lunedì 23 maggio 2016

L'ANGOLO DEL BONELLIDE (XXIV): JOHN CONSTANTINE, I DEMONI AMBIGUI DI UN MAGO BASTARDO. DAL FUMETTO ALLA TV

di Andrea Cantucci

Matt Ryan nel ruolo di John Constantine


Non lavoro né per il Paradiso né per l’Inferno.”
da Hellblazer n. 8 (1988)


Dal 22 Aprile 2016 ogni venerdì sera va in onda in chiaro su Italia 1 una serie di telefilm prodotta dalla rete americana NBC e dedicata a Constantine, personaggio di punta dei fumetti “per lettori maturi” della linea Vertigo della DC Comics. Dopo l’esordio del telefilm originale, la cui prima stagione è stata trasmessa negli U.S.A. tra il 2014 e il 2015, la RW Edizioni, prevedendone forse l’arrivo anche da noi, ha iniziato a far uscire nelle edicole italiane dal Gennaio 2015 una ristampa economica delle prime avventure a fumetti di John Constantine, in un mensile in bianco e nero formato bonellide tutt’ora in corso di pubblicazione.
Nella versione per il piccolo schermo, che già era stata trasmessa in Italia a pagamento su Premium Action dal settembre 2015, l’occultista inglese in trench è interpretato dall’attore gallese Matt Ryan, molto più somigliante al personaggio originale rispetto al bravo ma meno adatto Keanu Reeves che lo ha impersonato in un film del 2005. Anche le storie dei telefilm hanno più attinenza coi soggetti dei fumetti, da cui a volte sono direttamente tratte, con efficaci effetti speciali coerentemente impiegati ma anche con varie differenze. 

Keanu Reeves è John Constantine nel film del 2005

 
In generale la serie TV è concentrata quasi esclusivamente su temi soprannaturali, più o meno derivati dai miti cristiani, laddove gli episodi disegnati originali non solo hanno più introspezione e spessore narrativo, ma esplorano argomenti molto più ampi. Le storie a fumetti di Constantine infatti non sono solo dei semplici horror parapsicologici, ma spesso trattano anche di denuncia sociale, con riferimenti alle disastrose politiche liberiste, alle condizioni miserevoli dei senzatetto, alle comunità hippy e a sensibilità mistiche alternative, nonché a un pacifismo e un antimilitarismo che ormai sembrano purtroppo lontani dalla sensibilità attuale.
Anche la provocatoria critica del fanatismo religioso monoteista tipica della serie a fumetti, che vede Constantine schierarsi tanto contro i demoni infernali che contro certe sette cristiane, nei telefilm risulta assai più blanda, quando non rischia di trasformarsi addirittura nel suo contrario, mettendo in scena come niente fosse invisibili angeli custodi ed esorcismi quasi in stile cattolico, probabilmente per evitare gli strali di quel pubblico più puritano e bigotto che negli U.S.A. non manca di certo. Anche lo spettatore che apprezzi giustamente il telefilm, trovandovi comunque temi inquietanti rivolti a un pubblico decisamente adulto, tra un’impostazione da team di acchiappa-fantasmi e qualche stereotipo religioso di troppo difficilmente si accorgerà di trovarsi di fronte a uno degli antieroi in assoluto più originali, umani, tormentati e ambigui mai creati da degli sceneggiatori britannici in un fumetto U.S.A., a meno che non ne conosca le storie originali…

Matt Ryan - John Constantine in uno dei rari momenti in cui fuma

Insomma, benché gli autori televisivi abbiano fatto del loro meglio per conservare il provocatorio carisma del personaggio, tentativo tutto sommato in parte anche riuscito grazie alla collaborazione all’episodio pilota del valido regista inglese Neil Marshall, va irrimediabilmente persa una consistente parte della difficile e complessa personalità di John Constantine, in origine affidata soprattutto alla caustica prosa degli scrittori originali. Il sintomo più superficiale di ciò è che John, abituato nei fumetti a consumare grandi quantità di nicotina e alcool, in TV non fuma per niente o quasi, benché la serie sia sconsigliata ai minori. Si direbbe che per la NBC la vista di un protagonista che fuma sia più terribile e deleteria di quella dei demoni dell’Inferno…


1°apparizione di John Constantine su SwampThing n°37 (DC, 1985)

Il vero John Constantine esordì nel giugno 1985, sul n°37 dell’albo Swamp Thing (La Cosa della Palude), scritto da Alan Moore e disegnato da Rick Veitch e John Totleben. Furono proprio i disegnatori principali della serie, Totleben e Bissette, da buoni fan dei Police, a chiedere a Moore di inserire un personaggio somigliante al cantante Sting e tale fisionomia ha appunto Constantine nelle sue prime apparizioni, in cui è più azzimato e cinico di quanto sarebbe stato in seguito. In Swamp Thing, l’enigmatico occultista inglese è usato da Moore per istruire il mostruoso protagonista dell’albo su delle sue facoltà di cui sta lentamente prendendo coscienza e per guidarlo in un’odissea attraverso i più oscuri segreti dell’anima nascosta dell’America.
È ironico ma giusto che a svelare le ipocrisie dietro cui si nascondono gli aspetti più corrotti dei puritani Stati Uniti sia un personaggio inglese, il cui disincantato sguardo europeo può vedere al di là di tutte le ingenuità propagandistiche di cui tanti americani amano ammantare l’idea del proprio paese. Da questo punto di vista, si può dire che, dietro il volto di Sting, Constantine incarni all’inizio quasi una proiezione autobiografica dello stesso Alan Moore, lo sceneggiatore inglese che più d’ogni altro ha stravolto e riportato a una statura davvero più umana, concreta e discutibile l’immagine dei fin troppo idealizzati eroi americani.

