sabato 14 giugno 2014

LILITH 12: XVI SECOLO - UNA STREGA BUONA PER UN’EPOCA MALVAGIA

di Andrea Cantucci


se tutte tali cose non fossero vere e soltanto fossero frutti dei sogni, ingiustissimi dovrebbero essere giudicati i giudici dell’inquisizione, poiché hanno condannato tanta gente al supplizio estremo.”
Dal Quaestio De Strigibus del teologo domenicano Bartolomeo Spina, 1576

La credenza nelle streghe non è che una costruzione operata dai predicatori”
Da The Discovery of Witchcraft del giudice Reginald Scot, 1584

significa dare alle proprie congetture una ben alta valutazione, arrostire un uomo vivo sulla base di esse.”
Da Les Essais di Michel De Montaigne, Libro Terzo, capitolo undicesimo, 1588

Non ci furono né stregoni né stregati nel Paese fino a che non si cominciò a parlare e scrivere di loro.”
Alonso de Salazar Frìas, Commissario della Santa Inquisizione di Madrid, 1612



Il Sabba delle Streghe. Disegno di Hans Baldun Grien, 1514



Come sempre, la copertina di Lilith n°12 chiarisce subito il tema dell’episodio: la caccia alle streghe. Ma le persecuzioni di massa contro presunte fattucchiere si svolsero in tutta Europa, conducendo al rogo decine di migliaia di persone tra il 1450 e il 1750. Nella prima vignetta si rendono quindi necessarie indicazioni più precise. Siamo nell’Italia nord-occidentale della seconda metà del XVI secolo e precisamente, come si vedrà poi, a Triora, territorio della Repubblica di Genova, il luogo dove storicamente tra il 1587 e il 1589 si svolse una delle più estese e violente cacce alle streghe del nostro paese, tanto da essere detto la Salem d’Italia.
L’epoca è importante, poiché la credenza nella stregoneria fu diffusa dagli scritti di autorevoli religiosi, inquisitori e teologi, che nel XV secolo sostennero fermamente la realtà di tale fenomeno magico e diabolico minacciando di eresia chi non vi avesse creduto, mentre la persecuzione indiscriminata contro “sacrileghi e maghi” veniva avviata e sostenuta da due bolle pontificie del 1451 e del 1484; ma è solo dalla metà del ‘500 che la caccia alle streghe s’intensificò ancora di più. Cos’era successo? Un ulteriore incremento del fanatismo religioso, a seguito della Riforma protestante e della conseguente Controriforma. Lutero e Calvino dai loro pulpiti dichiararono guerra al Diavolo e al Peccato in tutte le sue forme, mentre la Chiesa Cattolica, dopo le pratiche corrotte e dissolute del passato, voleva dimostrare di non essere da meno. Ciò portò anzitutto alla sempre maggiore demonizzazione delle minoranze religiose, come Catari o Valdesi, bollati ora, oltre che come eretici, anche come servi del maligno dediti alla stregoneria, grazie a confessioni estorte con la tortura.


Le Quattro Streghe. Incisione di Albrecht Dürer, 1497


Il diffuso aumento di una tale severità religiosa senza compromessi generò anche, in ogni setta cristiana, esagerati sensi di colpa per ogni minima mancanza che, per una elementare legge psicologica, dovevano trovare dei capri espiatori su cui essere proiettati. L’insicurezza sociale e la paura furono poi accentuate da carestie e crisi commerciali, che aumentavano il clima generale di ansia, povertà e malattie diffuse, tutte cose che necessitavano anch’esse di qualche semplicistico colpevole a cui imputarne la responsabilità. Da qui la facilità con cui si accusavano di essere streghe e provocare malefici d’ogni sorta coloro che vivevano ai margini della comunità, dedicandosi ad attività particolari o minimamente misteriose. Anche a Triora, come è ben spiegato nella storia, la caccia alle streghe fu avviata imputando loro innanzitutto la colpa di una terribile carestia, di cui molto probabilmente erano invece responsabili le speculazioni dei proprietari terrieri.
Inoltre all’epoca, sia protestanti che cattolici avviarono un’opera di cosiddetta evangelizzazione, ovvero di proselitismo forzato e persecuzioni, per sradicare anche dai più remoti angoli delle campagne ogni residuo di tradizioni o rituali precristiani, che invece nei secoli precedenti erano stati tollerati, o semplicemente rimossi, in modo subdolo ma comunque meno sanguinario, sovrapponendo significati cristiani alle feste antiche.
Le “sagge” o “buone donne” che per i primi mille anni del dominio cristiano avevano continuato a esercitare utili funzioni di guaritrici, tramandandosi di madre in figlia i segreti delle erbe medicinali, o che altrettanto pacificamente avevano continuato per consuetudine a compiere i riti stagionali della fertilità, o a prendersi innocui spassi notturni nei boschi in onore delle antiche divinità agresti, furono ora bollate come streghe e costrette sotto tortura ad ammettere d’aver compiuto ogni sorta di atti abominevoli in combutta con Satana.


