domenica 9 marzo 2014

LA FRATRICIDA GUERRA DI SECESSIONE E L’ASSASSINIO DI LINCOLN: UN’INTERA NAZIONE IMMERSA NEL CAOS! LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA (X PARTE)

di Wilson Vieira

L'emozionante Storia del West scritta da Wilson "Piccolo Ranger" Vieira giunge al decimo appuntamento con i lettori di Dime Web! L'avvincente argomento di questa nuova puntata è la Guerra Civile Americana (detta anche Guerra di Secessione o Guerra fra gli Stati - ma i modi di nominarla, e di nominarne le singole battaglie, sono tantissimi, tanto che in merito esiste addirittura una pagina apposita su Wikipedia), il conflitto che insanguinò la patria di Washington dal 1861 al 1865 e che cambiò per sempre i destini degli USA - e del Mondo intero. Fumettisticamente vi prese parte anche Tex - e numerose sono state nella collana del Ranger le rievocazioni di quel periodo bellico! Le illustrazioni non bonelliane (selezionate per voi da Dime Web) sono tutte state scelte e posizionate nel testo da Wilson stesso. Buona lettura - e non mancate di inviarci i vostri commenti! (s.c. & f.m.)





Gli Stati che nel 1860 fanno parte dell'Unione sono 33. L’ultimo annesso è l'Oregon, il 14 febbraio 1859; il successivo sarà il Kansas, il 29 gennaio 1861. Fra gli immigranti europei negli USA nel decennio 1851/60 vi sono 1.338.093 Inglesi, 951.667 Tedeschi, 9.231 Italiani, 1.621 immigranti Russi e Polacchi. Alla metà del 1800, mentre gli operai delle città del Nord già lottavano per le rivendicazioni sociali e organizzavano i primi sindacati, gli schiavi neri lavoravono ancora nelle piantagioni di cotone del Sud, sotto la minaccia della frusta. 


Tex n. 113, marzo 1970. Disegno di Galep.





A propria difesa gli agricoltori del Sud affermavano che la coltivazione del cotone, perché fosse redditizia, poteva essere effettuata solo servendosi degli schiavi, che gli operai delle industrie del Nord non stavano tanto meglio dei neri, e che, comunque, non erano ragioni umanitarie a infiammare l’opione pubblica del Nord; la mano d’opera nera, che si sarebbe resa disponibile se fossero stati liberati gli schiavi, avrebbe fato molto comodo agli industriali del Nord - se non altro per ricattare sul piano salariale gli operai bianchi.
Il passaggio di diversi Territori del West alla condizione di Stati inasprì la questione; ci si chiedeva infatti se essi sarebbero stati liberi di servirsi dell’istituto della schiavitù oppure avrebbero dovuto rinunciarvi; se cioè, come si diceva, sarebbero stati Schiavisti o Abolizionisti. In quest’ultimo caso era evidente che i nuovi Stati sarebbero entrati nell’orbita del Nord, il quale avrebbe così schiacciato economicamente e politicamente il Sud; il primo risultato di ciò sarebbe stata, a breve scadenza di tempo, l’abolizione della schiavitù in tutti gli Stati Uniti - e di conseguenza la rovina economica del Sud.







Quando vienne eletto presidente alla fine del 1860, con soltanto il 40% dei voti, Abraham Lincoln (1809 – 1865), nato nel Kentucky da un agricoltore Quacchero, era il personaggio più influente del giovane Partito Repubblicano, sorto nel 1854 dal dissolvimento del Whig Party. Lincoln non era ne' Abolizionista, ne' - certo - Schiavista; vedeva però chiaramente che il Paese era diviso e che la questione andava risolta una volta per sempre. Aveva ottenuto 1.866.452 voti. Arriva così al potere il Partito Repubblicano, che si batteva da anni per l’abolizione della schiavitù, definita generalmente come un'istituizione peculiare del Sud. Una casa in discordia non può resistere a lungo! Ritengo che il nostro Paese non possa per sempre restare metà schiavo e metà libero, aveva detto Lincoln.
Sei settimane dopo la sua elezione, la Carolina del Sud vota la propria indipendenza dall’Unione. La seguono uno dopo l’altro 10 Stati del Sud. Basandosi sulla “Dottrina dei diritti dei singoli Stati”, predicata 30 anni prima dal senatore John C. Calhoun (1782 – 1850), essi costituiscono la Confederazione degli Stati Americani.

Tex n. 114, aprile 1970. Disegno di Galep.

Tex n. 115, maggio 1970. Disegno di Galep.

Tuttavia, l’Unione degli Stati premeva a Lincoln più di ogni altra cosa, e per questa ragione incoraggiò ogni tentativo di compromesso, pur in questo clima di esasperata discordia. Nel suo discorso inaugurale al Congresso affermò infatti che si opponeva soltanto all’estensione della schiavitù, e non all’istituzione in se stessa negli Stati dove essa già esisteva. Ma era ormai tropo tardi; nel Sud, Lincoln era sempre stato considerato un abolizionista, e quindi un vero e proprio nemico. Già alla notizia della sua elezione alcuni Stati Meridionali si erano distaccati dalla Unione; ma fu solo l’8 febbraio 1861 che la situazione cominciò a predipitare: 7 Stati Secessionisti organizzarono un Congresso a Montgomery (Alabama), votarono una nuova Costituzione ed elessero Presidente Jefferson Davis (1808 – 1889), un militare, eroe della Guerra contro il Messico del 1846. Al termine della Guerra di Secessione, Davis fu processato per alto tradimento, fu amnistiato nel 1868 e finì in ritiro il resto della sua vita.
La campagna elettorale dell’estate 1864 si era svolta in un clima non favorevole a Lincoln. Le sorti della Guerra apparivano incerte. Lincoln, tuttavia, vince con 2.230.552 voti contro i 1.853.894 del generale McClellan (1826 – 1885), candidato Democratico.





Il giorno dopo il suo ingresso alla Casa Bianca, Lincoln venne informato che Fort Sumter - sito su un’isola nel porto sudista di Charleston, base che rappresentava la più importante posizione ancora in mani nordiste - doveva essere rifornito entro sei settimane, o abbandonato. Al Nord, Fort Sumter veniva considerato da tempo come il simbolo stesso dell’Unione; per i Sudisti la presenza di una guarnigione straniera nel cuore della Nazione risultava intollerabile. Era dunque chiaro che ogni tentativo di rifornire la guarnigione sarebbe stato interpretato dai Sudisti come un atto di Guerra.