Swamp Thing n°37 (DC, 1985)

Moore introduce Constantine come una sorta di mago in borghese già con un passato e che conosce molti altri personaggi esoterici della DC, come lo Straniero Fantasma e la maga Zatanna, ma a differenza degli eroi magici tutti d’un pezzo di questo tipo, il buon John ha principi morali meno rigidi, è abbastanza privo di scrupoli da raggiungere i propri scopi in modi particolarmente subdoli e, pur senza condividere con nessuno i propri misteriosi segreti, non risparmia battute e allusioni dal cinico umorismo macabro. Le allusioni a un misterioso passato di Constantine avrebbero poi permesso ai successori di Moore di esplorarne i molti aspetti nascosti, fino a dotarlo di una complessità e profondità umana non comune tra gli eroi dei fumetti seriali.
Nel telefilm invece si punta un po’ di più sull’aspetto superficiale delle battute ironiche e a volte l’attore Matt Ryan, parlando con nonchalance di improbabili magie e incantesimi, finisce per somigliare più a un comico alla Jim Carrey o a una delle versioni scherzose del dottor Who che all’ambiguo e affascinante Constantine dei fumetti, ma in altri momenti la sua interpretazione risulta molto più attinente al personaggio. Va anche detto che gli autori televisivi non hanno avuto la possibilità di approfondirne più di tanto la psicologia, visto che la serie TV per ora si è interrotta al tredicesimo episodio che ne ha concluso la prima stagione.


John Constantine da SwampThing n°50 (DC, 1986)

Il Constantine dei fumetti di Moore ha un ruolo fondamentale nel ciclo American Gothic, che ha la sua apoteosi nel n°50 di Swamp Thing, in cui il sarcastico mago inglese per organizza un gruppo di occultisti che, in una sorta di seduta spiritica, indirizzano le loro energie mistiche per opporsi al sorgere di una misteriosa entità oscura primordiale. Un’analoga oscurità che avanza è citata di continuo nei telefilm per indicare un’altrettanto tenebrosa e misteriosa minaccia, ma qui sembra preannunciare più una fusione tra i piani di esistenza infernale e terrestre che un’incontro tra forze mistiche opposte come nel fumetto.


1°apparizione di suor Anne Marie su SwampThing n°37 (DC, 1985)


Claire van der Boom nel ruolo di suor Anne Marie

Una scena della serie TV Constantine

Comunque la serie TV attinge a vari elementi di questa saga di Moore, rielaborandoli molto liberamente. In particolare nell’ottavo e nono episodio televisivo ambientati in Messico appare uno dei più vecchi soci di Constantine nelle arti occulte, la suora Anne Marie (interpretata dall’attrice Claire van der Boom), che qui ha conosciuto John molto più intimamente ed è molto meno anziana di come era stata disegnata in origine da Veitch e Totleben, ma somiglia abbastanza alla versione più giovane vista nei fumetti in un flashback nel 1988. Negli stessi due episodi TV lei e John Constantine devono vedersela con l’oscura setta sudamericana chiamata brujeria, che scatena contro di loro il terrificante essere dalle membra disarticolate detto invunche, altre creazioni di Moore apparse anch’esse originariamente nel ciclo a fumetti American Gothic. In TV però la brujeria, da setta genericamente malvagia, assume aspetti più legati al satanismo e a demoni di diretta ispirazione cristiana. Anche suor Anne Marie, nel nono episodio televisivo, libera Costantine da un demone grazie a un esorcismo in stile vagamente cattolico. È quindi abbastanza chiaro che il network e i produttori si mostrano molto più condiscendenti verso le superstiziose idee cristiane imperanti rispetto ai ben più provocatori sceneggiatori originali. Infatti nei fumetti Moore si divertiva a far uccidere quasi subito dal mostruoso invunche quella che lì era un’antipatica suora integralista, mentre il suo successore Delano in uno dei primi episodi con protagonista Constantine fece apparire il fantasma della religiosa seduto su un cesso. 


Il fantasma di Emma da_Hellblazer n°1 (DC, 1988)

Sia nei rapporti con Anne Marie che con altri suoi soci, la prima versione del Constantine a fumetti si caratterizza come un affascinante ma cinico ingannatore che, sia pure per delle giuste cause, coinvolge altre persone in imprese occulte pericolosissime, tacendo quale sarà la loro probabile fine e in pratica usandole finché gli sono utili o non rimangono uccise. Con la sola eccezione della sua amante Emma, nelle storie di Moore non sembra ancora che a John importi molto di tutti coloro che cadono morti al suo fianco, ma va detto che anche lui rischia la propria vita con la stessa apparente leggerezza con cui mette in pericolo quelle altrui. La tendenza di John Constantine a sacrificare ogni volta i propri amici ritorna ancora di più nelle prime storie della serie a fumetti che lo vede protagonista intitolata Hellblazer - gioco di parole intraducibile che può alludere a vari significati, da Ardente di Fiamme Infernali a Vestito d’Inferno, da Esploratore dell’Inferno a Divulgatore Infernale, riferendosi quindi in ogni caso a uno che non fa una vita troppo tranquilla o piacevole.

Constantine disegnato da John Ridgway su Hellblazer n°1 (DC, 1988)


Nella serie personale di Constantine la sua precisa somiglianza con Sting viene definitivamente accantonata e il personaggio acquista una fisionomia più personale tratteggiata dal disegnatore John Ridgway, anch’esso inglese. La decisione, molto probabilmente presa dall’editore più che dagli autori, non può certo stupire visto che, fin dalla sua introduzione su Swamp Thing, la DC si era mostrata molto preoccupata che prima o poi il famoso cantante potesse protestare o farle causa vedendosi citato senza permesso in un fumetto horror.

