sabato 7 maggio 2016

DIME PRESS INTERVISTA MIRKO PERNIOLA! (LE INTERVISTE XXXII)

a cura di Alex Principato

Dopo le ultime tre interviste, tutte non bonelliane, ritorniamo in via Buonarroti con lo sceneggiatore Mirko Perniola. Nato a Magenta (MI) nel 1974, cuoco diplomato e poi universitario, inizia nel 2000 a scrivere fumetti, con la serie di ambientazione medievale Anno Domini. Nel 2005 avvia la collaborazione con la SBE, prima con Zagor e poi con Nathan Never, del quale cura, con grande efficacia e maestria narrativa, il reboot del 2012. Due parole anche sul curatore di questo colloquio - anzi, lasciamo che sia lui stesso a presentarsi (aggiungendo solo che si tratta di una nostra carissima, vecchia conoscenza, avendo collaborato anche a Dime Press): Alex Principato nasce negli anni '70 a Roma. Si appassiona ai comic soprattutto grazie ai fumetti Disney e a quelli Bianconi (Braccio di Ferro e co.), che tenta di imitare inutilmente. In seguito si avvicina ai fumetti Bonelli, Zagor in primis, e nel 1992 alla mostra di Firenze su Zagor, incontra Angelo Palumbo (futuro autore degli index di Zagor) che lo sprona a scrivere qualche articolo per Darkwood Monitor e Dime Press (nuova edizione). Buona lettura! (s.c. & f.m.) 

Mirko Perniola alla presentazione della sua storia Battiti di legalità (da Pqeditor)


DIME WEB - Potresti raccontarci i tuoi primi passi nel mondo dei comic? Come è nata la tua passione?

MIRKO PERNIOLA - Posso rifiutarmi di rispondere a una domanda alla quale ho già risposto mille volte negli ultimi trent’anni? No? Ok, immaginavo. Diciamo che la passione non nasce da qualcosa di particolare; libri e fumetti hanno sempre fatto parte della mia vita, li avevo nel DNA... basti pensare che mio nonno, contadino, portava le pecore al pascolo leggendo Shakespeare. Per “i primi passi” il discorso è diverso. Da piccolo volevo fare il cuoco. Sono entrato in cucina a 13 anni. Anni dopo, ho capito che mi piaceva di più mangiare che non far da mangiare, e intanto la passione per la scrittura cresceva; mi sono avvicinato al mondo dei fanzinari e delle autoproduzioni e da lì il passo al professionismo è stato faticoso ma breve.


DW - Puoi raccontarci qualcosa del tuo ingresso alla Bonelli?

MP - Lo devo principalmente a Moreno Burattini e Mauro Boselli. Sono stati loro a darmi la possibilità di scrivere per uno dei miei personaggi più amati. Entrare in SBE maneggiando un colosso come Zagor è stato spaventevole ma tremendamente appassionante.


Mirko Perniola in Via Buonarroti, fotografato da Moreno Burattini per il suo blog






DW - Che difficoltà ha incontrato a gestire due personaggi con un passato così importante come Nathan Never e Zagor?

MP - Nathan Never è stato divertente ma anche più facile di Zagor. La fantascienza di Nathan Never è un crogiolo di fantascienze e stili diversi; riuscire a creare qualcosa di nuovo dandogli un taglio personale è possibile e auspicabile. Zagor invece è classico, e benché si creda che sia facile lavorare con un personaggio che ha molte connotazioni fantastiche, il suo passato è talmente vasto che inventarsi qualcosa di nuovo è difficilissimo, come è difficilissimo svilupparlo senza che assomigli a qualcosa che è stato già fatto. È una bella, divertente e sfiancante sfida!


DW - Secondo te cosa manca al fumetto attuale?

MP - Per quanto riguarda i contenuti: umorismo, commedia, dialoghi brillanti - che strappino un sorriso facendo da contraltare al dramma. Sotto il punto di vista commerciale è difficile esprimersi; il fumetto sta diventando sempre più di nicchia. I lettori giovani scarseggiano. Che cosa manca? Letture di formazione, che accompagnino il lettore dalla fanciullezza all’età adulta attraverso i fumetti.



Perniola a Lucca nel 2012 (dal blog Zagorealtro)
 

DW - Hai un notevole talento umoristico: scriveresti mai un nuovo Speciale Cico?

MP - Assolutamente sì, anche Moreno Burattini era d’accordo.


DW - Sempre parlando di umorismo, Sauro Pennacchioli (sceneggiatore di Martin Mystère e Zona X) lamentava la mancanza di serie brillanti nel panorama fumettistico bonelliano. Come mai l’umorismo nei fumetti Bonelli è sempre più una componente marginale?

MP - Perché è difficile da realizzare e dipende molto dai gusti. Inoltre funziona solo se sceneggiatore e disegnatore sono ben sintonizzati, se si sentono spesso, se hanno una grande capacità autocritica. Tutti elementi che rendono complicato scrivere di umorismo in un grande sistema come quello della SBE. Comunque, io continuo a sognare e sperare che prima o poi si aprano delle strade anche in quella direzione.


Perniola con Christian Baldi, disegnatore di Anno Domini (da Sbam!Comics)



DW - Com’è il tuo rapporto con i disegnatori?

MP - Io non ho rapporti coi disegnatori, ma con le persone. Ce ne sono alcuni coi quali siamo diventati amici di famiglia, altri coi quali ci salutiamo a denti stretti. Indiscutibilmente, le mie migliori storie sono quelle realizzate dai disegnatori con i quali ci si sentiva molto spesso, cercando insieme il modo migliore per realizzare la storia che sentivamo essere di entrambi.


DW - A cosa stai lavorando attualmente?

MP - Per Zagor sono alla fine della storia in cui rivedremo l’Arciere Rosso, ne seguirà poi un’altra legata al mondo dell’illusionismo e della magia. Fumetti a parte, sto scrivendo la mia terza sceneggiatura cinematografica, stavolta ambientata in una delle mie più grandi passioni: il mondo del vino.


DW - Quali sono i tuoi progetti?

MP - Forse per la prima volta in vita mia, posso rispondere: non lo so e non mi importa! Le cose che sto facendo mi fanno felice, mi fanno stare bene: ora penso a queste, se ci sarà “un poi” poi si vedrà.


La copertina di Anno Domini n. 10 (2007)



DW - Antonio Serra è sempre molto pessimista sul futuro del fumetto. Secondo te come sarà il fumetto tra 10 anni?

MP - C’era chi diceva che il teatro sarebbe morto con l’arrivo del cinema. E chi diceva che il cinema non avrebbe avuto futuro. Sbagliavano tutti. I mezzi di comunicazione hanno i limiti della fantasia umana: finché ci sarà qualcuno che farà fumetti, ci sarà chi li leggerà, e viceversa. Su carta o in digitale, che importanza ha? Spero solo che le storie siano di qualità perché a me interessa il contenuto, non il contenitore. Insomma, non lo so come sarà il fumetto tra dieci anni, so solo che spero di essere qui a poter raccontare storie, in un modo o nell’altro.


a cura di Alex Principato

N.B. Trovate i link agli altri colloqui con gli autori su Interviste & News!

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