Un conviglio di navi Nordiste salpò per rifornire il forte e il Sud ruppe gli indugi. Alla prime luci del giorno del 12 aprile 1861 l’aiutante di campo del generale sudista Pierre Gustave Toutant Beauregard (1818 – 1893) consegnò al maggiore Anderson (1805 – 1871), comandante della guarnigione di Fort Sumter, il seguinte messaggio: Abbiamo l’onore di informarvi che le nostre batterie apriranno il fuoco contro Fort Sumter entro un’ora da questo momento.






Il maggiore Anderson lesse il messaggio con le lacrime agli occhi e accompagnò alle imbarcazioni gli ufficiali della delegazione sudista. Edmund Ruffin (1794 – 1865), un ricco piantatore della Virginia, ha sparato il primo colpo di cannone contro il forte. Poi guardò verso il mare; le navi della spedizione di soccorso non erano ancora in vista. Il maggiore seppe che il destino del forte era segnato. La resistenza di Fort Sumter si protasse per più di 30 ore sotto un diluvio di cannonate; infine Anderson chiese una tregua per parlamentare. Due ore dopo la bandiera a stelle-e -trisce veniva ammainata dal pennone del Fort: la Guerra di Secessione era cominciata.
(NDA – Poiché questo saggio sulla Guerra Civile Americana è molto ridotto, sono state escluse per cause di forza maggiore numerose altre battaglie, oppure altri dettagli inerenti allo stesso conflitto)
Nel Nord e nel Sud dilagò la febbre della Guerra - un entusiasmo sempre più delirante; le due metà della Nazione, che tanto odio reciproco avvevano accumulato, credevano che la vittoria fosse a portata di mano. Nel Sud l’entusiasmo non conobbe più limiti quando anche la Virginia, La Carolina del Nord, l’Arkansas e il Tennessee lasciarono l’Unione.






La capitale stessa dell’Unione venne presto a trovarsi direttamente minacciata; il passaggio del Maryland alla Confederazione sudista l’aveva infatti tagliata fuori dal resto del Paese. Finalmente il Sesto Reggimento del Massachusetts, aprendosi la strada con la forza e caricando la folla a Baltimora, giunse in rinforzo. Quando i soldati riuscirono ad aprirsi un varco, più di 100 morti già si contavano sul terreno. Poi, per una settimana ancora, Washington rimase di nuovo isolata e circondata dalle forze confederate. Al di là del fiume Potomac, a pochi chilometri dalla stanza di lavoro di Lincoln alla Casa Bianca, durante la notte risplendevano i fuochi dell’accampamento nemico.





Soldati, ufficiali e marinai nordisti abbandonavano di nascosto i loro posti di combattimento e passavano al nemico. Le strade erano deserte e risuonavano soltanto dei passi delle pattuglie. Nel suo studio Lincoln passeggiava per ore mormorando: Perché non vengono? Perché non vengono?
Tre giorni dopo il bombardeamento di Fort Sumter, Lincoln - rivolgendo un messaggio alla Nazione - dice: Io Abraham Lincoln, Presidente degli Stati Uniti, faccio appello a tutti i cittadini leali affinché favoriscano, facilitino e collaborino a mantenere l’onore, l’integrità e l’esistenza della nostra unione Nazionale; il principale compito assegnato alle forze richiamate sarà quello do riconquistare i forti, le piazze e le proprietà strappati all’Unione.
Alla fine Lincoln, ormai disperato, udì risuonare una fanfara: erano I rinforzi, erano i Tiratori Scelti del Settimo Reggimento di New York, che costituivano l'avanguardia di altri 10.000 uomini. Lincoln trasse un sospiro; aveva vinto la prima battaglia defensiva della Guerra. Il Settimo Reggimento costituiva uno dei punti di forza dell’esercito nordista e col suo arrivo aveva allontanato definitivamente dalla capitale dell’Unione l’incubo dell’occupazione sudista. 


Magico Vento n. 6, dicembre 1997. Disegno di A. Venturi.

Adesso doveva trovare un generale capace di passare all’offensiva, di domare i Ribelli del Sud. Si sarebbe rivelato un compito molto difficile; i migliori ufficiali dell’Academia Militare di West Point provenivano dalle famiglie aristocratiche del Sud, e combattevano quindi con la nemica Confederazione. In complesso, tuttavia, le due forze in campo erano alla pari; in base alla popolazione e alla potenza industriale, il Nord era indiscutibilmente favorito, poiché nell’Unione vivevano 20.000.000 di persone, contro gli 11.000.000 del Sud. Inoltre il Nord era ricco di fabbriche di materiali bellici, e di ferrovie in grado di trasportare gli eserciti al fronte. Nel Sud, invece, non esistevano industrie belliche, e le armi dovevano venire importate dall’Europa, violando il blocco navale nordista. Altri fattori, però, favorivano il Sud; innanzittuto la convinzione di combattere per difendere la Patria da una invasione che si faceva forza di violazioni della Costituzione. Inoltre molti gentiluomini sudisti avevano dedicato la loro vita alla carriera militare, anziché a quella degli affari: il fior fiore dell’Accademia Militare di West Point era composto di Sudisti come Robert Edward Lee (1807 – 1870) e Thomas Jonathan “Stonewall” (Muro di Pietra) Jackson (1824 – 1863), che divennero splendidi comandanti delle armate ribelli.








L’opinione pubblica nordista, scossa dalla modesta sconfitta di Fort Sumter, esigeva una vittoria che restaurasse al più presto il prestigio dell’Unione; ciò indusse il generale Irvin McDowell (1818 – 1885) a marciare verso Richmond - la capitale della Confederazione - con un’armata di 30.000 uomini. Convinti che si trattasse di una passeggiata, anziché di una vera e propria campagna militare, senatori, deputati e giornalisti del Nord, accompagnati dalle loro famiglie, si accodarono alle truppe del generale al grido entusiastico di A Richmond! A Richmond! A Richmond! A sbarrare la strada alle giacche azzurre, c’erano però le giacche grigie del generale Beauregard e di Jackson. I due eserciti si scontrarono il 21 luglio a Bull Run, un piccolo affluente del Potomac, a una quarantina di chilometri a Sud di Washington.





