martedì 23 gennaio 2018

LA BREVE AVVENTURA DELLA TOWER COMICS

di Pierangelo Serafin

Splash page (art by Steve Ditko)

I lettori italiani appassionati del genere supereroistico cresciuti negli anni Sessanta hanno una visuale completamente falsata di quella che fu la timeline originale statunitense che riguardava le due principali case editrici - cioè la National Periodical Publications (in seguito D.C. Comics) e la Marvel Comics Group. Quando i personaggi di quest’ultima (conosciuta anche come “Casa delle idee”) approdarono in Italia nel 1970 la Silver Age era appena finita e l’editore storico della National nel nostro paese (la Mondadori) aveva appena chiuso le testate di “Batman” e “Superman”; quest’ultima che per anni mantenne la denominazione “Albi del Falco/Nembo Kid” era stata pubblicata ininterrottamente dal 1954. Quindi nel nostro Paese non ci fu mai un riscontro parallelo della dualità tra le due major che caratterizzò la seconda parte della Silver Age (che fu uno dei periodi più amati edaltrettanto discussi della storia dei comic); però si ebbe la possibilità di vedere in tempo reale il terzo polo supereroistico americano di quell’epoca, cioè gli eroi della Tower Comics che trovarono ospitalità in un paio di testate dei Fratelli Spada.

Splash page (art by Gil Kane)


T.H.U.N.D.E.R.

La Tower Comics fu il breve esperimento nel campo dell’editoria fumettistica operato dalla Tower Publications, una casa editrice specializzata in fantascienza, fantasy ed editoria popolare come romanzi per soli uomini. La linea dedicata ai comic venne affidata al tribolato genio di Wally (Wallace Allan) Wood che era reduce dall’esperienza in Marvel sugli albi di Daredevil. Con Len Brown e Larry Ivie Wood creò, sul finire del 1965, i T.H.U.N.D.E.R. Agents; un colorito gruppo di supereroi alle dipendenze nientemeno che delle Nazioni Unite dediti a combattere tanto la minaccia comunista quanto un’associazione di alieni che vuole impossessarsi del nostro pianeta. The Higher United Nations Defense Enforcement Reserves è probabilmente il più lungo acronimo mai utilizzato nella storia dei comic e per motivi di praticità da qui in avanti faremo a meno dei puntini quando utilizzeremo la parola Thunder.
Una passione decisamente anglosassone quella degli acronimi se pensiamo ai vari U.N.C.L.E. (United Network Command for Law and Enforcement), S.H.I.E.L.D. (Supreme Headquarters, International Espionage, Law-enforcement Division) o S.H.A.D.O. (Supreme Headquarters Alien Defence Organisational quale effettivamente manca la “W” finale sebbene nel logo vi sia un’ombra, umana o aliena che sia, proiettata sulla parete), tanto per fare qualche esempio.
La serie dei Thunder Agents durò per venti numeri che vennero pubblicati tra il novembre del 1965 e il novembre 1969 anche se in realtà nei primi due anni uscirono ben diciassette albi mentre nei restanti due anni solamente tre albi, di cui l’ultimo totalmente dedito a ristampe, fatta esclusione di una breve storia composta da cinque tavole.

Splash page (art by Mike Sekowsky)


I MIGLIORI ARTISTI

Ma cosa rende leggendari e ancora protagonisti di ristampe e saggi i personaggi dell’impresa editoriale dei tipi della Tower Comics a distanza di oltre cinquant’anni dalla loro prima apparizione? Sicuramente la scuderia di artisti che mise insieme Wally Wood per creare un'alternativa o quantomeno una credibile concorrenza alle due major.
Alla creazione grafica delle storie (tutto sommato ordinarie nei contenuti come visto in precedenza) troviamo disegnatori del calibro di Gil Kane, Mike Sekowsky, George Tuska, Steve Ditko, Dick Ayers e tanti altri ancora che in quegli stessi anni avevano contribuito al successo di numerosi personaggi e collane proprio delle due principali major.
Molti personaggi ricalcano inevitabilmente archetipi e stereotipi già esistenti in casa D.C. o in casa Marvel come NoMan che è simile tanto al Robotman della National quanto alla Visione della Timely (appartenenti alla Golden Age) in quanto si tratta di un androide che ospita il cervello di uno scienziato che non si è rassegnato alla malattia ed alla morte, Dynamo che deve i suoi poteri a una cintura che lo rende capace di grandi prodigi quasi quanto Superman ma solo per mezz’ora un po’ come lo Hourman sempre della National oppure Lightning che ovviamente è un velocista come Flash o Quicksilver ma non può abusare del suo potere per non rischiare un invecchiamento precoce.