Hellblazer n°1 (DC, 1988)

Hellblazer n°2 (DC, 1988)
 
Già sui primi due numeri di Hellblazer del 1988, lo sceneggiatore britannico Jamie Delano, alle prese con la terza serie ereditata dall’amico e connazionale Moore dopo D.R. & Quinch e Capitan Bretagna, non esita a ribadire il lato più bastardo di John Constantine, facendogli compiere un vero e proprio tradimento ai danni di un altro vecchio amico e socio di nome Gary Lester. Per quanto Gary potesse esserselo un po’ meritato, avendo liberato incautamente sulla Terra un demone che stava compiendo una vera e propria strage, il fatto che John, insieme al mago vudù Papa Midnite, intrappoli subdolamente il demone nel corpo dell’amico condannandolo a morte, non è esattamente una delle azioni che ci si aspetterebbe da un eroe dei fumetti. 


Jonjo O’Neil nel ruolo di Gary Lester
  
In effetti Constantine, per quanto lotti contro ogni sorta di creature oscure, non può essere definito proprio un eroe, anche se fin da questi suoi primi episodi dimostra di non essere neanche così privo di una coscienza come sembrava in precedenza, visto che mentre l’amico è divorato dal demone della Fame, John è a sua volta divorato dai sensi di colpa e perseguitato dai fantasmi di tutti gli amici di cui ha provocato la morte. Il Constantine di Delano insomma, rispetto a quello di Moore, pur mantenendosi altrettanto controllato e apparentemente spietato nel fare ciò che deve per salvare il maggior numero di persone possibile, finisce subito dopo per mettere da parte l’ironia dietro cui si nasconde e dover fare i conti, oltre che coi veri demoni infernali, anche coi propri demoni interiori generati dalla cattiva coscienza delle proprie discutibili azioni.

Hellblazer n°1 pag. 38 (DC, 1988)

Quella prima storia di Hellblazer, intitolata Hunger (Fame), in TV è stata adattata con lo stesso titolo nel quarto episodio, approfittando del fatto che le sceneggiature di Delano hanno già un andamento da telefilm (di quelli bizzarri e inquietanti stile Doctor Who o X-Files), ma anche in questo caso ci sono differenze con la versione disegnata, come l’assenza di Papa Midnite, che pure ha un ruolo importante in altri episodi TV. 


Prima apparizione di Gary Lester su Hellblazer n°1 (DC, 1988)

 
Ma soprattutto il Constantine televisivo, pur manipolando Lester (qui interpretato da Jonjo O’Neil), non lo costringe a farsi possedere e divorare dal demone contro la sua volontà ma lascia compiere a lui la scelta di sacrificarsi, auto-assolvendo così la propria coscienza, e resta poi ad assisterlo nella sua agonia fino alla fine, mentre nel fumetto tutto ciò che John fa è di ubriacarsi per non sentirne le urla. In compenso certe scene di particolare effetto, come il demone che entra e esce dai corpi in forma di sciame di insetti o la visione in cui Constantine scambia un suo occhio con quello di un sacerdote africano, sono ripresi fedelmente dal fumetto.


Lo scambio dell'occhio. Hellblazer n°1 pag20-21 (DC,1988)

Tra i testi raffinati e provocatori di Delano e i disegni inizialmente affidati al realistico artista inglese John Ridgway, che all’epoca aveva già una ventennale esperienza nei fumetti di guerra e fantascienza, gli albi di Hellblazer, pur pubblicati in origine nel solito formato comic book spillato e a colori piatti (lo stesso dei super-eroi), si caratterizzano fin dall’inizio come storie sperimentali di alto livello, ben al di sopra della qualità più o meno commerciale che di solito si associa agli spin-off delle testate di successo. A impreziosire la qualità dell’albo contribuiscono le belle copertine con dipinti e collage dell’inglese Dave McKean, seguite subito dopo da quelle di Kent Williams, Glenn Fabry e altri, vere opere d’arte affascinanti e allusive che, in anni in cui non era ancora abituale tale approccio, distinguono nettamente Hellblazer dai comic book dello stesso periodo.


Matt Ryan in una scena di Constantine

 
Da subito Hellblazer è insomma molto più di un semplice derivato di Swamp Thing, proseguendo sulla strada tracciata da Moore di un horror raffinato, attuale e profondo e aggiungendovi un’ambientazione britannica, che segna la definitiva invasione di contenuti di gusto più europeo e letterariamente valido in quel ristretto ghetto troppo spesso ingenuamente supereroistico in cui gran parte del fumetto U.S.A. aveva all’epoca finito per rinchiudersi. Proprio l’alto livello delle sceneggiature originali rende oggi relativamente facile adattare la serie in forma di telefilm, senza che le storie appaiano datate o superate. Ma nel passaggio si toglie molto spessore alle trame per la forzata eliminazione delle tipiche didascalie squisitamente letterarie di Delano, in cui come in un romanzo hard boiled erano resi espliciti i continui tormenti interiori del protagonista.


