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martedì 21 novembre 2023

SECRET ORIGINS: MISTER NO 160 (295)

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire, per l'ultima volta, le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo. 


La collana della Gazzetta dello Sport giunge al termine con un balzo nel tempo; non solo saltando 136 albi della collana regolare, ma proponendoci un'avventura in "tempo reale" ovvero una cinquantina di anni dopo quelle narrate fino ad oggi. L'ultima frontiera, albo autoconclusivo di Michele Masiero e dei fratelli Di Vitto, uscito nel dicembre del 1999, presenta infatti un Mister No quasi ottantenne, ma ancora in gamba, pronto a festeggiare l'arrivo dell'ultimo anno del secondo millennio (il terzo millennio comincia solo nel 2001, al contrario di come molti pensavano all'epoca, ma anche tutt'oggi). Non manca però la presenza del Mister No trentenne; l'attempato Jerry racconta infatti al figlio di Phil Mulligan, arrivato a Manaus in "fuga" dagli States, per fare la stessa scelta di vita del protagonista, di come e quando lui arrivò in Brasile, e della sua prima avventura nel folto della giungla insieme allo "Zar", un russo che già si era stabilito nell'allora sonnolenta cittadina amazzonica. 
La scelta di chiudere questa collana con questa storia è tutto sommato azzeccata. Questo episodio chiude un cerchio, ritroviamo infatti anche l'agente di viaggio che consigliò al protagonista di stabilirsi a Manaus, apparso nella prima tavola di Mister No del 1975. Questa, a tutti gli effetti, è l'ultima (o quasi) avventura di Mister No biograficamente parlando, mai raccontata. Le altre storie col Mister No "dei giorni nostri" risalgono al 1982, all'1985 e al 1993, tutte in compagnia del Detective dell'Impossibile. Sempre sulle pagine di Martin Mystère, il vecchio Jerry ha fatto due ulteriori fugaci apparizioni nel 2000 e nel 2003, ormai ottantunenne.


La copertina originale, come già detto è del 1999 ed è stata utilizzata anche dalle edizioni If nell'agosto del 2019, con i colori rivisti e corretti, come copertina del volume 148 della loro ristampa della serie dedicata al pilota amazzonico.


Qualche anno prima, nel maggio 2008, l'editore serbo Veseli Četvrtak, aveva usato questa cover per il quarto numero della sua collana dedicata a Jerry Drake.


Infine anche la casa editrice Turca Lal Kitap decise di usare questa copertina per l'89° numero della sua collana Yeni Mister No.


Chiudiamo con la cover del vero numero 160 che non abbiamo visto in questa collana, L'oro del fiume, un'avventura di Sclavi e Bianchini che si sarebbe conclusa nel numero successivo. Peccato non poterla leggere, così come le altre successive con la trasferta africana. E' stata comunque una bella cavalcata, che è andata ben oltre le aspettative, ma che, ahinoi, stavolta è giunta  davvero al termine.  
 

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index.  

venerdì 17 novembre 2023

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 175

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Su Tex Classic 175 troviamo ristampate a colori 192 strisce, pubblicate in origine sui numeri dal 17 al 20 della Serie Cobra, la 35a di Tex nel formato originale, usciti tra marzo e aprile del 1966. Le stesse pagine sono state ristampate per la prima volta nel formato bonelliano a cavallo tra il numero 82 e 83 della serie principale di Tex, rispettivamente dell'agosto e del settembre 1967. Il titolo del Classic, La vendetta di Red Horn, è quello del diciannovesimo albo della Serie Cobra, ultimo capitolo de I Cacciatori di bisonti, la storia di Gianluigi Bonelli e della coppia Galep-Muzzi che narra dell'incontro tra il nostro ranger e Buffalo Bill.  La copertina di Claudio Villa scelta dalla redazione proviene invece dal nuovo millennio, e precisamente dall'agosto 2004, quando apparve come miniposter in appendice a Tex Nuova Ristampa 117. 
L'immagine ha un'attinenza alla copertina originale della striscia che da il titolo all'albo, dato che anche in quel caso Tex giunge sulla scena di un massacro indiano, con gli avvoltoi pronti a banchettare. La copertina dell'albetto a striscia venne utilizzata poi anche come cover della 189a raccoltina della serie rossa.