La Battaglia di Bull Run fu la prima impegnativa azione di guerra tra Nord e Sud. Il generale McDowell, a capo di 30.000 Nordisti, dopo uno scontro con i 23.000 Sudisti del generale Beauregard e di Jackson, aveva affrettatamente telegrafato a Washington, anunciando la vittoria; ma l’arrivo del generale Joseph Eggleston Johnston (1807 – 1891) con 9.000 Sudisti risolse la battaglia in favore del Sud. Per i Nordisti le perdite ammontano a 480 morti, 1.000 feriti e 1.200 prigionieri; furono invece circa 400 i caduti e 1.500 i feriti sudisti. L’impeto dell’attacco nordista minacciò inizialmente di travolgere la linea defensiva sudista tenuta da reggimenti di volontari e privi di addestramento; nel momento culminante comparvero però sul campo di battaglia le truppe del generale Johnston, che i Nordisti credevano impegnate nella valle dello Shenandoah. I ranghi nordisti furono prima sconvolti dalla sorpresa, poi dal panico totale. Seguì una rotta disordinata che non ebbe termine fino a Washington.
Alla Casa Bianca, Lincoln accolse la notizia di Bull Run con molto dolore, ma non perse la calma e l'accadimento diede al Presidente l’esatta misura dell’impreparazione organizzativa e militare dei generali e dell’esercito nordista - che era sostenuto soltanto dall’entusiasmo nella causa per cui combatteva - e firmò imediatamente la richiesta di altri 100.000 volontari.





Un generale di West Point, George Brinton McClellan (1826 – 1885), gli promise di guidarli a Richmond e il Presidente lo nominò Comandante Supremo dell’Armata del Potomac. McClellan, detto “Piccolo Mac” dai suoi uomini, era idolatrato dai soldati e si rivelò un formidabile organizzatore di eserciti. È soprannominato, anche per le sue pose, il “Piccolo Napoleone”. Gli pesava però l’avventata promessa fatta a Lincoln di una vittoria definitiva e divenne eccessivamente prudente. Pressato dal Presidente sbarcò infine 10.000 uomini a sud-est di Richmond e lentamente raggiunse la periferia della capitale sudista. Quando seppe che non avrebbe conquistato la città senza prima aver sconfitto una forza pari alla sua guidata da Lee e da Jackson, tornò a indugiare e trincerò i suoi soldati. Per giustificarsi scriveva di aver bisogno di altri uomini, altri cannoni e altri cavalli; Lincoln si spazientiva. Poi cominciò a piovere, e le piogge divennero l’argomento preferito di McClellan nella corrispondenza quotidiana con il Presidente.
Alla fine Lincoln, con quel senso dell’umorismo che gli era caratteristico, gli rispose: Caro generale McClellan, ho l’impressione che lei ritenga che Dio faccia piovere sempre sui buoni e mai sui cattivi. McClellan si offese mortalmente e alla prima occasione avanzò le proprie dimissioni. Lincoln le respinse ma cominciò a pensare alla sua sostituzione; per il momento aveva altre preoccupazioni.







Allan Pinkerton (1819 – 1884) ha organizzato il servizio segreto dell’esercito di McClellan ma nel novembre 1862 viene rimosso dall’incarico. Dopo la Guerra sarà sua la conosciutissima Pinkerton National Detective Agency. Pinkerton - chiamato negli anni della Guerra semplicemente “Maggiore Allen” - ha tuttavia compiuto brillanti azioni, tra le quali la scoperta di un complotto dei Confederati che avrebbe portato alla liberazione di 8.000 prigionieri sudisti, a Sud di Chicago. Un collonello dell’esercito, che impiega nel servizio soldati regolari, sostituisce Pinkerton.
Il blocco navale alle coste sudiste minacciava di scatenare la guerra con l’Inghilterra. E sarebbe stata la fine; per evitare una eventualità del genere Lincoln dovette personalmente presentare le sue scuse ai comandanti di alcuni mercantili inglesi sequestrati dalla Marina nordista. Tuttavia il bloco venne mantenuto: Lincoln sapeva bene che era la sua carta migliore.







Il battello-traghetto che prestava servizio tra New York e la vicina Hoboken, sull’Hudson, fu riconvertito all’inizio della Guerra di Secessione nella nave da Guerra Unionista Commodore Perry. Si è provveduto a corazzare la parti più esposte e ad armarlo di alcuni cannoni. La flotta degli USA, inizialmente costituita da una quarantina di navi, è rimasta quasi interamente fedele all’Unione. Le sue possibilità di azione sono molto limitate ma l’ammiraglio Gideon Welles (1802 – 1878), un capace ed energico marinaio, riesce in breve tempo a riorganizzarla e a potenziarla. Con il prolungarsi del conflitto è notevolemte accresciuta l’importanza dei mezzi navali. Il blocco delle coste del Sud, che ha lo scopo di impedire alla Confederazione di esportare cotone e di importare materiale bellico acquistato in Europa, diventa più saldo. Il novero delle navi nordiste aumenta e necessita un sempre maggiore numero di marinai. Per far parte della marina militare ordista non è richiesta alcuna qualificazione. Le paghe sono altissime, tanto che presto la marina mercantile si trova nell’impossibilità di completare i suoi equipaggi. Sulle navi da guerra dell’Unione combattono fianco a fianco Norvegesi, Danesi, Spagnoli, Portoghesi, Russi, Francesi e Inglesi. Fra tutti si crea uno strano linguaggio, fatto di termini navali di tutto il mondo. Un linguaggio che può far ricordare i vecchi tempi della pirateria. I pescatori, gli autentici uomini di mare, costituiscono la minoranza; gli altri sono contadini, operai, impiegati... e parecchi, spesso figli di pionieri, vedono per la prima volta in vita loro il mare. Altrettanto bene lo sapevano i Sudisti, i quali cercarono nel marzo 1862 di rovesciare a loro favore la situazione impiegando contro la flotta nordista la prima nave corazzata della storia, il Merrimac: i
Confederati, sempre a corto di scafi, avevano ripescato una vecchia fregata a vapore e, con una spesa di 172.500 dollari, l’avevano trasformata in corazzata.






La piccola corazzata si presenta l’8 marzo 1862 davanti al porto di Hampton Road, bloccato dalla flotta nordista. Le sue torri rotanti aprirono subito il fuoco; in pocchi minuti la fregata Cumberland affondò, seguita dalla Congress. Altre navi nordiste, nel tentativo di speronare il “Piccolo Mostro”, si incagliarono. Il Merrimac si allontanò vittorioso.





