giovedì 27 luglio 2017

L'ANGOLO DEL BONELLIDE (XXVII): UNO SPIRITO CHE RITORNA SEMPRE - LE MILLE RESURREZIONI DELLO SPIRIT DI WILL EISNER (II parte - 1946/1952)

di Andrea Cantucci

Ritorna l'Angolo del Bonellide del nostro Kant con la seconda parte del corposo e interessante pezzo dedicato a lo Spirit di Will Eisner. Il capolinea sarà la recente edizione in formato Bonelli della Cosmo, ma intanto godiamoci la seconda tappa del viaggio: Andrea ci racconta stavolta delle vicissitudini editoriali dell'eroe mascherato nell'immediato dopoguerra.  (s.c. & f.m.)

1945-1952: Lo Spirit del dopoguerra

Una volta congedato, verso la fine del 1945 Eisner tornò a lavorare a Spirit, risollevandone rapidamente la qualità a livelli ancora più alti di prima, in quella che si può considerare come la prima vera resurrezione di un eroe nato appositamente per morire e poi risorgere. Fu ben presto chiaro che l’autore non intendeva per nulla ripetersi, ma operò delle accurate scelte di cosa cambiare o conservare del periodo precedente.
Recuperò innanzitutto certe piccole tradizioni che si erano perse durante la sua assenza, come l’abitudine che aveva cercato di introdurre tra il ’40 e il ‘41 di dedicare gli episodi prossimi al 25 Dicembre allo Spirito del Natale e quelli vicini al 31 Ottobre ad Halloween (ben prima che ci pensassero gli autori dei Simpson). 


prima Spirit Section di Halloween (1941)
Riprese in mano la serie proprio con una storia natalizia, di quelle alla Dickens in cui infondeva umanità e speranza facendo intenerire anche i peggiori criminali davanti alla sorte dei più sfortunati. Nell’ultima storia del 1945 raccolse invece alcuni vecchi nemici di Spirit da lui creati che non si vedevano dal ‘42, compreso l’arcinemico Squid, e dopo averli fatti riapparire se ne sbarazzò, come per salutarli e voltare pagina.


Spirit Section 311 (1946) - colori anni '80
In questo suo secondo ciclo Eisner riprese a sperimentare soluzioni sempre più originali nella composizione delle tavole, soprattutto nelle grandi vignette d’apertura che fungevano da copertine degli inserti di Spirit, in cui la grafica del nome dell’eroe è parte integrante delle scene disegnate e cambia ogni volta senza una posizione fissa. Anche se le splash page introduttive non sono state inventate da lui, Will Eisner è stato colui che più di ogni altro ne ha dimostrato tutte le potenzialità espressive nei modi più raffinati. Ma l’originalità grafica delle prime pagine di Spirit, che non si ripetevano mai, era un’altra tradizione che nei tre anni della sua assenza aveva finito per essere risolta un po’ troppo frettolosamente, se non quasi del tutto tralasciata.
Spirit Section 341 (1946) in versione simil-originale e in quella  Corno anni '70



Spirit Section 474 (1949)

Spirit Section 411 (1948) - colori europei da Comic Art n°31



Spirit Section 489 coi colori originali del 1949 e ricostruiti per  Gli Archivi di Spirit

Nella seconda storia del 1946 Eisner rinarrò le origini del suo eroe dal punto di vista del commissario Dolan, dando ora più spazio al piccolo tassista Ebony che nella prima versione era quasi del tutto assente, e ciò rese chiaro che si trattava di un nuovo inizio. Lo stile dei disegni fattosi più morbido, caricaturale e grottesco e un montaggio basato sull’alternanza di lunghi dialoghi e azioni visive mute, tagliando varie scene e passaggi della storia originale, preannunciavano in piccola parte quello che sarebbe stato il nuovo corso della serie.


Dolan racconta l'origine di Spirit nella section 294 (1946)
Nell’episodio successivo riapparve dopo anni l’ex spia Satin, ora investigatrice di una compagnia assicurativa e madre di una bambina, ma sempre in amichevole competizione con Spirit. Reintrodurre uno dei personaggi dalla psicologia più complessa, indicava nel cambiamento l’ideale continuità con le migliori storie del passato.


Il ritorno di Satin - Spirit Section 295 (1946) - colori anni  '80
Aumentando i toni umoristici e accentuando le contaminazioni tra i generi, Eisner prese a rappresentare con maggiore auto-ironia il suo stesso eroe. Questi non aveva mai preso troppo sul serio i terribili pericoli che affrontava, ma ora, invece di rimanere per lo più impeccabile nel suo completo blu, finiva sempre più spesso malconcio e cogli abiti a brandelli dopo ogni scontro, in un misto di corposo realismo ed eccesso scherzoso. 
scena dalla Spirit Section 303 - colori originali (1946) e versione  Kitchen Sink (1984)

L’autore si occupò ancora di più degli aspetti umani delle storie e dei personaggi secondari: il burbero ma onesto commissario Dolan che si oppone a politicanti e affaristi senza scrupoli, sua figlia Ellen che cerca di far cambiar vita a Spirit per farsi sposare, o il piccolo aiutante Ebony che tenta di sostituirlo come detective.


Ebony nella Spirit Section 338 originale (1946) e tradotta su Eureka Pocket n°9 (1972)

In parte Eisner provò anche a rimediare alla caratterizzazione troppo razzista di Ebony, aggravata ancora di più dagli scrittori che lo sostituivano negli anni precedenti, uno dei quali era originario del Sud. Così dal Febbraio al Maggio 1946 Ebony fu mandato a scuola fuori città, per fargli almeno imparare a parlare un inglese meno sgrammaticato. Nel frattempo il ruolo di spalla comica dell’eroe fu assunto provvisoriamente dal piccolo esquimese Blubber, incontrato da Spirit al Polo Nord in una delle sue tante missioni in trasferta.