L'illustrazione di Claudio Villa utilizzat come copertina di questo Classic, in realtà è riferita alla parte iniziale dell'episodio A sud di Nogales, di Bonelli padre e Ticci, pubblicato su Tex 199, nel maggio del 1977; episodio, tra l'altro, riproposto nel settembre di quatto anni fa sulla collana "alla francese", di Aquila della Notte in una inedita disposizione su 4 strisce, grazie alla quale la redazione bonelliana riuscì a ridurre la foliazione dalle 97 pagine originali alle 72 del cartonato d'"autore".  
L'illustrazione di Villa si ritrova in Tex Edição Histórica 95, l'albo brasiliano della Mythos che per primo ha trasformato quel disegno del Maestro comasco in copertina.


Oltre alla cover di Tex 82, di cui abbiamo parlato nella precedente puntata, l'unica copertina galleppiniana di cui potremmo parlare legata a questo albo è quella di Tex 83, Il passato di Tex, ma avremmo occasione di  conoscerne le origini nella puntata 178.

Prima di chiudere, perciò, recuperiamo una cover iconica di Tex di cui avremmo già dovuto parlare nelle puntate 129 o 130, ma che avevamo ignorato in attesa che venisse utilizzata come cover del Classic. Si tratta della cover del numero 59: Duello all'alba.


Francesco Bosco e Mauro Scremin nel loro primo volume di Western all'italiana ci rivelano che Aurelio Galleppini per la cover di Tex 59 si ispirò all'illustrazione di Carl Hantman realizzata per  la copertina del romanzo Tombstone Showdown di Leslie Scott, edito dalla Pyramid Book nel 1964.


Dopo la copertina di Duello all'alba, l'immagine di Gelep è riapparsa in Italia in svariate occasioni, a partire dalle due ristampe ufficiali Tutto Tex e Tex Nuova Ristampa. Nella prima delle due cover, cambia molto la proporzione tra Tex e gli avversari, facendoli sembrare più vicini; nella seconda i tre sfidanti tornano al loro posto. Il Tex dei questa cover, nella sua colorazione originale con dettagli rossi, appare anche, scontornato, nella copertina del 21° volume della collana Tex 70 anni di un mito, uscita come collaterale del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport. Nella stessa versione estrapolata dalla cover, ritroviamo Aquila della Notte, anche in costola dei raccoglitori delle strisce anastatiche e dei fascicoli ad essi allegati, attualmente in uscita  sempre con Gazzetta dello Sport


L'unica edizione straniera che abbiamo rintracciato per questa cover è quella spagnola della Buru Lan, dai colori completamente stravolti.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index.

domenica 12 novembre 2023

SECRET ORIGINS: MSTER NO 159

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.


Si conclude nelle prime 39 tavole del volume di Gazzetta il Viaggio all'inferno di Jerry e compagni nella regione del Pantanal. Alla spedizione esplorativa sopravvivono solo Mister No, il suo cliente Raffles e il giovanissimo Moacyr. La Rosas dos ventos,  la nave che abbiamo imparato a conoscere nei quattro albi precedenti, come si intuisce dalla cover di Diso, finisce bruciata dal suo ex capitano Teixeira, finora creduto morto, reso folle dalla sua permanenza forzata e prolungata nel cuore della foresta. 
Volgendo al termine della collana, e ospitando il prossimo albo una storia autoconclusiva, le pagine restanti del volume sono occupate da sei storie brevi, pubblicate originariamente nel decennio tra il 1986 e il 1995 e qui, in alcuni casi, presentate per la prima volta a colori. Le sei brevi e brevissime (addirittura una sola tavola) avventure sono tutte opera di Nolitta e Diso.

Tornando alla storia principale del volume segnaliamo che la cover dell'albo originale datata agosto 1988, è eccezionalmente la quinta copertina dedicata all'avventura nel Pantanal, mentre, a ragion di logica, e secondo una regola bonelliana non scritta, la cover dell'albo sarebbe spettata alla storia, delle due pubblicate, che occupava più pagine interne; in questo caso una storia di Sclavi e Bianchini che non vedrete mai su questa collana in quadricromia. La cover del numero 159 registra, poi, la seconda consecutiva apparizione di Capitao Teixeira, che divenne così, in quel momento, uno dei personaggi più pubblicati in copertina dopo il protagonista, quasi alla pari di comprimari del calibro di Esse-Esse (all'epoca a quota 3 apparizioni su 159 covers).  
L'immagine di Diso venne scelta, nel dicembre di dieci anni fa, anche dai tipi della If, in occasione dell'80° volume della ristampa da loro curata.

