi che hanno permesso agli inglesi di battere per la prima volta l’esercito di Napoleone in uno scontro terrestre.


Empire n. 1


Il viaggio di Saint Elme e Nodier attraverso l’India li porta a incontrare anche dei personaggi storici, le cui vite però in questo mondo alternativo hanno preso pieghe diverse, come il capitano Robert Surcouf, che nella realtà fu un pirata attivo nell’Oceano Indiano e qui diventa invece un ufficiale della marina francese.
Al contrario Mary Shelley, la scrittrice autrice di Frankenstein, qui è un’agente inglese addetta all’arma segreta su cui i due stanno indagando, un’arma creata per l’appunto da un certo dottor Frankenstein. Le vere idee progressiste di Lady Shelley sono inoltre portate alle estreme conseguenze, rappresentandola come una donna se possibile ancora più decisa, libera e disinibita di quanto fosse nella realtà. 


Empire n. 1. Delcourt, 2006

 
La fusione di elementi storici e letterari rende la serie interessante e particolare, ricordando il disinvolto uso di personaggi tratti da fonti e contesti diversi tipico della serie La Lega degli Straordinari Gentlemen degli inglesi Alan Moore e Kevin O’Neil. Qui però le citazioni sono più misurate e, anche se certi mezzi meccanici sono stravaganti, le storie si mantengono tutto sommato entro una relativa verosimiglianza, accentuata dai disegni di Kordey che, grazie all’uso di sapienti ombre e sfumature uniti a una parziale sintesi grafica, crea fisionomie plastiche e grottesche a un tempo, in un ideale e ben riuscito ibrido tra espressività e realismo. Anche Napoleone, rappresentato basso, grasso e severo, è qui più ambiguo e inquietante del solito.
In Italia, nel settembre 2014, i primi tre episodi di Empire sono stati pubblicati dall’Editoriale Cosmo in un numero unico in formato bonellide in bianco e nero intitolato Il Generale Fantasma. L’eliminazione dei bei colori dell’edizione originale non costituisce esattamente un miglioramento, ma in fondo il semplice disegno al tratto permette di apprezzare di più il segno delle accurate pennellate di Kordey, che crea sfumature di vari toni di grigio attraverso tratteggi e campiture a mano, prima ancora dell’aggiunta dei colori al computer.

Empire n. 2, pag. 2. Delcourt, 2007


Tra il 2007 e il 2012 è ancora la Delcourt a pubblicare i quattro album della serie Souvenirs de la Grande Armée (Memorie della Grande Armata) di Michel Dufranne e Alexis Alexander. Ambientati dal 1807 al 1812, seguono le vicende dell’armata napoleonica che attraversa l’Europa, in cui una compagnia di cacciatori a cavallo è resa inquieta da strani eventi giudicati di cattivo auspicio, fino ai giorni della disfatta di Russia.
Quest’opera è uscita a colori anche in Italia, raccolta nel terzo volume della collana cartonata Historica, curata dalla Magic Press e pubblicata nel 2013 dalla Mondadori come allegato a Panorama e a Focus Storia.


Souvenirs de la Grande Armée n. 3. Delcourt, 2010


Più avventurosa e varia nell’ambientazione è la serie Les Pirates de Barataria (I Pirati di Barataria), scritta da Marc Bourgne, disegnata da Franck Bonnet e pubblicata dalle Editions Glénat a partire dal 2009.
Pur svolgendosi al di fuori dell’Europa si ricollega all’epopea napoleonica, sia perché l’epoca è il 1812 ed è in corso la guerra tra l’Impero Francese e la VI Coalizione, sia per il legame tra Napoleone e la giovane e misteriosa protagonista, Artemis Delambre, che diverrà sempre più chiaro nel corso della serie.
Il primo episodio inizia con l’imbarco su una nave diretta nelle Americhe della bella Artemis e del suo accompagnatore Roustam, membro della casta guerriera islamica dei Mamelucchi, che sconfitta in Egitto da Napoleone fornì uomini alla sua scorta. Va notato che Roustan era il nome del mamelucco che era la guardia del corpo personale di Napoleone, citato anche da Balzac. Per un equivoco, la nave su cui viaggiano Artemis e Roustam è assalita dai corsari della Louisiana agli ordini dei famosi fratelli Pierre e Jean Laffite, che dimostrandosi pirati di buon cuore finiscono per prendere i due sotto la loro protezione. Dopo un attentato alla vita di Artemis da parte di agenti prussiani e inglesi, i Laffite accolgono anzi lei e Roustam nel loro covo, nella baia di Barataria, dove la bella francese dimostra di maneggiare una spada meglio di molti uomini.