Hellblazer n°3 (DC, 1988)
 
Il Constantine delle prime storie a fumetti è sostanzialmente un mago di sinistra frustrato, che in un esilarante terzo numero inganna dei demoni che trattano il mercato delle anime come agenti di borsa ma non riesce a impedire l’ascesa politica di Margaret Thatcher. Nei telefilm invece i tanti riferimenti satirici alla disastrosa situazione sociale ed economica dell’Inghilterra degli anni ’80 vengono del tutto accantonati. A chi insomma vuole conoscere il vero Constantine, quello del fumetto Hellblazer, conviene andare a cercare l’edizione in formato bonellide della RW, che di solito in ogni numero ne raccoglie circa quattro albi, o le altre sue edizioni cronologiche pubblicate a colori prima dalla Planeta DeAgostini e ora dalla RW in fumetteria.


Hellblazer n°4 (DC, 1988)
Nei fumetti originali, fin dai primi numeri del 1988, si trovano storie altrettanto tenebrose e inquietanti ma molto più sottili, significative e coinvolgenti, con strade piene di mendicanti che da soli denunciano il fallimento di un’economia basata su competizione e avidità e altri contenuti politici che di certo non vedremo mai nei telefilm. Ad esempio su Hellblazer n°5 l’orrore non ha bisogno di esprimersi in modo soprannaturale ma è quello della guerra del Vietnam, rivissuta da un reduce che ha perso la ragione per le atrocità da lui stesso commesse, mentre nel n°6 i veri e propri demoni sono quelli del nazismo e del razzismo.

Hellblazer n°5 (DC, 1988)

Hellblazer n°6 (DC, 1988)



1°apparizione di Zed su Hellblazer n°4 (DC, 1988)
Nei primi episodi a fumetti si possono incontrare anche le versioni originali dei comprimari del telefilm. La sensitiva Zed, in TV diventata una coprotagonista fissa interpretata da Angelica Celaya, appare in Hellblazer n°4 come una donna molto più inquietante ed enigmatica che aiuta John a ritrovare la sua nipotina rapita da un assassino. Comunque anche nei telefilm Zed conserva un carattere abbastanza deciso e come nei fumetti dimostra a sorpresa notevoli doti di lottatrice. Sugli albi di Hellblazer, nel giro di due numeri i rapporti tra lei e John si fanno intimi e la loro breve e disinvolta relazione sembra portare in fretta a un legame profondo, ma il rapporto tra i due non prosegue a causa del passato di Zed che torna a perseguitarla, cosa che più o meno si verifica anche a partire dall’ottavo episodio del telefilm, in cui però i due non sono amanti. 

Angelica Celaya nel ruolo di Zed

Matt Ryan e Angelica Celaya in una scena di Constantine
  
Nei fumetti si scopre che Zed era fuggita da una setta di cristiani fanatici che voleva farne la madre di un nuovo messia e che ben presto la rapisce e la converte di nuovo ai propri folli dogmi, nonostante fossero non poco contrariati che la loro vergine fosse stata posseduta da un miscredente come Constantine. Zed ritorna poi completamente cambiata negli albi del ciclo La Macchina della Paura usciti su Hellblazer nel 1989, dopo essersi liberata dal lavaggio del cervello cristiano ed essere diventata un’adoratrice della Madre Terra in una comunità alternativa chiamata Nazione Pagana, dove si pratica il ritorno a culti precristiani matriarcali di armonia con la natura, rituali sessuali compresi. Ma è molto difficile che un produttore o network televisivo osi mai far compiere al personaggio di Zed questa sua interessante e consapevole conversione a un misticismo panteista anche nei telefilm, in cui al contrario la vediamo invitare Constantine a prendere in considerazione quell’ingenuo e bigotto dogmatismo cristiano di cui nei fumetti si era liberata gioiosamente. A loro volta le doti di sensitiva di Zed nei telefilm sono un po’ più potenti e vengono usate, oltre che per dar forma di disegni alle sue premonizioni (cosa che nei fumetti di Moore faceva Emma), per farla viaggiare in un mondo degli spiriti d’ispirazione abbastanza cristiana da cui ritorna con un messaggio della madre di John, una nota di sentimentalismo altrettanto aliena alle sarcastiche atmosfere originali di Hellblazer. 

Zed da Hellblazer n°19 (DC, 1989)


Il tassista Chas da Hellblazer n°6 (DC, 1988)



L’altro comprimario principale dei telefilm, il tassista Chas Chandler, interpretato in TV da Charles Halford, è l’unico amico di John abbastanza ricorrente anche nei fumetti fin dai primi numeri di Hellblazer, anche se il suo ruolo in genere non è di esporsi in prima persona come accade abitualmente nella serie televisiva.
Compito principale di Chas nei fumetti è ripagare un vecchio debito scarrozzando gratis sul suo taxi John Constantine, che nei fumetti come in TV non guida l’auto. In fondo si tratta anche qui di un’amicizia un po’ interessata, ma nel suo caso John cerca di non coinvolgere troppo l’amico nei suoi pericolosissimi affari. Nei fumetti il fedele Chas infatti non solo è uno dei suoi più vecchi amici ma è uno dei pochi a non essere ancora andato incontro a una brutta fine per causa sua, anche se almeno in un’occasione ci va molto vicino… Nei telefilm il rischio di fare la stessa fine di tanti altri amici di Constantine non si pone neanche, poiché, con una forzatura un po’ ridicola ma molto comoda, a seguito di un incantesimo Chas ha assorbito le anime di decine di persone e può ritornare dalla morte altrettante volte. Così diventa in effetti il compagno ideale per il sacrificatore di amici Constantine, ma perde un bel po’ della grande umanità del personaggio originale.
Privo di un simile assistente quasi immortale, negli albi originali John è condannato a vivere e agire per lo più in solitudine, ma di volta in volta incontra o ritrova personaggi diversi con cui interagisce in modi sempre nuovi, a volte rimettendosi anche un bel po’ in discussione con se stesso. Il telefilm Constantine invece si allinea alla moda corrente di questo tipo di produzioni che, anche se tratte da fumetti i cui eroi agivano da soli, vedono costituire quasi sempre un’equipe di collaboratori fissi attorno al personaggio principale di turno.