 

Il primo paese fuori dai confini nazionali a pubblicare questa cover fu la Jugoslavia; nei primi anni Novanta infatti sul numero 910 della collana antologica Lunov Magnus Strip venne utilizzata questa cover per l'albo intitolato La vendetta  di Capitan Teixeira


La stessa copertina fu scelta, tra le cinque disponibili, dalla Libellus per il volume 71 della collana cronologica croata che raccoglie le avventure complete del personaggio. Sicuramente questo è il volume più corposo della serie. Il titolo del tomo, uscito nel febbraio del 2016, è quello del primo albo dell'avventura: Sfida al Pantanal.


Con questa cover, completamente ricolorata, si chiude anche la prima avventura pubblicata sulla collana brasiliana della Mythos dedicata a Mister No.


Tornando alle storie brevi di questo volume segnaliamo che alcune hanno avuto anche una... copertina. L'avventura apparsa nel dicembre del 1992 sul numero 98 di Comic Art, per esempio, portava in dote alla testata principale dell'omonima casa editrice anche un'inedita copertina di Diso.


Ebbene: quella illustrazione ha avuto diverse "vite", editorialmente parlando. Dopo essere apparsa sulla rivista di Rinaldo Traini, venne utilizzata nell'ottobre 2015 dalla Bonelli anche per l'Almanacco dell'Avventura commemorativo per i quarant'anni del personaggio.
Ancor prima era nel giugno 1995 stata realizzata da Diso una variante di quella illustrazione, con il protagonista abbigliato col nuovo look scelto per il suo periodo "on the road", come frontespizio della serie principale a partire dal numero 241. L'illustrazione torna amazzonica e molto più simile all'originale di Comic Art, col rientro in Brasile di Jerry, raccontato su Mister No 273 (febbraio 1998).


La bella illustrazione di Diso ha avuto anche una vita da manifesto; è stata anche utilizzata infatti a tale scopo, a Lucca, per pubblicizzare una mostra dedicata al personaggio nel 2015.


L'altra copertina con Mister No da segnalare è quella legata al volume scritto da Gianni Brunoro per l'Anafi Un editore la nuova avventura del 1993, che contiene la prima apparizione, in bianco e nero, di Garimperos!, la prima delle sei storie brevi ospitate da questo volumetto della Gazzetta dello SportLa copertina realizzata da Claudio Villa, presenta più personaggi: il nostro Jerry, essendo il primo nato della nuova generazione di eroi bonelliani è in primo piano.
 

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index.  

lunedì 6 novembre 2023

SECRET ORIGINS: MISTER NO 158

di Saverio Ceri

Approfittando dello spunto datoci delle uscite settimanali della collana cronologica, a colori, collaterale alla Gazzetta dello Sport, andiamo a scoprire le copertine originali di Mister No, le loro eventuali fonti di ispirazione e le loro vicende editoriali in Italia e nel mondo.


Volge al termine l'avventura nel Pantanal di Nolitta e dei fratelli Di Vitto. Jerry e Raffles sono prigionieri di Getulio Vieira, che li vuole offrire in "dono" allo Zagaiero, perché possa vendicarsi dei presunti torti subiti da Mister No e soci tra il numero 155 e 156. In soccorso dei due americani arriva l'equipaggio della Rosas dos ventos, che è sfuggito all'agguato degli uomini di Vieira nella prima pagine dell'albo. L'azione dello sparuto gruppo non sarà senza conseguenze, oltre allo zagaiero e dei suoi uomini perde la vita anche Raimundo, un altro dei ragazzi dell'equipaggio. Gli uomini della Rosas dos ventos sono ora rimasti solo in cinque, e la loro odissea non è ancora finita. Altri lutti arrivano nelle pagine finali quando nella notte l'imbarcazione viene attaccata dal suo ex capitano Texeira, abbandonato anni prima nella giungla e sfigurato da un incontro troppo ravvicinato con i piranhas.


La copertina originale è  del luglio 1988, e online si può trovare, grazie al collezionista Aleksandar, pure l'illustrazione di Roberto Diso utilizzata per questa cover. Da apprezzare come, grazie al sapiente dosaggio delle chine, l'autore romano riesce a farci percepire la luce del faro, anche in un disegno in bianco e nero.  