I Pirati di Barataria n. 3 (Serie Rossa n. 20). Cosmo, 2014


È storicamente vero, come detto nel fumetto, che Barataria fosse una specie di piccola repubblica ispirata alle antiche regole della Filibusta, in cui ogni guadagno era ripartito fra tutti su base egualitaria. Jean Laffite era stato eletto capo liberamente dagli altri pirati di Barataria, nel 1807. Ma in quella repubblica non c’era parità di diritti tra bianchi e neri. Come si vede anche nel fumetto, i Laffite univano all’attività di corsari quella di mercanti di schiavi. Questi erano venduti, di contrabbando o legalmente, nella fucina da fabbro dei Laffite a Nouvelle Orléans, dove a differenza di ciò che appare nel fumetto, lavoravano solo gli schiavi neri.
Insomma i Laffite erano sì dei corsari dalle idee abbastanza liberali, ma anche dei razzisti, in sintonia con la triste epoca in cui vivevano. Artemis invece, venendo dalla Francia post-rivoluzionaria in cui erano stati affermati i Diritti dell’Uomo, nel terzo episodio li rimprovera aspramente per la loro attività di mercanti di esseri umani e riesce infine a convincerli a liberare almeno una schiava, che prende sotto la sua protezione.
C’è chi sostiene che in vecchiaia Jean Laffite, ormai convinto che tutti i perseguitati dovessero unirsi contro il Capitalismo, avesse abbracciato la causa marxista e forse perfino finanziato la pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista. Si dice anche che possa aver portato tale scritto a conoscenza del presidente Abramo Lincoln, colui che poi scatenò una guerra civile pur di affermare il diritto di tutti gli uomini alla libertà.
Se tali fatti fossero veri, sembrerebbe che quei rimproveri inventati nelle pagine di un fumetto abbiano avuto degli enormi effetti. Ma in realtà l’attività di negrieri dei Laffite continuò per anni anche dopo il 1812.


Les Pirates de Barataria n. 3. Glénat, 2010


I flashback all’inizio di ogni episodio de I Pirati di Barataria chiariscono un po’ per volta il passato e le origini di Artemis, mentre nelle pagine ambientate nel 1812 la giovane francese fa le sue prime esperienze in campo amoroso e bellico, sempre minacciata dalle spie che la inseguono per terra e per mare.
Le storie sembrano versioni senza censure e meno maschiliste dei feuilleton ottocenteschi pieni di minacce, rovesci di fortuna, colpi di scena e nemici pittoreschi, come la sadica e disinibita prussiana Miss Schott.
Alla fine del terzo album, i Laffite, per mettere al sicuro Artemis, la inviano indietro su una loro nave. Così nell’episodio seguente, che conclude la prima stagione, l’ambientazione cambia, seguendo le vicissitudini della protagonista nella traversata dell’Oceano Atlantico, anche se il titolo I Pirati di Barataria resta invariato.
Nella seconda stagione, che va dal quinto al settimo episodio ed è ambientata nel 1813, la bella Artemis, dopo essere tornata a Parigi, intraprende una missione segreta in Egitto, accompagnata stavolta dal capitano Jean François. Anche qui l’azzimato agente inglese Nigel Fitzpatrick e la perfida inviata prussiana Miss Schott continuano a perseguitarla, mentre Artemis è costretta a difendersi anche dalle aggressioni concupiscenti di sultani o aspiranti tali, che la vorrebbero nel loro harem o come consorte, ricordando molto anche in questo le eroine dei feuilleton antichi o recenti, come l’Angelica creata negli anni ’50 del ‘900 dai coniugi Golon.
Nei tre episodi ambientati in Egitto, la serie si ricollega maggiormente alle vicissitudini storiche che stanno ormai per travolgere l’impero di Napoleone. Alla fine dell’ultimo episodio per ora uscito, pubblicato nel 2014, Artemis sta nuovamente rientrando in Francia e si preannuncia una sua futura partecipazione alla battaglia di Nouvelle Orléans del 1814-1815. Ciò significa che nei prossimi episodi tornerà in Lousiana riunendosi ai fratelli Laffite, che in cambio dell’amnistia per tutti i pirati di Barataria, parteciparono realmente a quello scontro dalla parte degli Stati Uniti e contribuirono in modo determinante a respingere l’attacco inglese.
Le prime due stagioni de I Pirati di Barataria sono state pubblicate in Italia dall’Editoriale Cosmo nel 2014, in tre albi in formato bonellide in bianco e nero, di cui il terzo contenente i tre episodi della seconda stagione.