Spirit e Blubber nella section 300 (1946)
i personaggi fissi della serie nella Spirit Section 330  (1946)

Dopo il ritorno di Ebony l’autore gli diede più spazio, approfondendone la psicologia e facendone il primo personaggio afroamericano protagonista di interi episodi a fumetti, pur senza essere titolare della serie. Ma nonostante il maggior rispetto con cui lo usò (tanto da ricevere i complimenti di lettori neri per l’umanità del personaggio), non seppe o non volle modificarne molto l’aspetto per cui non riuscì a liberarlo più di tanto dall'iniziale caratterizzazione offensiva. Dal ‘49 al ‘52 finirà per aggirare il problema escludendolo dalle storie di Spirit e sostituendolo con altri ragazzini bianchi… per il buffo aspetto dei quali nessuno si offenderà mai.


Ebony White nel 1948
Per le situazioni umoristiche, dal Maggio 1946 Eisner riutilizzò abbastanza spesso anche i fratelli Tidewater, ma chiamandoli in modi diversi. L’occhialuto Bertram fu ribattezzato Brain (Cervello) per l’aria intellettuale e il piccolo Algernon divenne prima Kilroy (come i soldati USA chiamavano gli eventi bellici assurdi e beffardi), soprannome scelto tra quelli suggeriti da un sondaggio tra i lettori, e infine P. S. perché dal 1946 fu usato da Eisner anche come protagonista di una striscia comica aggiuntiva a fondo pagina con questo titolo.
Ebony chiede ai lettori di suggerire il nuovo nome di Algernon  (1946)
Al posto di quelli da lui eliminati, l’autore ricominciò a creare nuovi nemici ricorrenti per Spirit a partire dal pittoresco e crudele imbroglione Mister Carrion (il Signor Carogna), apparso dall’Aprile 1946 col suo avvoltoio Julia. Ma dal luglio ‘46 il principale arcinemico di Spirit divenne il misterioso signore del crimine The Octopus (La Piovra) di cui nessuno conosce la vera faccia né l’identità, una versione migliorata di The Squid col quale ha in comune l’uso di perfette maschere di gomma con cui può trasformarsi in chiunque. Ma a differenza di Squid che sotto le maschere indossava in modo improbabile un cappuccio scuro, Octopus è sempre immerso nell’ombra e identificabile solo dai guanti viola con bande gialle, che lo fanno apparire come una controparte perversa di Spirit. Infatti anche lui all’esordio, prima di portare la maschera, si nascondeva nell’ombra.


prima apparizione di Mister Carrion - Spirit Section 308 (1946) -  colori anni '80

Octopus nel 1947

Ma il fascino della serie continuò a vertere soprattutto sulle tante e bellissime donne fatali che perseguitano il protagonista. Che cercassero di uccidere Spirit o di sedurlo, che col tempo tornassero o apparissero una sola volta, che fossero delle criminali o dalla parte di legge, Eisner si sbizzarrì nel caratterizzarle in modi diversi e creò figure memorabili anche quando le fece vivere solo per poche pagine. Dall’Ottobre 1946 la più ricorrente divenne la rovina mariti e perenne giovane vedova P’Gell (il cui nome suona come gal, ragazza).


prima apparizione di P'Gell - Spirit Section 332 (1946)
L’ultimo personaggio reintrodotto da Eisner nel ’46, nell’episodio di Halloween, fu la strega Hazel P. Macbeth, la cui prima versione risaliva all’Ottobre 1941 e che riapparirà poi a ogni Halloween fino al 1950. Quindi non sembra un caso se due anni dopo il nome Hazel sarà usato anche per la strega disneyana nota in Italia come Nocciola, apparsa in contemporanea in un cortometraggio e in una storia a fumetti di Carl Barks nel 1952.


il ritorno della strega Hazel nella Spirit Section 335 (1946)

Intanto nell’autunno 1946 l’intestazione degli inserti prodotti da Eisner cominciò a cambiare da Comic Book Section a Spirit Section e dalla fine di quell’anno restò come logo definitivo The Spirit Section. Era ormai chiaro che la serie di testa non sarebbe più cambiata e Eisner avrebbe continuato a svilupparne i personaggi.
Dal Marzo 1947 apparve un altro personaggio femminile notevole, una donna del tutto emancipata come la dottoressa Silken Floss, le cui conoscenze spaziano dalla fisica nucleare alla ricerca batteriologica. Pur non essendo per niente una criminale, non si fa scrupoli a cercare di manipolare Spirit per forzarlo a collaborare ai suoi esperimenti, ma nonostante la sua ostentata freddezza neanche lei resta immune al fascino dell’eroe.


Spirit e Silken Floss nella section 354 (1947)

In altre storie di Spirit del 1947 esordirono anche la giovane Saree, una collegiale con simpatie criminali di cui diventa matrigna l’avventuriera P’Gell, e l’ingenuo ma volenteroso agente di terza classe Sam Klink, tutti e tre coinvolti in situazioni da commedia noir sullo stile dell’allora recente film Arsenico e Vecchi Merletti. 


prima apparizione di Saree - Spirit Section 346 (1947)
Ma era ormai un vero personaggio anche la città di Spirit, il cui generico nome di Central City indica in realtà la New York che l’autore ben conosceva, coi grandi palazzi accanto ai quartieri miserabili e le tante persone qualunque che si rivelano capaci di imprese straordinarie non appena le si osserva un po’ più da vicino. Nelle storie di Spirit del dopoguerra, sono sempre più spesso queste persone comuni i veri protagonisti e in ciò si intravede un assaggio dei temi dei futuri graphic novel, i romanzi a fumetti con ambizioni di alto spessore letterario di cui trent’anni dopo Eisner sarà il principale iniziatore, oltre che l’inventore del loro nome.
A fronte del sempre maggior peso dato ad altri personaggi, il ruolo di Spirit si fece sempre più marginale e anche quand’è al centro della scena a volte fa un po’ la parodia a sé stesso. Più che un eroe, ora appariva insomma come una persona vera, che ride, soffre, lotta o si stanca, a seconda dell’umore del momento.