La nave tornò il giorno dopo per completare l’opera e si trovò di fronte il Monitor, una piccola corazzata costruita per i Nordisti dall’ingegnere svedese John Ericsson (1803 – 1889). Il Monitor è uno strano vascello nordista: ha la coperta molto bassa, quasi al livello dell’acqua ed è armato di due grossi cannoni posti in una torretta girevole rinforzata con lastre di ferro. Ha così inizio, nelle acque di Norfolk, la battaglia tra un nano e un gigante, entrambi deformi. Il nano è il Monitor, che i Sudisti hanno ribattezzato "una invincibile formaggiera su una zattera" - per la sua inverosimile forma. Cinque volte le due navi arrivano a toccarsi, sparandosi a bruciapelo. Infine la "formaggiera" ha la meglio e l’unico tentativo sudista di forzare il blocco è stroncato. Il Merrimac ha concluso la sua carriera a soli 5 giorni dal suo varo. Un quarto dei marinai dell’Unione sono negri; quattro di essi si meriteranno la massima ricompensa al valor militare. Per ben quattro ore le due navi si scambiarono bordate su bordate senza risultati apprezzabili. Anche i reciproci tentativi di speronamento andarono a vuoto. Infine, esaurite le munizioni, le due corazzate si ritirarono. La prima battaglia navale tra corazzate della storia finì così - ed è difficile dire se fu vinta dai Sudisti o dai Nordisti. Non v'è dubbio, tuttavia, che dal punto di vista strategico la vittoria andò all’Unione; l’arma segreta del Sud non era riuscita a rompere il blocco.
Per forzare il blocco Nordista, il Sud approntò un battello semi-sommergibile, chiamato CSS David, che raggiungeva la velocità di 7 chilometri all’ora e recava a bordo otto uomini. Durante la prima azione di guerra nel porto di Charleston, il CSS David colò a picco con un vascello nordista che aveva speronato. 




Il sottomarino H. L. Hunley fu costruito nei cantieri della Confederazione con la speranza di riuscire a tener testa alle preponderanti forze navali nordiste: è una grande novità nel campo della guerra sul mare. 





I marinai nordisti, al suo apparire, lo definiscono con scherno “The Fish” ("Il pesce"), oppure “Floating Coffin” ("Bara galleggiante"), perché corre voce che sia costato la vita ad alcuni uomini nel corso delle varie prove per la messa a punto. Nella notte del 17 febbraio 1864, nella rada di Charleston, davanti a Fort Sumter, l’Hunley affonda una grossa nave Nordista, l’USS Housatonic. Ma il sottomarino - che è messo in mare a braccia dall’equipaggio e la cui arma è una torpedine fissata a un’asta - cola a picco con la sua vittima.


Tex n. 298, agosto 1985. Disegno di Galep.


Il 22 luglio 1862 il Presidente Lincoln leggeva ai suoi Ministri la prima stesura del proclama dell’emancipazione della popolazione nera. Questo fondamentale documento, valido dal primo gennaio 1863, sanciva la libertà degli schiavi.
La battaglia di Hampton Road fu in pratica l’unica vittoria nordista nel primo anno di guerra. Per ottenere un successo strategico di pari importanza il Nord avrebbe dovuto attendere ancora fino agli ultimi giorni del 1862; fu allora, infatti, che il Comandante Supremo dell’Armata Nordista sul fronte Occidentale, il generale Ulysses S. Grant (1822 – 1885), riuscì a piazzare le sue artiglierie contro la piazzaforte sudista di Vicksburg che si era rivelata inespugnabile dalla parte del fiume.





Ulysses S. Grant, il volitivo generale nordista che il 4 luglio 1863 espugnò la roccaforte di Vicksburg, aveva lasciato l’Accademia Militare di West Point: pare fosse stato invitato a dimettersi perchè beveva tropo. Dopo aver fatto vari mestieri, tra cui il comerciante in pellame e l’agricoltore, si era arruolato volontario. Nominato generale di brigata per il suo valore, suo padre, da anni preoccupato per l’avvenire di un figlio così incostante, gli aveva detto: Adesso sta' attento, Ulysses. Eccoti generale: è un buon posto, cerca di non perderlo. Trasandato nella persona, accanito bevitore di whiskey, Grant aveva una chiara visione della strategia militare e un temperamento combattivo che convinse Lincoln ad affidargli la carica di Comandante in Capo dell’esercito dell’Unione. Sarà anche un ubriacone, ma combatte. Se sapessi qual è la marca del whiskey che beve, ne manderei volentieri qualche barile agli altri generali, dice di lui Lincoln. 


Max Tex n. 3, ottobre 1999. Disegno di Villa
Grant ha molti avversari trai suoi ufficiali. I suoi sistemi in guerra sono considerati poco ortodossi. Si dice che trascorra ore nella sua tenda a bere sino all’intorpidimento. Tuttavia nessuno osa negare che le sue azioni, una volta deciso il da farsi, siano energiche. Il suo atteggiamento nel riguardi del nemico è spesso cavalleresco. Nei territori conquistati si rivolge alle popolazioni, non come nemico, bensì come concittadino e amico. È severo soltanto con i ribelli armati.
Egli, grazie a una lenta e martellante azione a tenaglia, accerchiò l’esercito dei Confederati e costrinse Lee alla resa, nell’aprile 1865.
La città di Vicksburg dominava l’intero corso del Mississippi e la sua resa avrebbe tagliato fuori gli Stati Sudisti a ovest del grande fiume: Grant pensava sopprattutto al Texas che, con le sue imense mandrie di bestiame, riforniva di carne tutto il territorio nemico. Anche sul fiume Mississippi in Guerra continua ad infuriare. Sin dall’inizio la lotta per il controllo del Mississippi è accesissima.






Nella primavera del 1862, David G. Farragut (1801 – 1870), con 17 legni, 5 fregate, 3 corvette e 9 cannoniere costringe alla resa New Orleans. Successivamente fu annientata gran parte della flotta sudista nel basso Mississippi. E' dalla tolda della Hartfort - nave ammiraglia di Farragut - che nel luglio del 1864, al grido di Al diavolo le corazzate! Avanti a tutta velocità!, guida la sua flotta di legno nella Baia di Mobile (Alabama), bloccando così l’ultimo porto sudista. L’ammiraglio David Dixon Porter (1813 – 1891) ha una parte di primo piano nella presa di New Orleans. Con le sue golette armate di grossi mortai ha raso al suolo Fort Jackson, la più importante difesa del grande porto confederato, permettendo a Farragut di conquistare la più bella e forte città del Sud.
Il controlo del grande fiume per un certo periodo assicura ai soldadi sudisti, che avevano costruito lungo il suo corso numerosi fortini, rapidi rifornimenti di uomini e di materiali.






Ma a un certo momento le turtle ("tartarughe") nordiste - imbarcazioni create appositamente per la guerra fluviale - riescono ugualmente a conquistare, nella primavera del 1862, il porto di New Orleans e - con abile azione a sorpresa - ad affondare buona parte delle navi sudiste all’ancora nelle acque del basso corso del Mississippi, detto “la spina dorsale dell’America”.