I Dieci n. 1 (Serie Rossa n. 24). Cosmo, 2014

Vittorie e disfatte di Napoleone

Sempre nel 2009, la Glénat iniziò un’altra serie ambientata nello stesso periodo, scritta e disegnata da Éric Stalner, il cui titolo originale Ils Étaient Dix (Erano in Dieci) è stato tradotto in italiano come I Dieci.
La vicenda inizia a Mosca nell’ottobre 1812, quando gli ultimi superstiti della Grande Armata francese sconfitta, lasciati indietro perché in parte non trasportabili, abbandonano a loro volta la città per tentare di raggiungere il grosso dell’esercito in ritirata e tornare in patria. Tra gli ultimi gruppi di militari ad andarsene c’è quello, particolarmente esiguo, guidato dal medico Jean-Baptiste Grassien, il protagonista della serie.
Il titolo Erano in Dieci è effettivamente preciso, perché dopo la metà del primo episodio il gruppo comincia a calare rapidamente di numero. Grassien e i suoi compagni vengono infatti traditi da alcuni soldati francesi al seguito di un misterioso personaggio, Clément Morlay De Guérigny, che erano stati costretti a unirsi a loro. Per ignoti motivi i dieci sono quindi abbandonati legati tra le nevi della foresta, senza mezzi né viveri. Vengono attaccati da lupi affamati e devono affrontare Cosacchi e Russi, per tentare di aprirsi la strada.
Da dieci, presto rimangono in nove e alla fine del primo episodio sono ormai solo in sei. Nel secondo episodio ne muoiono altri. Gli ultimi tre superstiti, tra cui Grassien, sono fatti prigionieri e ceduti come schiavi a una famiglia di contadini russi. La loro dura prigionia si protrae per anni, ma di nascosto ricevono l’aiuto della giovane figlia del loro nuovo padrone. Grazie a lei, dopo molti tentativi di fuga falliti, solo Grassien riuscirà a sopravvivere e a fuggire, giurando di ritrovare Morlay De Guérigny per vendicare i suoi compagni. 
 

Ils étaient Dix n. 2. Glénat, 2010


Dal terzo episodio in poi, I Dieci diventa quindi la storia di una vendetta, ma anche della ricerca dei motivi per cui dei francesi avessero tradito altri francesi, abbandonandoli inermi in balia dei Russi e degli elementi.
La Francia che Jean-Baptiste Grassien troverà al suo ritorno in patria, nel 1820, sarà inoltre ben diversa da quella che aveva lasciato, essendo tornate al potere con la Restaurazione tutte quelle famiglie regnanti e nobiliari che erano state spazzate via dalla Rivoluzione e dalle conquiste di Napoleone e che, per quanto facciano, non potranno più riportare indietro la coscienza sociale che si è formata nei popoli europei.
Nella concezione la trama è quella di un tipico romanzo dell’ottocento, sul tipo de Il Conte di Montecristo, col protagonista che riesce a superare ogni ostacolo attraverso la sua forza di volontà e la sua perseveranza, pur di punire i colpevoli delle spietate ingiustizie a cui ha assistito e di cui è stato lui stesso vittima. Di particolare interesse è sicuramente il sesto episodio, uscito nel 2013 e intitolato Il Vecchio Imperatore, in cui si vede un Napoleone precocemente invecchiato in esilio a Sant’Elena, poco prima della sua morte a cinquantadue anni.
Il maggior pregio è però la raffinatezza grafica dei disegni, che migliorano sempre più nel corso della serie. Anche i colori dell’edizione originale sono scelti con buon gusto qualitativamente crescente nel tempo, e con toni diversi a seconda degli ambienti, delle stagioni e delle ore del giorno in cui si svolgono le varie scene.
Il primo ciclo de I Dieci, in Italia, è pubblicato dall’Editoriale Cosmo in una miniserie di tre numeri in formato bonellide, che a differenza di altri albi della stessa casa editrice, ha la particolarità di essere stampata in toni di grigio, ottenuti semplicemente trasportando in bianco e nero i colori dell’edizione originale. La buona qualità della stampa rende in generale le pagine così ottenute pienamente leggibili e con gradevoli effetti di contrasto. Qualche scena notturna o buia può risultare un po’ scura, ma le immagini restano comprensibili. Il risultato insomma per un’edizione economica in bianco e nero è buono, ma appena la si confronta con gli album originali, soprattutto gli ultimi, non si può fare a meno di rimpiangere la mancanza del colore.