vignetta dalla Spirit Section 461 (1949) con toni di grigi anni  '70
Pur mantenendo il completo controllo sia dei testi che dei disegni di Spirit dalla fine del ‘45 al 1951, in questo periodo Eisner si avvalse di molti assistenti, tra cui John Spranger per gli schizzi e le chine, Bob Palmer e Jerry Grandenetti per gli sfondi, Martin De Muth e Abe Kaneghson per il lettering, Marilyn Mercer, Klaus Nordling e Jules Feiffer per i testi, Klaus Nordling e Jim Dixon per le rifiniture, professionisti relativamente poco noti ma che dettero il meglio di sé sotto la direzione dell’autore di Spirit. Cambiando nel tempo i loro contributi, la mano dell’uno o dell’altro influenzò lo stile della serie nei diversi periodi, ma fino al 1951 i disegni delle figure umane e soprattutto i loro volti furono saldamente e gelosamente eseguiti dal titolare.


Grandenetti, Eisner e Kanegson ritratti da Eisner nella Spirit  Section 392 (1947)

Sollevato da una parte del lavoro grazie ai suoi collaboratori, nel 1948 Eisner (sempre in anticipo sui tempi),  tentò di autoprodurre in proprio delle nuove collane di albi a fumetti, di cui realizzò le prime storie insieme allo stesso staff di Spirit, ma i due albi pilota non andarono bene per la scarsa distribuzione e, poiché l’autore non aveva abbastanza denaro per ritentare, anche gli altri progetti di cui erano stati realizzati i primi episodi furono abbandonati. Date le pressanti scadenze settimanali molto di quel materiale sarebbe stato riciclato nella serie di Spirit, ideale contenitore in cui da sempre trovavano posto storie d’ogni tipo (anche perché il protagonista, privo di troppi legami, poteva partire quando voleva per affrontare nuove avventure ovunque).
Tra quei fumetti inediti, i tre episodi del detective John Law (che riprendeva il nome di una creazione di Eisner del 1939) poterono essere riadattati facilmente poiché protagonisti e comprimari erano simili, a eccezione di un seducente e pericoloso personaggio femminile. Nella più lunga di quelle storie, spezzata in due puntate nella versione ritoccata e pubblicata su Spirit, esordiva infatti Sand Saref, una bella avventuriera senza scrupoli ritornata dal passato dell’eroe dopo aver viaggiato in lungo e in largo per il mondo, dalla quale oltre trent’anni dopo Frank Miller avrebbe tratto ispirazione per creare la super-ninja Elektra. Nel Gennaio 1950 Sand, nata per essere l’amore tormentato di John Law, si aggiungeva così invece alle tante donne fatali più o meno ricorrenti che perseguitano Spirit, acquistando subito un ruolo preminente come l’unica tra loro che avesse davvero qualche possibilità di successo nel disputarsi con Ellen Dolan il cuore del protagonista.


cover di John Law trasformata in splash page per la Spirit Section  511 (1950)

Sand Saref nel 1951

D’altra parte Eisner sviluppò alla fine anche il ruolo dell’eterna fidanzata e figlia di papà Ellen, dandole una vera carriera in politica dopo quella iniziale di studentessa universitaria quando, nel Novembre 1950, la fece eleggere sindaco di Central City, carica che manterrà fino alla fine della serie. Così il cuore di Spirit, come in fondo si confà a un eroico fuorilegge, rischia di dividersi tra l’avventura senza regole incarnata da Sand e la legalità istituzionale rappresentata da Ellen, ma propende pur sempre verso quest’ultima. Tra l’altro in anni in cui le donne-sindaco erano davvero rare, Ellen Dolan era ora una figura all’avanguardia non solo rispetto ad altre eterne fidanzate o eroine dei fumetti, ma anche nei confronti della società americana reale.


Ellen Dolan sindaco nel 1951

Intanto tra il 1949 e il 1950 esordirono nella serie gli ultimi personaggi ricorrenti di una certa importanza, con i quali le storie di Spirit finirono per virare sempre di più e sempre più spesso dal noir all’umorismo.
Dal Luglio 1949 un giovane ex-allenatore di baseball di nome Sammy fa da spalla a Spirit alla fine di un ciclo di avventure in giro per mare e, dopo essere sbarcato a Central City insieme a lui, viene accolto nella famiglia Dolan diventando in breve tempo il principale sostituto di Ebony come assistente del protagonista.


prima apparizione di Sammy - Spirit Section 479 (1949)
Il piccolo lustrascarpe Willum Waif e il tenente di polizia Dick Whittler, costantemente impegnato a intagliare pezzetti di legno, apparvero rispettivamente dal Febbraio e dal Giugno 1950 derivando da due storie inedite dedicate in origine a un amico di John Law, il lustrascarpe Nubbin, che in quei due mesi furono riadattate su Spirit. Anche Willum, in queste e in altre occasioni, si alternò con Sammy nel ruolo di spalla comica dell’eroe.
Dal Luglio 1950 apparve invece la piccola ereditiera Darling O’Shea, la bambina più ricca e anche più viziata del mondo, che per l’aspetto molto simile e il carattere altrettanto tirannico potrebbe benissimo aver fornito l’ispirazione per la più famosa Lucy Van Pelt, apparsa poco dopo nella striscia Peanuts di Charles Schulz.