Streghe, da un dipinto di Hans Baldun Grien, XVI sec.


È un gruppo di queste donne che Lilith incontra appena giunta in quest’epoca, donne che vivendo in una società che non ammette la legittimità del piacere sessuale femminile, soddisfano la loro libido dandosi “al buon tempo” di nascosto, con pratiche masturbatorie che sono il vero scopo dei bastoni che cavalcano.
La loro danza si svolge attorno a un noce, tuttora esistente a Triora e considerato tradizionalmente l’albero preferito dalle streghe, come quello leggendario di Benevento che si dice attirasse streghe da tutta Italia. In questo noce, nel fumetto tentano invece di manifestarsi i Cardi, i nemici vegetali di Lilith, e, anche se non ci riescono, i residui delle loro forme basteranno poi per convincere gli inquisitori della presenza del maligno.
Dopo aver assistito alle pantomime delle donne in estasi, Lilith non tarda a scoprire che hanno usato un unguento contenente un allucinogeno. L’uso di tali sostanze, assunte attraverso i pori o in altro modo, è in effetti ampiamente documentato negli scritti lasciati dai persecutori delle streghe, che li consideravano veri intrugli magici. Oltre alla belladonna, come in questo caso, tali unguenti potevano contenere tra l’altro anche aconito, solano, oppio, cicuta, papavero, stramonio e mandragora - tutte droghe con effetti intossicanti e allucinatori (come si nota nella storia, le droghe per indurre trance e visioni sono usate anche dagli sciamani eurasiatici). Ce n'era quindi abbastanza per immaginare di volare chissà dove e di assistere a ogni sorta di prodigi, oltre che di trovarsi tra le braccia di qualche spasimante, per poi abbandonarsi esauste al sonno.
Al risveglio, le donne scambiano Lilith per un’entità che di solito vedono in sogno e che chiamano madonna Oriente. È un appellativo che realmente certe imputate di stregoneria dissero di usare per rivolgersi a colei che presiedeva un rito notturno detto Gioco di Diana, nei primi processi italiani del genere, tenutisi a Milano nel 1384 e 1390. Madonna nel Medioevo significava mia signora, quindi il termine va tradotto signora Oriente. Com’è detto anche nell’albo, il primo documento che cita una simile società di Diana, o Erodiade, in cui le donne si riunivano per i loro riti notturni è il Canon Episcopi di Reginone di Prüm, risalente al X secolo.

Supplizio della corda. Incisione di Hans Burgkmair, XVI sec.