1°apparizione di Chas (al centro) su Hellblazer n°1 (DC, 1988)
 

Charles Halford nel ruolo di Chas Chandler
 
In TV viene quindi aggiunto come comprimario ricorrente anche l’angelo Manny (interpretato dall’attore Harold Perrineau), che ogni tanto ferma il tempo per avvertire John dei pericoli a cui va incontro, un personaggio creato appositamente per i telefilm, probabilmente per ricondurre la serie entro binari un po’ più aderenti agli stereotipi cristiani abituali, rispetto ai quali la pelle nera di un angelo da sola forse appare come un’innovazione già abbastanza provocatoria, almeno per il pubblico televisivo più retrivo e razzista.

Harold Perrineau nel ruolo di Manny



Andando avanti con le sue storie a fumetti, Jamie Delano si sarebbe anche preoccupato di mostrare in flashback gli episodi più significativi del passato di John Constantine ai quali Moore aveva solo accennato, come il disastro di Newcastle, un evento raccontato dettagliatamente in Hellblazer n°11 a cui si fa riferimento più volte anche nel telefilm e a cui avevano preso parte tra gli altri anche una Anne Marie non ancora suora, Gary Lester e Ritchie Simpson. Quest’ultimo, un esperto informatico introdotto da Delano su Hellblazer n°7 e ben presto aggiuntosi alla lista degli amici scomparsi, appare a sua volta nel telefilm, interpretato da Jeremy Davies, accettando di dare a John un aiuto saltuario per niente entusiastico.

 
Hellblazer n°11 (DC, 1988)


Hellblazer n°7 (DC, 1988)


Ritchie Simpson da Hellblazer n°7 (DC, 1988)


Jeremy Davies nel ruolo di Ritchie Simpson


Anne Marie giovane da Hellblazer n°11 (DC, 1988)

Ma Delano raccontò anche altre passate esperienze di Constantine a cui di certo Moore non aveva neanche pensato quando creò il personaggio, a cominciare dal suo giovanile soggiorno in manicomio mostrato su Hellblazer n°8 e citato anche nella serie TV. Tutto ciò, insieme al fatto che già nel grembo materno John aveva strangolato col cordone ombelicale un proprio gemello, avrebbe finito per chiarire meglio come un problematico e sensibile ragazzino del proletariato inglese fosse diventato da adulto un esperto dell’occulto così dotato per la magia, oltre che un tale bastardo con la quasi totalità dei suoi sfortunati amici…
 

Hellblazer Annual n°1 (DC, 1989)

Uno dei più begli episodi di Delano e che di certo in TV non si vedrà mai è Hellblazer Annual n°1 del 1989, disegnato da un altro grande fumettista inglese, Brian Talbot, e intitolato Il Santo Maledetto. Il protagonista è un antenato di Constantine più bastardo di lui e assistiamo a un’affascinante ricostruzione della cultura dell’antica Britannia, di cui non si nascondono in nessun modo le violenze e le brutture, ma la cui arcaica filosofia mitica panteista è in antitesi con le superstizioni ben più ipocrite e bigotte del nascente e altrettanto violento Cristianesimo. Probabilmente ispirandosi al fatto che nelle leggende britanniche Kustennin, o Costantino, era il nome del nonno e di uno zio di re Artù, Delano inverte l’ordine cronologico e crea un re Kon-Sten-Tyn che viene scelto come successore di Artù da un Merlino ripreso fedelmente dal film Excalibur.


Il re Kon-Sten-Tyn su Hellblazer Annual n°1 (DC, 1989)

Kon-Sten-Tyn, pur di prolungare la propria vita e mantenere il potere, non esita a sacrificare i propri figli e a convertirsi solo in apparenza a un culto cristiano che in realtà disprezza. Insomma si comporta un po’ come il suo omonimo più antico, quell’imperatore Costantino che, per consolidare la propria posizione sul trono, fece massacrare parte della propria famiglia, si alleò con la principale setta monoteista cristiana e inventò di fatto i dogmi cattolici per meglio tenere uniti e sottomessi i popoli del suo impero. Kon-Sten-Tyn, più modestamente, grazie a poteri arcani appresi da Merlino o direttamente dalla Madre Terra, si accontenta di farsi passare per santo agli occhi degli ingenui chierici medievali. John condividerebbe quindi le subdole capacità manipolatorie di questi suoi omonimi antichi molto più cinici e reazionari rispetto a lui, che pur avendo a che fare spesso con demoni e angeli si è sempre rifiutato di adorare qualsiasi divinità…
Anche se Constantine si scontra spesso con le potenze infernali, già Alan Moore aveva evitato il rischio di far aderire il personaggio a qualsiasi dogmatismo religioso. La stessa natura del Male che Constantine combatte nelle storie di Swamp Thing è descritta in modo del tutto diverso da ognuno dei personaggi che lo aiutano e solo la suora Anne Marie lo identifica con Satana, mentre gli altri ne danno interpretazioni meno dogmatiche.