amici di Spirit del 1951

Ormai la serie di Spirit tendeva sempre di più a non essere incentrata su un singolo eroe quanto su vari personaggi fissi o saltuari che si alternavano, ovvero sugli abitanti di Central City in generale, salvo quando il titolare partiva in viaggio diventando così il leit motiv di una o più storie ambientate in luoghi lontani.
In seguito Eisner fu pressato da altri impegni, poiché attraverso la compagnia American Visuals Corporation, che aveva fondato nel 1947 per produrre fumetti educativi e pubblicitari, nel 1951 cominciò a realizzare regolarmente per il Ministero della Difesa la rivista P*S* - The Preventive Maintenance Monthly (La Manutenzione Preventiva Mensile), in cui le sue brevi storie comiche a fumetti, ben più comprensibili degli ostici manuali militari, insegnavano ai soldati come aver cura nel modo migliore del loro equipaggiamento.
Così nel 1951 Eisner dovette lasciare la realizzazione di Spirit in mano ai suoi collaboratori, tra cui però non c’erano più disegnatori abili e veloci come Lou Fine o John Spranger. Nonostante la verve dei testi di Feiffer, futuro grande autore satirico, la serie divenne subito l’ombra di sé stessa. Tra i disegnatori che si alternarono dopo Eisner per un anno, c’erano i suoi ex-assistenti Klaus Nordling e Jim Dixon, ma nessuno si dimostrò davvero all’altezza del compito. Dopo dodici anni, si profilava così la definitiva chiusura della saga di Spirit…


Spirit disegnato da Klaus Nordling nella section 634 (1952)

In oltre seicento episodi settimanali, di cui più di quattrocento da lui realizzati, Eisner aveva già sperimentato ampiamente tutto ciò che poteva in quel formato, entro i limiti di una produzione seriale. Aveva approfondito in ogni direzione le possibilità della serie e si può capire che preferisse abbandonarla per passare ad altro. Ma prima di chiuderla fece un ultimo tentativo per mantenere in vita Spirit, cercando chi potesse proseguirlo degnamente al suo posto e nel 1952 ne affidò i disegni a Wally Wood, un autore allora venticinquenne specializzato in fumetti di fantascienza e noto per la sua collaborazione agli albi dell’editrice E. C. Comics.
Wood era appunto alla ricerca di un incarico in cui potersi esprimere più liberamente, ma pose come condizione che le nuove storie di Spirit si svolgessero nello spazio. Così nacque il ciclo a puntate Outer Space (Spazio Esterno), che racconta un viaggio sulla Luna compiuto da Spirit con un equipaggio di galeotti ed è firmato da Eisner, Feiffer e Wood. Nella prima puntata, forse per la prima volta in un albo americano, sono citati anche i nomi dei co-autori oltre a quello del titolare della serie. Wood fece un ottimo lavoro usando una bellissima tecnica a retini, nonostante fossero al momento destinati a essere un po’ soffocati dai colori.


Spirit disegnato da Wally Wood nella section 635 (1952)

Ma nonostante l’alta qualità di questa originale versione fantascientifica di Spirit, gli editori dei quotidiani non ne apprezzarono il nuovo stile. Inoltre Wood non riuscì a reggere da solo il ritmo di produzione richiesto e, poiché Eisner aveva scommesso tutto su di lui e licenziato gli altri disegnatori, dovette aiutarlo in qualche sequenza. Poi gli episodi furono ridotti a quattro pagine la settimana, prima che la serie chiudesse del tutto. Il 5 Ottobre 1952 uscì il 645° e ultimo inserto di Spirit e il personaggio sembrava ormai destinato all’oblio.
Da quel momento, la sopravvivenza del ricordo della serie sarebbe dipesa dalle ristampe in albi, che anche nel dopoguerra erano proseguite parallelamente alla serie inedita. Quando Eisner tornò, la testata The Spirit della Quality per qualche anno continuò come prima con le sue rade uscite stagionali, che nel 1946 procedevano regolarmente con ritmo più o meno trimestrale riproponendo ancora le storie dei suoi sostituti.


The Spirit n°6 (Quality,1946)



The Spirit n°10 (Quality,1947)

La prima cosa che cambiò sul finire degli anni ‘40 furono le copertine. Dopo una dozzina di numeri in cui erano state realizzate da autori come Lou Fine o Reed Crandall con vaghe immagini di Spirit e compagni, iniziarono ora a essere disegnate da Eisner stesso, con l’aggiunta delle faccine dei quattro comprimari in alto o a fianco della testata e con un’immagine che di volta in volta si riferiva strettamente ad almeno una delle storie contenute all’interno. L’autore inaugurava così una tradizione destinata a durare per lungo tempo, quella di essere anche il naturale e principale copertinista delle ristampe del suo personaggio più famoso.
Dal n°16 del Luglio 1949 la testata The Spirit della Quality divenne bimestrale, ma ora gli episodi ristampati erano solo tre per ogni albo. Solo dal n°18 del Novembre ‘49 si iniziò a ristampare una selezione degli episodi di Eisner del dopoguerra, a cominciare da quelli del Gennaio 1946, tra i quali la seconda versione delle origini di Spirit e il ritorno di Satin. Finalmente anche sui veri comic book iniziava il nuovo corso…


The Spirit n°16 (Quality,1949)



The Spirit n°18 (Quality,1949)

Sulle copertine del 1950 l’autore poté così iniziare a esibire alcune delle sue donne fatali, ma la selettiva ristampa del miglior Spirit eisneriano al momento non andò oltre una quindicina di episodi, fermandosi a quelli della metà del ’46. Infatti dopo appena altre quattro uscite la collana chiuse col n°22 dell’Agosto 1950. La sua ironica copertina, in cui l’affascinante e pericolosa Skinny Bones estrae un pugnale da un reggicalze, sarà tra quelle stigmatizzate dai puritani maccartisti che poco dopo estesero le loro persecuzioni ai fumetti.
The Spirit n°20 e n°21 (Quality,1950)
The Spirit n°22 (Quality,1950)