Diana, identificata con Artemide ed Ecate, nel mondo classico era la dea lunare della magia, dei sogni, dei morti, della natura selvaggia e dei cicli femminili, presiedeva alle cacce sfrenate, guidava le ninfe dei boschi, e, come la sua versione celtica Dana, univa elementi inferi a quelli di dea dell’abbondanza. Erodiade invece, nella tradizione cristiana era la moglie di Erode (o anche sua figlia Salomé, dedita a danze sensuali come le streghe) e nelle leggende medievali fu condannata a girare il mondo con diavoli e spiriti, quindi sovrapposta a Diana come guida della caccia selvaggia delle anime dei morti. Erodiade in fondo poteva anche essere una trasposizione di Herda, la dea della Terra germanica, anch’essa equiparabile alla dea dei morti, chiamata dai Normanni Hela o Hel. Nei paesi germanici questa Diana-Erodiade, la regina delle donne che vagano di notte, era infatti detta anche Helt, oltre che Hilde, Holde, Verelde, Berthe e Perchta. Tra l’altro Holda, o Holle, è il nome originale della Befana, il vero e proprio archetipo della strega benefattrice anziché malefica.
In ogni caso Lilith, con la sua pelle chiara e splendente, viene scambiata per una dea legata alla Luna e agli spiriti dei trapassati, spiriti che appaiono anche a lei all’inizio della storia, coi volti di coloro che ha incontrato e ucciso in altre epoche e che ora sembrano correre senza meta attraverso il tempo, seguendo il suo stesso percorso. La loro apparizione è il solo evento davvero nuovo della storia che potrà avere ripercussioni nel proseguo della saga, l’unico vero interrogativo irrisolto dell’episodio, che per il resto, mancando il conflitto coi Cardi, scorre in modo abbastanza prevedibile, con Lilith che, senza nessuno che possa contrastarla, presto diventa il deus ex-machina degli eventi. È comunque encomiabile e pienamente riuscito l’intento della storia di mostrare la violenza a cui può giungere il fanatismo dell’intolleranza religiosa, descrivendo obiettivamente come si svolsero nella realtà tali spietate persecuzioni, pur in un fumetto ricco di elementi fantastici.

Triora (Imperia): Monumento alla Strega.


Il procedimento del processo che inevitabilmente Lilith subisce con le altre donne, colpevoli più che altro d’aver passato le notti a divertirsi, è ricostruito infatti in modo preciso, con forme e torture dell’epoca, come quella terribile della corda, che legando all’accusata le mani dietro la schiena e tirandola su, provocava una dolorosissima lussazione degli arti. Ovviamente si era poi disposti a confessare qualsiasi cosa. La ricerca del signum diaboli, il marchio di Satana, che si riteneva ogni strega avesse sul corpo e a cui si assiste anche qui, era un’altra prassi abituale. Si pretendeva di riconoscerlo in qualunque imperfezione o irregolarità della pelle, nei o porri che in persone di una certa età, come gran parte delle donne accusate, erano in pratica la norma.
In tutta la plausibile ricostruzione del racconto, l’unica cosa che si può mettere in dubbio è che le presunte streghe, durante le loro riunioni, non avessero veri rapporti sessuali se non in sogno. In fondo era verosimile che i ludi agresti di quella che in Italia era chiamata la vecchia religione, comprendessero anche riti sessuali, che dovevano essere considerati di buon auspicio per la fertilità del bestiame e la crescita dei raccolti.
Era normale anche che il processo non fosse condotto da autorità religiose, ma da un commissario e un giudice secolari. Dopo aver spinto perché si procedesse a persecuzioni contro eretici e streghe, in molti paesi il clero, pur premendo perché la strage continuasse, cominciò a tirarsi indietro dall’esporsi in prima persona in una crociata tanto spietata e sanguinaria, lasciando per così dire il lavoro sporco agli altri. Perfino in Italia e Spagna, in cui era più presente e attiva la Chiesa Cattolica, all’inquisizione venivano affidati direttamente più i casi di eresia che non quelli di stregoneria, considerati spesso come inerenti invece all’ordine pubblico. 


Frontespizio di un'edizione cinquecentesca del Malleus Maleficarum, sorta di "manuale giuridico" di procedura penale contro le presunte streghe.