Sul fronte orientale però, nella regione compresa fra le due capitali - Washington e Richmond - cioè nel teatro fondamentale della guerra, la situazione permaneva tutt’altro che favorevole ai Nordisti. Eppure, alla fine del 1862, Lincoln aveva assoluto bisogno di una vittoria, per essere in grado di fare un annuncio che avrebbe enormemente giovato alla causa del Nord, anche agli occhi delle potenze europee, il cui atteggiamento permaneva incerto, ma ache in qualche occasione non avevano nascosto la loro simpatia per il Sud. Era infatti giunto il momento di accontentare le richieste degli antischiavisti e di dare come scopo per la guerra non solo il mantenimento dell’Unione, ma la completa liberazione degli schiavi. Ma una dichiarazione del genere, mentre il Sud vinceva una battaglia dopo l’altra, sarebbe apparsa un gesto velleitario e ridicolo. Lincoln fu costretto ad aspettare finchè il generale McClellan respinse una minaccia di invasione sudista ad Antietam. Nella lotta cadono 11.000 Nordisti e 12.000 Sudisti.





Finalmente, il 1 gennaio 1863, nel suo discorso inaugurale dell’anno nuovo, il Presidente poteva dichiarare che tutti gli schiavi neri del Sud sarebbero stati liberati. Era, naturalmente, poco più di una promessa, e per di più una violazione della Costituzione; infatti l’abolizione della schiavitù poteva essere decisa solo dagli Stati interessati. Ma il discorso che prometteva la libertà a 3.500.000 di uomini ebbe i risultati sperati da Lincoln: la guerra divenne una vera e propria crociata personale.
Purtroppo al fronte la situazione torno a peggiorare. McClennan non riuscì a sfruttare il successo difensivo di Antietam, e Lincoln lo sostituì definitivamente - sperando di trovare un generale più agressivo.




Fu così la volta del generale Burnside (1824 – 1881) che guidò i Nordisti di nuovo in territorio nemico spingendosi oltre il confine della Virginia; i Sudisti opposero una debole resistenza. Lincoln affidò al generale il comando dei 113.000 uomini dell’Armata del Potomac. Poi, improvvisamente, si trincerarono presso Fredericksburg; senza accorgersene Burnside aveva fatto il gioco di Lee. Lanciò le sue truppe all'assalto, ma fu solo per vederle falciate dall’artiglieria sudista e poi travolte da un contrattacco.







Burnside, che era penetrato in Virginia, decise di attaccare l’esercito di Lee attestato sulle colline intorno alla città di Fredericksburg; il 13 dicembre 1862 il generale, che voleva disperatamente una vittoria a ogni costo, perse 12.000 soldati nella battaglia di Fredericksburg e impazzì per il dolore della sconfitta. Lincoln, altrettanto disperato, sostituì Burnside con il generale Joseph Hooker (1814 – 1879), soprannominato "Fighting Joe” ("Joe l'attaccabrighe"), ma Lee non era pane per i suoi denti; dopo aver tentato di indurre i Sudisti ad abbandonare le loro posizioni, Hooker cercò di attuare un movimento diversivo e cadde in trappola a Chancellorsville. I Nordisti si ritirarono inseguiti dalla magnifica Cavalleria di Lee.


Tex n. 564, novembre 2007. Disegno di Villa.


Lincoln fu costretto di nuovo a cambiare comandante in capo: la sua scelta cadde questa volta sul generale George Meade (1815 – 1872), un ufficiale non molto brillante, ma capace, testardo, dai nervi di acciaio. Era l’uomo adatto; i Sudisti stavano avanzando nell’Unione e solo una resistenza tenace, che si facesse forza di una solida organizzazione e delle risorse industriali del Nord, poteva fermarli; in Pennsylvania fece trincerare 90.000 uomini, quasi tutti veterani. Un "muto", al quale era affidata l’esistenza stessa dell’Unione. Lee e i suoi 75.000 soldati in grigio si presentarono davanti allo schieramento nordista il 1° luglio 1863 e la battaglia divampò con la più estrema violenza. La sera del 2 luglio i Sudisti stavano ancora premendo contro le ali dell’Armata di Meade, che cominciavano a cedere. Alle prime luci del giorno 3 luglio Lee decise un attacco frontale contro il centro nordista trincerato a Cemetery Ridge. In una delle più drammattiche battaglie della storia, il generale George Pickett (1825 – 1875), guidò così 15.000 fantaccini - il fior fiore dell’esercito Sudista - all’assalto delle posizioni federali. Perfettamente inquadrati, i Sudisti avanzarono prima a passo, poi di corsa - gridando selvaggiamente. Dietro le linee Nordiste, il generale Meade trattenne i suoi uomini con la famosa frase: Sparate solo quando vedete il bianco dei loro occhi! 




La scarica a distanza ravvicinata non arrestò l’impeto sudista. I primi reparti superarono le trincee nordiste e a un certo punto la bandeira del Vecchio Sud sventolò accanto a quella a stelle-e-strisce, sulla sommità della collina. Intorno, giacche azzurre e giacche grigie combattevano corpo a corpo, con le baionette e i calci dei fucili. La sanguinosissima battaglia si protrasse per ben tre lunghi giorni. Molto sangue e morte. Finalmente i Sudisti venero respinti. Calò la sera: la terribile battaglia di Gettysburg era finita.
Benché i generali di Lee avessero commesso molti errori, il comandante in capo sudista si addossò ogni responsabilità e disse loro: Questa battaglia l’ho perduta io, aiutatemi a riparare per quanto possibile


Tex n. 583, maggio 2009. Disegno di Villa.

L’alta marea del Sud cominciava a calare. Il 4 luglio 1863, anniversario dell’Indipendenza, fu celebrato con frenetico entusiasmo nelle città del Nord. Poche ore dopo la notizia della vittoria di Gettysburg, Vicksburg si era arresa a Grant. Il Texas era tagliato fuori dalla guerra, il Mississippi scorreva libero fino al mare, e gran parte delle truppe nordiste impiegate sul fronte Occidentale avrebbero potuto essere trasferite all’Est. Gettysburg fu la battaglia decisiva della Guerra - e quella più sanguinosa, anche se prima della pace dovevano passare altri due lunghi anni. In questa battaglia si decisero le sorti future degli USA. Il generale Lee, penetrato in Pennsylvania con 75.000 uomini, fu fermato a Gettysburg dal generale Meade, forte di 88.000 uomini. Dopo tre giorni di intensi combattimenti, I Sudisti sconfitti dovettero ripiegare verso il Potomac. L’Unione era salva; iniziava la controffensiva. 