Anche su Police Comics tra il 1949 e il 1950 furono inoltre ristampati otto episodi del nuovo Spirit di Eisner, appartenenti al periodo tra Marzo e  Novembre ’46, dopo di ché l’albo cambiò del tutto impostazione. In quel periodo si stava infatti imponendo una nuova tendenza negli albi americani. Gli eroi più o meno mascherati furono provvisoriamente messi da parte e sostituiti con storie di vario genere senza protagonisti fissi, per cui Police Comics, mantenendo il titolo, fu trasformata in una collana di vere storie poliziesche autoconclusive.
Ma se lo Spirit di Will Eisner continuerà a essere una costante fonte d’ispirazione per molti dei più importanti autori del settore e se, a tanti decenni di distanza, c’è chi ne rielabora ancora oggi le originali soluzioni grafiche e narrative, è anche perché la qualità delle sue storie avrebbe dimostrato di trascendere le mode passeggere. Infatti la sua definitiva riscoperta a livello nazionale e internazionale doveva ancora arrivare…
splash page della Spirit Section 441 (1948) citata in The Rocketeer-The Spirit n°3


esperimenti grafici dalla Spirit Section 434 (1948) - colori di  Eisner del 1981


Ten Minutes - Spirit Section 485 (1949)
Andrea Cantucci

N.B. Trovate i link agli altri "bonellidi" in Cronologie & Index


lunedì 24 luglio 2017

ZAGOR MONSTERS - "S" (I PARTE): DA "SANGUISUGHE VOLANTI" A "SCORPIONE GIGANTE"!

di Massimo Capalbo

Dopo le cinque puntate dedicate alla lettera R, riprendiamo la cavalcata  del dizionario dei mostri zagoriani con la prima parte della lettera S. Ricordiamo che le illustrazioni sono tutte farina del sacco dello stesso Massimo, con l'eccezione di quella introduttiva (pescata in Rete dalla redazione: la fonte viene sempre citata, ma i lettori e gli interessati sono pregati di segnalarci eventuali errori e/o omissioni). Prima di lasciarvi all'orrida lettura, vi ricordiamo le altre nostre enciclopedie bonelliane - ovvero L'Atlante di Mister No e The Dark Side of Tex - le parodie del Titolo Venuto dall'Impossibile e il The Best of Martin Mystère - tutto Made in Capalboland! (s.c. & f.m.)


Un altra bella illustrazione zagoriana dell'illustratore e fumettista turco Aslan Şükür
LEGENDA
  • I nomi in stampatello e grassetto rimandano a una voce dell’opera. Fanno eccezione i nomi dei protagonisti della serie, ZAGOR CICO, che sono sempre scritti in questo modo, tranne quando sono inseriti nei crediti di una storia o fanno parte del titolo di un libro (ad esempio: Speciale ZagorSpeciale Cico; Zagor 1982-1993, un senese a Darkwood ecc.).
  • Gli uomini-bestia di cui conosciamo anche nome e cognome o il nome soltanto, vengono indicati con la loro identità mostruosa e non con quella umana (ad esempio: ULTOR invece che NEZDAUOMO TIGRE invece che KELLOG, WILFRED).
  • Gli altri mostri di cui conosciamo nome e cognome vengono indicati per cognome (per esempio, RAKOSI, BELA), e, quando vengono citati in una voce diversa dalla loro, solo il cognome è scritto in stampatello e grassetto, in modo da rimandare immediatamente alla lettera sotto la quale sono stati inseriti (ad es.: nel testo della voce RAKOSI, BELA, il personaggio della contessa Varga è citato come Ylenia VARGA). In alcuni casi, però, abbiamo optato per il soprannome (ad es.: SKULL invece che RANDAL, COLIN).
  • Per quanto riguarda la serie regolare, il titolo attribuito a ciascuna storia è tratto da uno degli albi che la compongono ed è quello, a nostro avviso, più rappresentativo, quello che meglio sintetizza la trama o che, rispetto ai titoli degli altri albi, richiama la storia alla memoria dei lettori in modo più efficace (anche se, in alcuni casi, il nostro titolo non coincide con quello usato abitualmente dai lettori). Ad esempio, la storia dei nn. 194-196 viene indicata con il titolo del n. 195, Il Signore Nero, perché esso è, per l’appunto, più rappresentativo rispetto a Il teschio di fuoco (n. 195) e L’orda del male (n. 196).
Sempre riguardo alla serie regolare, nei crediti delle storie si fa riferimento al computo reale degli albi zagoriani e non alla numerazione della collana Zenith, ossia al numero stampato sulla costa di ciascun albo mensile. Com’è noto, la suddetta numerazione è sfasata di 51 numeri rispetto a quella effettiva (ad esempio, il Zenith n. 52 corrisponde al primo numero di Zagor, il Zenith n. 53 al secondo numero e così via). Per una guida ai collegamenti ipertestuali andate su Zagor Monsters lettera "A"!