Hellblazer n°8 (DC, 1988)
Hellblazer n° 9 (DC Comics, 1988)

  
Hellblazer n° 10 (DC Comics, 1988)

Jamie Delano, su Hellblazer n°8, fa guarire le ferite di Constantine dopo un incidente immettendogli nelle vene il bruciante sangue di un demone con una trasfusione, che gli dona qualche vantaggio infernale, quasi a giustificare definitivamente il nome della testata. Il demone in questione, Nergal, antico dio degli inferi babilonese, nei primi numeri di Hellblazer è in pratica il più importante nemico di Constantine, che lo aveva disastrosamente evocato a Newcastle per salvare una bambina da un’infestazione diabolica ma così facendo l’aveva invece condannata all’Inferno. Questa parte è ripresa abbastanza fedelmente anche nei telefilm, in cui Nergal è interpretato da Joey Phillips, forse anche perché si tratta di una trama abbastanza riconducibile alle abituali superstizioni cristiane, solo che in TV il tutto viene presentato non come un avventato errore del presuntuoso mago in erba John, ma come un complotto ai suoi danni ordito fin dall’inizio da Nergal stesso.


Il demone Nergal da Hellblazer n°8 (DC, 1988)

Joey Phillips nel ruolo di Nergal

Comunque se Constantine si oppone alle invasioni demoniache non lo fa in nome di edulcorati paradisi né di un fantomatico dittatore celeste, ma solo in difesa di una difettosa e fallace Umanità, costantemente in balia delle proprie debolezze e follie, che le creature infernali possono in fondo simboleggiare efficacemente.
L’originale serie a fumetti Hellblazer ha insomma un sottile e raffinato equilibrio, sospeso tra superstizioni e metafore, tra ironiche prese in giro e profonde verità, che nei telefilm, nonostante il tentativo di esservi fedeli, sembra che non si possa o non si voglia riprodurre del tutto. In TV, benché Constantine resti un irriducibile miscredente che per i suoi incantesimi usa formule un po’ di tutte le culture e tradizioni esoteriche, si suggerisce che gli incontri con angeli e demoni possano essere prove dei dogmi cristiani, un approccio piuttosto convenzionale e ingenuo sottolineato anche dall’etichetta di esorcista spesso affibbiata al protagonista, così come dall’uso grafico della croce al posto di una delle T di Constantine nel logo del telefilm, forse suggerito dalla leggenda cristiana di Costantino (che è la precisa traduzione del suo nome). Del resto, se la fedeltà dei telefilm ai fumetti è solo relativa, andava molto peggio nel film del 2005, dove Constantine è addirittura un cattolico che vorrebbe essere ammesso in Paradiso dopo la morte…

Ancora Joey Phillips nel ruolo di Nergal

Invece nei fumetti scritti da Jamie Delano e dai suoi degni successori, scrittori altrettanto provocatori come Garth Ennis, Paul Jenkins, Warren Ellis, Brian Azzarello, Mike Carey o Peter Milligan, i soliti dogmi e i bigotti valori monoteisti molto spesso sono messi del tutto in discussione, a volte sfruttando e stravolgendo opportunamente i simboli cristiani stessi, anche se per esempio l’irlandese Ennis lascia un po’ più da parte i contenuti sociali per concentrarsi sulle crisi e i problemi personali del protagonista. In ogni caso, nelle loro storie John Constantine è un vero e proprio mago, o se vogliamo un moderno sciamano metropolitano in cravatta e impermeabile, che non ha nulla a che fare con banali esorcisti e sacerdoti, rispetto ai quali ha del resto capacità e poteri molto maggiori acquisiti attraverso il solo studio di incantesimi e rituali magici.

Papa Midnite da Hellblazer n°1 (DC, 1988)


Michael James Shaw nel ruolo di Papa Midnite

A differenza del film del 2005, in cui il personaggio di Constantine diventava un americano, nei telefilm mantiene la cittadinanza inglese, ma nonostante ciò anche qui l’ambientazione si sposta soprattutto negli U.S.A., mentre nei fumetti, pur viaggiando in lungo e in largo in vari paesi, John agisce di più nella sua natia Inghilterra. Restano in comune coi fumetti molti dettagli e personaggi, tra cui alcuni che erano americani anche in origine, come il già citato mago vudù Papa Midnite (qui interpretato dall’attore Michael James Shaw) che da residente a Manhattan diventa cittadino di New Orleans, o il poliziotto di New York Jim Corrigan (interpretato dall’attore Emmett Scanlan), che alla sua morte dovrebbe trasformarsi nel vendicativo e quasi onnipotente spirito giustiziere chiamato Lo Spettro, protagonista di un’altra serie di storie disegnate.

Emmett Scanlan nel ruolo de Lo Spettro
John Constantine e Lo Spettro da The Books of Magic n°2 (DC, 1990)

In effetti di fronte a minacce o compiti particolarmente difficili, anche nei fumetti John Costantine non disdegna di associarsi con altri personaggi della DC, come nella miniserie The Books of Magic scritta da Neil Gaiman e uscita tra 1990 e 1991, in cui con altri tre esperti dell’occulto istruisce il giovane mago Timothy Hunter, personaggio che avrebbe poi ispirato alla scrittrice J. K. Rowling il più edulcorato Harry Potter. Lo stesso quartetto di maghi in trench si sarebbe ricostituito nella miniserie del 1999 The Trenchcoat Brigade.