Il momento più drammatico della battaglia fu la carica del generale George Pickett (1825 – 1875) che, nell’estremo tentativo di sfondare le linee nemiche, sostenne con i suoi 15.000 Virginiani un sanguinoso corpo a corpo com i veterani del generale Meade e non avendo ricevuto rinforzi dovette ritirarsi dopo aver subito gravissime perdite. Il luogo della battaglia in cui caddero circa 40.000 soldati, sarà poi dichiarato Cimitero Nazionale nell’autunno del 1863. Il giorno della consacrazione, fissando le tombe dei soldati Nordisti e Sudisti caduti, Lincoln pronunciò un famoso discorso che si concludeva con queste parole: Ottantasette anni or sono i nostri padri hanno generato una nuova Nazione, concepita in libertà e fondata sul principio che tutti gli uomini nascono uguali. Oggi noi siamo impegnati in una guerra per dimostrare se questa Nazione o qualsiasi altra concepita nello stesso modo, può durare. Siamo qui per consacrare un pezzo di questo campo di battaglia, come luogo di riposo per coloro che hanno sacrificato la vita alla vita della Nazione. Noi qui giuriamo di fare in modo che questi soldati non siano caduti invano, che questa Nazione, sotto la protezione di Dio, rinasca nuovamente e che infine il Governo del popolo, da parte del popolo, per il popolo, non perisca

Tex Albo Speciale ("Texone") n. 14, luglio 2000. Disegno di Wilson.

Il 6 maggio 1864 ha luogo la battaglia di Wilderness, in cui i Nordisti sono battuti e perdono 17.000 soldati. Al consiglio di guerra a Massapomax (Virginia), il 21 maggio 1864, Grant anunncia: Bisogna combattere a oltranza su questa linea, anche se ci vorrà tutta l’estate per sfondarla. Ci vorrà infatti tutta l’estate, tutto l’inverno e ancora 43.000 morti.
Ulysses Grant, che aveva prima espugnato la piazzaforte di Vicksburg, si era rivelato il miglior generale nordista, e Lincoln lo nominò Capo Supremo dell’esercito al posto del generale Meade. 





William Tecumseh Sherman (1828 – 1891), che aveva militato con Grant sul fronte del Mississippi, ottene il comando dell’armata occidentale, e iniziò subito un'inarrestabile marcia verso Atlanta (Georgia), nel cuore stesso del Vecchio Sud. Soppranominato “Hell” ("Inferno"), sostiene che in Guerra le lunghe marce valgono tanto quanto le battaglie. L'azione più clamorosa è infatti la traversata della Georgia, iniziata alla fine del luglio 1864 dopo la caduta di Atlanta e la sconfitta dell’esercito di Johnston. Ha dato il via alla lunga marcia - durante la quale distrugge tutto ciò che incontra sul suo cammino - incitando i suoi 62.000 soldati con la frase: E adesso andiamo a far piangere tutta la Georgia! In risposta alle proteste dei nemici che lo accusano di crudeltà, ribatte: Se essi davvero vogliano la pace, che smettano di fare la guerra.

Tex Story n. 1 (ristampa Mondadori), aprile 2013. Disegno di Villa.



Però, sul fronte del Potomac, Lee aveva ancora qualche carta da giocare: fermò Grant a Wilderness, a Spotsylvania, a Cold Harbor; ma questi successi altro non gli servirono che a mantenere il prestigio; a ogni battaglia perdeva soldati e materiali che non poteva rimpiazzare, mentre le file di Grant venivano prontamente ricolmate dai rinforzi che affluivano dal Nord. La guerra si avvicinava alla conclusione; Sherman, oltrepassata Atlanta, si era spinto fino a Savannah e da là marciava sul Nord per riunirsi a Grant. La morsa nordista si chiuse sulle esauste forze Sudiste nei primi mesi del 1865; Sherman risaliva ormai attraverso le Caroline e la Virginia - Grant era a Richmond. 





Il 2 aprile 1865 i Confederati incalzati da Grant abbandonarono Richmond dopo averla incendiata con l’intento di lasciare al nemico solo un cumulo di macerie. Il 3 aprile, pochi giorni prima della resa di Lee, Richmond è costretta a capitolare. Quando le truppe dell’Unione entrano in un’apocalittica città, li colpisce la visione di Richmond divorata da un gigantesco incendio, così come appare a Lincoln quando il 4 aprile si reca a visitare quella che era stata la capitale della Confederazione. Solo i neri rimangono a Richmond. All’alba del 9 aprile Lee salì su una collina nei pressi di Appomattox, a 90 miglia da Richmond.




La nebbiolina avvolgeva la dolce campagna virginiana; in basso, celata dalla nebbia, aspettava la Cavalleria nordista di Philip Henry Sheridan (1831 – 1888), che costituiva l’avanguardia di Grant. Sheridan è il più famoso tra i comandanti di cavalleria dell’Armata del Potomac. Dopo aver partecipato allo sfortunato scontro di Cold Harbor, una delle tappe della campagna in Virginia, sconfigge definitivamente la Cavalleria sudista con un attacco di sorpresa, nell’ottobre dell ‘64, a Cedar Creek. Nel ’65 - con una serie di attacchi alle spalle delle truppe nemiche in ritirata - accelera la resa di Lee.
Lee stava a cavallo in alta uniforme, la spada accuratamente lucidata, la barba d’argento appena mossa della brezza del mattino. Penso che prima di sera sarò prigioniero di Grant e voglio presentarmi nel mio aspetto migliore, disse al suo aiutante. 





Da mesi ormai i suoi soldati dividevano con i cavalli il grano crudo e gli ufficiali mangiavano un povero pastone di avena bollita. Alle 8, quando la nebbia si sollevò, Lee ebbe la conferma di quanto sospettava: un esercito attendeva a valle che egli si arrendesse o che lanciasse i suoi uomini nell’ultima carica disperata. Sarebbe facile offrirmi in bersaglio ai fucili nemici, ma è neccessario vivere, disse ancora Lee. Furono sue ultime parole prima della resa.









L’incontro fra i due generali avvenne in casa di Wilmer MacLean (1814 – 1882) e poi in tribunale. Grant era ubriaco come al solito, aveva la camicia sporca e la divisa in disordine; le sue prime parole furono per ricordare a Lee che erano stati commilitoni nella Guerra contro il Messico. Disse sorridendo: Vi avrei riconosciuto dovunque, generale Lee. L’anziano gentiluomo del Sud non volle negarsi la soddisfazione di umiliare il vincitore e rispose: So di avervi incontrato in quella occasione, ma non sono mai stato in grado di ricordare il vostro aspetto. E incitò Grant - che si adentrava con l’espansività degli ubriachi nei ricordi del passato - a tornare allo scopo del loro incontro, cioè alla discussione delle condizioni di resa. Quando Lee tornò ad annunciare ai suoi uomini che tutto era finito, tra quelle file sparute scoppiarono scene di disperazione.