S (parte I)
SANGUISUGHE VOLANTI
SAURI TORPEDINE
SCOLOPENDRE GIGANTI
SCORPIONE GIGANTE

Cover del ventunesimo Maxi di Zagor - Illustrazione di Gallieno Ferri

SANGUISUGHE VOLANTI

I primi mostri che compaiono in Spedizione di soccorso (J. Rauch [sog.&scen.] – G. Sedioli [dis.], Maxi Zagor n. 21). Acquattate tra le felci, le sanguisughe volanti – che possiedono due pinne simili a piccole ali e una bocca di forma circolare, armata di denti aguzzi – attaccano la spedizione del professor Kranack. Impressionanti i salti che queste creature sono in grado di fare e la capacità - dovuta proprio alla particolare forma delle fauci - di fissarsi come ventose sul corpo delle vittime, per poi dissanguarle. 
La prima sanguisuga volante va all'attacco – ZGR Maxi 21, p. 11



Anche il dottor Hunt, assistente del professor Kranack, viene assalito – ZGR Maxi 21, p. 13

Kranack uccide uno dei mostriciattoli – ZGR Maxi 21, p. 14

Nonostante i loro fucili, i due uomini di scorta vengono uccisi dalle voraci sanguisughe; lo stesso accade al dottor Hunt, l'assistente di Kranack. Quest'ultimo invece - rimasto ormai solo - si dà alla fuga, ma, dopo essersi allontanato di poco, inciampa su una radice sporgente e viene raggiunto da una sanguisuga. A salvarlo da un'orribile fine è Staggler, il quale uccide il piccolo vampiro con un preciso colpo di pistola.

Le sanguisughe volanti dissanguano il povero Hunt – ZGR Maxi 21, p. 16

Anche gli uomini che fanno da scorta al professore finiscono vittime dei voraci mostriciattoli – ZGR Maxi 21, p. 17

Kranack sembra ormai condannato, ma Staggler lo salva appena in tempo – ZGR Maxi 21, p. 20

Il professor Kruger osserva un esemplare di sanguisuga volante conservato sotto vetro – ZGR Maxi 21, p. 133

Curiosità: Oltre che ovviamente le comuni sanguisughe, le sanguisughe volanti della Terra-da-cui-non-si-torna ricordano, nell'aspetto e nelle abitudini alimentari, le lamprede. Si tratta di animali simili ad anguille, diffuse sia nei mari che nei fiumi (in Italia, ad esempio, nel Po, nel Ticino, nell'Adige ecc.) e dotate di una bocca a ventosa con cui si attaccano ai pesci per succhiarne il sangue.


Una comune sanguisuga all'opera

Le inquietanti fauci di una lampreda di fiume
SAURI TORPEDINE

Anch'essi parte del bestiario di Spedizione di soccorso, i sauri torpedine sono lucertoloni carnivori dal corpo peloso che stordiscono la preda emettendo scariche elettriche dalla coda. La loro prima vittima è uno degli uomini di Staggler, Thomas, che viene folgorato da un sauro torpedine sbucato dalla vegetazione. 
Thomas, uno degli uomini di Staggler viene folgorato da un sauro torpedine - ZGR Maxi 21, p. 193


La potente arma del mostro, il quale viene subito ucciso da Colter con una fucilata, colpisce inevitabilmente l'attenzione di Kruger e Mayer. Straordinario!... Come le torpedini o le anguille elettriche! Mai saputo di rettili o animali terrestri con caratteristiche del genere, però!, osserva sbalordito il primo. Puah! – esclama Staggler - Purtroppo questi mostriciattoli, oltre all'elettricità, hanno anche un'altra caratteristica, poco piacevole! …Cacciano in gruppo!. Infatti, in quello stesso momento, spuntano dai dintorni decine di sauri torpedine


Kruger osserva da vicino la carcassa dell'incredibile "lucertolone elettrico" - ZGR Maxi 21, p. 194



I sauri torpedine vanno all'attacco di Staggler e compagni - ZGR Maxi 21, p. 196

Ci pensiamo io e Laird. Voi raggiungete l'accampamento! Ormai è vicino!., dice Staggler a Colter  -che si è caricato sulle spalle Thomas, non ancora ripresosi - ed agli altri (tra cui CICO). Mentre costoro si allontanano di corsa, Staggler e Laird scaricano sui feroci lucertoloni i loro fucili, uccidendone diversi. Tuttavia, i sauri continuano ad attaccare, al che Staggler decide di usare il fuoco ed estrae quindi dalla sua bisaccia la boccetta con l'olio per le lampade. Proprio in quell'istante un sauro torpedine folgora Laird; Staggler ammazza il mostro e dice all'amico di rialzarsi, ma è troppo tardi: gli altri lucertoloni si avventano su Laird e iniziano a divorarlo. Più niente da fare per lui!, pensa Staggler, il quale, frantumata la boccetta contro una roccia, getta il suo sigaro sull'olio, che prende subito fuoco: Questo vi rallenterà un po'!. Consapevole che la vampata si spegnerà presto tra le pietre, Staggler fugge via e non tarda a raggiungere gli altri, rifugiandosi con essi nell'accampamento.


Un sauro folgora Laird prima che Staggler possa usare la boccetta con l'olio – ZGR Maxi 21, p. 197



Staggler non riesce a salvare l'amico, che viene divorato dai lucertoloni - ZGR Maxi 21, p. 198


Per rallentare i mostri, Staggler dà fuoco all'olio della boccetta, quindi si dà alla fuga – ZGR Maxi 21, p. 199


sauri torpedine ricompaiono comunque nel finale della storia, dove, spaventati dall'imminente eruzione, si riversano in massa – assieme a molte altre creature della Terra-da-cui-non-si-torna – nella parte opposta al vulcano, proprio quella dove si trova il suddetto accampamento. Vedendo arrivare i lucertoloni, gli scagnozzi di Staggler - che hanno appena lasciato il campo dopo aver caricato sui muli i barilotti di resina (vedi PIANTE CARNIVORE) – vengono presi dal terrore e, ignorando le parole del guercio Jarred (No! Non sparate!... Così ce li tiriamo addosso!), fanno fuoco contro di essi. E' uno scontro impari: i sauri travolgono e uccidono sia gli uomini che i poveri muli.  