Ils étaient Dix n. 4. Glénat, 2011


Nel 2009 uscì anche il primo album del forse fin troppo ambizioso Napoléon di André Osi, edito da Joker Editions, che si concentra nel narrare la storia delle varie battaglie combattute da Napoleone, a partire da quella di Tolone. Le copertine, con l’ombra di Bonaparte che incombe sui vari scenari in cui si svolgono gli eventi storici, sottolineano una versione abbastanza aderente alla storia pubblica e ufficiale del personaggio.
Il disegnatore ha uno stile un po’ piatto, anche perché tende a disporre i personaggi in assonometria anziché in prospettiva, come uno stratega su una mappa, più che un artista alle prese con delle composizioni.
Comunque, nel suo realismo, Osi è preciso fin nei minimi dettagli della ricostruzione storica, rispettando scrupolosamente le divise di ogni singolo corpo o reggimento, anche grazie alla consulenza di vari esperti dell’epoca. Eppure usa erroneamente nella storia una bandiera tricolore francese, che ancora non esisteva.
L’assedio di Tolone del 1793, narrato nel primo album della serie, in cui il giovane capitano Buonaparte diede prova per la prima volta del suo talento tattico, dipese dal fatto che la città si era ribellata a opera della fazione dei Girondini, che difendevano la proprietà privata dei ricchi possidenti, contro le leggi votate dalla fazione dei Montagnardi a favore dell’acquisto dei beni nazionali da parte dei contadini. Pur trattandosi di una lotta interna per motivi politici, una flotta inglese occupò il porto con la scusa di appoggiare i ribelli.

Napoléon di André Osi, vol. 1. Joker Editions, 2010


Per riconquistare la città, come qui mostrato in dettaglio, Napoleone applicò un proprio piano nonostante l’opinione contraria dei superiori. Occupò i forti che chiudevano il porto e usò l’artiglieria per prendere le navi nemiche sotto un tiro incrociato, risolvendo la battaglia e guadagnandosi la nomina a generale di brigata.
Nel 2011 è uscito il secondo album, dedicato alla vittoria di Napoleone contro il colpo di stato reazionario del 1795. Il titolo, Le Général Vendémiaire (Il Generale Vendemmiaio), si riferisce al fatto che quel tentativo di golpe avvenne nel mese che nel calendario rivoluzionario era detto appunto Vendemmiaio.
Nelle intenzioni dell’autore, dovrebbero poi seguire altri volumi, fino a coprire l’intera epopea napoleonica.
Intanto, nel 2010 hanno esordito in Francia altre due serie dedicate alla vita di Napoleone.
Il Napoléon di Nicolas Dandois, pubblicato in due volumi in bianco e nero nel giro di due anni, si potrebbe anche considerare contrapposto e complementare a quello di Osi. È disegnato con uno stile semi-umoristico, a tratti un po’ rozzo e approssimativo ma efficace nei suoi toni grotteschi, ed è caratterizzato dal predominio, a tratti, di una narrazione letteraria che lo rende quasi più simile a un libro illustrato che a un fumetto.
Nel primo volume, intitolato Été 1815 (Estate 1815), la vita di Bonaparte è rievocata dall’ex-moglie Joséphine (o Giuseppina) Beauharnais, che dovrebbe essere uno spettro visto che morì prima di lui nel 1814. Questa ne narra la storia a ritroso, a partire dall’esilio sull’isola di Sant’Elena, che ebbe inizio appunto nel 1815.
Sul secondo volume, La Corse (La Corsica), come dice il titolo si narra invece l’infanzia e la giovinezza di Napoleone su un’altra isola, quella in cui era nato nel 1769, da una famiglia della piccola nobiltà locale. 