La copertina era già riapparsa nelle edicole italiane in occasione della Raccolta Mister No 46, l'albo che riportava in edicola, ricopertinate, le rese dei numeri 158 e 159 della serie regolare dedicata a Jerry Drake.


Fuori dai confini nazionali la prima apparizione di questa cover è stata in Jugoslavia sul numero 909 di Lunov Magnus Strip, con praticamente il solito titolo italiano, e con nuovamente, dopo la "dimenticanza" del numero precedente, l'occultamento del quadrifoglio sulla spalla del protagonista. 


La seconda e ultima apparizione oltreconfine di questa immagine è quella brasiliana della Mythos, completamente ricolorata per la copertina del numero 3 della collana dedicata al pilota amazzonico dall'editore carioca.


Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire o riscoprire, anche le precedenti puntate di Secret Origins dedicate al Tex Classic e a Mister No in Cronologie & Index.  

venerdì 3 novembre 2023

“ENIGMA FRANJU: IL CINEMA DI GEORGES FRANJU”

di Massimo Capalbo

Il mio amico Giorgio Vernocchi, esperto cinefilo e titolare del blog Quando lacittà dorme (nome che è un omaggio all'omonimo e bellissimo noir di Fritz Lang del 1956), ha da poco scritto e pubblicato il suo primo libro: EnigmaFranju: Il cinema di Georges Franju. Come si evince dal titolo, si tratta di un saggio sulla filmografia di Georges Franju (1912-1987), uno dei più eclettici registi francesi. È stato per me un piacere, nonché un onore, scrivere la prefazione di questo libro, che potete leggere qui di seguito:




PREFAZIONE: LA DESTABILIZZAZIONE DEL “NORMALE”

Occhi senza volto” è un pezzo di rivoltante, ruffiana, depravata spazzatura. Ci si chiede cosa pensasse il censore, il giorno in cui ha dato a questo film il certificato X (il certificato che, fino al 1963, impediva nel Regno Unito l'accesso in sala ai minori di 16 anni, Nda). Avrebbe dovuto ordinare di bruciarlo in pubblico in Charing Cross Road. E, in cima al fuoco, avrebbe dovuto gettare i creatori del film, e coloro che hanno ritenuto opportuno farlo uscire in Gran Bretagna.

Così, il 29 gennaio 1960, il quotidiano londinese "Daily Herald" recensiva quello che è oggi considerato non solo il capolavoro di Georges Franju, ma uno dei migliori film horror di sempre, una pietra miliare del genere.

Bisogna dire, tuttavia, che, a parte Occhi senza volto, il resto della produzione di Franju produzione che copre ben cinque decenni non ha ricevuto finora l'attenzione che meritava. Come si legge nell'Introduzione del presente libro, il regista francese è stato trascurato dalla critica, persino da quella del suo Paese. In Italia, com'era prevedibile, su Franju si è scritto ancora meno, e questo rappresenta una ragione più che sufficiente, ma non certo l'unica, per leggere il saggio di Giorgio Vernocchi.


Georges Franju (1912-1987)


L'autore si propone di risolvere ciò che ha scelto come titolo della sua opera: l'enigma Franju, per l'appunto. Tale enigma, che probabilmente spiega la succitata indifferenza dei critici, consiste nell'evidente disomogeneità della filmografia del réalisateur bretone. Essa, infatti, è composta quasi in egual misura da lungometraggi e cortometraggi, da opere ispirate ai grandi autori letterari e ai feuilleton, da prodotti per il grande schermo e prodotti televisivi, da documentari e da racconti con elementi apertamente fantastici, in una serie quasi infinita di contrapposizioni.

La risoluzione dell'enigma è condivisibile (naturalmente, non intendo rivelarla qui), così come appassionante è l'”indagine” compiuta da Vernocchi, ossia la dettagliata analisi dei 32 film di Franju, a cominciare dai già menzionati cortometraggi. Tra di essi, spicca il disturbante Le Sang des Bêtes (1949), un documentario sui mattatoi della periferia parigina che è un pugno allo stomaco in grado di mettere KO lo spettatore più scafato ancora oggi, dopo oltre settant'anni. La morbida e densa fotografia in bianco e nero non attenua affatto l'estrema crudezza delle immagini, che comprendono sgozzamenti, decapitazioni e scuoiamenti; insomma, la “normale” quotidianità dei macellai. Eppure, c’è del rispetto, profondo rispetto, del regista per questi lavoratori, nonostante il risultato della loro opera ci metta a dir poco a disagio.