Gli uomini di Staggler vengono travolti dai sauri - ZGR Maxi 21, p. 275

A seconda delle specie, le torpedini (nella foto: la torpedine occhiuta, la specie più diffusa nei mari italiani) sono in grado di emettere scariche che vanno dagli 8 ai 220 volt

SCOLOPENDRE GIGANTI

Compaiono nella storia Il castello nel cielo (M. Burattini [sog.&scen.] – M. Torricelli [dis.], Zagor Gigante 1), che vede ZAGOR affrontare il potente stregone KOONTZ. Costui trasforma due comuni scolopendre in mostri colossali che seminano morte e terrore a Darkwood


La copertina del primo gigante delle Spirito con la Scure realizzata da Gallieno Ferri 



Koontz trasforma due comuni scolopendre in mostri giganteschi – ZGR Gigante 1, p. 88

I primi a essere attaccati dagli spaventosi centopiedi sono gli Osages di capo Wauk, il quale viene divorato assieme a diversi guerrieri. Le loro armi nulla possono contro la possente corazza delle scolopendre, che devastano l'intero villaggio e non risparmiano nemmeno i cavalli. Uno degli Osages sopravvissuti, il giovane e coraggioso Yawa, prende il posto di Wauk e raggiunge, assieme agli altri superstiti, il villaggio Cree del vecchio sakem Lefkah. Quest'ultimo, attraverso dei segnali di fumo, invia una richiesta d'aiuto a ZAGOR, che si mette subito in viaggio con CICO e Wilbur Macken


La prima vittima delle scolopendre giganti è uno dei cavalli degli Osages – ZGR Gigante 1, p. 76

Le lance e le frecce degli Osages non impensieriscono più di tanto i mastodontici e voracissimi centopiedi – ZGR Gigante 1, p. 77

Un vecchio Osage viene divorato davanti agli occhi della moglie – ZGR Gigante 1, p. 81

Il prode Yawa tenta di salvare un bambino dalle tremende fauci della scolopendra – ZGR Gigante 1, p. 83

Yawa riesce a portare in salvo il piccolo, e la scolopendra si "consola" con un pasto assai più sostanzioso - ZGR Gigante 1, p. 84
Giunto a destinazione, l'eroe chiede a Yawa – da lui già conosciuto – di raccontargli tutto, ma prima che l'Osage inizi a farlo, uno dei guerrieri mandati da Lefkah in perlustrazione torna al villaggio portando notizie sulle scolopendre: Ho visto i due mostri! Ho potuto scorgerli soltanto da lontano, dall'alto della rupe… il terreno roccioso li ha costretti a uscire allo scoperto!... Ma erano davvero enormi!... E terribili! Si stavano dirigendo verso la Gola delle Pietre Gialle… là dove gli uomini bianchi scavano gallerie nella montagna!. ZAGOR non fatica a comprendere che il pellerossa si riferisce alle miniere d'oro del Red Canyon, e decide quindi di andare ad avvertire i minatori, portando con sé solo Yawa. Sebbene Lefkah affidi loro i cavalli più veloci del villaggio, i due arrivano sul posto quando è ormai troppo tardi: alcuni minatori, infatti, sono stati divorati dalle scolopendre (sbucate proprio dalla miniera); tutti gli altri, invece, sono stati trasformati da KOONTZ in ORCHI e hanno seguito colui che è diventato il loro padrone nel suo tenebroso castello. Ad ogni modo, i centopiedi sono rimasti nei pressi delle baracche e non tardano ad accorgersi della presenza di ZAGOR e Yawa, i quali si rifugiano subito nella miniera. Le scolopendre cominciano a salire verso di loro, ma l'eroe non si fa certo trovare impreparato: penetrato nel deposito degli esplosivi, il Nostro – con l'aiuto di Yawa – riempie un intero carrello di barilotti di polvere da sparo, per poi lanciarlo contro i mostri. Ritornato di corsa nella miniera assieme all'amico Osage, ZAGOR estrae la pistola e centra con una pallottola uno dei barilotti (caduto a terra con gli altri dopo che il carrello si è rovesciato), provocando in tal modo una tremenda esplosione che investe in pieno le due scolopendre
: I mostri attaccano i minatori del Red Canyon – ZGR Gigante 1, p. 108

Nemmeno i proiettili di un fucile possono qualcosa contro la corazza delle scolopendre – ZGR Gigante 1, p. 109

Spinto assieme a Yawa il carrello contro i centopiedi, Zagor colpisce uno dei barilotti di polvere da sparo – ZGR Gigante 1, p. 120

L'esplosione investe in pieno le scolopendre – ZGR Gigante 1, p. 121

Poiché il troppo fumo non permette di capire se sono morte entrambe, ZAGOR si avvicina, Colt Navy in pugno, per controllare. All'improvviso, una delle scolopendre – malridotta ma ancora in vita – aggredisce l'eroe prima con una delle sue acuminate zampe, poi – avendo ZAGOR schivato il colpo – con le poderose fauci. Il Nostro, tuttavia, si sposta in tempo e uccide il centopiedi con due colpi di pistola.

Uno dei mostri è ancora vivo e cerca di trafiggere Zagor con una delle sue acuminate zampe – ZGR Gigante 1, p. 122

Sfuggito all'artiglio, l'eroe uccide la scolopendra a colpi di pistola – ZGR Gigante 1, p. 123
   
Curiosità: L'abitudine delle scolopendre giganti di infossarsi e di emergere all'improvviso dal terreno ricorda non poco il "modus operandi" di due mostri cinematografici: i Graboid di Tremors (Ron Underwood, 1990) e i Fremen o Vermi delle Sabbie di Dune (David Lynch, 1984), quest'ultimo tratto dall'omonimo romanzo di Frank Herbert (1965). A proposito di cinema e scolopendre, va segnalata la seguente stranezza: nonostante il loro aspetto inquietante e la loro pericolosità (dovuta al morso velenoso), i suddetti centopiedi non compaiono – a differenza di ragni, scorpioni, formiche, mantidi e altri artropodi - in nessuno dei big bug movies degli anni Cinquanta (l'epoca d'oro di questo fortunato filone del cinema fantascientifico). Un vero peccato, a nostro avviso.