Napoléon di Nicolas Dandois, vol. 1. Des ronds dans l'O, 2010

 
Le scene qui rappresentate vanno dal trauma per la morte di una sorellina alla rigorosa educazione ricevuta, dal sostegno della sua famiglia alla lotta per l’autonomia della Corsica fino alla partenza del piccolo Napoleone per la Francia, alla tenera età di dieci anni, e agli studi nella scuola di artiglieria di Brienne.
È una biografia che si limita a due frammenti della vita di Napoleone, forse meno noti, ma anche per questo tutto sommato più interessanti per indagare gli aspetti più umani del carattere del famoso generale e imperatore, per scoprire come questo si è formato in gioventù e come abbia poi vissuto il proprio esilio.
Del resto le sue inquietudini e ambizioni, il suo desiderio di rivalsa e di controllo sul mondo, possono essere stati alimentati da disagi giovanili, come una rigida educazione imposta, o il dolore del distacco forzato dalla madre e dai giochi spensierati dell’infanzia. Forse concedendo a un bimbo di dieci anni il diritto all’affetto di una famiglia, si potrebbe evitargli di doversi trasformare da adulto in dittatore per illudersi di essere amato.

Napoléone Bonaparte n. 2. Casterman, 2013


Tra il 2010 e il 2014, l’editrice Casterman ha invece pubblicato tre album della serie Napoléon Bonaparte, realizzati su ispirazione di Jacques Martin, con le sceneggiature di Pascal Davoz e i disegni di Jean Torton.
Il primo volume si apre nel maggio 1779, quando un Napoleone di dieci anni entra alla scuola militare di Brienne, per poi diventare pian piano un giovane uomo, fino a essere nominato capitano della Convenzione.
Come nelle opere di Martin, la storia è basata su una documentazione rigorosa, per ricostruire una probabile verità storica, senza farsi sviare da biografie ufficiali e agiografie successive. Davoz e Torton cercano il più possibile di raccontare il Napoleone reale e non quello leggendario. Il suo percorso umano può così apparire anche lontano da quello che ci si potrebbe aspettare, pensando a come Napoleone è sempre stato descritto.
Il secondo album comincia nel 1794, quando il venticinquenne generale di brigata Napoleone, prende parte alla prima Campagna d’Italia, contribuendo alla vittoria delle armate francesi contro gli Austriaci. Poi lo vediamo a Parigi, assumere i pieni poteri su mandato del Direttore Barras, per difendere la capitale e la Convenzione dal colpo di stato realista del 1795. Nonostante i rivoltosi siano superiori ai suoi soldati di dieci a uno, strategia e cannoni gli fanno vincere la battaglia, guadagnando così prestigio e influenza politica.
Nel terzo volume assistiamo invece all’improvviso ritorno di Napoleone dall’Egitto, nel 1799, essendo stato informato della difficile e traballante situazione politica che, dopo le ultime sconfitte dell’esercito francese in Europa, si stava determinando in patria, tra tentativi di colpi di stato e rischi di nuove insurrezioni. Tra l’altro è corretto il fatto che sbarchi con pochissimi uomini e mezzi, avendo lasciato la sua armata al di là del mare, così come ci furono davvero le manifestazioni di gioia che si vedono qui, lungo la strada per la capitale, anche perché da tempo i suoi nemici avevano diffuso delle notizie infondate di una sua disfatta.
Poco dopo, assistiamo al colpo di stato con cui Napoleone diventa prima console e poi imperatore. Il libro si conclude nel 1811, anno in cui gli nasce il figlio ed erede a cui diede il titolo simbolico di Re di Roma. 
 