Suona la tromba, Gabriel! Fagliela suonare, Signore, io sono pronto a morire, urlò un sconosciuto soldato barbuto, disperato, gettando via il suo fucile nel fango.
Con la resa di Lee, avvenuta il 9 aprile 1865 ad Appomattox (Virginia), si concluse il vasto dramma della Guerra di Secessione - che aveva visto per quattro anni divisi e nemici gli uomini di uno stesso Paese.
Sulle forze complessive poste in campo non esistono cifre sicure. Si calcola che l’Unione, in oltre quattro anni di guerra, abbia arruolato 2.000.000 di uomini e gli Stati Confederati poco meno di 1.000.000 di soldati.





La maggior parte delle fotografie esistenti sulla Guerra Civile si devono a Mathew Brady (1822 – 1896), un Irlandese che segue le truppe dell’Unione con l'incarico di documentare gli avvenimenti più notevoli. La guerra ha fatto affluire negli USA anche gli inviati speciali dei principal giornali europei.
William Black fu il più giovane soldato Nordista ferito in combattimento: non aveva ancora 12 anni. I due eserciti hanno un grande numero di soldati giovanissimi. Nel corso di tutta la guerra oltre 800.000 ragazzi che non superano i 17 anni servono nelle file dell’Unione.
Sia al Nord che al Sud, numerose sono le donne impiegate nei servizi di spionaggio. Pauline Cushman (1833 – 1893) è un’attrice che le autorità nordiste espellono sotto la finta accusa di simpattizare per i Sudisti. Accolta dai Sudisti, inizia la sua opera di spia e invia per lungo tempo preziose informazioni ai Nordisti sino a quando non viene scoperta e arrestata. 

Lilith n. 3, giugno 2010. Disegno di Enoch.





Mary Edwards Walker (1832 – 1919), fu l’unica dottoressa al servizio delle truppe dell’Unione.
L’imbalsamazione dei caduti, come pratica di ricomporre i cadaveri dei soldati morti, è un’usanza molto diffusa, specialmente tra le file dei Nordisti, che molto spesso provengono da regioni lontane migliaia di chilometri. Poi le salme, non appena possibile, verranno inviate alle famiglie - che s’incaricano di sostenere le spese.




I telegrafisti lavoravano in abiti civili perchè, pur essendo al soldo dell’esercito, non ne facevano parte. All’inizio della guerra il professor Thaddeus Sobieski Coulincourt Lowe (1832 – 1913), capo dei servizi aeronautici dell’esercito, era salito nella navicella di un aerostato, munita di telegrafo, per trasmettere informazioni. Aveva detto poi: È uno sforzo nervoso senza pari quello di osservare per molte ore una battaglia quase come se fosse disegnata. Il sistema non ha tuttavia molto successo.

Il generale Nordista Rufus Ingalls (1818 – 1893) della Cavalleria dell’Armata del Potomac aveva il suo cavalo Battle (Battaglia). Altri cavalli famosi della Guerra di Secessione sono Traveler (Viaggiatore) di Lee, il belllissimo Cincinnati di Grant e Fire-eater (Mangiatore di fuoco) di Johnston. Anche la maggior quantità di cavalli e la migliore possibilità di foraggiarli sono da elencarsi fra gli elementi della superiorità nordista.
In fatto di divise i Nordisti, in conseguenza delle loro svariate origini, costituiscono il più variopinto esercito del mondo. Lo Zuavo indossa pantaloni di panno rosso, ghette bianche e giacca turchina. Non mancano i caratteristici kilt di un reggimento di Scozzesi e un corpo di Guardie Garibaldine - le cui divise si ispirano a quelle dei Carabinieri italiani. 

Copertina del romanzo di fantascienza ucronica (e distopica) Garibaldi a Gettysburg, scritto da Prosperi, sceneggiatore di Martin Mystère (Editrice Nord, 1993). L'autore collaborò anche a Dime Press con un suo racconto inedito (vedi la pagina Da Collezionare a Dime Press).



Il 1 gennaio 1863 i neri vengono arruolati come soldati nell’esercito nordista; 92.000 vengono dagli Stati della Confederazione, 54.000 dagli Stati dell’Unione e 40.000 dagli Stati di confine; di questi, 38.000 cadono combattendo. Circa 750.000 soldati di entrambi le parti, razze e colori, hanno perso la vita, aggiungendosi a un numero ancora imprecisato di vittime civili. 






Il processo contro Henry Wirz (1823 – 1865), un ufficiale di origine svizzera, ex-direttore del campo di prigionia di Andersonville, accusato di folle crudeltà nei confronti dei prigionieri di guerra Unionisti, inizia il 21 agosto 1865. Il dottor A. W. Barrows, un medico dell’esercito nordista, descrive come nell’inverno del 1864, nel campo di Andersonville, 700 uomini fossero morti di freddo perché sprovvisti di indumenti. Poi lo stesso testimone racconta di Wirz: A cavallo, seguito da una muta di cani, ispezionava il campo ogni giorno e avvertiva i prigionieri che se uno di loro fosse fuggito, avrebbe fato morire di fame ogni dannato Yankee per questo. Yankee è il nome con il quale vengono genericamente designati gli Americani di sangue anglosassone. Così i Sudisti chiamano i Nordisti. Barrows narra di orribili torture, di scheletri viventi appesi in modo che solo le punte dei piedi toccassero terra, di uomini nudi sul terreno gelato.


Tex n. 299, settembre 1985. Disegno di Galep.


Per le strade, nei locali pubblici, al Congresso - ovunque si grida: Impiccate Wirz! Impiccate Wirz! Impiccate Wirz! Wirz si protesta inocente. Condannato a morte, viene impiccato nello stesso cortile in cui sono stati giustiziati gli uccisori di Lincoln. Quando Wirz appare sul palco, gli spettatori accalcati nel cortile o arrampicati sulle piante fischiano e lanciano insulti. I soldati che circondono il capestro intonano un canto che dice: Wirz, ricordati di Andersonville, Wirz, ricordati di Andersonville. Un ufficiale legge a voce alta la condanna a morte; poi, rivolto a Wirz, dice che gli spiace, ma che deve eseguire gli ordini. Conosco gli ordini ed è per averli sempre eseguiti che ora vengo impiccato, risponde freddamente Wirz, senza nemmeno guardarlo.






Sopra vediamo Lincoln con il figlio Thomas Lincoln (Tad), quattro giorni prima di morire. Mary Todd Lincoln (1818 – 1882) era la moglie del Presidente. Non le piaceva farsi fotografare, perchè, diceva: Nei miei ritratti le mani sono sempre tropo grandi, e io sembro esageratamente austera. Si erano sposati nel 1842 e avevano tre figli: William Wallace Lincoln (Wills), Robert Todd Lincoln, Thomas Lincoln (Tad). Un quarto figlio, Edward Blaker Lincoln, era morto bambino.
Il 14 aprile ’65, cinque giorni dopo la fine della guerra, Lincoln assiste con la moglie al Ford’s Theatre di Washington, alla rappresentazione della comedia Our American Cousin (Il nostro cugino americano).