John Constantine e Timothy Hunter da The Books of Magic n°2 (DC,1990)

The Trenchcoat Brigade - edizione italiana (Planeta, 2008)

 
Questi abituali incontri e alleanze tra i vari personaggi DC aprono la strada anche in TV alle partecipazioni di Constantine a serie di altri eroi, a partire dalla sua annunciata apparizione nella quarta stagione del telefilm Arrow. La sua serie televisiva personale attualmente sospesa non sappiamo se prima o poi potrà avere una seconda chance, ovvero una seconda stagione, ma a causa della censura televisiva antitabacco non vi avremmo comunque mai potuto vedere delle storie come il ciclo di Ennis Abitudini Pericolose, in cui John Constantine vende l’anima a tre diversi demoni per guarire da un cancro ai polmoni dovuto alla sua dipendenza dalle sigarette, una storia che ha comunque ispirato in parte il film Constantine del 2005.
Riguardo a come John Constantine sbarchi il lunario, essendo così impegnato a tenere a bada gratuitamente le forze delle tenebre, nei fumetti si capisce che vive soprattutto di espedienti, potremmo dire di vere e proprie truffe, usando per esempio la sua magia per vincere a giochi d’azzardo. John non è insomma uno stinco di santo, tanto che in un suo bel ciclo particolarmente trucido del 2000 dal titolo Tempi Duri, scritto da Azzarello e disegnato da Richard Corben, si trova alle prese con la dura vita carceraria. Gli autori televisivi sembra abbiano preferito sorvolare sulla questione, così come sul fatto che nei fumetti Costantine sia bisessuale, e se nel nono episodio TV John si ritrova in carcere e diventa provvisoriamente il nuovo capo dei detenuti è solo perché era stato posseduto da un demone, la più tipica scusa delle religioni per giustificare qualsiasi azione senza assumersene la responsabilità, scusa che in questo caso serve a non far perdere al protagonista quella minima patina di eroismo indispensabile per essere etichettato come uno dei buoni. Ma nonostante tutto, i contenuti forti rendono anche il telefilm un programma consigliato agli spettatori maturi, più o meno come recitava la scritta stampigliata sugli albi dell’etichetta Vertigo.

Hellblazer n°150 - Hard Time parte 5 (DC, 2000)

In compenso, dopo la conclusione della serie Hellblazer, terminata nel 2013 col numero 300, una nuova collana a fumetti intitolata come il telefilm semplicemente Constantine, ha visto John diventare il leader di un gruppo di eroi magici dall’altisonante nome di Justice League Dark, entro logiche narrative ben più commerciali che in passato. Il totale abbandono anche qui dei contenuti più satirici, sociali, provocatori o scabrosi che avevano mantenuto ad alto livello i vari cicli di Hellblazer, non poteva portare fortuna agli autori e l’albo Constantine, durato molto meno della serie precedente e interrottosi dopo due anni col n°23, è stato sostituito nel 2015 da una terza serie intitolata con un compromesso Constantine: The Hellblazer, che almeno nelle intenzioni dello sceneggiatore Ming Doyle dovrebbe riportare il personaggio alle origini.
Probabilmente non sapremo mai cosa il creatore di John Constantine, Alan Moore, penserebbe della versione televisiva del suo personaggio, visto che a quanto pare ha smesso per principio di guardare gli adattamenti filmici dei suoi fumetti, disgustato dai continui tradimenti che questi avevano subito sul grande schermo. Considerando le tante piccole censure, travisamenti e semplificazioni che anche Constantine ha dovuto comunque subire nel passaggio dal fumetto alla versione TV, in fondo non gli si può dare del tutto torto…

Hellblazer n°1 (ComicArt, 1994)

In Italia le prime ventinove storie di Hellblazer sono state pubblicate tra il 1990 e il 1995 dalla Comic Art, prima sulla rivista Horror (con traduzioni di Luca Boschi), poi sulla testata DC Comics Presenta e infine sugli albi spillati della collana Hellblazer, interrottasi con il n°10 (con le traduzioni di Francesco Manetti per queste ultime due serie).
Tra Febbraio e Marzo 1996 l’editrice General Press ha pubblicato in due parti, sulla rivista Il Corvo Presenta, una storia speciale di Hellblazer del 1993 con un ennesimo flashback del passato di John Constantine. 

il Corvo Presenta n°9 (General Press, 1996)

Hellblazer Abitudini Pericolose - edizione paperback originale

Vertigo Presenta n°24 (MagicPress,2002)
  
Dalla fine del 1996 il nuovo editore della rivista Il Corvo Presenta, la Magic Press, ha iniziato a pubblicare in modo più organico le storie di Hellblazer in volumi analoghi ai paperback americani, saltando inizialmente il periodo scritto da Delano e già tradotto quasi completamente da Comic Art e partendo dal quinto ciclo, Abitudini Pericolose, il primo scritto da Garth Ennis. Inoltre, tra il 2000 e il 2006, la Magic Press ha anche pubblicato regolarmente le storie di Hellblazer più recenti sui cinquanta numeri della rivista Vertigo Presenta.


Hellblazer n°4 (Planeta DeAgostini)

Hellblazer n°19 (Planeta DeAgostini)

I diritti del personaggio di Constantine sono poi passati con quelli dell’intero universo DC all’editrice Planeta De Agostini, che ha iniziato la ristampa integrale e cronologica di Hellblazer in una serie mensile economica. 