Napoléon Bonaparte vol. 3. casterman, 2014


Nel Napoléon Bonaparte della Casterman la qualità dei disegni e delle composizioni di Torton è senza dubbio superiore a quelle di Osi o di Dandois e, anche dal punto di vista della documentazione, la serie presentata da Jacques Martin non teme confronti. Nella copertina del secondo volume, così come all’interno, gli autori non commettono l’errore di usare un tricolore anacronistico, ma mettono in bella mostra l’originale bandiera rivoluzionaria della Convenzione, che del resto era già stata inserita da Martin e Juillard anche negli albi di Arno. Lo stesso Jacques Martin aveva inoltre curato tra il 2007 e il 2008, sempre per Casterman, tre volumi di illustrazioni sulle divise e i costumi dell’epoca napoleonica (Le Uniformi dell’Armata Francese a Waterloo, I Costumi sotto la Rivoluzione e l’Impero, La Campagna d’Egitto di Bonaparte), come avesse voluto preparare dei modelli da mettere a disposizione di Jean Torton, per permettergli di realizzare al meglio quest’opera.


Bonaparte - La campagne d'Égypte. Casterman, 2008


Oltre al fatto di vedere Napoleone da un lato umano, il ché rischia però di rendere il dittatore francese fin troppo simpatico, un pregio della serie è l’essersi concentrati in modo dettagliato sui passaggi chiave della sua carriera senza aver tentato di raccontarne necessariamente ogni singola battaglia, cosa che, dati i lunghi tempi di realizzazione degli album francesi, avrebbe richiesto un periodo enorme per completare la storia.
La vita di Napoleone è invece stata qui suddivisa, in modo logico e sintetico, nelle sue parti essenziali: la giovinezza e gli studi militari, la carriera da generale e le prime conquiste, la presa del potere e l’espansione dell’impero. A queste tre potrebbe in teoria seguire una quarta parte, sul Napoleone sconfitto e in disgrazia.


La Bataille n. 1. Dupuis, 2012

Un’operazione contraria è quella di dedicare un ciclo di albi a una singola battaglia, come accade in una delle ultime serie su Napoleone e il suo esercito, La Bataille (La Battaglia), edita dalla Dupuis in tre album usciti dal 2012 al 2014, con i testi di Frédéric Richaud e i disegni di Ivàn Gil. La storia è tratta da un romanzo di Patrick Rambaud, ispirato a un progetto incompiuto di Balzac e vincitore in Francia di alcuni premi letterari.
Tutti e tre i volumi sono dedicati alla battaglia di Asperne e Essling, combattuta dalla Grande Armata di Napoleone contro gli Austriaci nel 1809, che viene qui narrata in modo dettagliato, sia nei retroscena e nelle tattiche dello stato maggiore di Bonaparte che nello scontro fisico vero e proprio tra le truppe. 


Napoleone, da La Bataille n. 3. Dupuis, 2014

 
Nel raccontarla, gli autori mettono in scena tutte le loro capacità narrative e grafiche, unendo al rigore storico anche un po’ d’umorismo grottesco. Il disegnatore Gil fa un ottimo lavoro, rispettando con precisione le caratteristiche dei personaggi reali e i costumi delle masse di soldati che muove sul campo di battaglia.
In questi casi, il vantaggio del fumetto sul cinema è di non avere problemi di budget. Infatti gli scenari e le forze coinvolte in quest’avvenimento storico furono abbastanza imponenti e ricostruirlo non è stato facile.
Per permettere all’esercito napoleonico di attaccare gli Austriaci prima che ricevessero rinforzi, fu necessario costruire sul fiume Danubio un ponte galleggiante lungo ottocento metri, il ché per l’epoca fu una notevole impresa dei genieri francesi. La battaglia, che lasciò sul terreno oltre quarantamila morti in due giorni, ebbe poi il macabro primato di essere considerata la prima grande carneficina nella Storia delle guerre moderne.
Tale bagno di sangue, insensato come ogni conflitto, fu ulteriormente inutile per il fatto che dopo trenta ore di combattimento non ci furono vincitori né vinti. Probabilmente Balzac scelse proprio questa battaglia anche per questo. Non si tratta qui di mostrare la vittoria di qualcuno, ma la guerra in tutta la sua assurda follia.
I tre episodi de La Battaglia in Italia sono stati raccolti in un unico volume cartonato a colori, uscito nel 2014 come n°17 della collana Historica curata dalla Magic Press e allegata alle riviste Panorama e Focus Storia.