 
Il commissario civile Giulio Scribani, che nell’albo è giustamente il cattivo della storia, fu realmente il pubblico ufficiale incaricato dell’inchiesta, a cui si può imputare la ricerca di altre streghe da condannare oltre a quelle già denunciate e l’ulteriore inasprimento del clima di terrore, i cui metodi duri, come sottolinea il racconto, non erano graditi al Consiglio degli Anziani del paese, poiché coinvolgevano anche delle nobildonne.
D’altra parte, può anche sorgere il sospetto che nell’albo si sia preferito non calcare la mano sulle altrettanto gravi responsabilità degli ecclesiastici, per non inimicarsi la consistente fetta di lettori che continua tuttora a credere a tante autorità religiose e concezioni cristiane. Infatti nel fumetto non si fa alcun cenno al sacerdote Girolamo del Pozzo che, convinto della presenza del maligno, ancor prima dell’arrivo dello Scribani fu colui che esortò i parrocchiani a denunciare le streghe. Invece l’altro inviato della Chiesa sul posto, il vicario dell’inquisitore di Genova, è descritto qui come un frate illuminato, convinto quanto i suoi predecessori di sei secoli prima, che le magie attribuite alle streghe siano visioni immaginarie che non meritano pene estreme.
In effetti era una posizione che nel XVI secolo alcuni ricominciavano con prudenza a sostenere. Erano per lo più scrittori laici come il medico Johan Wier, il giudice Reginald Scot o il filosofo Montaigne, che se non misuravano le parole rischiavano a loro volta l’accusa d’eresia e il rogo. Ma poteva avere simili idee razionali anche un inquisitore ecclesiastico, come lo spagnolo Alonso de Salazar Frìas, che riuscì a salvare dallo zelo religioso dei giudici oltre millecinquecento vittime. Per il resto la realtà dei malefici e la necessità di eliminare le streghe era generalmente accettata, essendo sancita da autorevoli opinioni, ma va riconosciuto che, se le imputate non erano recidive, i tribunali religiosi tendevano a dare condanne un po’ più miti di quelli secolari.

Persecuzione religiosa nei Paesi Bassi del Cinquecento.


Purtroppo pare che gli inquisitori di questo racconto a fumetti, benché superstiziosi, non credano a tutte le leggende sulle streghe, o vedendo le loro vittime piangere disperate dal dolore avrebbero dovuto lasciarle libere, visto che una nota credenza sosteneva che le streghe non fossero minimamente in grado di versare lacrime. Anche la morte di una delle accusate più anziane a seguito delle torture subite, a cui assistiamo nel fumetto, corrisponde a un fatto reale, benché il nome e l’estrazione sociale della vittima fossero diversi. L’autore è quindi molto preciso su tanti dettagli, ma si prende alcune comprensibili libertà narrative su altri.
Lilith dunque ha modo di assistere a un bel campionario di violenze fisiche e psicologiche ai danni di una categoria che nella Storia è stata tra le più discriminate, oppresse e violentate, non solo in epoche passate deliranti e malvagie, ma anche oggi in luoghi vicini a noi, quella delle donne. Poiché Lilith, dati i suoi poteri non ne è toccata, anzi si diverte a prendere in giro e malmenare gli uomini che tentano di torturarla, non può fare a meno di prendere le difese delle sue compagne di sventura ed escogitare un modo per salvar loro la vita. Lei che si può considerare l’unica vera strega della situazione, si rivela quindi sempre più come una strega “buona”, capace di compassione verso persone che, dal punto di vista di chi come lei viene dal futuro, potrebbe considerare già morte. Così finisce ancora una volta per modificare in parte gli eventi storici, anche se nell’ambito di eventi locali circoscritti che non dovrebbero avere troppe ripercussioni sulla Storia futura.



Lilith n. 12, giugno 2014. Disegno di Enoch


Lilith 12
STORIA NOTTURNA
Giugno 2014
pag. 132, € 4,00
Testi: Luca Enoch
Disegni: Luca Enoch
Copertina: Luca Enoch
Rubriche: Luca Enoch


Andrea Cantucci


N.B. trovate i link alle altre recensioni bonelliane sul Giorno del Giudizio!

1 commento:

  1. Francesco Manetti14 giugno 2014 09:59

    Volevo personalmente (sottolineo che lo sto facendo a nome mio e non di Dime Web) ringraziare Andrea per questa recensione, soprattutto per le considerazioni (che faccio mie in toto) sui danni apportati dal "cristianesimo" alle nostre millenarie tradizioni. La "caccia alle streghe" è stata solo uno dei passi.

    Francesco Manetti

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