Poco dopo le 22, John Wilkes Booth (1838 – 1865), un attore quase sconosciuto, entra nel palco del Presidente (il soldato di guardia si era allontanato per bere un whiskey) e spara due colpi alla nuca di Lincoln, esclamando: Sic semper tyrannis (Così sempre ai tiranni). Poi salta dal palco e, benché si sia rotto una gamba, riesce a fuggire sul cavallo che un amico - David Herold (1844 – 1865) - gli teneva pronto.





Il Presidente muore alle 7 del mattino, senza aver ripreso conoscenza. Scrive il poeta James Russel Lowell (1818 – 1891): Mai, prima di quel terribile mattino di aprile, simili moltitudini di uomini avevano pianto per un uomo che non avevano mai visto. Piangono anche I suoi nemici. Un ex-capo dei Confederati esclama alla notizia della sua morte: Dio ci aiuti!





Questo manifesto, diffuso il 20 apprile 1865, offre fino a 100.000 dollari per la cattura dell’assassino del Presidente. L’uccisore di Lincoln aveva preparato un piano per rapire il Presidente, ma i suoi “finanziatori fantasma” ne volevano soltanto la sua morte. Subito dopo la resa dei Sudisti ad Appomattox, Lincoln si era prodigato per impedire ogni vendetta e aveva dichiarato che condizione essenziale per la ricostruzione del Paese era una pace senza rancori e senza umilliazioni per nessuno. Per questo, la sua morte - come scrive Emile Salomon Wilhelm Herzog (1885 – 1897) soprannominato André Maurois - fu per gli Americani molto più grave di una disfatta. I funerali di Lincoln si tennero a Washington; il corteo, lasciata la Casa Branca, si dirige verso la stazione ferroviaria, dove il feretro viene posto su un treno speciale. Per nessun altro Presidente, per nessun’altra personalità, gli Americani hanno mai assistito a funerali così imponenti.





Nelle località in cui transita il convoglio i negozi vengono chiusi e gli abitanti vestono a lutto. Il mattino stesso del giorno in cui sarebbe stato ucciso, Lincoln aveva presieduto una riunione di Gabinetto nel corso della quale aveva decretato di togliere il blocco navale alle coste del Sud. Doveva sparire dal Paese ogni ricordo della guerra. La salma di Lincoln viene trasportata in treno da Washington a Springfield (Illinois) - città in cui vive la sua famiglia - per esservi sepolta. Il treno che porta il feretro è costretto a compiere un percorso due volte più lungo del necessario e marcia con incredibile lentezza: in ogni località la popolazione vuol rendere omaggio alle spoglie del grande Presidente. A Filadelfia il feretro è tolto dal treno e posto su un catafalco, mentre i soldati trattengono la folla che si accalca intorno. Il 2 maggio 1865, il convoglio ferroviario che trasporta la bara di Lincoln, parato a lutto con drappi neri, arriva a Chicago - dove è accolto da 40.000 cittadini. 


Tex n. 448, marzo 1998. Disegno di Villa.




Sopra vediamo l’impiccagione di quattro complici di Booth, il 7 luglio 1865, nel cortile delle prigioni di Washington. I corpi che pendono dalla forca sono quelli di Mary Surrat (1820 – 1865), padrona della pensione dove i cospiratori erano soiliti incontrarsi, persona era al corrente del complotto; di David Herold (1842 – 1865), l’uomo che aveva fatto fuggire Booth; di Lewis Payne (1844 – 1865), un ex-soldato confederato che aveva ricevuto l’incarico di uccidere il segretario di Stato William Henry Seward (1801 – 1872), ma che era riuscito soltanto a ferirlo; e di George Atzerot (1835 – 1865), ex-spia dei Sudisti. Quest’ultimo avrebbe dovuto uccidere il vice-Presidente Andrew Johnson (1808 – 1875), ma all’ultimo momento non ne aveva avuto il coraggio. Il complotto mirava a eliminare nello stesso giorno le principali autorità del Governo, effetuando quindi un colpo di Stato.
John Wilkes Booth morì il 27 aprile.



Dopo affanose ricerche alcuni soldati lo avevano scovato, nascosto in un granaio. Una pallottola sparata attraverso l’uscio gli aveva perforato il collo. Per un’intera notte era rimasto sotto un porticato mentre si attendeva l’arrivo di un mezzo per trasportalo. Verso mattina aveva chiesto di poter vedere le sue mani che non riusciva a muovere. Un soldato gliele aveva sollevate all’altezza degli occhi. Inutilli, mani inutilli, aveva mormorato l’uccisore di Lincoln, ed erano state le sue ultime parole. Con Booth, nel granaio, si trovava anche David Herold, che era però uscito all’aperto con le braccia alzate.
Numerosi erano stati gli arrestati coinvolti nel vasto complotto. Una speciale Corte Militare emette quattro sentenze di morte. Mary Surrat, che sino all’ultimo momento si protesta innocente, purtroppo passerà alla Storia come la prima donna impiccata negli USA. Le giacche azzurre, le giacche grigie, l’assassinio di Lincoln, il sangue, la distruzione e la morte; un’intera Nazione era precipitata nel caos più completo!





A Lincoln succede Andrew Johnson (1808 – 1875). Benchè nativo del Sud, ha militato con i Nordisti. Parlando in pubblico a Washington, aveva detto che se avesse avuto il potere, avrebbe volentieri impiccato Jefferson Davis e tutti i diabolici Secessionisti. Ma, eletto Presidente, accorda il perdono generale ai soldati Sudisti e si dichiara contrario alla pena di morte per Jefferson Davis e per gli altri capi. Durante la sua Presidenza si tengono le elezioni nel Sud per creare i nuovi Governatori: il diritto di voto è riservato ai bianchi. Ciò provoca una rottura con l’alla radicale del Partito Repubblicano, capeggiata da Thaddeus Stevens (1792 – 1868), particolarmente eindicativo nel riguardi degli ex-Confederati. Quando il Congresso si riunisce il 4 settembre 1865, i radicali non riconoscono i membri eletti dagli ex-Stati Ribelli e fondano un Comitato per la Ricostruzione che propone il Quattordicesimo Emendamento alla Costituzione al fine di assicurare il diritto di cittadinanza ai neri. Questo Emendamento è rattificato nel 1868. Si apriva così il compito arduo della ricostruzione morale, civile ed economica degli Stati Uniti d’America...










Wilson Vieira


N.B. trovate i link alle altre puntate della Storia del West sulla pagina delle Cronologie!

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