Polemiche napoleoniche


In definitiva abbiamo visto, da questo nostro excursus, come alcuni fumettisti francesi che si sono occupati di Napoleone abbiano dimostrato qualche indulgenza verso le azioni del loro vecchio dittatore, probabilmente per quello stesso acritico amor di patria di chi oggi vuole vedere vincere a ogni costo la propria nazionale.
Lo stesso capostipite Arno, dal punto di vista italiano, può apparire come un collaborazionista che dimostra una totale indifferenza all’occupazione della propria patria e alla svendita ad altri re stranieri di regioni italiane come il Veneto e la Toscana, proprio quelle a cui dovrebbe sentirsi più legato, in quanto veneziano che di cognome fa Firenze. Ma sembra che queste considerazioni non sfiorino proprio gli autori francesi.
Se in una serie come I Dieci vengono mostrate la prigionia in terra straniera e le privazioni a cui sono stati sottoposti i prigionieri francesi, è infatti più raro che si mostrino le angherie e i soprusi compiuti nelle terre conquistate dall’armata francese, come da qualsiasi altro esercito d’occupazione in qualunque paese. 


Le Decalogue, vol. 9. Glénat, 2003
 

Ci sono però anche fumettisti francesi che hanno dato, delle guerre di conquista scatenate da Napoleone, un’interpretazione più critica. Lo si può vedere nelle scene finali del già citato secondo volume della serie Shandy, chiaramente ispirate a sentimenti pacifisti di condanna verso qualunque guerra, o anche nel nono volume della serie Il Decalogo, pubblicato dalla Glénat nel 2003, scritto da Frank Giroud e non a caso affidato per i disegni a Michel Faure (autore de I Figli dell’Aquila e quindi esperto dei costumi dell’epoca).
Alla fine dell’episodio, ambientato in Egitto nel 1798, assistiamo a una sollevazione popolare di uomini e bambini armati di sassi e bastoni contro gli occupanti, che è soffocata nel sangue senza pietà da quegli stessi soldati e cavalleggeri francesi che sostenevano d’essere venuti a liberare il paese dal dominio turco. 

 

Comunque, sembra che nessuno abbia ancora dedicato un fumetto a quelle che furono forse le peggiori atrocità commesse dalle truppe di Napoleone: le repressioni delle indomabili rivolte del popolo spagnolo durante gli anni tra il 1808 e il 1814, dopo una guerra che l’imperatore sosteneva d’aver combattuto per liberare la Spagna dalla pur terribile dittatura dell’Inquisizione, ma che in realtà finì come al solito per portare all’insediamento come nuovo re di uno dei suoi fratelli - il sedicente pacifista Giuseppe Buonaparte. All’epoca quelle esasperate violenze, ritorsioni e fucilazioni di massa, furono registrate fedelmente nelle incisioni di Francisco Goya della serie intitolata I Disastri della Guerra e in almeno un paio di suoi celebri dipinti.



Albi citati nell’articolo pubblicati in Italia in formato bonellide:


I Pirati di Barataria n. 1 (Serie Rossa n. 18). Cosmo, 2014


I PIRATI DI BARATARIA
Testi: Marc Bourgne
Disegni: Franck Bonnet
Prima e seconda stagione
Miniserie di tre numeri
Collana: Cosmo Serie Rossa dal n°18 al n°20
Formato: 96 pag. i primi due – 144 pag. il terzo – in bianco e nero
Editore: Cosmo
Date di uscita: dall’Aprile al Giugno 2014
Prezzo: € 3,00 i primi due - € 4,50 il terzo



Empire n. 1 (Serie Nera n. 10). Cosmo, 2014

EMPIRE
Testi: Jean-Pierre Pécau
Disegni: Igor Kordey
Prima stagione in un numero unico
Titolo: Il Generale Fantasma
Collana: Cosmo Serie Nera n°10
Formato: 160 pag. in bianco e nero
Editore: Cosmo
Data di uscita: Settembre 2014
Prezzo: € 5,00



I Dieci n. 2 (Serie Rossa n. 25). Cosmo, 2014


I DIECI
Testi e disegni: Éric Stalner
Miniserie di tre numeri
Collana: Cosmo Serie Rossa dal n°24 al 26
Formato: 112 pag. in bianco e nero
Editore: Cosmo
Date di uscita: dall’Ottobre al Dicembre 2014
Prezzo: € 3,40 l’uno


Andrea Cantucci


N.B. trovate i link alle altre parti dell'Angolo del Bonellide sulla pagina delle Cronologie & Index!