Splash page di una storia corale dei Thunder Agents pubblicata nel n. 8


Ai tre personaggi menzionati vanno aggiunti Menthor (che dopo poche apparizioni morirà, e nella storia dei comic moderni è il primo eroe al quale capita quella sorte drammatica), The Raven, Vulcan e la Thunder Squad, composta da cinque membri non dotati di superpoteri. Tutti questi personaggi condividono le sessantaquattro pagine per 25 centesimi che compongono ogni uscita e per ogni numero ci sono cinque o sei storie. Le storie sono infatti mediamente composte di dieci/dodici pagine nelle quali gli eroi spesso si incontrano fra di loro collaborando alla riuscita delle varie imprese. Oltre alle storie venivano spesso pubblicate singole schede in stile pin-up dei vari personaggi; tanto degli eroi quanto dei loro antagonisti. L’offerta era dunque ricca e stimolante. Sul primo numero, per esempio, si potevano trovare Wally Wood, Reed Crandall, Gil Kane, George Tuska , Mike Esposito, Mike Sekowsky, Frank Giacoia e Dan Adkins. Malgrado la qualità degli artisti gli albi dei Thunder Agents non conquistarono mai il cuore dei ragazzi americani di quel tempo salvo poi essere rivalutati anni dopo come dimostra la serie di ristampe curate e l’apparato filologico che si può trovare tanto in rete quanto in alcuni saggi pubblicati oltreoceano.

Copertina del terzo numero (di quattro) della serie dedicata a Dynamo

Uno dei motivi dell’insuccesso pare sia riconducibile al costo degli albi giudicato troppo elevato dagli stessi edicolanti che si rivelarono mal disposti a esporre il materiale della Tower che, per la peculiarità della propria storia editoriale (piccoli volumi e trade paperback), era infatti più propensa alla produzione di materiale maggiormente corposo di quanto non fossero i comic dell’epoca che si erano standardizzati a trentadue pagine per 10/12 centesimi.
In Italia le avventure dei Thunder Agents trovarono ospitalità sia nella collana “Avventure Americane/L’Uomo Mascherato” a partire dal numero 198 datato 18 settembre 1966 (in appendice e nel formato ridotto tipico dell’albo di cm. 15,3 x 21,5) sia in una collana durata solo sei numeri dal dicembre 1966 al giugno 1967 (stavolta in formato quasi simile al comic book cioè cm. 17,2 x 24,2) denominata “Albi Flash/Squadra Tuono”. La testata comincerà a pubblicare le avventure dei Thunder Agents a partire dal numero 6 originale, che è appunto la copertina del primo numero, e lo pubblicherà integralmente anche se le storie non seguono la sequenza originale. Nei numeri successivi le storie verranno pubblicate un po’ in ordine sparso cosicché la storia relativa alla morte di Menthor, pubblicata originariamente sul numero successivo all’albo d’esordio, ovvero sul numero 7 della serie originale, vedrà la luce soltanto sul numero 4. Le pagine di questi fascicoli erano sessantaquattro come quelle degli albi originali, tutte a colori e per sole 100 lire; un affare se pensiamo che la testata di “Batman” della Mondadori, uscita proprio nello stesso mese, era esclusivamente in bianco & nero e aveva solo quarantotto pagine per il medesimo prezzo. Una volta chiusa questa breve serie le avventure degli eroi della Squadra Tuono tornarono in appendice a quelle dell’Uomo Mascherato.

La copertina di produzione nostrana nell'inconfondibile stile pittorico di Mario Caria di "Avventure americane / L'Uomo Mascherato" (il n. 198) nel quale venne pubblicata la prima storia dei Thunder Agents

Il primo numero di "Albi Flash / Squadra Tuono"

Due pagine interne del primo albo dedicato alla Squadra Tuono con una delle caratteristiche schede e la splash page della storia

Recentemente la IDW Publishing (casa specializzata in ristampe e riproposizioni di materiali d’annata con risultati di grande qualità) ha pubblicato, tra l’agosto 2013 e il novembre 2015, tutto questo materiale insieme agli otto albi delle testate dedicate a Dynamo e No-Man (quattro numeri cadauno per i due elementi di spicco dell’eterogenea associazione) in sei volumi brossurati da oltre duecento pagine al prezzo di copertina di $ 29.90 cad..

Copertina e quarta di copertina del primo volume di ristampe della IDW

Copertina di "Comic Book Artist" n. 14 pubblicato da Twomorrows  in data luglio 2001

Quelli precedentemente pubblicati dalla D.C. Comics tra il gennaio del 2004 e il novembre del 2005 furono invece sei numeri della prestigiosa collana “Archives” (quindi dei cartonati) dal costo di circa $ 50 cad. ai quali si aggiunse, molto tempo dopo, nel 2011, un settimo volume che conteneva la miniserie denominata “Wally Wood ‘s T.H.U.N.D.E.R. Agents” di cinque numeri uscita a metà anni Ottanta per i tipi della Deluxe Comics nella quale si tentò di rinverdire i brevi fasti degli eroi della ormai defunta Tower Publications.
Sempre nel periodo 2011/2012 la stessa D.C. ne tentò il rilancio pubblicando due nuove serie (la prima di dieci e la seconda di sei numeri) che però non ebbero alcun riscontro e così i diritti dei personaggi finirono alla IDW Publishing che pubblicò le ristampe del materiale classico di cui sopra.

Copertina di "Thunder Agents" n. 14 (aprile 1967)

One Shot della DC Thunder Agents 100-page spectacular (febbraio 2011), ristampa del n. 12 originale, che sarebbe dovuto essere l'antipasto di una serie di ristampe economiche brossurate denominata "Thunder Agents Chronicles", prima annunciata sul sito della casa editrice ma mai uscita. Curioso notare come la firma di Wally Wood si sposti dal lato destro, nel quale si trova sull'albo originale, al lato sinistro della copertina della ristampa (per far post al bar-code)


Pierangelo Serafin

N.B. Trovate i link agli altri articoli "storici" su Cronologie & index!

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