Constantine n°8 (RW Edizioni,2014)

 
Negli ultimi anni l’editrice RW ha differenziato ulteriormente le edizioni italiane delle storie di Constantine, tra i volumi con gli ultimi episodi della serie Hellblazer, la collana economica a colori che ne prosegue la serie cronologica, l’albo antologico Constantine con la seconda serie del personaggio collegata a quelle di altri eroi della DC e l’albo formato bonellide John Constantine che ristampa la serie Hellblazer dall’inizio ma in bianco e nero. È quindi disponibile una discreta scelta per chi, oltre al telefilm, volesse conoscere il vero Constantine…


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Il fumetto formato bonellide:


John Constantine n°1 (RW Edizioni,2015)


John Constantine n°9 (RW Edizioni,2015)




JOHN CONSTANTINE
Contenuti: Hellblazer dal n°1 in poi
Testi: Jamie Delano e altri
Disegni: John Ridgway, Alfredo Alcala, Richard Piers Rayner, Mark Buckingham e altri
Collana: Vertigo Dragons dal n°16
Formato: 96 pag. in bianco e nero
Editore: RW Edizioni
Etichetta: Vertigo Lion
Periodicità: mensile
Date di uscita: dal Gennaio 2015
Prezzi: da € 2,95 a € 3,30

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La serie TV:


CONSTANTINE
Ideatori: Daniel Cerone e Neil Marshall
Produttori: Daniel Cerone e David S. Goyer
Interpreti principali: Matt Ryan, Angelica Celaya, Charles Halford, Harold Perrineau
Format della prima stagione: 13 episodi di 42 minuti l’uno
Messa in onda negli U.S.A. : dal 24 ottobre 2014 al 13 Febbraio 2015 sulla NBC
Messa in onda italiana in chiaro: dal 22 Aprile 2016 su Italia 1
Orario in Italia: due episodi ogni venerdì, alle 23:05

Il cast della serie TV Constantine


Andrea Cantucci

N.B. Trovate tutti i link agli altri "bonellidi" in Cronologie & Index

5 commenti:

  1. Non entro nel merito di altri punti dell'articolo, anche se potrei affermare che Delano - " allievo " di Moore e da lui fortemente voluto al timone della ongoing di Hellblazer - ha creato da solo praticamente tutto il background del personaggio, partendo da poche tracce che Moore aveva seminato qui e lì in Swamp Thing e che poi altri hanno aggiunto particolari importanti al canone - Ennis con Rischiose Abitudini in cui Constantine beffa un cancro ai polmoni vendendo l'anima a tre diavoletti diversi, Azzarello con la sua introduzione della bisessualità del protagonista e Milligan che lo fa convolare a nozze - ma segnalo che Gaiman ha ribadito come non ritenga Harry Potter una derivazione del suo Tim Hunter.
    Mi pare che abbia spiegato come quella dei ragazzi maghi sia una tradizione della narrativa inglese. Insomma i due scrittori si sarebbero rifatti allo stesso topos narrativo.

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  2. Grazie per l’attenzione e la precisa sintesi.Riguardo Constantine siamo d’accordo su tutto. Ho parlato soprattutto del Swamp Thing di Moore e dei primi Hellblazer di Delano anche perché i telefilm sono ispirati per lo più ai concetti introdotti in quelle storie. Inoltre la ristampa formato bonellide non è ancora arrivata neanche al periodo Ennis, che dovrebbe iniziare tra poco.
    Non siamo del tutto d’accordo sul possibile/probabile rapporto tra Timothy Hunter e Harry Potter. Ricordo anch’io simili dichiarazioni di Gaiman e ha ragione a dire che le due serie si sviluppano in modi diversi e che i due personaggi non sono i primi del genere in assoluto nella letteratura inglese. Ciò su cui Gaiman sorvola (essendo un gran signore sempre solidale coi colleghi) è il fatto che tra i due piccoli maghi c’è un’evidente somiglianza fisica che non credo possa essere del tutto casuale, a meno che non si siano davvero rifatti entrambi a un particolare personaggio precedente, che andrebbe però identificato con più precisione.
    Nel primo romanzo del 1997 il decenne Harry Potter è descritto come mingherlino, con abiti molto larghi, viso sottile, capelli neri e occhiali. A parte il colore degli occhi, tutto nella sua descrizione si adatta perfettamente anche alla prima apparizione del dodicenne Timothy Hunter del 1990. Potrebbe essere una coincidenza… se non fossero entrambi degli apprendisti maghetti allevati nel mondo degli umani ma figli di abitanti di un mondo magico, il ché nel caso di Timothy è rivelato nel primo ciclo della serie regolare di The Books of Magic uscito nel 1994.
    Qualunque cosa dica il generoso Gaiman, non dimostra che la Rowling non si sia ispirata almeno un po’ a Timothy Hunter. Non voglio criticarla per questo, solo far notare come il fumetto offra spesso ispirazioni non dichiarate tanto alla letteratura che al cinema, il ché potrebbe essergli riconosciuto un po’ di più…
    Grazie ancora del commento.

    Andrea Cantucci

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    Risposte
    1. Francesco Manetti26 maggio 2016 16:35

      Quando apparve Harry Potter, che trovai subito insopportabile, ho da subito pensato anche io (che all'epoca tradussi per Comic Art anche Books of Magic e che dunque ci convissi per lunghissime ore!) che la scrittrice si fosse pesantemente rifatta a quella miniserie, non solo per le caratteristiche fisiche del ragazzo, ma per tutto il contorno, con l'iniziazione, la scoperta delle sue doti, etc. Ovviamente nei libretti della Rowling è tutto edulcorato e annacquato, come ben si conviene a chi vuol sfondare nell'ambito dell'young adult.

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    2. In effetti penso che altri autori più cinici e avidi di Gaiman si sarebbero affrettati a sfruttare l'occasione tentando una querela. E' successo per molto meno... ma sembra che Neil sia al di sopra di queste cose. E' andato in tribunale solo quando ha dovuto rivendicare i diritti di storie e personaggi direttamente creati da lui.

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    3. Francesco Manetti28 maggio 2016 13:52

      Anche secondo me Gaiman è un gran signore: cultura, ingegno e intelligenza vanno (anche se non sempre) di pari passo con la signorilità!

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