Primo piano di una scolopendra dalla testa rossa, la più grande specie nordamericana: raggiunge infatti i 20 cm di lunghezza

Uno dei mostruosi Graboid di Tremors (Ron Underwood, 1990)

Un Fremen campeggia sulla copertina di una delle tante edizioni del romanzo di Frank Herbert Dune (1965).

SCORPIONE GIGANTE

Uno scorpione, Zagor! Il più gigantesco scorpione che abbia mai visto! Un esemplare lungo quasi dieci centimetri, grosso come un cavallo per uomini piccoli come noi!. Con queste parole il professor Verybad descrive all'eroe – fattosi miniaturizzare (vedi CORVO GIGANTE) per tirare fuori da una fenditura del terreno lo scienziato e il sergente Craven - il mostro più indimenticabile de La diabolica invenzione (M. Burattini [sog.&scen.] – F. Devescovi [dis.], nn. 339-341). 

Zagor 339 - copertina di Gallieno Ferri
Caricandosi sulle spalle lo svenuto Craven, ZAGOR esce assieme a Verybad dal buco in cui quest'ultimo si è rifugiato per sfuggire al famelico scorpione, che ha già tentato due volte di ghermire lui e il succitato militare. Muovendosi rapidamente, l'eroe e lo scienziato non tardano a giungere in vista della corda (in realtà, un semplice filo) con cui il primo si è calato nella fenditura. All'improvviso, però, lo scorpione ricompare, e ZAGOR,  adagiato a terra Craven (sempre privo di sensi) ed estratta la pistola, si prepara ad affrontarlo. Mentre Verybad – raggiunta, e strattonata, la corda - viene riportato in superficie da CICO e dagli uomini del colonnello Burton, ZAGOR spara più volte contro lo scorpione, ma le sue pallottole non riescono a perforare la robusta corazza del mostro. 

Zagor si prepara ad affrontare l'enorme scorpione - ZGR 340, p. 40

L'eroe spara contro lo scorpione, ma i proiettili della Colt Navy non riescono a penetrare la corazza del mostruoso aracnide - ZGR 340, p. 43
A questo punto, lo spaventoso aracnide decide di passare all'attacco e tenta di colpire l'eroe con il suo aculeo velenoso. Il Nostro riesce però a evitare il letale pungiglione, ma lo scorpione – che è molto veloce – gli afferra, con una delle sue chele, la gamba sinistra. Sebbene la suddetta chela stringa come una morsa, ZAGOR si libera con un colpo di scure, giusto in tempo per evitare ancora una volta il terribile aculeo. Rimessosi in piedi, l'eroe recupera Craven e corre verso la corda. Tiratemi su!, grida ZAGOR dandole uno strattone, ma CICO e gli altri tardano un po', e lo scorpione, quindi, ne approfitta per tornare all'attacco, tentando nuovamente, ma invano, di afferrare con le chele le gambe dell'eroe. Mentre costui viene lentamente tirato su, l'aracnide cerca per la terza volta di colpirlo con il suo pungiglione, fallendo di nuovo: il Nostro infatti, dando una pedata contro la roccia, fa oscillare la corda, mandando a vuoto l'aculeo. Ormai fuori tiro, ZAGOR e il sempre esanime Craven vengono riportati in superficie. 

Zagor evita di poco il letale pungiglione dello scorpione - ZGR 340, p. 44

Con una delle sue chele, lo scorpione afferra il piede sinistro dell'eroe, il quale però riesce a liberarsi e ad evitare nuovamente il pungiglione - ZGR 340, p. 45

Lo scorpione prova ancora ad afferrare Zagor, ma questi viene tirato su giusto in tempo - ZGR 340, p. 47

L'eroe evita per la terza volta l'aculeo velenoso del mostro - ZGR 340, p. 48

Tuttavia, non è ancora finita: deciso a non lasciarsi sfuggire la preda, lo scorpione sbuca dalla fenditura e punta minaccioso contro l'eroe e VerybadMaledizione… quel mostro ci ha seguiti fin qui!, esclama ZAGORCi penso io, caramba!, esclama a sua volta CICO, il quale, senza perdere tempo, schiaccia l'ostinato aracnide con il suo stivale. Con tutto il rispetto per le vostre invenzioni, professor Verybad… - dice il messicano – il miglior sistema per distruggere gli insetti rimane sempre questo!   

Lo scorpione non demorde e segue Zagor e Verybad all'esterno - ZGR 340, p. 49

Cico non ha difficoltà a schiacciare il mostro sotto il suo stivale - ZGR 340, p. 50

Curiosità: Dei "veri" scorpioni giganti compaiono in film hollywoodiani come Lo scorpione nero (Edward Ludwig, 1957) e Scontro di Titani (Desmond Davis, 1981), nonché nell'omonimo rifacimento di quest'ultimo, datato 2010 e diretto da Louis Leterrier. 

Lo scorpione peloso del deserto – il più grande scorpione dell'America Settentrionale – è probabilmente la specie a cui Franco Devescovi si è ispirato per disegnare lo scorpione gigante

Locandina originale de Lo scorpione nero (Edward Ludwig, 1957)

Teseo (Harry Hamlin) affronta gli scorpioni giganti (nati addirittura dal sangue uscito dalla testa di Medusa) in Scontro di Titani (Desmond Davis, 1981)
Massimo Capalbo

N.B. Trovate i link alle altre parti degli Zazgor Monsters sulla Mappa