Le Sang des Bêtes (1949)


Un altro memorabile cortometraggio è Mon chien, che narra la triste sorte del pastore tedesco Pierrot. Mon chien che di sicuro contribuì, assieme a Le Sang des Bêtes, a far guadagnare al Nostro l'etichetta di “cineasta della crudeltà” è intriso di quell’equilibrio tipico di Franju, per cui si può dire che è straziante, eppure in modo sobrio e discreto. Da notare, prosegue Vernocchi, che il tema civico dell’opera, la condanna dell’abbandono degli animali da parte dell’uomo, è esplicita e consapevole e il film […] è del 1955, praticamente venti o trent’anni in anticipo sulle campagne che furoreggeranno in giro per il mondo in seguito.

Dai corti si passa quindi ai lungometraggi, tra i quali è d'obbligo citare La fossa dei disperati (1958), Il delitto di Thérèse Desqueyroux (1962), L'uomo in nero (1963) e, ovviamente, il bellissimo Occhi senza volto (1960). Nel libro viene menzionata spesso la contraddittoria definizione che la regista e critica Claire Clouzot (nipote del grande Henri-Georges Clouzot) diede del cinema di Franju: “realismo fantastico”. Secondo Vernocchi, e non si può che essere d'accordo con lui, Occhi senza volto è proprio l'esempio più compiuto di questa peculiare cifra stilistica. La vicenda narrata che vede uno stimato chirurgo, il dottor Génessier (Pierre Brasseur), rapire, con l'aiuto della sua assistente Louise (Alida Valli), delle giovani donne per staccare loro la pelle del viso e trapiantarla su quello, orrendamente sfigurato, della figlia Christiane (Édith Scob) è immersa in un'atmosfera onirica, ma al tempo stesso è pervasa da una freddezza quasi documentaristica (si pensi alle sequenze delle operazioni chirurgiche). Franju riesce, da un lato, a trattare l'irreale con un massimo di realismo, come disse Jean Cocteau; e, dall'altro, scrive Paolo Mereghetti, trae l'anormale e il terrificante da situazioni quotidiane (e in tal modo, la 2CV di Louise diventa un segnale di morte).


Occhi senza volto (1960)


Il “realismo fantastico” di Franju, unito al suo equilibrio, al talento visionario e all'ansia libertaria (particolarmente significativa, in questo senso, la potente denuncia dell'istituzione manicomiale che sta al centro de La fossa dei disperati) fanno di lui un regista unico, un autore forse non imprescindibile, ma di sicuro dall'indiscutibile valore.


Massimo Capalbo


N.B. Potete trovare i link alle altre novità su Interviste & News!

SECRET ORIGINS: TEX CLASSIC 174

di Saverio Ceri
con la collaborazione di Francesco Bosco e Mauro Scremin

Bentornati a Secret Origins l'appuntamento quattordicinale che ci conduce alla scoperta delle origini delle copertine di Tex Classic e di eventuali altre cover ispirate alle pagine a fumetti dell'albo in edicola.


Su Tex Classic 174 troviamo ristampate a colori 192 strisce, pubblicate in origine sui numeri dal 15 al 17 della Serie Cobra, la 35a di Tex nel formato originale, usciti a marzo del 1966. Le stesse pagine sono state ristampate per la prima volta nel formato bonelliano sul numero 82 della serie principale di Tex, dell'agosto del 1967. Il titolo del Classic, Buffalo Bill, è quello del diciassettesimo albo della Serie Cobra, secondo capitolo de I Cacciatori di bisonti, la storia di Gianluigi Bonelli e della coppia Galep-Muzzi che narra dell'incontro tra il nostro ranger e il famoso personaggio storico. La copertina di Claudio Villa invece fa riferimento a un episodio uscito  tra il 1980 e il 1981, I guerrieri venuti dal Nord di Nolitta e Galep, pubblicato sulla serie principale di Aquila della Notte a partire da Tex 242. L'illustrazione è apparsa per la prima volta come miniposter allegato a Tex Nuova Ristampa 153 nel febbraio 2006.


L'immagine di Villa che fa da copertina a questo Classic venne utilizzata per la prima volta come cover, circa un anno dopo, dalla brasiliana Mythos per il numero 8 de Os Grandes Clássicos de Tex nell'aprile del 2007


La copertina scelta dalla redazione per questo numero, come spesso accade, non è molto attinente al contenuto dell'albo. Non si ritrova infatti, in nessuna delle 64 tavole interne, Tex coinvolto in un duello tra le strade di in una cittadina del selvaggio west. Eppure sarebbe bastato scegliere il miniposter giusto, quello disegnato da Villa per la parte iniziale dell'avventura con Buffalo Bill e pubblicato in appendice a Tex Nuova Ristampa 47 del gennaio 2000, utilizzato poi, sempre dalla brasiliana Mythos, come cover del numero 43 di Tex Edição Histórica 
nel giugno dello stesso anno.  

In realtà ad essere pignoli, all'inizio della storia a guardare col binocolo dagli spalti di un fortino è Kit Carson e non Tex, ma si sa: il protagonista deve essere sempre presente in copertina, e quindi al povero Kit è toccato cedere il posto.


L'immagine in questione, tra l'altro è stata già utilizzata in Italia come copertina, ma non dalla Bonelli. La sfruttarono infatti i tipi di Repubblica per il numero 39 de Le Grandi Srorie di Tex, l'ultima collana collaterale dedicata al ranger del quotidiano del gruppo Gedi.


Le pagine contenute in questo Classic hanno ispirato inoltre altre due copertine. 
La prima proviene da una collana legata a doppio filo con il Classic, la Collezione Storica a Colori di Repubblica, e, curiosamente ancora una volta, come per la cover precedente, per il numero 39 di una serie. L'albo in questione è dell'ottobre del 2007 e si apre con un immagine di Claudio Villa che sintetizza lo storico incontro tra Tex e Buffalo Bill pronti a far fuoco. I lettori possono scoprire come andò a pagina 63 del Classic in edicola.


Villa indubbiamente, visto l'abbigliamento di Buffalo Bill e la posizione di Tex, trasse ispirazione dalla copertina della striscia che prestò il titolo al volume di Repubblica, ma pure a questo Classic.


La copertina della striscia firmata da Galep, venne riutilizzata, sempre con lo stesso titolo per la 188a raccoltina della Serie Rossa, con alcune varianti di colore. 


La seconda copertina legata a questa storia è ovviamente quella della serie regolare di Tex che ripropose l'avventura che racconta dell'incontro tra il ranger bonelliano e Buffalo Bill, il numero 82 intitolato La sfida. Galep per questa copertina sposta il faccia a faccia all'interno di un saloon. 

Il motivo di questo spostamento ce lo hanno svelato Francesco Bosco e Mauro Scremin nei loro volumi di Western all'italiana. La fonte di ispirazione di Galep per questa cover è principalmente una illustrazione dell'inglese Robert A. Osborne, in particolare la posizione di Buffalo Bill e ripresa da questa illustrazione.


La posizione di Tex invece proviene da una striscia di Gun Law di Harry Bishop.  


Qui sotto in questa sovrapposizione parziale vediamo le due fonti e il risultato finale in contemporanea.


Dopo la prima apparizione la copertina di Galep è tornata nelle edicole italiane in occasione di Tutto Tex e Tex Nuova Ristampa. A parte il colore della camicia del protagonista che torna del suo giallo classico, da notare di come sia stata ridisegnata la posizione delle gambe dei due avversari nella Nuova Ristampa. La modifica credo sia dovuta per un paio di motivi: per rendere logica la posizione di Tex rispetto al bancone (i piedi non potevano essere cosi distanti dalla base se il gomito stava appoggiato sul piano); e per distanziare i due personaggi, che a logica dovrebbero essere divisi da alcuni metri, ma che graficamente quasi si sovrapponevano nelle due precedenti stesure.
 

La copertina del numero 82 è apparsa in Brasile in ben tre diverse pubblicazioni con tre titoli differenti e tre camicie differenti. Le prime due edizioni sono della Editora Vecchi  e risalgono agli anni Settanta. La terza della Globo è per la collana Tex Coleção.


In Europa le prime versioni sono quella jugoslava e quella francese, molto fedeli all'originale galleppiniano.


Merita una citazione, tra le edizioni straniere quella turca di Super Teks, pubblicato dall'editore Çetin Karakoç. Qui troviamo dopo l'illustrazione di Osborne/Bishop, reinterpretata da  Galleppini anche la versione di Yücel Köksal.

Saverio Ceri

N.B. Vi invitiamo a scoprire anche le precedenti puntate di Secret Origins in Cronologie & Index.